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Filippo Juvarra

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di La Venaria Reale
Dalla pubblicazione di La Venaria Reale

Filippo Juvarra (Messina, 27 marzo 1678 – Madrid, 31 gennaio 1736) è l'architetto che più di ogni altro ha dato a Torino il volto di capitale barocca. Chiamato nel 1714 da Vittorio Amedeo II, in poco più di vent'anni firmò la basilica di Superga, la facciata e lo scalone di Palazzo Madama, la Galleria Grande della Venaria, la palazzina di Stupinigi e il disegno dell'espansione occidentale della città[1][2].

Da Messina a Roma

Figlio di Pietro, argentiere, e di Eleonora Tafurri, crebbe nella bottega paterna di argenteria e intraprese presto gli studi ecclesiastici: prese i voti sacerdotali nel 1703. L'anno dopo, nell'estate del 1704, era a Roma, dove si formò da autodidatta su Vitruvio, Vignola e Andrea Pozzo e poi alla scuola di Carlo Fontana, allora l'architetto più influente della città[1].

La carriera romana fu rapidissima. Il 7 maggio 1705 vinse in Campidoglio il concorso clementino dell'Accademia di San Luca con il progetto di una «villa per tre personaggi»; il 31 dicembre 1706 ne divenne membro e il 26 aprile 1707 unico insegnante di architettura[1].

Primo architetto del re

Il trattato di Utrecht del 1713 aveva dato a Vittorio Amedeo II la corona di Sicilia, e il nuovo re cercava un architetto all'altezza del rango. Juvarra entrò al suo servizio come «primo architetto civile»: secondo il Dizionario Biografico degli Italiani giurò il 14 dicembre 1714, secondo MuseoTorino la nomina porta la data del giorno successivo[1][2]. Da allora tracciò per il sovrano il programma di rinnovamento della capitale, che MuseoTorino riassume nel principio di una «centralità diffusa»[2].

Il primo banco di prova fu l'ampliamento occidentale verso Porta Susina, che lo impegnò dal 1716 al 1728. Qui impose un modello nuovo: i Quartieri Militari, un unico blocco edilizio tagliato a metà dalla strada d'ingresso, con portici e un ordine architettonico gigante, pensati come porta monumentale della città[1][2]. Negli stessi anni lavorava alla chiesa di Santa Cristina in piazza San Carlo (1715-1718), alla ricostruzione di San Filippo Neri e a Santa Croce[1].

Superga, voto di una vittoria

Durante l'assedio del 1706 Vittorio Amedeo II aveva promesso di finanziare una chiesa sulla collina di Superga se le sue truppe avessero respinto i francesi[3]. Juvarra ne ebbe l'incarico: la basilica, a 669 metri di quota, ha pianta circolare preceduta da un pronao e una cupola impostata su un alto tamburo, tra due ali con campanili; alle spalle sorge il convento, anch'esso su suo disegno[4]. Le date dei lavori variano secondo le fonti: 1715-1727/31 per il Dizionario Biografico, 1717-1731 per Treccani e il Touring Club[1][4][5]. La chiesa fu inaugurata il 1º novembre 1731[3]. Nei sotterranei riposano i re e i principi di Casa Savoia, da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto[5].

Palazzo Madama: una scala senza casa

Per la seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista, Juvarra progettò tra il 1718 e il 1721 la nuova facciata occidentale del vecchio castello e il suo scalone a due rampe. Avrebbe voluto una loggia del tutto aperta, ma il clima torinese lo costrinse a chiuderla con grandi vetrate[6]. Le stampe del 1721, incise dall'allievo Filippo Vasconi, mostrano un progetto più ambizioso, che doveva avvolgere l'intero castello di nuovi corpi di fabbrica e che non fu mai completato[6]. La facciata, rivolta verso via Dora Grossa (oggi via Garibaldi), fa da fondale scenografico alla strada[2]. Il viaggiatore tedesco Carl Ludwig von Pöllnitz annotò nel 1731[6]:

«Prima che lo scalone fosse costruito si diceva che il palazzo di Madama Reale era come una casa senza scala, oggi si dice che è una scala senza casa»

Carl Ludwig von Pöllnitz, 1731

Nel 1722, per le nozze di Carlo Emanuele III, fu ancora Juvarra a curare gli allestimenti e a illuminare il palazzo con 450 torce e candele[6].

