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Vittorio Amedeo II

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
Dalla pubblicazione di Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea

Vittorio Amedeo II di Savoia (Torino, 14 maggio 1666 – Moncalieri, 31 ottobre 1732) fu duca di Savoia dal 1675 al 1730, re di Sicilia dal 1713 e re di Sardegna dal 1720: con lui Casa Savoia passò dal rango ducale a quello regio.[1] Alleato dell'Austria nella guerra di successione spagnola, ottenne la Sicilia e dovette poi cederla in cambio della Sardegna.[2] Per Torino il suo nome è legato a tre cose: la resistenza all'assedio del 1706, la trasformazione della città in capitale di un regno e la stagione di Filippo Juvarra, da Superga a Stupinigi.

La minorità e la seconda Madama Reale

Figlio del duca Carlo Emanuele II e di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, salì al trono ducale nel 1675[1], quando non era ancora in età di governare: lo Stato fu retto dalla madre, la seconda «Madama Reale», come reggente durante la sua minorità.[3] Il governo personale del duca cominciò nel 1684; da allora Vittorio Amedeo seguì il programma urbanistico raffigurato nelle tavole del Theatrum Statuum regiae celsitudinis Sabaudiae ducis, stampato ad Amsterdam nel 1682.[4] Sposò Anna d'Orléans, nipote di Luigi XIV.[1] La madre, che dai primi anni del Settecento aveva fatto rinnovare Palazzo Madama, morì nel 1724: l'inventario compilato allora documenta la quantità di argenti e mobili sfarzosi raccolti nel palazzo.[5]

Tra Versailles e Vienna

Nel 1690 il duca ruppe con la Francia e passò alla Grande Alleanza degli Asburgo contro Luigi XIV.[1] La guerra arrivò fino alle porte della capitale: le truppe del maresciallo Catinat misero a ferro e fuoco il castello di Rivoli nel 1690 e nel 1693. Secondo la tradizione conservata dal museo che oggi lo occupa, il giovane duca vide bruciare la residenza da Torino e si ripromise di ricostruirla più bella.[6] Nella successiva guerra di successione spagnola Vittorio Amedeo cambiò di nuovo campo: nel 1703 si schierò con gli Asburgo.[1]

L'assedio del 1706

La scelta del 1703 portò l'esercito francese sotto Torino. Durante l'assedio del 1706 Palazzo Madama servì da deposito per le opere d'arte della reggia.[5] Il comando della piazza fu affidato al feldmaresciallo imperiale Wirich von Daun, mentre il duca uscì dalla città per unirsi alle truppe del principe Eugenio di Savoia, prima delle operazioni conclusive.[7] Secondo la tradizione, nell'estate del 1706 Vittorio Amedeo osservò dal colle di Superga le linee francesi e fece voto di erigere lassù una chiesa se la città si fosse salvata.[8] La sconfitta francese sotto le mura di Torino assicurò la sua posizione in Italia.[1]

Tra i caduti della difesa c'era il minatore Pietro Micca. Il 26 febbraio 1707 la vedova rivolse al duca una supplica per ottenere una pensione, descrivendo il marito come il soldato che,[7]

«comandato dal cav[alier] Castel Alfieri, colonnello del battaglione d'artiglieria, oppure invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, non ostante l'evidente pericolo di sua vita»

Supplica della vedova di Pietro Micca a Vittorio Amedeo II, 26 febbraio 1707

La storiografia recente ridimensiona il peso del gesto isolato e lo colloca dentro la guerra di mine condotta dagli ufficiali dell'artiglieria.[7]

Da duca a re: Sicilia e Sardegna

La pace di Utrecht del 1713 diede ai duchi di Savoia il titolo regio[9] e a Vittorio Amedeo la corona di Sicilia.[1] Il possesso durò poco: nel 1718 la Quadruplice Alleanza lo costrinse ad accettare la Sardegna al posto della Sicilia,[1] e con il trattato dell'Aia del 1720 i Savoia divennero re di Sardegna.[10] Nacque così lo Stato che la storiografia chiama Regno di Sardegna, con capitale a Torino.

La capitale di un re

Con la corona il sovrano avviò un processo di profonde riforme istituzionali e volle rinnovare l'immagine della capitale.[9] L'uomo scelto per farlo fu Filippo Juvarra: l'incontro avvenne a metà luglio 1714[4] e il 15 dicembre dello stesso anno l'architetto fu nominato primo architetto regio.[9] Tommaso Manfredi descrive la loro collaborazione, quasi quotidiana, come una corsa contro il tempo fatta di «incalzanti sollecitazioni dell'uno e repentine soluzioni creative dell'altro».[4]

Ne uscirono i cantieri che ancora definiscono Torino e i suoi dintorni:

  • la Basilica di Superga, voluta come tempio votivo e mausoleo della dinastia (1715-1731);[4]
  • la facciata e lo scalone di Palazzo Madama (1718-1721);[5]
  • il nuovo castello di Rivoli, affidato a Juvarra poco dopo il titolo regio e cantiere principale della corte tra il 1717 e il 1727;[11]
  • il completamento della galleria di Diana e la chiesa di Sant'Uberto alla Venaria Reale;[4]
  • la Palazzina di caccia di Stupinigi, cominciata nel 1729 con la pianta a croce di sant'Andrea.[12]

Negli stessi anni, nel 1720, l'Università si trasferì nel palazzo di via Po, ancora oggi sede dell'Ateneo; la politica di innovazione e consolidamento avviata dal re fu proseguita dal figlio Carlo Emanuele III.[13]

Abdicazione e prigionia

Rivoli fu il palcoscenico dei momenti decisivi del regno: lì il sovrano annunciò la salita al trono e, nel 1730, l'abdicazione.[6] Lasciò la corona al figlio Carlo Emanuele III, ma poco dopo tentò di riprenderla; nel 1731 il figlio lo fece arrestare e lo tenne confinato fino alla fine.[1] La prigionia, tra il 1731 e il 1732, fermò il cantiere di Rivoli, che rimase incompiuto: il nuovo re destinò altrove le risorse, preferendo Stupinigi.[11] Il grande palazzo sognato da Juvarra si può immaginare per intero solo grazie al modello ligneo dell'Ugliengo e alle tele dei vedutisti dell'epoca.[6] Vittorio Amedeo morì a Moncalieri il 31 ottobre 1732.[1]

La tomba a Superga

La basilica promessa nel 1706 era stata inaugurata il 1° novembre 1731, venticinque anni dopo il voto, e dedicata alla Vergine.[8] Il re che l'aveva voluta vi fu sepolto nel 1732.[14] Superga divenne il sepolcreto della dinastia, dove riposa gran parte dei Savoia.[15] Il sepolcreto reale fu sistemato a partire dal 1774, sotto Vittorio Amedeo III, da Francesco Martinez;[16] nei sotterranei si trovano le tombe dei re e dei principi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto, e il monumento funebre del fondatore, del 1778, sta in una cappella laterale.[17]

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Articoli collegati: Assedio di Torino del 1706, Basilica di Superga, Carlo Alberto, Casa Savoia, Emanuele Filiberto, Filippo Juvarra

Fonti

  1. Encyclopaedia Britannica
  2. Treccani – Dizionario di Storia
  3. Fondazione dell'Avvocatura Torinese Fulvio Croce
  4. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  5. Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
  6. Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
  7. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  8. Italia.it (ENIT)
  9. MuseoTorino
  10. Treccani – Enciclopedia dei ragazzi
  11. Residenze Reali Sabaude
  12. Residenze Reali Sabaude
  13. Università degli Studi di Torino
  14. Il Mattino
  15. Sky TG24 — 4 febbraio 2024
  16. Treccani – Enciclopedia on line
  17. Touring Club Italiano

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