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La Venaria Reale

Aggiornato il 25 settembre 2026

La home page di lavenaria.it, 25 settembre 2026
La home page di lavenaria.it il 25 settembre 2026

La Venaria Reale è il complesso della reggia sabauda di Venaria Reale, alle porte di Torino, formato dalla Reggia, dai Giardini e dal Castello della Mandria; lo gestisce direttamente il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude[1]. Nata nel 1658 come residenza di piacere e di caccia del duca Carlo Emanuele II, trasformata nel Settecento in palazzo reale da Filippo Juvarra, ridotta a caserma per quasi due secoli e riaperta nel 2007 dopo uno dei più vasti restauri d'Europa[2].

Dal 1997 è una delle componenti principali del sito UNESCO del Piemonte dedicato alle Residenze sabaude, il sistema di palazzi e dimore di campagna che dal Palazzo Reale si irradia nel territorio intorno alla capitale: un programma edilizio avviato da Emanuele Filiberto quando nel 1562 portò la capitale a Torino e continuato dai suoi successori per mostrare la potenza della Casa Savoia[3].

La reggia di caccia del Seicento

Carlo Emanuele II avviò l'impresa su incoraggiamento della madre, Cristina di Francia, e la affidò all'architetto di corte Amedeo di Castellamonte: non soltanto un palazzo, ma scuderie, parco, boschi di caccia e un intero borgo, tagliato da un unico asse prospettico che dalla via maestra attraversa la Reggia e prosegue nel canale dei giardini[2]. Il villaggio si chiamava Altessano Superiore e prese il nuovo nome proprio nel Seicento, da venaria, la grande casa da caccia voluta dal duca[4].

Il progetto guardava a Roma più che ai trattati: nel 1661 i disegni furono spediti a Gian Lorenzo Bernini perché li esaminasse, e lo stesso Bernini compare come interlocutore nel libro illustrato con cui Castellamonte descrisse l'opera, La Venaria Reale palazzo di piacere e di caccia, datato 1672 e stampato a Torino nel 1674[5]. Il parco secentesco, con fontane e laghetti, contava quasi tremila statue[4].

Garove, Juvarra, Alfieri: il palazzo reale

Nel 1693 il palazzo fu in parte distrutto da un incendio[4]. Dal 1699 Michelangelo Garove lo trasformò secondo le ambizioni di Vittorio Amedeo II, e i giardini furono ridisegnati alla francese[2]. Toccò a Juvarra riprendere un cantiere che Garove aveva lasciato interrotto: completò la galleria di Diana e il padiglione di testa (1714-1726), costruì la chiesa di Sant'Uberto (1716-1730) e i cantieri della Citroniera-Scuderia e della Mandria (1720-1729)[6].

La Galleria Grande, lunga circa 80 metri, larga 12 e alta circa 15 al centro della volta, collegava l'appartamento del re a quello dell'erede al trono; la luce vi entra da 44 grandi finestre e da 22 aperture ovali nella volta. Il pavimento originale fu smontato durante l'occupazione francese e riutilizzato a Torino nella Galleria del Beaumont; quello attuale, rifatto sul disegno di Juvarra, è del 1995[7]. La cappella di Sant'Uberto, dedicata al patrono dei cacciatori e costruita su una croce greca smussata, ha l'altare maggiore e le statue dei quattro Dottori della Chiesa di Giovanni Baratta[8]. Nel 1739 Carlo Emanuele III chiamò Benedetto Alfieri a collegare gli edifici con nuove gallerie e a costruire altre scuderie[2]; la Scuderia Grande poteva ospitare fino a duecento cavalli[9].

Poco lontano Juvarra progettò nel 1713 la Mandria, la grande tenuta voluta da Vittorio Amedeo II per l'allevamento dei cavalli, poi ampliata da Vittorio Emanuele II[4], che nel castello ebbe un appartamento di oltre venti sale condiviso con Rosa Vercellana, la «Bela Rosin», arredato dall'architetto di corte Domenico Ferri[10].

Due secoli da caserma

Dopo l'arrivo di Napoleone nel 1796 e la partenza della famiglia reale nel 1798 la residenza perse la sua funzione; dopo la Restaurazione, con Vittorio Emanuele I, divenne una caserma. Il disegno dei giardini scomparve, trasformati in campi, pascoli e piazza d'armi; il complesso subì danni nelle due guerre mondiali e fu poi abbandonato ai vandali[2].

Il cantiere più grande d'Europa

Il recupero partì nel 1999, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte con il sostegno dell'Unione Europea, e fu presentato come la più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa[2]. Secondo il consorzio la spesa fu di 300 milioni di euro (50 dello Stato, 80 della Regione, 170 dell'Unione Europea) per 240.000 metri quadrati di edifici e 800.000 di giardini; vi lavorarono complessivamente 1.800 operatori, con 16 gare d'appalto internazionali e oltre 5.800 prelievi e sondaggi, e i lavori si chiusero nel 2011, per il 150° dell'Unità d'Italia[11]. Nel 2006 il soprintendente Francesco Pernice, che ne dirigeva le parti principali con progettisti come Gae Aulenti e Paolo Marconi, parlava invece di un progetto da 400 milioni, nato con 45 miliardi di lire poi integrati da 120 miliardi della Comunità europea, e lo descriveva come «una riqualificazione ambientale, paesaggistica e sociale»[12].

