Umberto Eco

Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) è stato uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento: semiologo, filosofo, saggista, editore e romanziere di fama mondiale con Il nome della rosa. Piemontese di nascita, compì a Torino gli studi universitari che ne decisero il percorso: all'Università si laureò in estetica con Luigi Pareyson.[1][2]
Da Alessandria a Torino
Nacque ad Alessandria, dove il padre lavorava in una ferramenta.[3] Al liceo cittadino ebbe un insegnante, Giacomo Marino, che gli trasmise interessi larghissimi, dalla storia alla musica alla psicoanalisi.[2] Dagli anni del liceo Plana vengono anche alcuni disegni giovanili rimasti inediti fino al 2016, quando furono esposti a Torino nella rassegna Portici di Carta.[4]
All'Università di Torino incontrò maestri come Augusto Guzzo, Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio e Carlo Mazzantini.[2] Abitava nella sezione Valentino del Collegio universitario Einaudi, in via Galliari 30, un edificio razionalista costruito nel 1936 su progetto di Ferruccio Grassi, tra i primi in Italia pensati apposta come residenza per studenti; nell'elenco degli ex alunni illustri il collegio lo ricorda accanto a Claudio Magris.[5] Nella memoria cittadina è associato ai cosiddetti «ragazzi di via Po», la generazione di studenti e scrittori cresciuta tra i portici del centro.[4]
Il giovane cattolico e la tesi su san Tommaso
Nei primi anni Cinquanta fu un dirigente della gioventù studentesca cattolica e militante della Giac, la Gioventù italiana di Azione cattolica. Gianni Vattimo, che lo conobbe in quegli ambienti, ha ricordato così le sue idee di allora:[6]
«sosteneva chiaramente che Dio non può che essere di sinistra, perché è di sinistra la creazione, contro l'inerzia della ripetitività e della conservazione.»
Nel 1954 lasciò l'Azione cattolica in polemica con l'appoggio di Pio XII al presidente Luigi Gedda, che spingeva l'organizzazione a destra.[2] Nello stesso anno si laureò in filosofia con Pareyson, docente di estetica, con una tesi sul problema estetico in Tommaso d'Aquino, pubblicata come libro nel 1956.[1][2] Proprio lo studio di san Tommaso, raccontò lui stesso in età matura, lo aiutò a liberarsi dalla fede religiosa.[6]
Rai, Bompiani e l'avanguardia
Alla fine del 1954 si trasferì a Milano per lavorare ai programmi culturali della televisione appena nata; frequentò lo Studio di fonologia musicale di Luciano Berio e Bruno Maderna.[2] Dalla fine degli anni Cinquanta lavorò alla casa editrice Bompiani, di cui fu condirettore fino al 1975, e contribuì alla nascita del Gruppo 63, la neoavanguardia letteraria.[3][7] Seguirono i saggi che lo resero noto: Opera aperta (1962), la Fenomenologia di Mike Bongiorno e il Diario minimo (1963), Apocalittici e integrati (1964).[7] Il suo metodo non escludeva nulla: nel 2002 disse che «Mickey Mouse può essere perfetto, nel senso in cui lo è l'haiku giapponese».[1]
Alcune voci che scrisse all'inizio degli anni Ottanta per l'Enciclopedia pubblicata da Einaudi, la casa editrice torinese, confluirono poi in Semiotica e filosofia del linguaggio (1984).[2]
Bologna e la semiotica
Nel 1971 entrò nel nuovo corso di laurea DAMS dell'Università di Bologna e nel 1975 vinse la cattedra di semiotica; nel 2000 fondò e presiedette la Scuola superiore di studi umanistici, lasciò l'insegnamento nel 2007 e divenne professore emerito nel 2008.[8] Nel 1975 uscì anche il Trattato di semiotica generale, che introduceva il concetto di enciclopedia e privilegiava le teorie di Charles S. Peirce.[2] Della sua disciplina diede una definizione rimasta celebre: «la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire».[9] Ricevette una quarantina di lauree honoris causa.[8]
I romanzi e il Piemonte
Il nome della rosa (1980), giallo filosofico ambientato in un'abbazia medievale, fu tradotto in oltre quaranta lingue.[2] Seguì Il pendolo di Foucault (1988), romanzo sul complottismo esoterico che si chiude in Piemonte, nella casa dello zio del personaggio di Belbo, in una località mai nominata.[10]
Il Piemonte torna in Baudolino (2000): il protagonista vive da giovane nella campagna presso Marengo, più o meno dove nel 1168 sarebbe sorta Alessandria, e viene adottato da Federico Barbarossa.[11] E Torino è la città d'origine di Simone Simonini, il falsario del Cimitero di Praga (2010), figlio di padre torinese, che proprio a Torino si laurea in legge e impara a falsificare documenti nello studio di un notaio.[12] L'ultimo romanzo, Numero zero, uscì nel 2015.[2]
Ultimi anni e memoria
Nell'ottobre 2015 fu tra i fondatori della casa editrice La nave di Teseo.[3] Morì nella sua casa di Milano nella notte del 19 febbraio 2016, a 84 anni, e fu salutato con un rito civile.[1][3] Nel testamento chiese che per dieci anni non si organizzassero convegni su di lui.[9] Nel 2021 la sua biblioteca personale di circa 44.000 volumi e il suo archivio sono passati all'Università di Bologna.[8]
Torino lo ha ricordato nell'ottobre 2016 con la decima edizione di Portici di Carta, che gli dedicò il programma «Umberto Eco, gli anni torinesi»: letture, passeggiate nei luoghi della sua giovinezza e incontri con amici e testimoni come Furio Colombo e Gianni Vattimo.[4]
Pagine che rimandano qui
- Adriano Olivetti
- Alessandria
- Biblioteca civica centrale
- Bicerin
- Gianni Vattimo
- Norberto Bobbio
- Presentazione del progetto Vale a Torino
- Sacra di San Michele
- Stefano Lo Russo
- Università degli Studi di Torino
- VALE
Fonti
- Radio Popolare — 20 febbraio 2016
- Fondazione Umberto Eco
- Il Post — 20 febbraio 2016
- Gravità Zero
- FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano
- MicroMega — 22 febbraio 2016
- Treccani
- Università di Bologna
- Il Post — 19 febbraio 2026
- Letture.org
- La nave di Teseo
- ThrillerMagazine — 10 novembre 2010