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Monte dei Cappuccini

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Aree protette Po piemontese
Dalla pubblicazione di Aree protette Po piemontese

Il Monte dei Cappuccini è il principale rilievo di Borgo Po, il quartiere di Torino sulla riva destra del fiume: un'altura di circa 280 metri, a due passi dalla Gran Madre di Dio, e uno dei belvederi più noti della città.[1][2] Dal piazzale lo sguardo abbraccia il centro, la Mole Antonelliana e il Po; quando l'aria è tersa si vede quasi tutto l'arco alpino occidentale e una parte dell'Appennino ligure.[1][2] Sulla sommità stanno la chiesa di Santa Maria al Monte e il convento dei frati cappuccini, che dà il nome al colle; una parte del complesso ospita il Museo Nazionale della Montagna.[1]

Dalla Bastita al dono del duca

La posizione, a guardia del ponte sul Po, fu sfruttata a scopo militare molto prima dei frati. Sul colle sorgeva una bastita, un fortilizio costruito nel Duecento: nel novembre 1248 Tommaso II di Savoia, nominato vicario imperiale da Federico II, ottenne il controllo di Torino, del ponte con la sua torre e della bastita da poco edificata.[3] Venute meno le esigenze militari, nel 1437 il sito divenne un podere privato e passò alla nobile famiglia Scaravello.[4] Nel 1581 il duca Carlo Emanuele I lo acquisì e lo destinò ai cappuccini, nel quadro della sua politica religiosa; nel 1583, prima ancora che la chiesa fosse costruita, sulla cima fu piantata una croce a segnare l'arrivo della comunità.[5][4]

Una chiesa costruita in mezzo secolo

Il cantiere di Santa Maria al Monte fu lungo e discontinuo. Il progetto fu affidato all'ingegnere milanese Giacomo Soldati, che trasformò le vecchie strutture in una chiesa dedicata in origine a San Maurizio; i lavori partirono nel 1584 e si fermarono all'altezza del cornicione, nel 1596 secondo MuseoTorino, già nel 1589 secondo Mole24.[5][4] Ripresero nel 1610 con Ascanio Vitozzi, che innalzò il tamburo con la cupola e aggiunse sacrestia e coro, e dal 1615 passarono a Carlo di Castellamonte.[4] Solo nel 1621 i frati furono autorizzati a officiare.[4] Il Dizionario Biografico degli Italiani documenta con un atto del 6 dicembre 1623 l'intervento di Castellamonte sulla cappella di San Francesco e ricorda una fase successiva, fra il 1634 e il 1637, promossa dal nuovo sovrano e chiusa con l'esecuzione dell'altare maggiore.[6] La chiesa fu consacrata nel 1656; l'ultimo ritocco di rilievo arrivò nel 1802, quando la cupola fu rivestita in pietra.[5][4]

Il 1640 e il soldato all'altare

Nella guerra civile piemontese che contrappose la reggente Cristina di Francia, schierata con la Francia, ai cognati Tommaso e Maurizio di Savoia, sostenuti dalla Spagna, il colle fu teatro di un episodio entrato nella devozione cittadina.[7] Il 12 maggio 1640 i francesi, risalito il Po fino all'odierno Borgo Po, misero a sacco la chiesa; un soldato si avvicinò all'altare maggiore per portare via il tabernacolo con il Santissimo Sacramento.[7] Secondo il racconto popolare, «una lingua di fuoco, improvvisamente, scaturì dall'altare e colpì il soldato francese».[7] Le ricerche di padre Luca Isella, storico dei cappuccini, danno un'altra lettura: il saccheggiatore sarebbe stato colpito da un tiratore cattolico appostato dietro il tabernacolo.[7]

Un sepolto illustre e un colle scavato

Tra le sepolture del convento c'è quella di Filippo San Martino d'Agliè, favorito e consigliere di Madama Reale, morto a Torino nel 1667: nel testamento aveva chiesto di riposare «nel più abbietto e vile sito del convento».[8] Il suo scheletro riemerse per caso il 31 luglio 1989, durante lavori di sterro nell'orto del Monte.[8]

