Vittorio Amedeo II

Vittorio Amedeo II di Savoia (Torino, 14 maggio 1666 – Moncalieri, 31 ottobre 1732) fu duca di Savoia dal 1675 al 1730, re di Sicilia dal 1713 e re di Sardegna dal 1720: con lui Casa Savoia passò dal rango ducale a quello regio.[1] Alleato dell'Austria nella guerra di successione spagnola, ottenne la Sicilia e dovette poi cederla in cambio della Sardegna.[2] Per Torino il suo nome è legato a tre cose: la resistenza all'assedio del 1706, la trasformazione della città in capitale di un regno e la stagione di Filippo Juvarra, da Superga a Stupinigi.
La minorità e la seconda Madama Reale
Figlio del duca Carlo Emanuele II e di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, salì al trono ducale nel 1675[1], quando non era ancora in età di governare: lo Stato fu retto dalla madre, la seconda «Madama Reale», come reggente durante la sua minorità.[3] Il governo personale del duca cominciò nel 1684; da allora Vittorio Amedeo seguì il programma urbanistico raffigurato nelle tavole del Theatrum Statuum regiae celsitudinis Sabaudiae ducis, stampato ad Amsterdam nel 1682.[4] Sposò Anna d'Orléans, nipote di Luigi XIV.[1] La madre, che dai primi anni del Settecento aveva fatto rinnovare Palazzo Madama, morì nel 1724: l'inventario compilato allora documenta la quantità di argenti e mobili sfarzosi raccolti nel palazzo.[5]
Tra Versailles e Vienna
Nel 1690 il duca ruppe con la Francia e passò alla Grande Alleanza degli Asburgo contro Luigi XIV.[1] La guerra arrivò fino alle porte della capitale: le truppe del maresciallo Catinat misero a ferro e fuoco il castello di Rivoli nel 1690 e nel 1693. Secondo la tradizione conservata dal museo che oggi lo occupa, il giovane duca vide bruciare la residenza da Torino e si ripromise di ricostruirla più bella.[6] Nella successiva guerra di successione spagnola Vittorio Amedeo cambiò di nuovo campo: nel 1703 si schierò con gli Asburgo.[1]
L'assedio del 1706
La scelta del 1703 portò l'esercito francese sotto Torino. Durante l'assedio del 1706 Palazzo Madama servì da deposito per le opere d'arte della reggia.[5] Il comando della piazza fu affidato al feldmaresciallo imperiale Wirich von Daun, mentre il duca uscì dalla città per unirsi alle truppe del principe Eugenio di Savoia, prima delle operazioni conclusive.[7] Secondo la tradizione, nell'estate del 1706 Vittorio Amedeo osservò dal colle di Superga le linee francesi e fece voto di erigere lassù una chiesa se la città si fosse salvata.[8] La sconfitta francese sotto le mura di Torino assicurò la sua posizione in Italia.[1]
Tra i caduti della difesa c'era il minatore Pietro Micca. Il 26 febbraio 1707 la vedova rivolse al duca una supplica per ottenere una pensione, descrivendo il marito come il soldato che,[7]
«comandato dal cav[alier] Castel Alfieri, colonnello del battaglione d'artiglieria, oppure invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, non ostante l'evidente pericolo di sua vita»
La storiografia recente ridimensiona il peso del gesto isolato e lo colloca dentro la guerra di mine condotta dagli ufficiali dell'artiglieria.[7]
Da duca a re: Sicilia e Sardegna
La pace di Utrecht del 1713 diede ai duchi di Savoia il titolo regio[9] e a Vittorio Amedeo la corona di Sicilia.[1] Il possesso durò poco: nel 1718 la Quadruplice Alleanza lo costrinse ad accettare la Sardegna al posto della Sicilia,[1] e con il trattato dell'Aia del 1720 i Savoia divennero re di Sardegna.[10] Nacque così lo Stato che la storiografia chiama Regno di Sardegna, con capitale a Torino.