Ne uscirono 9.500 metri quadrati di stucchi e 1.000 di affreschi recuperati, 80 ettari di giardini visitabili con 200.000 nuove piantumazioni e una Peschiera da 11 milioni di litri d'acqua. La Reggia riaprì al pubblico il 9 giugno e il 12 ottobre 2007; seguirono il Teatro d'Acqua della Fontana del Cervo (2008), la Citroniera e la Scuderia Grande (2010), il Potager Royal (2011) e il restauro della Fontana d'Ercole (2022)[2].

Il Bucintoro

Il 14 settembre 2011 arrivò alla Reggia il Bucintoro dei Savoia[2], oggi esposto nelle scuderie juvarriane: la barca da parata costruita negli squeri di Venezia tra il 1729 e il 1731 per Vittorio Amedeo II. Risalì il Po per un mese e il 4 settembre 1731 approdò al Castello del Valentino; per oltre un secolo fu il palazzo galleggiante delle feste di corte. Una cronaca del tempo registra la prima uscita di Carlo Emanuele III e della regina Polissena d'Assia, l'8 settembre 1731[13]:

«il dopopranzo le Loro Maestà presero il divertimento con Bucentoro sul Po, e vi attirò concorso innumerevole per la novità»

Cronaca coeva, 8 settembre 1731

Vittorio Emanuele II lo donò alla Città nel 1869 e nel 1873 entrò nel Museo Civico; è l'unico bucintoro originale conservato al mondo con albero, remi e vele, e il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale ne ha riportato alla luce dorature e pitture allegoriche[13].

La Venaria oggi

Il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude che gestisce il complesso è formato dal Ministero della Cultura, dalla Regione Piemonte, dalla Città di Venaria Reale, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione 1563 per l'Arte e la Cultura; opera sugli articoli 112 e 115 del Codice dei beni culturali, lo presiede Michele Briamonte e lo dirige Chiara Teolato, e ha anche il compito di valorizzare l'intero sistema delle residenze sabaude[1]. Il percorso «Teatro di Storia e Magnificenza» si snoda per quasi 2.000 metri tra piano interrato e piano nobile ed espone oltre 500 opere, dai dipinti agli arazzi, dalle tabacchiere agli strumenti musicali[14].

Nel 2017 la Reggia ebbe 1.048.834 visitatori, scesi a 958.903 nel 2018, settimo posto nella graduatoria dei luoghi della cultura statali[15]. Nel 2019 i suoi giardini vinsero il premio «Parco più bello d'Italia»[9]. Accanto al percorso di visita la Venaria propone mostre, concerti e spettacoli: dal 2 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027 è annunciata «Atelier dei Moderni», con dipinti del Novecento del Musée des Beaux-Arts di Lione. Per i biglietti il sito della Reggia rinvia alla biglietteria online lavenaria.museitorino.it[16].

Il Weekend Reale e la seconda Maratona Reale (10-11 ottobre 2026)

Il 10 e l'11 ottobre 2026 torna a Venaria Reale il «Weekend Reale», con la seconda edizione della Maratona Reale di 42,195 km affiancata dalla mezza maratona, dalla nuova 30 km e dalla tradizionale 10 km, oltre alla «Corsa del Principino & Family» per bambini e famiglie.

Il Weekend Reale del 10 e 11 ottobre 2026

Cronologia

  • — A Venaria Reale un uomo di circa 80 anni muore dopo essere precipitato dal balcone del sesto piano della propria abitazione in via Saragat; la polizia locale indaga sulle circostanze dell'accaduto. → CronacaQui Torino TorinoToday
  • — Un evento al Lingotto e una cena di gala alla Reggia di Venaria per l'assegnazione di onorificenze dinastiche, con donazioni fino a 30mila euro, provoca una frattura pubblica in Casa Savoia tra Aimone di Savoia ed Emanuele Filiberto. → CronacaQui Torino CronacaQui Torino
  • — Torna a Venaria Reale il Weekend Reale del 10 e 11 ottobre, con la seconda edizione della Maratona Reale di 42,195 km affiancata dalla mezza maratona, dalla nuova 30 km e dalla tradizionale 10 km, oltre alla Corsa del Principino & Family per bambini e famiglie. → TorinoToday Il Torinese

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Fonti

  1. La Venaria Reale
  2. La Venaria Reale
  3. UNESCO World Heritage Centre
  4. Treccani, Enciclopedia Italiana
  5. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  7. La Venaria Reale
  8. La Venaria Reale
  9. Residenze Reali Sabaude
  10. La Venaria Reale
  11. La Venaria Reale
  12. Mecenate / CulturalWeb — 15 maggio 2006
  13. La Venaria Reale
  14. La Venaria Reale
  15. Finestre sull'Arte — 16 febbraio 2019
  16. La Venaria Reale
  17. TorinoToday — 1 ottobre 2026
  18. Il Torinese — 1 ottobre 2026

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