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Torino

Aggiornato il 26 settembre 2026

Torino è il capoluogo del Piemonte e della città metropolitana che porta il suo nome. Sorge a 239 metri sul livello del mare, in una piana alluvionale dove la Dora Riparia confluisce nel Po, stretta fra l'anfiteatro morenico di Rivoli a ovest e la collina a est; il territorio comunale misura 130,01 km²[1]. Colonia romana, capitale sabauda per tre secoli, prima capitale del Regno d'Italia e poi città dell'automobile, è oggi una città di oltre 850.000 abitanti che dopo la crisi della grande industria ha puntato su cultura, università e turismo[1].

Dai Taurini ad Augusta Taurinorum

Prima dei Romani la confluenza tra Po e Dora era controllata dai Taurini, un insieme di tribù alpine più che un popolo unico. Nel 218 a.C. si opposero alla discesa di Annibale, che secondo Polibio ne distrusse l'abitato dopo tre giorni d'assedio[2]. I Taurini ottennero la cittadinanza romana nel 49 a.C.; tra il 25 e il 15 a.C., durante la sottomissione delle Alpi voluta da Augusto, nacque la colonia di Augusta Taurinorum, retrovia per le operazioni verso i valichi e la Gallia[3][2].

La città romana era un rettangolo di circa 700 per 750 metri, una cinquantina di ettari, con mura, teatro, acquedotto, fognature e strade lastricate[2][3]. Il suo perimetro corrisponde ancora alle attuali via della Consolata, via Santa Chiara, piazza Castello e via Santa Teresa, e l'ortogonalità delle vie del Quadrilatero Romano ripete il reticolo antico[3][2]. Delle quattro porte restano la Porta Palatina e quella inglobata in Palazzo Madama, entrambe sul cardine massimo[2].

Dal ducato longobardo alla capitale dei Savoia

Probabilmente già nel 569 Torino passò ai Longobardi, che vi posero la sede di un ducato; nel 773 la conquistò Carlo Magno, e verso il 940 Arduino Glabrione vi costituì la marca torinese[1]. Tra il 1491 e il 1505 il vescovo Domenico della Rovere fece costruire il nuovo duomo rinascimentale e nel 1513 la diocesi divenne arcivescovile[4]. Dal 1538 al 1563 il Piemonte fu annesso alla Francia, e Francesco I istituì in città un parlamento e una corte dei conti[4].

La svolta arrivò con Emanuele Filiberto: partiti i Francesi, il 7 febbraio 1563 il duca fissò a Torino, al posto di Chambéry, la capitale dello Stato[1][4]. Fece erigere la cittadella a un vertice dell'antico castrum e pose la residenza ducale all'angolo opposto; il successore Carlo Emanuele I progettò una città tre volte più ampia di quella medievale[4]. Da quella scelta nacque il sistema di palazzi di corte, ville e tenute di caccia che ruota attorno alla «zona di comando» di piazza Castello, con il Palazzo Reale: le Residenze sabaude, ventidue complessi iscritti dall'UNESCO nel 1997 nella lista del patrimonio mondiale[5].

Assedio, regno e Risorgimento

Dal 13 maggio all'8 settembre 1706 la città resistette all'esercito francese: l'assedio si chiuse con la vittoria del duca Vittorio Amedeo II e del cugino Eugenio di Savoia, ed è legato al sacrificio del minatore Pietro Micca[1]. La vittoria portò a un considerevole ampliamento dello Stato della Casa Savoia, e Torino ebbe il suo volto settecentesco: Filippo Juvarra completò la Venaria, disegnò chiese e palazzi e fuori città la Basilica di Superga e la Palazzina di caccia di Stupinigi[1].

Dal 1801 al 1814 Torino, occupata dai Francesi, fu capoluogo del dipartimento dell'Eridano[1]. Tornata capitale del Regno di Sardegna, fu la città dello Statuto che Carlo Alberto concesse l'8 febbraio 1848, in vigore dal 4 marzo[1]. Proclamato il Regno d'Italia il 17 marzo 1861, Torino ne divenne la prima capitale e a Palazzo Carignano si riunì il primo Parlamento italiano[6].

