Langhe
Le Langhe sono una regione collinare del Piemonte meridionale: a nord e a ovest le chiude la valle del Tanaro, a est quella della Bormida, a sud lo spartiacque che separa il Piemonte dalla Liguria.[1] Sono la terra del Barolo e del Barbaresco, del tartufo bianco e delle nocciole, ma anche il paesaggio di due scrittori che hanno segnato il Novecento italiano, Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Dal 22 giugno 2014, insieme al Roero e al Monferrato, i loro vigneti sono patrimonio mondiale dell'UNESCO.[2][3]
Geografia
Il territorio è un fascio di contrafforti di roccia calcareo-marnosa, inciso da valli parallele a quella del Belbo che corrono da sud verso nord. L'altopiano delle Langhe sta in media intorno ai 650 metri, quasi il doppio dei 350 metri del vicino Monferrato. Le argille, le arenarie e le marne azzurre che compongono le colline si sgretolano facilmente, e molti versanti sono segnati da calanchi; i paesi stanno per lo più in cima ai rilievi, tra resti di castelli e torri medievali.[1]
Il nome di queste colline è entrato anche nel lessico dei geologi: il langhiano è il piano inferiore del Miocene medio, chiamato così proprio dalle Langhe. Dalla zona prende il nome anche una razza ovina locale, la pecora delle Langhe, varietà della bergamasca.[1]
La malora e la guerra
Prima di diventare una delle campagne più ricche d'Italia, le Langhe furono a lungo una terra di lavoro duro e mal pagato. È il mondo raccontato da Fenoglio, nato ad Alba nel 1922, in La malora (1954), romanzo breve sulla durezza dei rapporti di lavoro nelle campagne langarole tra fine Ottocento e inizio Novecento. Dal 1947 Fenoglio lavorò presso la Figli di Antonio Marenco, ditta albese di esportazione di vini, dove arrivò a ruoli dirigenziali e trovò il tempo per scrivere.[4]
Tra il 1943 e il 1945 le colline furono uno dei teatri principali della Resistenza piemontese: Fenoglio combatté con i partigiani nelle Langhe, partecipò nel dicembre 1943 all'assalto alla caserma dei carabinieri di Alba e nel febbraio 1945 allo scontro di Valdivilla.[4] Il 10 ottobre 1944 le formazioni partigiane entrarono ad Alba, prima città dell'alta Italia a liberarsi; il 2 novembre la persero.[5] Quella parentesi divenne un racconto e poi un titolo, I ventitré giorni della città di Alba, che si apre così:
«Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944»
Per quei fatti la città ha ricevuto la medaglia d'oro al valor militare.[5]
Pochi chilometri più a est, nella valle del Belbo, era nato nel 1908 Pavese, a Santo Stefano Belbo, in una cascina dove la famiglia, che viveva a Torino, passava le estati. Proprio a quelle colline lo scrittore tornò con l'ultimo romanzo, La luna e i falò, scritto tra settembre e novembre 1949 e uscito nel 1950: la storia di un uomo che rientra al paese dopo anni lontano.[6]
Tartufo bianco e nocciole
La fama gastronomica delle Langhe nel mondo deve molto a un albergatore di Alba, Giacomo Morra. Nel 1928 rilevò l'Hotel Savona, allora in declino, e alla fine degli anni Venti inventò la fiera del tartufo, puntando sul potere evocativo del tubero. Una pubblicità della fine degli anni Cinquanta vantava oltre centomila scatole di tartufi spedite ogni anno da Alba; nel 1951 Morra ne mandò uno di 2.520 grammi al presidente statunitense Harry Truman, nel 1954 un altro a Marilyn Monroe, e nell'autunno 1960 ospitò in albergo Alfred Hitchcock e la moglie Alma Reville.[7] I prezzi seguono l'annata: prima del Natale 2022, in una stagione di tartufi scarsi, i pezzi oltre i 50 grammi superavano i 6.000 euro al chilo. La concorrenza tra cercatori ha anche un lato oscuro: le Langhe e il Roero sono tra le zone in cui si registrano avvelenamenti di cani da tartufo con bocconi alla metaldeide.[8]
Dalle nocciole delle colline intorno ad Alba nacque invece un'industria. Nel dopoguerra, quando il cacao era caro e raro, i fratelli Pietro e Giovanni Ferrero misero a punto nella pasticceria di famiglia ricette che usavano meno cacao e più nocciole.[9] La Ferrero, fondata da Pietro nel 1946, passò nel 1949 al figlio Michele, sotto la cui guida nel 1964 nacque la Nutella.[10] Nel 2017 Alba è stata riconosciuta dall'UNESCO città creativa per la gastronomia.[9]
Il vino e il riconoscimento UNESCO
