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Dora Riparia

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Torino Oggi
Dalla pubblicazione di Torino Oggi, 2026-09-25

La Dora Riparia è il fiume del Piemonte occidentale che scende dal Monginevro, percorre tutta la Val di Susa e si getta nel Po a Torino. Lunga circa 125 chilometri, con un bacino di 1231 km², è un affluente di sinistra del Po[1][2] e, dopo il Po, il secondo fiume di Torino per grandezza[3]. Per secoli le sue acque, deviate in canali, hanno fatto girare i mulini, dissetato la città e alimentato le prime fabbriche dei borghi settentrionali di Torino[3].

Il nome e il corso

Gli antichi la chiamavano Duria minor, per distinguerla dalla Duria maior, la Dora Baltea[1][3]. Nasce in territorio francese presso il colle del Monginevro con il nome di Piccola Dora, a poca distanza dalle sorgenti della Durance, e assume quello di Dora Riparia dopo aver ricevuto da destra, presso Cesana, il torrente Ripa, da cui l'appellativo[1][2]. A Oulx accoglie da sinistra la Dora di Bardonecchia, il suo affluente maggiore, poi si infila nella stretta di Exilles e, giunta nella conca di Susa, riceve il Cenischia e piega verso est, direzione che mantiene fino alla confluenza[1].

La bassa valle, ampia e industriale, ha per centri principali Susa, Condove e Avigliana[4]. Uscito dalle Chiuse di Susa, il fiume attraversa l'anfiteatro morenico di Rivoli ed entra nella piana torinese[1], dove bagna Collegno: qui la Dora ha modellato il terreno durante il ritiro dei ghiacciai e oggi forma un corridoio ecologico continuo verso la città[5]. Il regime è torrentizio: non avendo grandi ghiacciai alle spalle, la portata è modesta già a monte, appena 21 metri cubi al secondo a Sant'Antonino di Susa secondo la rilevazione riportata dall'Enciclopedia Italiana nel 1932[1].

«[…] ove numerosi canali la impoveriscono di acque sempre più, sì che giunge a Torino e al Po con una portata molto limitata.»

Pietro Gribaudi, voce «Dora Riparia», Enciclopedia Italiana, 1932

Dalla città romana ai canali

Già la colonia romana di Augusta Taurinorum dipendeva dalla Dora. Secondo la ricostruzione archeologica, l'acqua destinata alla rete urbana era probabilmente captata dal fiume a monte della città, e per le terme della colonia è stata avanzata l'ipotesi che il complesso proseguisse verso nord con una serie di terrazze rivolte alla Dora[6].

Dal Medioevo il corso venne organizzato con prese e canali per irrigare le campagne e portare acqua in città. All'altezza del Martinetto la Dora si divideva in più rami artificiali: il più noto, la «Dora Grossa», correva lungo l'attuale via Garibaldi fino al fossato sotto Palazzo Madama[3]. Fino al Settecento Borgo Dora, vicino all'odierna Porta Palazzo, San Donato e Lucento furono il cuore delle attività produttive della città, con mulini e ruote idrauliche al servizio di tessitori e fabbri[3].

Il fiume fu anche una linea militare. Durante l'assedio di Torino del 1706 gli assedianti gettarono ponti militari sulla Dora, e la battaglia decisiva del 7 settembre si combatté nella piana fra Dora e Stura; nella rotta, molti fuggiaschi franco-spagnoli morirono annegati nel fiume[7].

Il Ponte Mosca

Fino all'Ottocento chi arrivava dalla strada di Milano passava la Dora su un ponte di legno o al guado di Borgo Dora. Napoleone decretò nel 1807 un ponte in pietra, rimasto sulla carta; dopo la Restaurazione fu scelto il progetto più ardito, quello dell'ingegnere Carlo Bernardo Mosca, formato all'École Polytechnique e all'École des Ponts et Chaussées. Costruito fra il 1823 e il 1830 sull'asse dell'attuale corso Giulio Cesare, a campata unica, all'inaugurazione il ponte «destò ammirazione per l'eleganza e la leggerezza della struttura»[8].

