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Susa

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Città di Susa - Visita Susa
Dalla pubblicazione di Città di Susa - Visita Susa

Susa è un comune della Città metropolitana di Torino, adagiato a 503 metri di quota in una conca alpina lungo la Dora Riparia, nella valle che da essa prende il nome; il territorio misura 11,3 chilometri quadrati e nel 2008 contava 6.746 abitanti.[1] La sua importanza per Torino e per il Piemonte nasce dalla posizione: la Val di Susa comincia alle porte del capoluogo e raggiunge la Francia attraverso i colli del Moncenisio e del Monginevro.[2] Per duemila anni chi voleva passare le Alpi occidentali è passato da qui, e la città conserva, uno sopra l'altro, i segni di Celti, Romani, marchesi e Savoia.

Prima di Roma: l'altare delle coppelle

Sulla collina accanto ai resti dell'acquedotto romano si conserva una roccia incisa, datata al VII secolo a.C., con cavità a forma di coppa, alcune rotonde e altre quadrate, unite da piccoli canali. Gli studiosi vi riconoscono un altare sacrificale usato dai sacerdoti celtici; un pozzo scavato nella roccia poco distante doveva fornire l'acqua per le purificazioni. L'altare è rivolto verso il Rocciamelone, alto 3.538 metri, montagna che i Celti consideravano sacra.[3]

Segusio, la città di Cozio

L'antica Segusio fu la capitale di un regno che prese poi il nome di Coziano[1] e che fu governato da Donno e poi da suo figlio Cozio.[4] La guida storica della città ne ricorda la stagione con queste parole: «Fu proprio, all'epoca del regno di Donno e di suo figlio Cozio che il territorio segusino conobbe un periodo di particolare pace e prosperità».[4] Cozio scelse l'alleanza con Roma anziché lo scontro e, con il titolo di prefetto, restò a capo delle quattordici popolazioni che formavano il suo regno sui due versanti delle Alpi.[5] Sotto Augusto l'abitato ebbe lo statuto di vicus di diritto latino e divenne più tardi municipio romano.[1] L'Enciclopedia Italiana del 1937 spiegava così la sua fortuna:

«Segusio era nella migliore posizione per dominare la valle e il transito della grande via imperiale che da Torino per il valico del Monginevra conduceva oltralpe.»

Enciclopedia Italiana, voce «Susa», 1937

La grande via imperiale che da Augusta Taurinorum, la Torino romana, saliva al valico del Monginevro passava per Segusio; più tardi la città fu elevata a municipio di diritto romano e iscritta alla tribù Quirina.[6]

L'arco di Augusto e le altre memorie romane

Il monumento simbolo di Susa è l'arco che Cozio fece erigere nel 9 a.C. in onore di Augusto, a un solo fornice.[1] È costruito in marmo bianco cavato a Foresto, poco lontano; il fornice è alto 8,85 metri e largo 5,86. Il fregio corre su tutti e quattro i lati e racconta per immagini il patto fra il re alpino e l'imperatore: a nord un sacrificio di suovetaurilia, con un maiale, un ariete e un toro e Cozio velato accanto a un magistrato romano; a ovest due figure che reggono i rotoli dell'accordo; a sud un secondo sacrificio, mentre il lato orientale è andato perduto in un incendio. Le lettere in bronzo dell'iscrizione sull'attico sono scomparse, ma dalla posizione dei fori si ricostruisce il testo, che nominava Cozio, le quattordici popolazioni e Augusto nella sua tredicesima acclamazione imperatoria.[5]

A pochi passi dall'arco restano due arcate in blocchi di pietra calcarea, poggiate sui resti dell'altare celtico. Sono note come «Terme Graziane» per un'attribuzione errata: un'iscrizione ricordava le terme restaurate tra il 375 e il 378 dagli imperatori Graziano, Valente e Valentiniano, e l'acquedotto venne legato a quel nome. Nel Medioevo le arcate furono inglobate nelle difese e collegate a una torre delle mura; furono restaurate nell'Ottocento.[7]

L'anfiteatro, del II-III secolo, è un'ellisse di 45 metri per 37, indicata come il più piccolo anfiteatro romano d'Italia. Vi si tenevano combattimenti di gladiatori e cacce, le venationes; un corridoio sotterraneo collegava quattro celle dove attendevano uomini e animali. Abbandonato probabilmente dal V secolo, fu sepolto a poco a poco dalle piene del torrente Merdarello e venne riportato alla luce con gli scavi del 1956-1961.[8]

Mura tardoantiche e Porta Savoia

Nel III secolo, di fronte alle invasioni, gli abitanti cinsero in fretta la città di mura spesse da quattro a sei metri, costruite «a sacco»; negli scavi sono emersi molti materiali romani riutilizzati, segno della rapidità del cantiere. Ne resta Porta Savoia, detta anche Porta del Paradiso per la vicinanza al cimitero della cattedrale: una porta affiancata da due torri cilindriche, con quattro ordini di aperture ad arco nel tratto fra le torri, che di sera veniva chiusa con una saracinesca manovrata da una balconata coperta rivolta verso la città. Le torri furono abbassate nel corso del Settecento, l'ultima volta per ordine di Napoleone.[9]

