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Val di Susa

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di TorinoOggi
Dalla pubblicazione di TorinoOggi, 2026-09-18

La Val di Susa (o Valle di Susa, Valsusa) è la grande valle delle Alpi Occidentali percorsa dalla Dora Riparia: si allunga per circa settanta chilometri dal colle del Monginevro fino allo sbocco nella pianura a ovest di Torino. Fin dall'età romana è una delle porte principali tra il Piemonte e la Francia: la percorrono la strada del Monginevro, la via del Moncenisio e la ferrovia del Fréjus, ed è il tracciato scelto per la nuova linea Torino-Lione.[1] Per questo la sua storia è insieme storia di passaggi, di fortezze, di abbazie e, negli ultimi trent'anni, di un conflitto politico che ha avuto eco nazionale.

Geografia

Il centro storico della valle è Susa, a 503 metri di quota sulle due sponde della Dora e del torrente Cenischia, a 53 chilometri da Torino. Proprio a Susa la strada si biforca: un ramo sale al Moncenisio, 28 chilometri più in alto, l'altro raggiunge il Monginevro dopo 42 chilometri.[2] La bassa valle scende verso Avigliana e i suoi laghi; l'alta valle, oltre Susa, sale verso Oulx, Cesana e Bardonecchia ed è terra di stazioni sciistiche. Una parte del territorio è protetta dai parchi delle Alpi Cozie, che hanno sede a Salbertrand: il Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand, l'Orsiera-Rocciavrè, i Laghi di Avigliana e le riserve degli orridi di Foresto e di Chianocco.[3]

Da Segusio all'età medievale

L'antica Segusio fu capitale del regno che prese il nome del re Cozio e poi municipio romano. Il segno più noto di quell'epoca è l'arco a un solo fornice che Cozio fece erigere in onore di Augusto nel 9 a.C.; a Susa restano anche i resti di un anfiteatro del II secolo. Nel 1046, con il matrimonio tra Adelaide e Oddone, Susa entrò nei domini dei conti di Savoia; nel 1173 Federico Barbarossa diede alle fiamme Susa.[1] Tra il 1536 e il 1559 la città rimase sotto dominio francese.[2]

Lungo la valle sorsero due dei più antichi centri monastici del Piemonte. L'abbazia di Novalesa, ai piedi del Moncenisio, fu fondata nel 726 dal franco Abbone; le scorrerie saracene la svuotarono per un secolo e distrussero la sua biblioteca, e la sua storia è raccontata dal Chronicon Novalicense, scritto nella prima metà dell'XI secolo. Le carte superstiti del monastero sono conservate nell'Archivio di Stato di Torino.[4] All'imbocco della valle, sul monte Pirchiriano, la Sacra di San Michele fu ampliata tra il 983 e il 987 da Ugo di Montboissier; quasi distrutta dai francesi nel 1629, divenne luogo di sepoltura di membri di Casa Savoia ed è affidata ai rosminiani dal 1836.[5]

L'alta valle e gli Escartons

Per secoli la valle ebbe due storie diverse. L'alta valle, da Cesana a Bardonecchia e oltre, apparteneva al Delfinato: nel 1343 la Grande Charte del delfino Umberto II, pagata dalle comunità di montagna dodicimila fiorini d'oro, creò la federazione degli Escartons, cinque cantoni con ampia autonomia fiscale e amministrativa, tra i quali quello di Oulx. L'autonomia durò fino al trattato di Utrecht, nei primi anni del Settecento, quando quelle terre passarono ai Savoia. L'identità linguistica occitana dell'alta valle è sopravvissuta al cambio di sovranità ed è coltivata ancora oggi con feste e iniziative sulla musica tradizionale.[6]

Il traforo del Fréjus

Nell'Ottocento la valle diventò la via del primo grande traforo alpino. Il progetto presentato a Cavour da Germano Sommeiller insieme a Severino Grattoni e Sebastiano Grandis fu approvato dal Parlamento del Regno di Sardegna il 29 giugno 1857, e i lavori cominciarono nell'ottobre dello stesso anno. L'Enciclopedia Italiana del 1932 lo ricordava così:

«il piccolo regno di Sardegna, solo, iniziò l'ottobre dello stesso anno quel lavoro immane»

