Piazza San Carlo

Piazza San Carlo è la grande piazza rettangolare porticata che si apre lungo l'asse dell'antica Via Nuova, oggi via Roma, a metà strada tra piazza Castello e Porta Nuova, nel centro di Torino. Nata nel Seicento come «piazza Reale» della prima espansione barocca della capitale sabauda, con le due chiese gemelle sul lato sud e il monumento equestre a Emanuele Filiberto al centro, è uno dei principali spazi pubblici della città. L'Enciclopedia Italiana, nella voce dedicata alla città, la ricordava come l'opera voluta dalla madama reale Cristina di Francia, «considerata come una delle più belle d'Europa»[1].
La piazza Reale della Città Nuova
La piazza è il cuore del primo ingrandimento di Torino fuori dalla cinta romana. Il progetto della «Città Nuova» prese forma nel 1620 ad opera di Carlo di Castellamonte: una griglia regolare nell'area ancora libera a sud della città, attraversata dalla Via Nuova che dalla porta omonima conduceva fino al cospetto della reggia. Castellamonte portò la larghezza della strada da sette a undici metri e quella dei portici a sette metri e mezzo, un ordine geometrico contrapposto al reticolo medievale[2]. Castellamonte proseguiva così il lavoro avviato da Ascanio Vittozzi, allungando la Via Nuova oltre la piazza, che «egli stesso progettò in forme composte e severe», fino alla Porta Nuova[1].
Il tracciamento della piazza Reale, poi intitolata a San Carlo, risale al 1637. Il disegno di Castellamonte puntava su ritmi ampi: colonne binate e distanziate sotto i portici, chiuse in pilastri soltanto nel 1773, e facciate retrostanti affacciate sulla campagna ancora intatta[2]. L'Enciclopedia Italiana attribuisce la costruzione della piazza alla reggente Cristina di Francia[1].
Le chiese gemelle
Il lato meridionale della piazza è chiuso da due chiese affiancate. Santa Cristina fu costruita due anni dopo il tracciamento della piazza e completata dal figlio di Castellamonte, Amedeo. I documenti registrano che il 4 ottobre 1638 Cristina di Francia acquistò la casa dell'architetto per donarla, il 3 marzo 1639, alle carmelitane scalze[2]. Per la gemella San Carlo il Dizionario Biografico degli Italiani è netto: l'attribuzione a Castellamonte è arbitraria, e l'autore fu probabilmente Maurizio Valperga[2].
Quasi ottant'anni più tardi la seconda madama reale, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, affidò a Filippo Juvarra il disegno di due facciate gemelle per la testata della piazza. Ne fu realizzata una sola, quella di Santa Cristina, tra il 1715 e il 1718[3]. Nel giudizio dell'Enciclopedia Italiana, nelle chiese di Santa Cristina, Santa Croce e San Filippo Juvarra «supera la faticosa complessità dei problemi spaziali del barocco in una suprema libertà decorativa»[1].
Il monumento a Emanuele Filiberto
Al centro della piazza si alza la statua equestre di Emanuele Filiberto, il duca di Savoia del Cinquecento. L'incarico venne da re Carlo Alberto allo scultore Carlo Marochetti, che lavorò all'opera dal 1831 al 1838. Il primo bozzetto, presentato nell'ottobre 1831, mostrava già il condottiero sul cavallo impennato; a dicembre seguì uno studio con un basamento più articolato. Marochetti propose al re di eseguire il monumento chiedendo il solo rimborso delle spese, e ottenne il via libera[4].
La statua fu interamente realizzata in Francia e fusa in due soli pezzi. Prima di partire per Torino venne esposta nel 1838 nel cortile del Louvre, e per questo entrò nel catalogo del Salon di quell'anno. All'inaugurazione in piazza San Carlo, il 4 novembre 1838, partecipò lo scultore, che quattro giorni dopo ricevette da Carlo Alberto il titolo di barone; l'accoglienza entusiasta dell'opera gli procurò tra il 1840 e il 1850 molte commissioni di monumenti equestri in tutta Europa[4]. Il personaggio celebrato era il vincitore di San Quintino: nel 1557, durante l'assedio della città, l'esercito imperiale guidato da Emanuele Filiberto sorprese e sconfisse clamorosamente le truppe francesi del conestabile Anne de Montmorency[5].
«Nella seconda metà del secolo XIX, quasi tutte le piazze e i giardini della città furono ornati di monumenti, non tutti all'altezza della statua di Emanuele Filiberto, del Marocchetti (1838).»
Il giudizio dell'Enciclopedia Italiana fa del monumento la misura dell'intera statuaria ottocentesca torinese[1].
La notte del 3 giugno 2017
La piazza è legata anche alla tragedia del 3 giugno 2017. Quella sera una grande folla di tifosi della Juventus seguivano su un maxischermo la finale di Champions League contro il Real Madrid quando un falso allarme scatenò il panico: centinaia di persone rimasero ferite nella calca, e l'allora sindaca Chiara Appendino chiese scusa promettendo di accertare le responsabilità[6]. Le indagini ricondussero l'ondata di panico allo spray urticante usato da un gruppo di rapinatori[7]. Nella calca due donne rimasero gravemente ferite: una morì pochi giorni dopo, l'altra, rimasta tetraplegica, nel gennaio 2019[7].
Il 27 gennaio 2021, nel processo con rito abbreviato sull'organizzazione della serata, Appendino fu condannata in primo grado a un anno e sei mesi insieme ad altri quattro imputati, tra cui l'ex questore; un secondo processo, con rito ordinario, riguardava altri funzionari[7]. La condanna fu confermata in appello nel giugno 2023; il 17 giugno 2024 la Corte di Cassazione ha reso irrevocabile la responsabilità penale dell'ex sindaca e ha disposto un nuovo processo d'appello per il ricalcolo della pena; secondo la ricostruzione del Post, i feriti di quella notte furono più di 1.500[8].
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