La capitale perduta

Nel settembre 1864 si seppe che la capitale sarebbe passata a Firenze. Il 21 e 22 settembre la protesta si concentrò in piazza San Carlo e fu repressa con le armi: secondo MuseoTorino i morti furono 42 e i feriti 123, secondo Torino Oggi 52 e 187[7][6]. La commissione d'inchiesta del Comune si chiuse con un «non luogo a procedere»[7]. Con la partenza del governo, nel 1865, la popolazione scese da 220.000 a 190.000 abitanti[1]. Tre secoli dopo la scelta di Emanuele Filiberto, la «città decapitalizzata» dovette reinventarsi[7].

Un visitatore illustre di quegli anni di assestamento fu Friedrich Nietzsche, che arrivò il 21 settembre 1888 e prese una stanza affacciata su Palazzo Carignano. All'amico Heinrich Köselitz descrisse la sua sistemazione così[8]:

«La mia camera, posizione di prim'ordine in centro, sole dalla mattina al pomeriggio, vista su Palazzo Carignano, sulla piazza Carlo Alberto e in lontananza sulle verdi montagne»

Friedrich Nietzsche, lettera a Heinrich Köselitz, 1888

La città della FIAT

Già nel 1889 la metalmeccanica occupava il 40% degli operai torinesi[1]. L'11 luglio 1899, a Palazzo Bricherasio, nove soci tra cui Giovanni Agnelli firmarono l'atto costitutivo della FIAT; la prima officina, in corso Dante, aprì nel 1900 con 35 operai e 24 vetture prodotte[9]. Tra il 1914 e il 1916, con la guerra, la popolazione salì da 456.400 a 525.000 abitanti, e nel ventennio successivo passò da mezzo milione a 700.000[10].

Il 15 maggio 1939 Mussolini inaugurò lo Stabilimento di Mirafiori, costruito dal 1937 su iniziativa di Agnelli, e lo definì «fabbrica perfetta del tempo fascista»; l'accoglienza degli operai fu gelida e il capo del governo lasciò la cerimonia in anticipo[11]. Durante la guerra la città, colpita duramente dai bombardamenti alleati, si svuotò di quasi metà degli abitanti[1][10]. La liberazione cominciò con il segnale del CLN «Aldo dice 26x1», nella notte del 26 aprile 1945: le formazioni cittadine tennero Torino per trentasei ore e il 28 aprile il CLN si insediò in prefettura, mentre gli Alleati arrivarono il 3 maggio[12]. Il 18 maggio l'azionista Giorgio Agosti scrisse a Carlo Dionisotti[12]:

«I giorni più belli sono stati quelli dell'insurrezione, che è stata silenziosa, disciplinata, fermissima.»

Giorgio Agosti, lettera a Carlo Dionisotti, 18 maggio 1945

Il milione e la migrazione dal Sud

Con il boom Torino passò da 753.000 abitanti nel 1953 a 1.114.000 nel 1963[13]. Fra il 1951 e il 1962 circa metà dei nuovi residenti veniva dal Mezzogiorno; al censimento del 1971 abitavano in città 106.413 pugliesi, 77.589 siciliani e 44.723 calabresi, oltre a 65.741 veneti[10][13]. Il «Treno del Sole» impiegava ventitré ore dalla Sicilia alla Stazione di Porta Nuova, e sui portoni comparivano cartelli con la scritta «non si affitta ai meridionali»[13].

La crisi arrivò con gli anni Ottanta. Nell'ottobre 1980 la Marcia dei quarantamila di quadri e impiegati chiuse la lunga vertenza alla FIAT, e l'industria manifatturiera perse 23.000 posti di lavoro[1]. La popolazione tornò sotto il milione: 869.312 residenti al censimento del 2011[1].

Dopo la fabbrica

L'assegnazione nel 1999 delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 impresse alla città un forte impulso di rinnovamento[1]. Nella scia dei Giochi arrivarono la prima linea della metropolitana, l'interramento del passante ferroviario con la Spina Centrale e la pedonalizzazione di piazza San Carlo; gli arrivi turistici salirono da meno di 600.000 nel 2002 a 2,7 milioni nel 2023[14]. Il palasport olimpico, oggi Inalpi Arena, ospita dal 2021 le ATP Finals e nel 2022 ha accolto l'Eurovision Song Contest 2022; altri impianti in valle, come la pista da bob di Cesana, sono invece chiusi da anni[14].