Enciclopedia Italiana, voce «Fréjus», 1932

Si prevedevano venticinque anni di scavo; ne bastarono meno di tredici, grazie al terreno favorevole e alle perforatrici inventate dallo stesso Sommeiller. La galleria, lunga 12.819 metri tra i portali, univa Bardonecchia a Modane, sul versante francese; la linea fu inaugurata nel 1871.[7]

Le Olimpiadi del 2006

Con le Olimpiadi invernali di Torino 2006 l'alta valle ospitò una parte delle gare: a Cesana Torinese fu costruita la pista di bob di Pariol, costata 110 milioni di euro e ferma dal 2011; a Sauze d'Oulx si disputarono gare di sci alpino e lo stadio del freestyle è stato sostituito da un centro sportivo; a Bardonecchia il villaggio olimpico è diventato un albergo. Daniele Donati, direttore generale di Parcolimpico, ha spiegato a Il Post: «La questione principale è che tutti questi impianti, ma anche gli hotel, sono stati concepiti per durare due settimane, prevedevano un'accensione totale e uno spegnimento totale».[8]

La Torino-Lione e il movimento No TAV

La valle è attraversata dalla sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, 270 chilometri complessivi, il cui cuore è il tunnel di base del Moncenisio: due canne di 57,5 chilometri ciascuna, destinate a formare la galleria ferroviaria più lunga del mondo. A Chiomonte il promotore pubblico TELT ha aperto un centro visitatori dedicato a Mario Virano.[9] Nel settembre 2026 risultavano scavati 49,5 dei 164 chilometri di gallerie previsti.[10]

Contro l'opera è nato il Movimento No TAV. La prima manifestazione risale al 2 marzo 1995; nel 2005, a Venaus, i valligiani rioccuparono il cantiere aperto nella notte dalle forze dell'ordine. Nel 2012 un articolo di Marco Imarisio sul Corriere della Sera, ripreso da Il Post, descriveva un movimento composto da abitanti della valle, da autonomi dei centri sociali torinesi come Askatasuna e da gruppi anarchici.[11] Le proteste sono proseguite: il 26 luglio 2025, dopo un corteo partito da Venaus, alcune centinaia di manifestanti occuparono un tratto dell'autostrada A32 e attaccarono le recinzioni dei cantieri di Chiomonte, San Didero e Traduerivi.[12]

Una frontiera di oggi

La via del Monginevro, da Claviere verso Briançon oltre i duemila metri, è anche una delle rotte dei migranti che dall'Italia cercano di raggiungere la Francia. A Oulx dal 2018 la fondazione cattolica Talità Kum gestisce il rifugio Fraternità Massi, sostenuto da associazioni come Rainbow for Africa e la diaconia valdese; nel primo semestre 2026 vi sono arrivate 4.279 persone, mentre la polizia francese ne ha respinte 1.373. Nell'estate 2026 la struttura ha annunciato la chiusura per mancanza di fondi, e Federica Tarenghi di Rainbow for Africa ha avvertito: «Dall'1 settembre diventa tutto molto più critico perché le persone non avranno un posto dove dormire».[13]

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Cronologia

  • — I carabinieri del Nucleo investigativo di Torino arrestano all'alba un uomo di 59 anni in bassa Val di Susa, al termine delle indagini dell'operazione «Asmodeo», con le accuse di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato, legate a corsi di yoga, meditazione e difesa personale che avrebbe usato per avvicinare persone vulnerabili. → TorinoOggi Quotidiano Piemontese

Articoli collegati: Askatasuna, Bardonecchia, Movimento No TAV, Operazione «Asmodeo»: arresto in Val di Susa per corsi di yoga usati come esca (ottobre 2026), Susa, Torino-Lione

Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani - Enciclopedia Italiana
  3. Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie
  4. Treccani
  5. Treccani
  6. La Gendanews — 17 maggio 2026
  7. Treccani - Enciclopedia Italiana
  8. Il Post — 28 marzo 2024
  9. TELT
  10. TELT
  11. Il Post — 3 marzo 2012
  12. Il Post — 26 luglio 2025
  13. Il Post — 24 agosto 2026
  14. TorinoOggi — 1 ottobre 2026
  15. Quotidiano Piemontese — 1 ottobre 2026
  16. la Repubblica Torino — 1 ottobre 2026

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