Assedio di Torino del 1706

L'assedio di Torino del 1706 fu l'episodio decisivo della guerra di successione spagnola in Italia: per quasi quattro mesi l'esercito franco-spagnolo strinse la capitale del ducato di Savoia, difesa dalla guarnigione e dalla Casa Savoia alleata degli Asburgo, finché la battaglia del 7 settembre, combattuta tra la Dora e la Stura, non costrinse gli assedianti a una fuga disordinata[1][2]. Dalla vittoria discendono alcuni dei simboli più radicati di Torino: la figura del minatore Pietro Micca, la basilica di Superga e, sul piano politico, il titolo regio ottenuto dai Savoia pochi anni dopo[3].
Il contesto: una guerra europea
La guerra di successione spagnola (1701-1713) oppose Francia e Spagna, schierate per Filippo di Borbone nipote di Luigi XIV, all'Impero asburgico, sostenuto da Inghilterra, Olanda, Portogallo e Danimarca[1]. Il duca Vittorio Amedeo II, inizialmente legato alla Francia, nel 1703 passò dalla parte degli Asburgo[3], al fianco del cugino Eugenio di Savoia, generale al servizio dell'imperatore[1]. Luigi XIV aveva già tentato più volte di impadronirsi della città, e l'assedio del 1706 fu il culmine di quei tentativi[4].
Il cuore della difesa era la Cittadella, la fortezza disegnata da Francesco Paciotto e voluta da Emanuele Filiberto nel Cinquecento per proteggere e controllare la città[5]. Sotto di essa correva una rete di gallerie di contromina: gli scavi del Novecento ne hanno riconosciuto circa 14 chilometri, di cui 9 percorribili[6].
Maggio-agosto: bombardamenti e guerra delle talpe
Il 13 maggio 1706 circa quarantamila soldati franco-spagnoli, al comando del duca de La Feuillade, arrivarono sotto le mura; il bombardamento vero e proprio cominciò nella notte tra l'8 e il 9 giugno[1]. Sulla città caddero migliaia di palle di cannone, bombe incendiarie e granate di mortaio; il 25 luglio, giorno di San Giacomo, gli spagnoli spararono da un pezzo speciale dodici bombe di dimensioni eccezionali[1]. Il comando della piazza fu affidato al feldmaresciallo imperiale Wirich von Daun, mentre le operazioni di artiglieria e dei minatori erano coordinate da Giuseppe Amico di Castellalfero[7].
Il 17 giugno il duca lasciò Torino con circa quattromila cavalieri, per molestare gli assedianti dall'esterno e attendere i rinforzi imperiali[1]. Durante l'assedio le collezioni d'arte della corte furono ricoverate nei sotterranei di Palazzo Madama, ritenuti il luogo più sicuro, e i cantieri avviati nel palazzo dalla seconda Madama Reale si fermarono[8]. Nella città piena di soldati, racconta la cronaca, prosperavano i bordelli del Quadrilatero mentre le osterie erano in crisi[1].
Sottoterra si combatteva la cosiddetta guerra delle talpe. Nella notte sul 30 agosto alcuni granatieri francesi riuscirono ad avvicinarsi alla galleria che portava all'interno della piazza; il minatore Pietro Micca, allontanato il compagno, diede fuoco alla mina e morì nell'esplosione, sventando l'incursione[9]. Il gesto non ebbe risonanza immediata: la relazione ufficiale del comandante dell'artiglieria, osserva l'Enciclopedia Italiana, «non mise abbastanza in luce tale eroismo che non venne riconosciuto né ricompensato dai contemporanei come si meritava»[9]. Nel 1707 la vedova chiese un sussidio ricordando che il marito era stato
«comandato dal cav[alier] Castel Alfieri, colonnello del battaglione d'artiglieria, oppure invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, non ostante l'evidente pericolo di sua vita»
La corte le concesse «due rationi di pane» al giorno[7]. Il mito di Micca eroe nazionale sarebbe cresciuto soltanto tra fine Settecento e Ottocento[7].
La marcia di Eugenio e la battaglia del 7 settembre
Eugenio di Savoia condusse l'esercito da Ala, passò di sorpresa l'Adige presso Piacenza d'Adige il 6 luglio 1706 e poi il Po a Polesella, con una marcia che l'Enciclopedia Italiana giudica straordinariamente rapida nonostante caldo e penuria di viveri[2]. A fine agosto si ricongiunse con Vittorio Amedeo alla testa di circa ventimila imperiali[1]. Secondo la cronaca di Mole24 gli austro-sabaudi schieravano 24.000 fanti e 6.000 cavalieri contro 45.000 franco-spagnoli, rinforzati dall'arrivo di Filippo d'Orléans[1]; secondo l'Enciclopedia Italiana il 6 settembre i due cugini si trovavano con 30.000 uomini fra Stura e Dora, di fronte a 17.000 francesi nel settore dell'attacco[2].