Torino oggi

Il Comune, la Città di Torino, è diviso in otto circoscrizioni, eredi del decentramento introdotto dalla legge 278 del 1976: dal centro e dal Quadrilatero alla Circoscrizione 8, che unisce San Salvario, Borgo Po, Cavoretto, Nizza Millefonti e Lingotto[15]. Nel ballottaggio del 18 ottobre 2021 Stefano Lo Russo, candidato del centrosinistra, ha superato il 59% contro Paolo Damilano, succedendo a Chiara Appendino; l'affluenza si fermò al 42%[16]. A fine 2025 i residenti erano 856.745, circa 6.000 in più rispetto all'inizio dell'anno: un'inversione dopo anni di calo[17].

Lo sciopero dei dipendenti Apple (18 settembre 2026)

Il 18 settembre 2026, giorno del lancio della nuova generazione di iPhone, i dipendenti dei negozi Apple hanno partecipato a uno sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs. A Torino si è svolto un presidio davanti al negozio di via Roma 82, dalle 9 alle 13.

In città lavorano circa 170 addetti, tra il negozio di via Roma e quello del centro commerciale Le Gru. La protesta riguardava soprattutto i carichi di lavoro e la stabilizzazione dei precari, che secondo i sindacati sono circa il 10% del personale; le assemblee nazionali dei lavoratori si erano svolte il 7 settembre 2026.

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La contestazione a Roberto Vannacci (18 settembre 2026)

Il 18 settembre 2026 l'ex generale ed europarlamentare Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, interviene come relatore a un convegno sulla sicurezza urbana organizzato dal sindacato di polizia Fsp presso l'hotel NH di corso Vittorio Emanuele II. La sua presenza è accompagnata da un presidio promosso dal centro sociale Askatasuna insieme a collettivi e movimenti studenteschi, con uno striscione «Nessun generale per nessuna guerra. Fuori Vannacci da Torino»; un corteo attraversa il centro città, con rallentamenti al traffico e variazioni di percorso per le linee Gtt 55, 60, 68 e Star 1. Nel corso del convegno, una donna presente in sala contesta in piedi l'intervento di Vannacci e viene accompagnata fuori dalla sala; l'ex generale la definisce «maleducata» e «antidemocratica». Nel suo intervento, Vannacci critica inoltre il sindaco Stefano Lo Russo per la decisione di costruire una moschea in un quartiere dove, a suo dire, gli stranieri superano il 30% della popolazione.

In un comunicato diffuso alla vigilia dell'evento, l'Anpi ricorda la strage di Torino del dicembre 1922, quando il fascismo uccise undici persone tra cui il segretario della Camera del Lavoro Pietro Ferrero, e i partigiani torinesi caduti durante la Resistenza, tra cui Ignazio Vian, Giuseppe Bravin, Giovanni Costanzo, Dante Di Nanni ed Emanuele Artom, definendo la presenza di Vannacci in città «offensiva» per una città medaglia d'oro al valore militare e antifascista. Al comunicato aderiscono, tra le altre, Arci, Cgil, Fiom, il Coordinamento Antifascista Torino e Avs Coordinamento Provinciale Torino.

Articoli collegati: Augusta Taurinorum, Contestazioni per la visita di Roberto Vannacci a Torino (18 settembre 2026), Corso Vittorio Emanuele II, FIAT, Roberto Vannacci, Vittorio Emanuele II

Fonti

  1. Treccani, Enciclopedia on line
  2. MuseoTorino
  3. MuseoTorino
  4. MuseoTorino
  5. UNESCO World Heritage Centre
  6. Torino Oggi — 12 agosto 2023
  7. MuseoTorino
  8. Fucine Mute
  9. ANSA — 11 luglio 2020
  10. MuseoTorino
  11. MuseoTorino
  12. MuseoTorino
  13. MuseoTorino
  14. Il Post — 28 marzo 2024
  15. Mole24 — 17 dicembre 2023
  16. Il Post — 18 ottobre 2021
  17. Mole24 — 3 gennaio 2026
  18. TorinoOggi — 18 settembre 2026
  19. TorinoToday — 18 settembre 2026
  20. CronacaQui Torino — 18 settembre 2026
  21. Obiettivo News — 17 settembre 2026

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