Le piene

Torrentizia com'è, la Dora conosce piene improvvise. Nell'autunno del 1839, l'anno della massima piena storica del Po a Torino, un appunto del 16 ottobre alle nove del mattino annotava che «la Dora Riparia scorreva, poco più poco meno, a 65cm sotto il peduzzo della volta del gran ponte»[9]. Nel giugno del 1957, nella più grave alluvione mai registrata in Piemonte, i danni maggiori si concentrarono lungo le valli della Dora Riparia e a Susa il crollo di una casa causò una vittima[10].

Energia e industria

La vicinanza ai centri industriali fece della Dora uno dei primi fiumi piemontesi sfruttati per produrre energia elettrica: il primo impianto, del 1878, serviva gli stabilimenti metallurgici di Bussoleno. Nel 1932 il bacino contava 25 centrali: le più potenti, a Rochemolles e Melezet, appartenevano alle Ferrovie dello Stato, e altri impianti di rilievo sorgevano a Venaus, Chiomonte, Susa e Torino[1]. Nella seconda metà dell'Ottocento la rivoluzione industriale trasformò Torino, e gli stabilimenti sorti lungo il fiume si trovarono presto circondati da quartieri residenziali[3]. Nel Novecento l'area oggi detta Spina 3 fu occupata dai grandi stabilimenti della FIAT, fra cui le acciaierie, e della Michelin, attivi fino agli anni Novanta[11].

Le allegorie di via Roma

Nel 1936, con il riassetto del secondo tratto di via Roma disegnato da Marcello Piacentini, lo scultore Umberto Baglioni, vincitore di un concorso fra 56 bozzetti, realizzò le due fontane allegoriche del Po e della Dora, oggi in piazza CLN sul retro delle chiese gemelle di piazza San Carlo. Le statue sono in marmo di Seravezza: il Po è un uomo barbuto, la Dora una donna adagiata[12].

Parco Dora e il presente

Dove sorgevano le Ferriere e la Michelin è nato Parco Dora, un parco postindustriale di circa 358.000 metri quadrati nell'area di Spina 3, nato da un concorso del 2004 e parzialmente completato nella primavera del 2011. È diviso nei lotti Vitali, Ingest, Valdocco, Michelin e Mortara, che conservano i nomi degli stabilimenti, e ne mantiene i resti: la torre di raffreddamento Michelin, la struttura dello strippaggio, la centrale termica delle acciaierie[11]. Il progetto, esito di un concorso internazionale e firmato da un gruppo che comprendeva lo studio Latz+Partner, ha riqualificato le sponde e reso accessibile un tratto della riva sud, all'interno del programma «Torino Città d'Acque» che collega le piste ciclabili lungo il fiume[11][13].

Il lavoro sulle rive prosegue anche a valle. Dal 29 settembre 2026 l'androne di Palazzo Ravera, in corso Giulio Cesare, ospita le proposte di un concorso di idee per studenti del Politecnico di Torino dedicato al tratto fra il ponte Carpanini e il ponte di via Bologna, con attenzione alla sponda sud e agli spazi dell'ex stazione della ferrovia Torino-Ceres[14].

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Articoli collegati: Assedio di Torino del 1706, Augusta Taurinorum, Collegno

Fonti

  1. Treccani – Enciclopedia Italiana
  2. Sapere.it (De Agostini)
  3. Mole24 — 24 novembre 2020
  4. Treccani
  5. Mole24 — 27 novembre 2025
  6. Mole24 — 7 settembre 2026
  7. Mole24 — 7 settembre 2013
  8. MuseoTorino
  9. Mole24 — 17 ottobre 2016
  10. Mole24 — 16 giugno 2018
  11. MuseoTorino
  12. Mole24 — 13 gennaio 2012
  13. MuseoTorino
  14. Torino Oggi — 25 settembre 2026

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