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Appello contro il fascio di luce alla Sacra di San Michele

Aggiornato il 3 ottobre 2026

Nel settembre 2026 la Stazione Teriologica Piemontese, con sede presso il Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola, chiede formalmente la sospensione di un raggio luminoso ad alta intensità proiettato per cinque chilometri nel cielo notturno sopra la Val di Susa. L'installazione, collocata presso la Sacra di San Michele, è pensata come richiamo simbolico alla leggendaria spada dell'Arcangelo Michele.[1]

La segnalazione

A sollevare la questione è Elena Patriarca, esperta della Stazione Teriologica Piemontese, che diffonde un intervento a mezzo stampa concentrato non sul significato simbolico dell'opera ma sulle sue possibili ripercussioni per l'ecosistema locale. Secondo la ricercatrice, il fascio di luce potrebbe deviare le rotte di falene e altri insetti notturni in migrazione, attraendoli verso la fonte luminosa e esponendoli al rischio di morte per ustione o intrappolamento.[1]

Le motivazioni scientifiche

Il testo richiama la letteratura scientifica sulla contrazione globale delle popolazioni di insetti, fondamentale per l'impollinazione e per la catena alimentare, citando in particolare lo studio "Predicting a global insect apocalypse" di Cardoso e Leather del 2019. Viene inoltre osservato che il mese di settembre coincide con la fase di migrazione notturna di diverse specie di uccelli, che potrebbero essere disorientate dai fasci di luce ad alta intensità.[1]

Il quadro normativo e le reazioni

Nell'intervento si richiama inoltre la potenziale difformità della proiezione rispetto alle leggi in materia di contenimento dell'inquinamento luminoso e di protezione della fauna selvatica. Il documento della Stazione Teriologica non riporta tuttavia dati quantitativi o misurazioni dirette effettuate sul campo durante l'accensione del fascio. Al momento della diffusione dell'appello non risultano repliche o valutazioni tecniche da parte dell'ente gestore del monumento o delle autorità competenti, e la controversia resta aperta in attesa di eventuali approfondimenti sull'effettivo impatto ambientale dell'installazione.[1]

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Fonti

  1. CronacaQui Torino — 19 settembre 2026

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