Il 7 settembre l'attacco, dapprima respinto, riuscì ad aggirare l'estrema destra francese; una sortita della guarnigione completò la rotta e il grosso dell'esercito assediante ripiegò precipitosamente[2]. Molti fuggiaschi annegarono nella Dora[1]. L'enciclopedia la definisce una
«Grande vittoria, battaglia con fronte del tutto rovesciato, d'un'arditezza che rasenta la temerità.»
La battaglia, conclusa con la vittoria sabauda, chiuse l'assedio[4][8].
Dal voto di Superga alla corona
Secondo la tradizione riportata dal portale turistico nazionale, nell'estate del 1706 Vittorio Amedeo, osservando dall'alto della collina di Superga le truppe francesi attorno alla città, promise di costruire una chiesa su quell'altura se i suoi soldati avessero respinto l'attacco[10]. Il progetto fu affidato a Filippo Juvarra e la basilica, dedicata alla Vergine, venne inaugurata ufficialmente il 1° novembre 1731[10].
Le conseguenze politiche furono di lungo periodo. La sconfitta francese consolidò la posizione del duca in Italia e il trattato di Utrecht del 1713 gli riconobbe il titolo di re di Sicilia[3]; Torino divenne così capitale anche di quel regno[5]. Nel 1720 i Savoia furono costretti a scambiare la Sicilia con la Sardegna[11], dando vita al Regno di Sardegna che avrebbe poi guidato l'unificazione.
La memoria oggi
Le ricerche del colonnello Pietro Magni portarono alla luce le gallerie della mezzaluna del Soccorso, aperte ai primi visitatori già nel 1913; scavi successivi del capitano Guido Amoretti, che riportò alla luce l'intero sistema di contromina[6]. Il 14 maggio 1961 fu inaugurato il Museo civico Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706, in via Guicciardini 7/A, con percorso tematico sul periodo e visita alle gallerie della mezzaluna del Soccorso[6][12]. Dopo una chiusura per manutenzione straordinaria iniziata il 26 febbraio 2024, il museo ha riaperto l'11 giugno 2024 con serramenti nuovi, climatizzazione migliorata e il piano di calpestio delle gallerie risistemato[12]. Il nome del minatore è rimasto anche nella toponomastica, a partire da via Pietro Micca, la diagonale ottocentesca del centro[13].
Pagine che rimandano qui
- Alessandria
- Basilica di Superga
- Biella
- Chivasso
- Dora Riparia
- Emanuele Filiberto
- Filippo Juvarra
- Grissino torinese
- Orbassano
- Palazzo Madama
- Piazza Castello
- Piemonte
- Pietro Micca
- Regno di Sardegna
- Torino
- Torino Football Club
- Venaria Reale
- Villa della Regina
- Vittorio Amedeo II
- «I Soldi dell'Assedio», mostra numismatica all'Archivio Storico di Torino (2026)
La mostra «I soldi dell'assedio» all'Archivio Storico della Città (settembre-novembre 2026)
Nel 320° anniversario della fine dell'assedio, il Circolo Numismatico Torinese, in collaborazione con l'Archivio Storico della Città di Torino, inaugura il 25 settembre 2026 la mostra «I Soldi dell'Assedio. La moneta a Torino nel 1706», ospitata nella sede dell'Archivio in via Barbaroux 32. L'esposizione, patrocinata da Regione Piemonte, Consiglio regionale del Piemonte, Città metropolitana di Torino e Città di Torino, con il sostegno della Fondazione CRT e il supporto del Museo Civico Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706 e dell'Associazione Amici del Museo Pietro Micca, racconta l'assedio attraverso la moneta usata dai torinesi per resistere e le medaglie che ne celebrarono la vittoria.
In mostra una selezione di monete e medaglie del medagliere di Palazzo Madama, tra cui pezzi da 5 soldi coniati dalla Zecca di Torino durante l'assedio con l'argento donato dai cittadini per pagare i circa 10.000 soldati impegnati nella difesa. La mostra, a ingresso libero, resta aperta dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30 fino al 22 novembre 2026, con visite guidate gratuite ogni giovedì alle 15 e alle 15.30.
Cronologia
- — All'Archivio Storico della Città di Torino apre la mostra «I Soldi dell'Assedio. La moneta a Torino nel 1706», nel 320° anniversario della fine dell'assedio francese, visitabile fino al 22 novembre. TorinoClick TorinoToday
Articoli collegati: Basilica di Superga, Biella, Filippo Juvarra, Pietro Micca, Vittorio Amedeo II, «I Soldi dell'Assedio», mostra numismatica all'Archivio Storico di Torino (2026)
Fonti
- Mole24 — 7 settembre 2013
- Treccani, Enciclopedia Italiana
- Encyclopaedia Britannica
- Treccani, Dizionario di Storia
- MuseoTorino
- Mole24 — 20 settembre 2021
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Treccani, Enciclopedia Italiana
- Italia.it (ENIT – Ministero del Turismo)
- Treccani, Dizionario di Storia
- TorinoClick — 4 giugno 2024
- Mole24 — 29 agosto 2017
- TorinoClick — 25 settembre 2026
- TorinoToday — 25 settembre 2026
- Il Torinese — 29 settembre 2026