La capitale di un re
Con la corona il sovrano avviò un processo di profonde riforme istituzionali e volle rinnovare l'immagine della capitale.[9] L'uomo scelto per farlo fu Filippo Juvarra: l'incontro avvenne a metà luglio 1714[4] e il 15 dicembre dello stesso anno l'architetto fu nominato primo architetto regio.[9] Tommaso Manfredi descrive la loro collaborazione, quasi quotidiana, come una corsa contro il tempo fatta di «incalzanti sollecitazioni dell'uno e repentine soluzioni creative dell'altro».[4]
Ne uscirono i cantieri che ancora definiscono Torino e i suoi dintorni:
- la Basilica di Superga, voluta come tempio votivo e mausoleo della dinastia (1715-1731);[4]
- la facciata e lo scalone di Palazzo Madama (1718-1721);[5]
- il nuovo castello di Rivoli, affidato a Juvarra poco dopo il titolo regio e cantiere principale della corte tra il 1717 e il 1727;[11]
- il completamento della galleria di Diana e la chiesa di Sant'Uberto alla Venaria Reale;[4]
- la Palazzina di caccia di Stupinigi, cominciata nel 1729 con la pianta a croce di sant'Andrea.[12]
Negli stessi anni, nel 1720, l'Università si trasferì nel palazzo di via Po, ancora oggi sede dell'Ateneo; la politica di innovazione e consolidamento avviata dal re fu proseguita dal figlio Carlo Emanuele III.[13]
Abdicazione e prigionia
Rivoli fu il palcoscenico dei momenti decisivi del regno: lì il sovrano annunciò la salita al trono e, nel 1730, l'abdicazione.[6] Lasciò la corona al figlio Carlo Emanuele III, ma poco dopo tentò di riprenderla; nel 1731 il figlio lo fece arrestare e lo tenne confinato fino alla fine.[1] La prigionia, tra il 1731 e il 1732, fermò il cantiere di Rivoli, che rimase incompiuto: il nuovo re destinò altrove le risorse, preferendo Stupinigi.[11] Il grande palazzo sognato da Juvarra si può immaginare per intero solo grazie al modello ligneo dell'Ugliengo e alle tele dei vedutisti dell'epoca.[6] Vittorio Amedeo morì a Moncalieri il 31 ottobre 1732.[1]
La tomba a Superga
La basilica promessa nel 1706 era stata inaugurata il 1° novembre 1731, venticinque anni dopo il voto, e dedicata alla Vergine.[8] Il re che l'aveva voluta vi fu sepolto nel 1732.[14] Superga divenne il sepolcreto della dinastia, dove riposa gran parte dei Savoia.[15] Il sepolcreto reale fu sistemato a partire dal 1774, sotto Vittorio Amedeo III, da Francesco Martinez;[16] nei sotterranei si trovano le tombe dei re e dei principi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto, e il monumento funebre del fondatore, del 1778, sta in una cappella laterale.[17]
Pagine che rimandano qui
- Abbazia di Staffarda
- Alessandria
- Amedeo Avogadro
- Assedio di Torino del 1706
- Basilica di Superga
- Carlo Alberto
- Carmagnola
- Casa Savoia
- Castello del Valentino
- Castello di Moncalieri
- Castello di Rivoli
- Chieri
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- Corso Francia
- Emanuele Filiberto
- Filippo Juvarra
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- Grissino torinese
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- Orbassano
- Palazzina di caccia di Stupinigi
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- Regno di Sardegna
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Fonti
- Encyclopaedia Britannica
- Treccani – Dizionario di Storia
- Fondazione dell'Avvocatura Torinese Fulvio Croce
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Italia.it (ENIT)
- MuseoTorino
- Treccani – Enciclopedia dei ragazzi
- Residenze Reali Sabaude
- Residenze Reali Sabaude
- Università degli Studi di Torino
- Il Mattino
- Sky TG24 — 4 febbraio 2024
- Treccani – Enciclopedia on line
- Touring Club Italiano