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Venaria Reale

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di Obiettivo News, 2026-09-17

Venaria Reale è un comune della Città metropolitana di Torino, una decina di chilometri a nord-ovest del capoluogo, tra il torrente Ceronda e la Stura di Lanzo; conta circa 32.000 abitanti.[1] Il vecchio villaggio di Altessano nel Seicento fu rifatto da casa Savoia come borgo pianificato al servizio della residenza di caccia della corte, l'odierna Reggia di Venaria: città e palazzo vennero disegnati insieme, lungo un unico asse prospettico che dalla strada principale attraversa la reggia e prosegue nei giardini.[2]

Da Altessano alla «Venaria»

Il luogo, chiamato un tempo Altessano Superiore, fu infeudato nel Medioevo a diversi signori.[3] Le origini dell'insediamento risalgono all'età romana; secondo Mole24 la svolta venne nel Cinquecento, quando i Savoia scelsero Altessano Superiore per una palazzina di caccia, e il nome nuovo viene appunto dalla caccia, in latino venatio.[1] Il paese era modesto e fragile: la parrocchia dedicata alla Madonna, già attestata nel 1607, andò interamente distrutta nel 1639 in un incendio di Altessano Superiore, e la nuova chiesa fu terminata ed elevata a prevostura soltanto nel 1652.[4]

Nel 1658 il duca Carlo Emanuele II affidò ad Amedeo di Castellamonte il progetto di un grande palazzo di caccia.[5] L'architetto ne pubblicò una descrizione illustrata, datata 1672 e stampata a Torino nel 1674.[5] Nel libro, che racconta anche la trasformazione del villaggio, Castellamonte ricordava com'era il posto prima dei lavori:[6]

«quella era una picciola Villa, e mal composta fabbricata con strade ritorte, con Case basse, e rusticali»

Amedeo di Castellamonte, Venaria Reale. Palazzo di piacere, e di caccia, Torino 1674

Lo stesso testo spiega che il duca decise di togliere «dal nome proprio la rozzezza», ribattezzando il luogo «VENARIA REALE», e che cavalieri e ministri della corte fecero a gara a costruire i palazzi della nuova strada e delle piazze; il sovrano donò loro i terreni e acquistò, a proprie spese, le case da demolire.[6]

Il borgo disegnato da Castellamonte

Asse del borgo è la via Maestra, oggi via Mensa, che conduce diritta verso la reggia.[7] A metà del rettilineo la interrompe piazza dell'Annunziata, formata da due semicerchi affacciati: su due colonne stanno le statue dell'Annunciazione, e la pianta richiama il medaglione centrale del Collare dell'Ordine dell'Annunziata, il massimo ordine cavalleresco sabaudo.[7] Sulla piazza si affaccia la parrocchiale della Natività di Maria Vergine, la cui facciata castellamontiana fu conclusa nel 1669.[4] Nel 1678 l'architetto aprì anche una strada rettilinea di accesso da Torino, che inquadrava il corpo centrale del palazzo.[5] La torre dell'orologio, all'ingresso della reggia, segnava il punto in cui l'asse del borgo passava nel cortile d'onore e poi nei giardini.[8]

Incendi, assedio e cantieri del Settecento

Nel 1693 le truppe francesi appiccarono un incendio che compromise gran parte del nucleo seicentesco.[5] Vittorio Amedeo II fece ricostruire il complesso come castello reale: i lavori furono affidati a Michelangelo Garove e proseguiti da Filippo Juvarra.[3] Dal 1699 circa Garove progettò l'abbattimento della manica seicentesca che separava il borgo dalla reggia.[8] I cantieri si fermarono durante la guerra con la Francia e ripresero dopo l'assedio di Torino del 1706.[8] Nel 1739 divenne primo architetto Benedetto Alfieri, che demolì la torre seicentesca e la ricostruì in forme nuove.[8] Toccò ad Alfieri anche la chiesa del borgo: crollata nel 1753, forse per infiltrazioni d'acqua, fu ricostruita fra il 1753 e il 1755 con navata e campanile nuovi; nel 1756 vi fu collocato l'altare maggiore, dono di Carlo Emanuele III.[4] Nel 1713, accanto alla reggia, Vittorio Amedeo II aveva intanto fatto costruire la Mandria, vasta tenuta destinata all'allevamento dei cavalli di corte.[3]

