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Alba

Aggiornato il 26 settembre 2026

Alba è una città della provincia di Cuneo, nel Piemonte meridionale, considerata la capitale delle Langhe. Erede del municipio romano di Alba Pompeia, libero comune nel Medioevo e poi città sabauda, nel Novecento è diventata un nome noto nel mondo per tre ragioni diverse: il tartufo bianco, i ventitré giorni di libertà partigiana del 1944 raccontati da Beppe Fenoglio e l'industria dolciaria Ferrero, che qui è nata e qui ha ancora la sede.

Alba Pompeia e il comune medievale

Il nome della città romana, Alba Pompeia, compare in Plinio e in Tolomeo; secondo l'Enciclopedia Italiana il primo termine è forse di origine ligure. Alba fu municipio romano e diede i natali all'imperatore Publio Elvio Pertinace; dell'epoca restano, fra l'altro, i resti di una porta fortificata e di mura in laterizio.[1]

Dopo il dominio longobardo la città si organizzò in comune: i consoli sono attestati dal 1179, il podestà dal 1194. I secoli seguenti furono segnati dalla rivalità con Asti e da un continuo passaggio di mano: nel 1356 Alba si sottomise al marchese del Monferrato Giovanni II Paleologo, poi fu contesa da Visconti, Francesi e Spagnoli, finché il trattato di Cherasco del 6 aprile 1631 la fece entrare definitivamente nello stato di casa Savoia.[1] Il duomo di San Lorenzo, edificio gotico-lombardo del 1486 interamente ricostruito tra il 1861 e il 1871 dall'architetto Arborio Mella, conserva nel coro stalli quattrocenteschi scolpiti e intarsiati e la tomba del vescovo umanista Marco Girolamo Vida.[1]

I ventitré giorni del 1944

Dal 10 ottobre al 2 novembre 1944 Alba fu in mano ai partigiani: la Gazzetta d'Alba la ricorda come la prima città libera dell'alta Italia, anche se, a differenza dell'Ossola, di Montefiorino o del Monferrato, non diede vita a una repubblica partigiana.[2] Fra i partigiani c'era Beppe Fenoglio, nato ad Alba il 1º marzo 1922, allievo al liceo cittadino di Pietro Chiodi e Leonardo Cocito, salito in collina dopo l'8 settembre 1943.[3] Nel 1952 Fenoglio pubblicò nella collana «Gettoni» diretta da Elio Vittorini presso Einaudi il libro I ventitre giorni della città di Alba, che deve il titolo al racconto dedicato a quella vicenda.[4] Il suo incipit è tra i più citati della letteratura sulla Resistenza:[2]

«Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944.»

Beppe Fenoglio, I ventitre giorni della città di Alba, 1952

Alla città è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare, di cui il 13 novembre 2024 si sono ricordati i settantacinque anni riportandola in municipio; per l'ottantesimo anniversario dei ventitré giorni il Centro studi Beppe Fenoglio ha organizzato cammini sui luoghi del racconto, il 13 ottobre e il 2 novembre.[2] Dal 1947 Fenoglio lavorò come corrispondente estero di una ditta enologica albese, la Marengo; morì a Torino nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963.[3]

Il tartufo bianco e Giacomo Morra

La fama del tartufo bianco d'Alba è in buona parte opera di un albergatore, Giacomo Morra (1889-1963), originario di La Morra. Nel 1928 rilevò l'Hotel Savona, allora in declino, e ne fece il centro di una promozione instancabile; fu lui a inventare la Fiera del tartufo, puntando, scrive la Gazzetta d'Alba, sul mito prima che sulla cronaca.[5] Morra esportava tartufi con il marchio Tartufalba verso New York e Tokyo e regalava gli esemplari migliori a personaggi celebri: nel 1951 un tartufo di 2.520 grammi al presidente statunitense Harry Truman, nel 1954 uno a Marilyn Monroe; nell'autunno 1960 al Savona soggiornò Alfred Hitchcock.[5]

La Fiera internazionale del tartufo bianco d'Alba, organizzata dall'Ente Fiera, nel 2026 giunge alla 96ª edizione e si svolge dal 10 ottobre al 6 dicembre.[6] Nello stesso periodo si corre il Palio degli asini, conteso da nove borghi cittadini; nel 2025 la corsa è tornata in piazza Cagnasso ed è stata vinta dal borgo Brichet.[7] Al tartufo il Comune dedica anche un museo, il MUDET, nel cortile della Maddalena.[8]

La città della Ferrero

Pietro Ferrero aprì nel 1942 un laboratorio di pasticceria in via Rattazzi; il 14 maggio 1946 nacque ufficialmente l'industria, trasferita in via Vivaro per far fronte alla domanda di Pasta Gianduja, un impasto di gianduia. Nel febbraio 1946 i dipendenti erano una cinquantina, l'anno dopo un centinaio. Nel 1964 Michele Ferrero, figlio di Pietro, creò la Nutella; lo stabilimento di Alba è ancora il più grande del gruppo.[9]

Dopo la morte di Michele Ferrero, il 14 febbraio 2015, il 29 settembre dello stesso anno piazza Savona fu intitolata a lui davanti a migliaia di albesi. Il sindaco Maurizio Marello spiegò che non si poteva che dedicargli la piazza più importante della città, «un segno concreto di ringraziamento per l'uomo che più di tutti ha liberato Alba dalla povertà»; il figlio Giovanni rispose: «Alba ci è rimasta fedele durante settanta anni, noi rimarremo fedeli alla città di Alba».[10]

Paesaggio UNESCO e arte contemporanea

Il 22 giugno 2014 a Doha il Comitato del patrimonio mondiale dell'UNESCO iscrisse i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, cinquantesimo sito italiano della lista, che comprende le zone di produzione del Barolo e del Barbaresco e ha fra i vitigni autoctoni dolcetto, barbera, nebbiolo e arneis; alla decisione era presente il sindaco di Alba Maurizio Marello, e l'organizzazione della candidatura era diretta dall'albese Roberto Cerrato.[11]

Il 17 ottobre 2025 il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha proclamato Alba Capitale italiana dell'arte contemporanea per il 2027, preferita a Foligno-Spoleto, Termoli e Pietrasanta con voto unanime della giuria. Il sindaco Alberto Gatto ha dedicato il titolo a Pinot Gallizio: «Questo dossier e questo titolo sono per Pinot Gallizio».[12]

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Cronologia

  • — Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, intervistato sul palco di Alba all'evento de La Stampa, dichiara di non scandalizzarsi se Iveco dovesse convertirsi alla produzione di mezzi militari, in un contesto di crisi del settore automobilistico. → ANSA Piemonte La Stampa

Articoli collegati: Barolo (vino), Beppe Fenoglio, Langhe, Michele Ferrero, Monferrato

Fonti

  1. Treccani – Enciclopedia Italiana
  2. Gazzetta d'Alba
  3. Centro Studi Beppe Fenoglio
  4. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  5. Gazzetta d'Alba
  6. Ente Fiera di Alba
  7. Gazzetta d'Alba — 5 ottobre 2025
  8. Comune di Alba
  9. Ferrero
  10. Gazzetta d'Alba
  11. Gazzetta d'Alba — 22 giugno 2014
  12. Gazzetta d'Alba — 17 ottobre 2025

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