Le residenze della corte

Alla Venaria Reale completò la manica meridionale iniziata da Michelangelo Garove: ne nacque la Galleria Grande, lunga circa 80 metri, larga 12 e alta 15 al colmo della volta, illuminata da 44 finestroni e da 22 aperture ovali[7]. Il pavimento originale fu smontato durante l'occupazione francese; quello attuale è stato rifatto nel 1995 sul suo disegno[7]. Accanto sorse la cappella di Sant'Uberto, iniziata nel 1716 e ultimata nel 1729, a croce greca smussata, con l'altare maggiore di Giovanni Baratta[8].

Nel 1715 preparò un nuovo progetto per il castello di Rivoli, rimasto sospeso dal 1720[1]. A Palazzo Reale costruì la Scala delle Forbici (1720-1721) e più tardi la Galleria della Regina e gli archivi privati; fece sopraelevare il campanile del Duomo (1720-1723), progettò nel 1730 un nuovo Teatro Regio e, negli anni Trenta, il palazzo degli Archivi di Corte e le Segreterie di Stato, parte di un «Piano generale» del 1730 per il polo del potere intorno alla reggia[1][2]. Dal 1729 prese forma Stupinigi, residenza per la caccia e le feste costruita sui terreni dell'Ordine Mauriziano, con il grande salone ellittico al centro[9]; il Dizionario Biografico la definisce un «palinsesto funzionale alla celebrazione dei piaceri della corte»[1]. Dal 1740 Benedetto Alfieri la ampliò per Carlo Emanuele III[9].

Il gusto del semplice

Nonostante la fama di scenografo, Juvarra si descriveva nel 1725 come amante della «sodezza dell'arte, secondo l'insegnamento di Vitruvio e Palladio e di tutti i più celebri Autori […] e del semplice in cui ogni arte riconosce […] la sua perfezione»[1]. Tra 1718 e 1719 fu a Lisbona su invito di Giovanni V, che lo nominò cavaliere dell'Ordine di Cristo, e rientrò a Torino passando per Londra e Parigi[1]. A Torino si costruì anche la casa-studio di via San Domenico (1724-1726) e avviò la chiesa del Carmine (1732-1736)[1].

Madrid e l'eredità

Chiamato da Filippo V di Spagna per il nuovo palazzo reale, arrivò a Madrid il 1º aprile 1735 e lavorò anche per Aranjuez e La Granja di San Ildefonso. Vi morì di polmonite il 31 gennaio 1736; il palazzo fu realizzato in forma ridotta dall'allievo Giovanni Battista Sacchetti[1].

A Palazzo Madama il cantiere juvarriano è ancora aperto: le quattro statue allegoriche della balaustra, scolpite da Giovanni Baratta nel 1726 in marmo di Brossasco e alte oltre quattro metri, sono state calate a terra nel luglio 2022 e restaurate. Nel settembre 2026 la Città ha annunciato che gli originali saranno collocati nella Galleria Carlo Emanuele I e che copie torneranno sulla terrazza[10].

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Articoli collegati: Assedio di Torino del 1706, Basilica di Superga, Carlo Alberto, La Venaria Reale, Palazzo Madama, Vittorio Amedeo II

Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  2. MuseoTorino (Città di Torino)
  3. Italia.it (ENIT)
  4. Treccani, Enciclopedia on line
  5. Touring Club Italiano
  6. Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
  7. La Venaria Reale
  8. La Venaria Reale
  9. Residenze Reali Sabaude
  10. TorinoClick (Città di Torino) — 3 settembre 2026

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