La Venaria Reale

La Venaria Reale è il complesso della reggia sabauda di Venaria Reale, alle porte di Torino, formato dalla Reggia, dai Giardini e dal Castello della Mandria; lo gestisce direttamente il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude[1]. Nata nel 1658 come residenza di piacere e di caccia del duca Carlo Emanuele II, trasformata nel Settecento in palazzo reale da Filippo Juvarra, ridotta a caserma per quasi due secoli e riaperta nel 2007 dopo uno dei più vasti restauri d'Europa[2].
Dal 1997 è una delle componenti principali del sito UNESCO del Piemonte dedicato alle Residenze sabaude, il sistema di palazzi e dimore di campagna che dal Palazzo Reale si irradia nel territorio intorno alla capitale: un programma edilizio avviato da Emanuele Filiberto quando nel 1562 portò la capitale a Torino e continuato dai suoi successori per mostrare la potenza della Casa Savoia[3].
La reggia di caccia del Seicento
Carlo Emanuele II avviò l'impresa su incoraggiamento della madre, Cristina di Francia, e la affidò all'architetto di corte Amedeo di Castellamonte: non soltanto un palazzo, ma scuderie, parco, boschi di caccia e un intero borgo, tagliato da un unico asse prospettico che dalla via maestra attraversa la Reggia e prosegue nel canale dei giardini[2]. Il villaggio si chiamava Altessano Superiore e prese il nuovo nome proprio nel Seicento, da venaria, la grande casa da caccia voluta dal duca[4].
Il progetto guardava a Roma più che ai trattati: nel 1661 i disegni furono spediti a Gian Lorenzo Bernini perché li esaminasse, e lo stesso Bernini compare come interlocutore nel libro illustrato con cui Castellamonte descrisse l'opera, La Venaria Reale palazzo di piacere e di caccia, datato 1672 e stampato a Torino nel 1674[5]. Il parco secentesco, con fontane e laghetti, contava quasi tremila statue[4].
Garove, Juvarra, Alfieri: il palazzo reale
Nel 1693 il palazzo fu in parte distrutto da un incendio[4]. Dal 1699 Michelangelo Garove lo trasformò secondo le ambizioni di Vittorio Amedeo II, e i giardini furono ridisegnati alla francese[2]. Toccò a Juvarra riprendere un cantiere che Garove aveva lasciato interrotto: completò la galleria di Diana e il padiglione di testa (1714-1726), costruì la chiesa di Sant'Uberto (1716-1730) e i cantieri della Citroniera-Scuderia e della Mandria (1720-1729)[6].
La Galleria Grande, lunga circa 80 metri, larga 12 e alta circa 15 al centro della volta, collegava l'appartamento del re a quello dell'erede al trono; la luce vi entra da 44 grandi finestre e da 22 aperture ovali nella volta. Il pavimento originale fu smontato durante l'occupazione francese e riutilizzato a Torino nella Galleria del Beaumont; quello attuale, rifatto sul disegno di Juvarra, è del 1995[7]. La cappella di Sant'Uberto, dedicata al patrono dei cacciatori e costruita su una croce greca smussata, ha l'altare maggiore e le statue dei quattro Dottori della Chiesa di Giovanni Baratta[8]. Nel 1739 Carlo Emanuele III chiamò Benedetto Alfieri a collegare gli edifici con nuove gallerie e a costruire altre scuderie[2]; la Scuderia Grande poteva ospitare fino a duecento cavalli[9].
Poco lontano Juvarra progettò nel 1713 la Mandria, la grande tenuta voluta da Vittorio Amedeo II per l'allevamento dei cavalli, poi ampliata da Vittorio Emanuele II[4], che nel castello ebbe un appartamento di oltre venti sale condiviso con Rosa Vercellana, la «Bela Rosin», arredato dall'architetto di corte Domenico Ferri[10].
Due secoli da caserma
Dopo l'arrivo di Napoleone nel 1796 e la partenza della famiglia reale nel 1798 la residenza perse la sua funzione; dopo la Restaurazione, con Vittorio Emanuele I, divenne una caserma. Il disegno dei giardini scomparve, trasformati in campi, pascoli e piazza d'armi; il complesso subì danni nelle due guerre mondiali e fu poi abbandonato ai vandali[2].
Il cantiere più grande d'Europa
Il recupero partì nel 1999, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte con il sostegno dell'Unione Europea, e fu presentato come la più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa[2]. Secondo il consorzio la spesa fu di 300 milioni di euro (50 dello Stato, 80 della Regione, 170 dell'Unione Europea) per 240.000 metri quadrati di edifici e 800.000 di giardini; vi lavorarono complessivamente 1.800 operatori, con 16 gare d'appalto internazionali e oltre 5.800 prelievi e sondaggi, e i lavori si chiusero nel 2011, per il 150° dell'Unità d'Italia[11]. Nel 2006 il soprintendente Francesco Pernice, che ne dirigeva le parti principali con progettisti come Gae Aulenti e Paolo Marconi, parlava invece di un progetto da 400 milioni, nato con 45 miliardi di lire poi integrati da 120 miliardi della Comunità europea, e lo descriveva come «una riqualificazione ambientale, paesaggistica e sociale»[12].
