Castello del Valentino
Il Castello del Valentino è la residenza sabauda affacciata sulla riva sinistra del Po, all'interno del Parco del Valentino, in viale Pier Andrea Mattioli 39. Nato come villa suburbana nel Cinquecento, assunse l'aspetto attuale dal 1620 per volontà di Cristina di Francia, che ne fece la propria dimora prediletta; nel 1858 fu trasformato per l'esposizione nazionale dell'industria e dal 1861 ospitò la scuola per ingegneri da cui nacque il Politecnico di Torino, che oggi vi insegna architettura.[1][2] Dal 1997 è iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO insieme alle altre Residenze sabaude.[3][4]
Dalla villa sul fiume al dono di nozze
Le origini dell'edificio risalgono al XVI secolo. Nel 1564, un anno dopo il trasferimento della capitale ducale da Chambéry a Torino, Emanuele Filiberto acquistò la proprietà sulla sponda del Po.[1][2] Il figlio Carlo Emanuele I la donò alla nuora Cristina in occasione delle nozze con l'erede al trono Vittorio Amedeo I: secondo il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude il dono è del 1619, secondo MuseoTorino avvenne probabilmente nel 1620.[2][1]
Cristina, nata a Parigi il 10 febbraio 1606 e morta a Torino il 26 dicembre 1663, fu reggente del ducato dal 1637. Il suo biografo nel Dizionario Biografico degli Italiani lega a lei la trasformazione del castello:[5]
«Fece infatti riedificare su disegni di gusto francese il castello del Valentino, avuto come dono di nozze dal suocero, che divenne la sua residenza preferita.»
Il cantiere dei Castellamonte
La lunga stagione di lavori si aprì dopo la salita al trono di Vittorio Amedeo I nel 1630 e fu diretta da Carlo di Castellamonte e poi dal figlio Amedeo.[1][2] Il cantiere era tradizionalmente datato al terzo decennio del Seicento; gli studi di B. Signorelli (1971-72) hanno anticipato l'intervento di Carlo al 1620, in relazione alle nozze dell'erede. Dal 1633 al 1640 Carlo ne guidò la decorazione, «ove pittori e stuccatori si sottomettono al suo gusto», secondo la voce che il Dizionario Biografico gli dedica.[6] Alla sua morte, nel 1641, il lavoro passò ad Amedeo, il cui nome compare per la prima volta nei documenti proprio a proposito del Valentino, di cui dal 1633 curò il proseguimento e la decorazione.[6][7]
Ne uscì un edificio dall'impianto insolito per Torino: padiglioni anteriori collegati da maniche porticate chiuse a emiciclo, e un sistema di coperture rifatto su modelli d'oltralpe, con i tetti ripidi «alla francese».[1] L'Enciclopedia Italiana del 1937 vi riconosceva una precisa affermazione del gusto architettonico del Cinquecento francese, superato vent'anni dopo dal cantiere del Palazzo Reale.[8] Il 15 ottobre 1659 fu firmata la capitolazione per la «nuova facciata»; l'anno dopo si aggiunse il frontone con un'epigrafe dettata da Emanuele Tesauro, e il 27 dicembre 1663 il lavoro proseguì verso il cortile con una finta cortina di finestre che simula un secondo piano inesistente.[7]
Le sale
All'interno, affreschi e stucchi furono affidati a maestranze luganesi. Isidoro Bianchi, con i figli Francesco e Pompeo e con la sua bottega, avviò gli affreschi nel 1633; dal 1645 anche le sale verso nord furono decorate, con Giovanni Paolo e Giovanni Antonio Recchi; negli stucchi intervennero Alessandro Casella, Bernardino Quadri, Elia Castelli e Giovanni Luca Corbellino; MuseoTorino ricorda anche Tommaso Carlone e Carlo Solaro.[1][2] I nomi delle stanze ne dicono i temi, tra fiori, astri e simboli: la Camera Verde, quella delle Rose, dello Zodiaco, della Nascita dei Fiori, dei Gigli, il gabinetto dei Fiori indorato; un altro appartamento allinea le stanze della Guerra, del Negozio, delle Magnificenze, della Caccia e delle Feste e il gabinetto delle Fatiche d'Ercole. Il Salone centrale fu affrescato da Isidoro Bianchi con temi storici.[1] Il Salone d'onore ospita ancora oggi proiezioni e spettacoli.[9]
Caserme, orto botanico ed esposizioni