Sotto l'altura corrono otto gallerie; una porta al rifugio antiaereo ricavato durante la Seconda guerra mondiale proprio sotto la chiesa.[9] Negli anni Sessanta vi fu allestito, a una trentina di metri di profondità, un laboratorio dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, dove la roccia schermava le misure sulla radioattività di meteoriti e sedimenti marini; nel 2019 i suoi locali risultavano inutilizzati per la ricerca.[9]

La casa della montagna

Nel 1874 il Club Alpino Italiano inaugurò sul Monte una vedetta con un osservatorio e, il 9 agosto dello stesso anno, il museo, allestito in alcune sale del convento; nel 1891 il Comune accolse la richiesta del CAI di aprire una propria sede sul colle.[2][4] Il bombardamento aereo dell'8 agosto 1943 danneggiò gravemente il complesso e il museo, allora chiamato Museo Alpino Italiano.[5] Oggi il Museo Nazionale della Montagna «Duca degli Abruzzi», legato al CAI Torino, ha sede in piazzale Monte dei Cappuccini; raccoglie materiali su alpinismo, esplorazioni, sport invernali e immagini della montagna, e ospita anche mostre d'arte contemporanea, come Stay with Me di Michael Höpfner e Magda Drozd nel 2024.[1][10]

Dal 1885 la vetta fu collegata alla riva del Po da una funicolare progettata da Alessandro Ferretti, chiusa nel 1942.[4] Fino a metà Novecento circa, dopo le nevicate più abbondanti, i torinesi che non potevano permettersi la settimana bianca nelle stazioni della Val di Susa scendevano con gli sci dal piazzale della chiesa: una pista di fortuna, senza skilift né impianti di risalita.[11]

Nella letteratura e nelle luci

Il colle è uno dei paesaggi torinesi di Cesare Pavese. Nel diario poi pubblicato come Il mestiere di vivere, alla data del 1° dicembre 1949, annotò:[12]

«Passeggiando sul Lungo Po, davanti al Monte dei Cappuccini. Imbrunire nebbioso, le ville scompaiono, restano i dorsi scuri, irsuti dei colli, selvaggi, sfumati. A che serve questa bellezza – che cosa significa, almeno?»

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1° dicembre 1949

D'inverno la chiesa è circondata dai Piccoli spiriti blu di Rebecca Horn, settantadue cerchi di neon blu creati nel 1999 per Luci d'Artista: nati attorno alla Gran Madre, dal 2000 stanno sul Monte, e nel 2022 un restauro ne ha rifatto il 40 per cento dei tubi.[13]

Oggi

Il belvedere e il museo sono frequentati ogni giorno da turisti e residenti. Per ridurre il traffico privato in un luogo di interesse storico e paesaggistico, nell'estate 2025 il settore Mobilità della Città di Torino ha annunciato una telecamera di controllo degli accessi alla zona a traffico limitato sulla salita CAI, la strada che porta al piazzale.[14]

Pagine che rimandano qui

Cronologia

  • — Il CAI Torino apre le porte della sua sede storica al Monte dei Cappuccini per un Open Day dedicato alla montagna, sabato 17 ottobre. → TorinoToday Il Torinese

Articoli collegati: Castello del Valentino, Castello di Agliè, Cesare Pavese, Cristina di Francia, Parco del Valentino, Piazza Castello

Fonti

  1. Mole24 — 3 agosto 2026
  2. Aree protette Po piemontese
  3. MuseoTorino
  4. Mole24 — 6 marzo 2013
  5. MuseoTorino
  6. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  7. Mole24 — 14 maggio 2012
  8. Mole24 — 3 aprile 2026
  9. Mole24 — 21 marzo 2019
  10. Mole24 — 7 gennaio 2024
  11. Mole24 — 30 gennaio 2012
  12. Torino Oggi — 14 agosto 2020
  13. Mole24 — 9 settembre 2024
  14. Mole24 — 3 agosto 2025

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