Sulle marne delle Langhe si coltivano i vitigni dei grandi rossi piemontesi, a cominciare dal nebbiolo e dalla barbera.[1] Il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, con sede ad Alba e oltre 550 produttori associati, tutela nove denominazioni: le DOCG Barolo, Barbaresco, Dogliani e Diano d'Alba e le DOC Nebbiolo d'Alba, Barbera d'Alba, Dolcetto d'Alba, Verduno e Langhe.[11] Nel 2024 il consorzio ha approvato l'obbligo di imbottigliare Barolo e Barbaresco nella zona di produzione delle uve, perché i disciplinari scritti sessant'anni prima non lo prevedevano; è stata invece respinta la proposta di estendere le vigne ai versanti esposti a nord, pensata per il cambiamento climatico e temuta da una parte dei produttori per i suoi effetti sui prezzi.[12]
La candidatura UNESCO partì nel 2003 per iniziativa della Regione Piemonte; il dossier fu presentato nel 2011 e, dopo la valutazione degli ispettori ICOMOS nel 2013, ripresentato con modifiche.[3] Il primo tentativo era stato bocciato. Anni dopo Roberto Cerrato, alla guida dell'associazione che gestisce il sito, lo raccontò così al Comitato del patrimonio mondiale di Cracovia:
«Ho raccontato mesi difficili, ma molto entusiasmanti in cui abbiamo accettato di ripartire, dopo la bocciatura del primo tentativo»
Il testo è riportato dalla Gazzetta d'Alba.[13] L'iscrizione arrivò a Doha il 22 giugno 2014: i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato furono il cinquantesimo sito italiano della lista e il primo paesaggio culturale del vino in Italia.[3] Il sito copre 10.785 ettari, con una zona cuscinetto di oltre 76.000, ed è riconosciuto per i criteri (iii) e (v): la testimonianza di una cultura del vino viva e l'interazione secolare tra uomo e ambiente; pollini di vite trovati nella zona risalgono al V secolo a.C.[2] Delle sei componenti, tre sono nelle Langhe: la Langa del Barolo, le colline del Barbaresco e il castello di Grinzane legato al nome di Cavour.[2][3] Quel giorno il sindaco di Alba Maurizio Marello dichiarò: «Le Langhe sono patrimonio unico ed eccezionale dell'umanità», mentre il presidente della Regione Sergio Chiamparino parlò di «un punto di partenza e non di arrivo».[14] Secondo i dati diffusi allora, l'area contava circa 2.000 aziende vinicole, 10.000 ettari di vigneto e 66 milioni di bottiglie l'anno, il 60 per cento delle quali destinate all'estero.[14]
Le Langhe oggi
Il successo ha portato ricchezza e anche tensioni. Nel luglio 2024 la polizia di Cuneo, in un'indagine coordinata dalla procura di Asti, documentò aggressioni contro braccianti stranieri nei vigneti tra Farigliano, Neive, Castiglione Tinella e Monforte d'Alba: tre persone furono sottoposte a misure cautelari (due agli arresti domiciliari, una al divieto di esercitare l'attività) con l'accusa di intermediazione illecita, cioè caporalato, e sfruttamento del lavoro, e il procuratore capo di Asti annunciò di voler estendere l'indagine alle aziende vinicole. Secondo gli inquirenti i lavoratori restavano nei filari oltre dieci ore al giorno, con paghe che quasi mai superavano i cinque euro l'ora.[15]
Il legame con Torino passa anche dalle vetrine del vino: dal 2022 la rassegna Grandi Langhe, prima occasione dell'anno per assaggiare le nuove annate di Barolo e Barbaresco, si è trasferita da Alba alle OGR. Per l'edizione 2025 il consorzio ha indicato 300 cantine e 5.000 partecipanti da 30 paesi.[16]
Pagine che rimandano qui
- Agnolotti piemontesi
- Alba
- Alberto Cirio
- Arturo Brachetti
- Asti
- Asti-Cuneo S.p.A.
- ATL del Cuneese
- ATNews
- Bagna càuda
- Barolo (vino)
- Beppe Fenoglio
- Bunet
- Caffarel
- Carlo Petrini
- Casale Monferrato
- Cesare Pavese
- Cioccolato gianduia
- Cuneotrekking
- Ferrero
- Franco Anselma
- Furto di oltre tremila bottiglie di Barolo dalla cantina Conterno e Fantino di Monforte d'Alba (settembre 2026)
- Galleria Subalpina
- Gianduiotto
- Giulio Einaudi
- Giulio Einaudi editore
- La voce di Alba
- Lancia
- Lingua piemontese
- LoveLanghe
- Luigi Einaudi
- Michele Ferrero
- Monferrato
- Nebbiolo
- Nutella
- Partecipazione del Piemonte a Ithic 2026
- Piemonte
- Tajarin
- Vitello tonnato
Articoli collegati: Alba, Asti, Barolo (vino), Ferrero, Monferrato, Nutella
Fonti
- Treccani
- UNESCO World Heritage Centre
- Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Gazzetta d'Alba — 11 ottobre 2024
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Gazzetta d'Alba — 1 ottobre 2013
- Il Post — 24 gennaio 2023
- Ferrero
- Il Post — 14 febbraio 2015
- Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani
- Il Post — 20 giugno 2024
- Gazzetta d'Alba — 5 luglio 2017
- Gazzetta d'Alba — 26 giugno 2014
- Il Post — 11 luglio 2024
- Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani