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Sacra di San Michele

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Città e Cattedrali (Regione Piemonte - Conferenza Episcopale Piemontese)
Dalla pubblicazione di Città e Cattedrali (Regione Piemonte - Conferenza Episcopale Piemontese)

La Sacra di San Michele è un complesso abbaziale costruito sulla vetta del monte Pirchiriano, a 962 metri di quota, all'imbocco della Val di Susa, una quarantina di chilometri a ovest di Torino[1]. Nato come monastero benedettino fortificato alla fine del X secolo, è stato uno dei centri monastici benedettini più importanti d'Europa[2] e, grazie alla sua posizione lungo la via Francigena, un'importante meta di pellegrinaggio[3]. Nel 1994 il Consiglio regionale lo ha proclamato per legge monumento simbolo del Piemonte[1].

Le origini sul Pirchiriano

Sulla cima esisteva già un piccolo tempio dedicato all'arcangelo Michele dai Longobardi, che nel X secolo fu ricostruito dal vescovo Giovanni Vincenzo[4]. La fondazione del monastero vero e proprio si colloca tra il 983 e il 987[3][2]. Alla nascita della comunità concorsero figure diverse: il marchese, il vescovo di Torino, un gruppo di nobili pellegrini venuti dall'Alvernia guidati da Ugo di Montboissier, lo stesso Giovanni Vincenzo e gli eremiti del vicino monte Caprasio[2]. La prefazione a un volume pubblicato dalla Regione Piemonte nel 1995 lo riassume così: «Il Piemonte fu ai tempi della costruzione della Sacra luogo di transito e confine»[1].

L'abbazia benedettina e i suoi possessi

L'abbazia conobbe il suo periodo di fioritura fino al XII secolo[4]. San Michele della Chiusa, come la chiamano le fonti medievali, accumulò beni e dipendenze ben oltre le Alpi: intorno al 1090 i conti di Ginevra le donarono la valle di Chamonix, all'inizio del XII secolo ricevette il priorato di Port-Valais e dal 1163 al 1536 ebbe alle sue dipendenze il priorato di Burier, sul lago di Ginevra[3].

La decadenza cominciò nel Trecento, quando l'abbazia perse l'autonomia e fu ridotta a commenda: secondo la Treccani nel 1379[4], secondo il Dizionario storico della Svizzera nel 1381, quando l'antipapa Clemente VII la affidò ad Amedeo VI di Savoia[3]. Da allora gli abati commendatari furono spesso prelati legati alla corte sabauda, come Guillaume de Challant (abate dal 1390) e Guillaume de Varax (dal 1446), entrambi poi vescovi di Losanna[3]. I benedettini lasciarono il monastero nel 1622[2], e pochi anni dopo, nel 1629, il complesso fu quasi distrutto dai Francesi[4]. La soppressione formale arrivò all'inizio dell'Ottocento: nel 1803 per decisione di papa Pio VII secondo il Dizionario storico della Svizzera[3], nel 1802 per atto del governo francese secondo la scheda di Città e Cattedrali[2].

Carlo Alberto, i Rosminiani e le tombe sabaude

Dopo tre decenni di abbandono, nel 1836 re Carlo Alberto affidò la Sacra ai Padri Rosminiani, l'Istituto della Carità fondato da Antonio Rosmini, che la custodiscono ancora oggi[1][2]. Il sovrano volle che l'abbazia ospitasse anche le spoglie di alcuni membri di casa Savoia: i sarcofagi in pietra, traslati in quegli anni, sono allineati lungo i lati della chiesa[2][1]. Nel XIX secolo la Sacra divenne così anche sepolcreto dinastico[4]. La chiesa subì danni per un terremoto nel 1885 e fu restaurata nel 1937[4].

Lo Scalone dei Morti e la Porta dello Zodiaco

La salita al monastero è essa stessa un percorso architettonico. Si incontra prima il Sepolcro dei Monaci, un piccolo edificio a croce greca con quattro nicchie circolari dell'inizio dell'XI secolo, poi la Porta di Ferro, una torre bassa un tempo raggiungibile con un ponte levatoio[2]. Da qui parte lo Scalone dei Morti: 243 gradini ricavati nella roccia[1], lungo i quali un tempo nicchie laterali custodivano gli scheletri dei monaci[2]. In cima si apre il Portale dello Zodiaco, scolpito tra il 1128 e il 1130 e firmato dal Maestro Nicolao, con la collaborazione di Pietro da Lione[2]. La facciata che sale dal basso raggiunge 41 metri d'altezza[1].

La chiesa, costruita in due fasi a partire dal XII secolo, unisce parti romaniche e parti gotiche con pilastri a fascio[2]; ha tre absidi, la centrale trilobata con una galleria esterna ad archetti, e una cripta con tre cappelle[4]. Tra le opere conservate ci sono la Deposizione affrescata nel 1505 da Secondo del Bosco, il trittico della Vergine di Defendente Ferrari e la tela di San Michele dipinta da Antonio Maria Viani nel 1633[2]. L'abside è orientata in modo da ricevere l'alba del 29 settembre, giorno della festa di San Michele[2].

Leggende e letteratura

La montagna ha una sua leggenda, quella della «Bell'Alda», raccontata da Massimo d'Azeglio: una fanciulla, per sfuggire ai soldati, si sarebbe gettata dalla torre più alta invocando la Madonna e sarebbe stata salvata dagli angeli; tentato di nuovo il salto, sarebbe morta sulle rocce[1]. Anche Alessandro Manzoni si riferì a questi luoghi per un canto dell'Adelchi[1]. Nel Novecento la Sacra è stata indicata tra i modelli dell'abbazia de Il nome della rosa, il romanzo di Umberto Eco uscito nel 1980, portato al cinema nel 1986 con Sean Connery[1].

Da Giovanni Paolo II all'incendio del 2018

Il 14 luglio 1991 papa Giovanni Paolo II salì al Pirchiriano durante la visita alla diocesi di Susa. Nel discorso pronunciato nell'abbazia disse:

«Il nostro mondo inquieto, preso spesso dalla fretta e frastornato dai rumori, ha bisogno di luoghi privilegiati come questo»

Giovanni Paolo II, discorso alla Sacra di San Michele, 14 luglio 1991

Il testo del discorso è pubblicato dalla Santa Sede[5].

La sera del 24 gennaio 2018 un incendio scoppiò nel tetto del convento, dove erano in corso lavori di restauro; sul posto intervennero diverse squadre dei vigili del fuoco, con la Croce Rossa e i carabinieri di Avigliana, e i pompieri indicarono come prima ipotesi un cortocircuito[6]. Le fiamme interessarono circa 180 metri quadrati di copertura; i tre padri rosminiani presenti rimasero illesi e il convento fu chiuso al pubblico fino alla verifica della stabilità[7]. «Alcuni documenti, tra i quali il diario della Sacra e i registri economici sono probabilmente andati perduti», spiegò il giorno dopo padre Camillo Modesto Temon[7]. All'epoca l'abbazia accoglieva circa centomila visitatori l'anno[6].

Simbolo della Regione

La legge regionale n. 68 del 21 dicembre 1994 ha riconosciuto la Sacra come «monumento simbolo del Piemonte»[1]. Nel 2020, cinquantesimo anniversario della Regione Piemonte, il Consiglio regionale le ha dedicato una pubblicazione; il presidente Stefano Allasia vi scriveva che un simbolo di questo genere «può diventare – nell'anno del 50° anniversario della nascita della Regione Piemonte – un mezzo per sentirci più uniti»[1]. Il complesso fa parte del territorio della Città metropolitana di Torino ed è rimasto affidato ai Rosminiani, che ne curano il culto e le visite[1].

Richiesta di sospensione del fascio di luce per il rischio agli animali notturni (settembre 2026)

Nel settembre 2026 Elena Patriarca, esperta della Stazione Teriologica Piemontese del Museo Civico di Torino, chiede formalmente la sospensione del fascio di luce ad alta intensità proiettato per cinque chilometri nel cielo notturno sopra la Sacra di San Michele, in val di Susa, installato come richiamo simbolico alla spada dell'arcangelo Michele. Secondo la segnalazione, il raggio luminoso rischia di attrarre e disorientare falene e uccelli migratori notturni, con pericolo di morte per gli esemplari.

Appello della Stazione Teriologica Piemontese contro il fascio di luce (settembre 2026)

La Stazione Teriologica non ha fornito dati quantitativi o misurazioni dirette sull'impatto dell'installazione, e al momento non risultano repliche da parte dell'ente gestore del monumento.1

Cronologia

  • — La Stazione Teriologica Piemontese chiede la sospensione del fascio di luce installato alla Sacra di San Michele, segnalando il rischio di attrazione e morte per falene e uccelli migratori notturni. → CronacaQui Torino
  • — La Sacra di San Michele diventa pienamente accessibile grazie a un nuovo ascensore scavato nella roccia del Monastero Vecchio, realizzato con un investimento di 400mila euro sostenuto dalla Fondazione Crt. ANSA Piemonte

Articoli collegati: Appello contro il fascio di luce alla Sacra di San Michele, Elena Patriarca, Richiesta di sospensione del fascio di luce alla Sacra di San Michele, Stazione Teriologica Piemontese, Val di Susa

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Fonti

  1. Consiglio regionale del Piemonte
  2. Città e Cattedrali (Regione Piemonte - Conferenza Episcopale Piemontese)
  3. Dizionario storico della Svizzera (DSS)
  4. Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  5. Santa Sede — 14 luglio 1991
  6. ANSA — 24 gennaio 2018
  7. AGI — 25 gennaio 2018
  8. CronacaQui Torino — 19 settembre 2026

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