Nel 1729 Vittorio Amedeo II trasformò un giardino laterale del castello nell'Orto botanico, ancora oggi vicino al castello lungo viale Mattioli.[2] Con la fine della corte il castello cambiò destinazione: nel 1805 il governo francese lo assegnò ai militari con una Scuola veterinaria, nel 1824 vi si insediarono due compagnie di artiglieria leggera e dal 1831 il neonato corpo dei Pontieri del Genio.[1]
Nel frattempo il Valentino diventava la vetrina dell'industria del Regno. La prima esposizione torinese si tenne nel 1829 sotto Carlo Felice; seguirono quelle del 1838, del 1844 e del 1850; quella del 1858, con oltre 1.500 espositori, fu già un'esposizione moderna.[10] Per ospitarla, promossa da Cavour, il Ministero delle Finanze affidò a Luigi Tonta e Domenico Ferri la trasformazione complessiva dell'edificio: i portici furono sostituiti da due nuove maniche laterali e, tra il 1864 e il 1867, l'emiciclo porticato cedette il posto a una cancellata in ferro; tra il 1869 e il 1872 furono costruiti i due avancorpi porticati a terrazzo.[1][2] Le prime esposizioni si tennero proprio al Valentino, dove sorgevano ogni volta città posticce di padiglioni; quella nazionale del 1884 diede impulso allo sviluppo industriale della città.[10]
La scuola degli ingegneri
Dal 1861 il castello è sede della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri; nel 1869 le fu aggiunta verso sud una nuova manica, su progetto dell'ingegner Pecco.[2][1] Nel 1906 fu fondato il Politecnico, che negli anni Quaranta aveva nel castello, nell'ala nord-occidentale, la sua sede di ingegneria.[2][1]
La guerra colpì l'edificio tre volte, l'11 novembre e il 12 dicembre 1942 e il 13 luglio 1943: bombe dirompenti e incendiarie strapparono la copertura del tetto e lesionarono soffitti, muri e serramenti. Nell'ottobre 1944 erano già in corso i lavori di ripristino.[1]
Oggi
Il castello ospita la Scuola di Architettura del Politecnico ed è aperto al pubblico con visite guidate su prenotazione.[2] Nel 2010, nel piano di gestione del sito UNESCO, è stata creata la sua zona cuscinetto, insieme a quelle di Villa della Regina e del castello di Moncalieri.[3]
Il 16 settembre 2026 la Città, il Politecnico e l'Università hanno presentato VALE, il polo culturale del Valentino, finanziato tra gli altri dalla Fondazione CRT e dalla Compagnia di San Paolo: comprende la nuova Biblioteca centrale, i padiglioni di Torino Esposizioni e il Teatro Nuovo. Il futuro campus di architettura, design e pianificazione unirà la sede storica e quella nuova in un unico asse verde, valorizzando, si legge nel progetto, «gli spazi barocchi e ottocenteschi del Castello del Valentino».[4] Per il rettore Stefano Corgnati il campus è «un tassello importante del programma di mandato PoliTo2030».[4] Pochi giorni dopo, nella Notte europea dei ricercatori del 25 e 26 settembre 2026, il castello ha accolto tre escape room scientifiche e, nel Salone d'onore, la proiezione di un documentario sulle plastiche sostenibili, uno spettacolo tra narrazione, musica e arte visiva e la coreografia «En Plein Air» di Carola Giarratano tra danza e ricerca scientifica.[9]
Pagine che rimandano qui
- Cappella della Sindone
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- Conferenze internazionali IEREK al Castello del Valentino (settembre 2026)
- Conferenze internazionali sul patrimonio al Castello del Valentino
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- Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026 al Parco del Valentino
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Cronologia
- — Il Castello del Valentino, sede del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, ospita dall'8 al 10 settembre due conferenze internazionali promosse da IEREK sulla conservazione del patrimonio architettonico, in collaborazione con le università di Portsmouth e Cagliari. → Politecnico di Torino
Fonti
- MuseoTorino
- Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
- UNESCO World Heritage Centre
- TorinoClick — 16 settembre 2026
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani, Enciclopedia Italiana
- TorinoClick — 22 settembre 2026
- MuseoTorino