La città dei soldati

Con l'arrivo dei francesi nel 1796 e la fuga del re nel 1798 la corte abbandonò Venaria, e dall'inizio dell'Ottocento la reggia fu trasformata progressivamente in caserma.[2] Il sito ufficiale della reggia riassume così quel passaggio: «Cavalli, cannoni e moschetti sostituiscono aiuole, fontane e sculture».[2] In età napoleonica anche il Castelvecchio passò al demanio militare, subendo modifiche che ne alterarono a lungo l'aspetto.[8] Nel 1909 Eugenio Olivero dedicò un racconto storico-militare alla marcia di una sezione d'artiglieria partita da Venaria Reale per Rocca d'Anfo durante la campagna del 1859.[9] Le uniformi rimasero nel palazzo attraverso le guerre d'indipendenza e le due guerre mondiali.[2] Nella tenuta della Mandria, intanto, Vittorio Emanuele II ampliò gli edifici e il Borgo Castello.[10]

Il Novecento industriale

Nel XX secolo Venaria divenne una città operaia della cintura torinese: metalmeccanica, materie plastiche e soprattutto gli stabilimenti tessili della SNIA Viscosa, mentre attorno al centro storico crescevano i nuovi quartieri residenziali accanto ai borghi storici di Altessano, Rigola e Trucco.[1] Con la chiusura degli impianti la città attraversò una lunga fase di riconversione, e le ex aree industriali furono trasformate.[1] Il 5 novembre 1994, durante l'alluvione che colpì il Piemonte, il Ceronda esondò e crollò un'ala del palazzo di via Cavallo; una targa sul ponte di via Cavallo ricorda il punto esatto del crollo.[11]

Oggi

Il restauro della reggia, condotto fra il 1999 e il 2007 dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte con fondi europei, ha recuperato 100.000 metri quadrati di edifici; la riapertura al pubblico nel 2007 ha spostato l'economia cittadina verso turismo, accoglienza e servizi culturali.[2][1] La reggia fa parte delle Residenze sabaude iscritte nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.[1]

Accanto alla reggia si estende il Parco regionale La Mandria, uno degli ultimi lembi della foresta planiziale che copriva la pianura padana: da quando è area protetta la caccia è vietata e l'allevamento sopravvive in piccolo, con razze equine rare come il Bardigiano e l'Avellinese alla Cascina Vittoria.[10] La città è collegata a Torino dalle stazioni di Venaria e Rigola Stadio del Servizio ferroviario metropolitano, dall'uscita della tangenziale nord e dagli autobus del Gruppo Torinese Trasporti; ogni anno il Palio dei Borghi mette in gara i quartieri storici, e la banda musicale cittadina risale al 1875.[1] Nel 2023 ACES Europe ha proclamato Venaria Reale Città europea dello sport per il 2025.[12]

Cronologia

  • — A Venaria Reale un uomo di circa 80 anni muore dopo essere precipitato dal balcone del sesto piano della propria abitazione in via Saragat; la polizia locale indaga sulle circostanze dell'accaduto. → CronacaQui Torino TorinoToday
  • — Un evento al Lingotto e una cena di gala alla Reggia di Venaria per l'assegnazione di onorificenze dinastiche, con donazioni fino a 30mila euro, provoca una frattura pubblica in Casa Savoia tra Aimone di Savoia ed Emanuele Filiberto. → CronacaQui Torino CronacaQui Torino
  • — Torna a Venaria Reale il Weekend Reale del 10 e 11 ottobre, con la seconda edizione della Maratona Reale di 42,195 km affiancata dalla mezza maratona, dalla nuova 30 km e dalla tradizionale 10 km, oltre alla Corsa del Principino & Family per bambini e famiglie. → TorinoToday Il Torinese

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Fonti

  1. Mole24 — 12 dicembre 2025
  2. La Venaria Reale
  3. Treccani, Enciclopedia Italiana
  4. Mole24 — 15 dicembre 2025
  5. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Internet Archive
  7. Mole24 — 19 dicembre 2025
  8. Mole24 — 14 dicembre 2025
  9. Internet Archive / Biblioteca Giuseppe Grosso
  10. Parks.it
  11. Città di Venaria Reale
  12. Città di Venaria Reale

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