Ne uscirono 9.500 metri quadrati di stucchi e 1.000 di affreschi recuperati, 80 ettari di giardini visitabili con 200.000 nuove piantumazioni e una Peschiera da 11 milioni di litri d'acqua. La Reggia riaprì al pubblico il 9 giugno e il 12 ottobre 2007; seguirono il Teatro d'Acqua della Fontana del Cervo (2008), la Citroniera e la Scuderia Grande (2010), il Potager Royal (2011) e il restauro della Fontana d'Ercole (2022)[2].
Il Bucintoro
Il 14 settembre 2011 arrivò alla Reggia il Bucintoro dei Savoia[2], oggi esposto nelle scuderie juvarriane: la barca da parata costruita negli squeri di Venezia tra il 1729 e il 1731 per Vittorio Amedeo II. Risalì il Po per un mese e il 4 settembre 1731 approdò al Castello del Valentino; per oltre un secolo fu il palazzo galleggiante delle feste di corte. Una cronaca del tempo registra la prima uscita di Carlo Emanuele III e della regina Polissena d'Assia, l'8 settembre 1731[13]:
«il dopopranzo le Loro Maestà presero il divertimento con Bucentoro sul Po, e vi attirò concorso innumerevole per la novità»
Vittorio Emanuele II lo donò alla Città nel 1869 e nel 1873 entrò nel Museo Civico; è l'unico bucintoro originale conservato al mondo con albero, remi e vele, e il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale ne ha riportato alla luce dorature e pitture allegoriche[13].
La Venaria oggi
Il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude che gestisce il complesso è formato dal Ministero della Cultura, dalla Regione Piemonte, dalla Città di Venaria Reale, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione 1563 per l'Arte e la Cultura; opera sugli articoli 112 e 115 del Codice dei beni culturali, lo presiede Michele Briamonte e lo dirige Chiara Teolato, e ha anche il compito di valorizzare l'intero sistema delle residenze sabaude[1]. Il percorso «Teatro di Storia e Magnificenza» si snoda per quasi 2.000 metri tra piano interrato e piano nobile ed espone oltre 500 opere, dai dipinti agli arazzi, dalle tabacchiere agli strumenti musicali[14].
Nel 2017 la Reggia ebbe 1.048.834 visitatori, scesi a 958.903 nel 2018, settimo posto nella graduatoria dei luoghi della cultura statali[15]. Nel 2019 i suoi giardini vinsero il premio «Parco più bello d'Italia»[9]. Accanto al percorso di visita la Venaria propone mostre, concerti e spettacoli: dal 2 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027 è annunciata «Atelier dei Moderni», con dipinti del Novecento del Musée des Beaux-Arts di Lione. Per i biglietti il sito della Reggia rinvia alla biglietteria online lavenaria.museitorino.it[16].
Il Weekend Reale e la seconda Maratona Reale (10-11 ottobre 2026)
Il 10 e l'11 ottobre 2026 torna a Venaria Reale il «Weekend Reale», con la seconda edizione della Maratona Reale di 42,195 km affiancata dalla mezza maratona, dalla nuova 30 km e dalla tradizionale 10 km, oltre alla «Corsa del Principino & Family» per bambini e famiglie.
Il Weekend Reale del 10 e 11 ottobre 2026
Cronologia
- — A Venaria Reale un uomo di circa 80 anni muore dopo essere precipitato dal balcone del sesto piano della propria abitazione in via Saragat; la polizia locale indaga sulle circostanze dell'accaduto. → CronacaQui Torino TorinoToday
- — Un evento al Lingotto e una cena di gala alla Reggia di Venaria per l'assegnazione di onorificenze dinastiche, con donazioni fino a 30mila euro, provoca una frattura pubblica in Casa Savoia tra Aimone di Savoia ed Emanuele Filiberto. → CronacaQui Torino CronacaQui Torino
- — Torna a Venaria Reale il Weekend Reale del 10 e 11 ottobre, con la seconda edizione della Maratona Reale di 42,195 km affiancata dalla mezza maratona, dalla nuova 30 km e dalla tradizionale 10 km, oltre alla Corsa del Principino & Family per bambini e famiglie. → TorinoToday Il Torinese
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- Weekend Reale e Maratona Reale di Venaria, seconda edizione (10-11 ottobre 2026)
Fonti
- La Venaria Reale
- La Venaria Reale
- UNESCO World Heritage Centre
- Treccani, Enciclopedia Italiana
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- La Venaria Reale
- La Venaria Reale
- Residenze Reali Sabaude
- La Venaria Reale
- La Venaria Reale
- Mecenate / CulturalWeb — 15 maggio 2006
- La Venaria Reale
- La Venaria Reale
- Finestre sull'Arte — 16 febbraio 2019
- La Venaria Reale
- TorinoToday — 1 ottobre 2026
- Il Torinese — 1 ottobre 2026