Archivio · Cronaca · Memoria Anteprima Torino, Italia

Beppe Fenoglio

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Post
Dalla pubblicazione di Il Post, 2014-11-02

Beppe Fenoglio (Giuseppe Fenoglio; Alba, 1º marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963) è stato uno scrittore italiano, autore dei romanzi e dei racconti più crudi e meno retorici sulla Resistenza nelle Langhe. Visse quasi tutta la vita ad Alba, ma il suo destino letterario passò per Torino: fu studente di lettere nell'ateneo torinese, esordì con la casa editrice Einaudi e morì all'ospedale delle Molinette, pochi anni prima che le opere uscite postume, a cominciare da Il partigiano Johnny, ne facessero uno dei classici del Novecento.[1][2]

Alba e la scoperta dell'inglese

Figlio del macellaio Amilcare Fenoglio e di Margherita Faccenda, crebbe ad Alba e passò le estati presso parenti a San Benedetto Belbo e a Murazzano, nell'alta Langa che sarebbe diventata il paesaggio dei suoi libri.[1][2] Al ginnasio l'insegnante Maria Lucia Marchiaro lo avviò allo studio dell'inglese; al liceo ebbe come professori il filosofo Pietro Chiodi e Leonardo Cocito, docente di italiano e antifascista, e strinse un'amicizia duratura con don Natale Bussi.[2] La passione per i poeti e i prosatori inglesi divenne per lui un modo di guardare altrove: la civiltà anglosassone, secondo il profilo del suo editore, era un antidoto alla meschinità del fascismo di provincia.[3]

Nel 1940 si iscrisse alla facoltà di lettere dell'Università di Torino, ma la frequentò in modo saltuario e sostenne pochi esami; nel 1943 la guerra interruppe gli studi.[1][2] Chiamato alle armi nel gennaio 1943, frequentò il corso allievi ufficiali prima a Ceva e poi a Pietralata, a Roma, l'esperienza che avrebbe raccontato in Primavera di bellezza.[1][3]

Partigiano nelle Langhe

Dopo l'8 settembre 1943 tornò ad Alba e scelse la guerriglia. Prese parte all'assalto alla caserma dei carabinieri di Alba nel dicembre 1943 ed entrò in una brigata comunista attiva tra Murazzano e Mombarcaro; dopo la sconfitta di Carrù, nel marzo 1944, rientrò in città e a settembre riprese la lotta con gli «azzurri», le formazioni autonome di orientamento badogliano delle Langhe meridionali.[1][2] Il 10 ottobre 1944 fu tra i partigiani che liberarono Alba, tenuta per ventitré giorni fino alla riconquista da parte della Repubblica Sociale il 2 novembre.[1][4] Tra marzo e maggio 1945 fece da ufficiale di collegamento presso la missione inglese nel Monferrato, nel Vercellese e in Lomellina.[2]

Da quella breve stagione nacque l'attacco più celebre della letteratura resistenziale, la prima frase dei Ventitre giorni della città di Alba:[4]

«Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944»

Beppe Fenoglio, I ventitre giorni della città di Alba, 1952

Il procuratore che scriveva

Dal 1947 lavorò per l'azienda vinicola albese Figli di Antonio Marenco, dove curava la corrispondenza con l'estero e arrivò al ruolo di procuratore: un impiego poco gravoso che gli lasciava il tempo per scrivere.[1][2][3] Esordì nel novembre 1949 con il racconto Il trucco, uscito su «Pesci rossi», il bollettino editoriale di Bompiani, sotto lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamonti.[1]

A Torino i suoi manoscritti arrivarono sul tavolo dei lettori di Einaudi: Italo Calvino e Natalia Ginzburg li giudicarono positivamente, mentre Elio Vittorini non sostenne la pubblicazione del romanzo La paga del sabato.[1] Fu proprio Vittorini, però, ad accogliere nel 1952 nella collana «I gettoni» I ventitre giorni della città di Alba, dodici racconti sui partigiani che segnarono l'esordio vero; nel 1954 seguì il romanzo breve La malora, storia di miseria contadina nelle Langhe.[1][5] Nel 1958, grazie ai contatti con Livio Garzanti, passò all'editore milanese, che l'anno dopo pubblicò Primavera di bellezza, premiato nel 1960 al Premio Prato; nel 1962 il racconto Il mio amore è Paco vinse il Premio Alpi Apuane.[1]

La critica lo ha accostato a Cesare Pavese, a Hemingway e a Dos Passos.[5] Rispetto alla cronaca ottimista del neorealismo, la sua Resistenza è fatta di contrasti netti, di una vita ridotta all'essenziale, e la sua lettura della guerra partigiana è disincantata.[6]

La malattia e la morte a Torino

Nel marzo 1960 sposò Luciana Bombardi.[2] Due anni dopo si ammalò di un tumore ai bronchi e fu ricoverato alle Molinette di Torino, dove morì nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963, a quarant'anni.[1][7] Nel taccuino con cui comunicava con i familiari lasciò disposizioni precise per le esequie: un «funerale civile, di ultimo grado, domenica mattina, senza soste, fiori e discorsi».[1] Il suo editore ricorda che affrontò la malattia con ferma compostezza.[3]

I libri postumi

La parte più nota dell'opera uscì dopo la morte. Nel 1963 Garzanti pubblicò Un giorno di fuoco, che conteneva anche il romanzo breve Una questione privata: la storia del partigiano Milton che, in piena guerra, cerca la verità sul rapporto tra la ragazza che ama, Fulvia, e l'amico Giorgio.[1][7] Italo Calvino, nella prefazione del 1964 alla nuova edizione del Sentiero dei nidi di ragno, scrisse che in quel libro «c'è la Resistenza proprio com'era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta».[1]

Nel 1968 Einaudi pubblicò a Torino Il partigiano Johnny, a cura di Lorenzo Mondo, rimasto incompiuto: è il suo libro più noto.[1][3][5] Seguirono La paga del sabato (1969), Un Fenoglio alla prima guerra mondiale (1973), i Racconti partigiani (1976) e, nel 1978, l'edizione critica delle Opere in tre volumi diretta da Maria Corti, con molti inediti; gli Appunti partigiani 1944-1945 sono usciti nel 1994.[1][6] Da allora Einaudi tiene in catalogo romanzi, racconti e lettere.[3]

La memoria ad Alba

Ad Alba, in piazza Rossetti 2, ha sede il Centro Studi Beppe Fenoglio, che conserva una biblioteca di oltre 1.400 volumi e l'archivio dedicato allo scrittore, organizza percorsi per le scuole sul tema «Fenoglio e la Resistenza» e collabora con il Comune alle celebrazioni della Liberazione cittadina.[8][9] L'attacco dei Ventitre giorni è entrato anche nella musica: lo riprende il primo verso della canzone Linea Gotica dei CSI.[4]

Pagine che rimandano qui

Articoli collegati: Alba, Langhe

Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  2. Centro Studi Beppe Fenoglio
  3. Giulio Einaudi editore
  4. Il Post — 2 novembre 2014
  5. Encyclopaedia Britannica
  6. Treccani – Enciclopedia
  7. Il Post — 18 febbraio 2023
  8. Centro Studi Beppe Fenoglio
  9. Centro Studi Beppe Fenoglio

Categorie

Segnalate un errore.