Dai Goti ai Savoia

Durante la guerra gotica la valle fu retta da un capo goto, Sisige, latinizzato in Sisinnio; nel X secolo i Saraceni di Frassineto devastarono la città.[6] Poco prima dell'anno Mille Arduino il Glabro, marchese di Torino, estese il suo controllo sulla valle fino al Monginevro; il nipote Olderico Manfredi, padre di Adelaide, fondò l'abbazia di San Giusto presso Porta Savoia.[4] La chiesa di San Giusto, oggi cattedrale, risale al 1029.[1] La svolta arrivò nel 1046 con il matrimonio di Adelaide, erede della marca torinese, con Oddone, figlio di Umberto Biancamano: attraverso quelle nozze Susa passò sotto il controllo sabaudo.[1] Secondo la guida storica della città, il matrimonio fu celebrato proprio nella cattedrale segusina.[4] È l'atto con cui la Casa Savoia mise piede sul versante italiano delle Alpi, da dove sarebbe poi scesa a Torino.

Il castello, sorto nel X secolo ma poi interamente ricostruito, ospita oggi il museo civico.[1] Federico Barbarossa diede la città alle fiamme: secondo l'Enciclopedia Treccani nel 1173,[1] secondo l'Enciclopedia Italiana nel 1174, con un particolare che la stessa voce riferisce così: «Nel 1174 fu incendiata dal Barbarossa, che vi volle tuttavia rispettata la casa del conte di Savoia».[6] Nelle successive spartizioni del dominio sabaudo, a cominciare da quella del 1235 con cui Amedeo IV affidò a Tommaso II il Piemonte da Avigliana in giù, Susa restò sempre alle dirette dipendenze del conte di Savoia, senza ingerenze dei principi d'Acaia.[6]

Età moderna

Città di confine, Susa cambiò più volte padrone: dal 1536 al 1559 fu sotto dominio francese.[1] Nel 1796, con il trattato di Parigi, il re del Regno di Sardegna Vittorio Amedeo III dovette demolirne le fortificazioni; dopo l'annessione del Piemonte alla Francia la città restò sotto il regime francese fino alla Restaurazione.[6] La guida storica della città lega a Susa l'origine della dinastia che nel 1861, con Vittorio Emanuele II, realizzò l'Unità d'Italia.[4]

Susa oggi

Il castello della contessa Adelaide è il perno della vita culturale: il museo civico ha un nuovo allestimento con un percorso archeologico che parte dal pretorio romano e sale attraverso gli strati medievali e sabaudi dell'edificio, e ospita una mostra permanente sul clima curata dal meteorologo Luca Mercalli.[10] Il Comune promuove l'area archeologica, il vicino parco naturale Orsiera Rocciavrè e il passaggio della Via Francigena.[11]

La valle, lunga una settantina di chilometri, resta un corridoio decisivo fra Italia e Francia, con impianti per il turismo invernale e industrie,[1] ed è attraversata dal progetto della linea ad alta velocità Torino-Lione, che prevede una stazione internazionale nella piana di Susa.[12] Nel 2005, dopo gli scontri di Venaus, a pochi chilometri dalla città, il governo ritirò temporaneamente il progetto e aprì un Osservatorio con gli enti locali; la contestazione del Movimento No TAV dura dal 1995 e ha segnato l'identità di una valle di quasi centomila abitanti.[2] Susa è anche una partenza per il grande ciclismo: il 26 maggio 2018 ne partì la ventesima tappa del Giro d'Italia, diretta a Cervinia, l'ultima davvero decisiva di quell'edizione.[13]

Pagine che rimandano qui

La marcia dell'Unione Montana Valle Susa contro la tratta Avigliana-Orbassano (ottobre 2026)

Il 2 ottobre 2026 l'Unione Montana Valle Susa ha indetto per sabato 3 ottobre la marcia popolare «Fermiamo insieme l'Avigliana-Orbassano» contro il progetto della tratta ferroviaria Avigliana-Orbassano, con percorso da piazza XXV Aprile a Sant'Ambrogio di Torino a piazza del Popolo ad Avigliana.

Articoli collegati: Marcia «Fermiamo insieme l'Avigliana-Orbassano» del 3 ottobre 2026, Movimento No TAV, Torino-Lione, Unione Montana Valle Susa, Val di Susa

Cronologia

  • — A Susa una ragazza cade dal ponte tra via Mazzini e piazza IV Novembre nella Dora Riparia; recuperata dai soccorritori, viene trasportata in elisoccorso all'ospedale CTO di Torino, mentre i carabinieri accertano le cause dell'accaduto. → TorinoToday CronacaQui Torino

Fonti

  1. Treccani
  2. Il Post — 3 ottobre 2024
  3. Città di Susa - Visita Susa
  4. Città di Susa - Visita Susa
  5. Città di Susa - Visita Susa
  6. Treccani - Enciclopedia Italiana
  7. Città di Susa - Visita Susa
  8. Città di Susa - Visita Susa
  9. Città di Susa - Visita Susa
  10. Città di Susa - Visita Susa
  11. Città di Susa
  12. TELT - Tunnel Euralpin Lyon Turin — 15 aprile 2022
  13. Il Post — 26 maggio 2018
  14. TorinoOggi — 2 ottobre 2026
  15. TorinoToday — 2 ottobre 2026
  16. Quotidiano Piemontese — 2 ottobre 2026

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