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Michele Ferrero

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di Il Post, 2018-07-08

Michele Ferrero (Dogliani, 1925 – Montecarlo, 14 febbraio 2015) è stato l'imprenditore che trasformò la pasticceria di famiglia ad Alba nel gruppo Ferrero, una delle maggiori industrie dolciarie del mondo. A lui si devono la Nutella, la linea Kinder, i Tic Tac e i Ferrero Rocher; sotto la sua guida la direzione dell'azienda si stabilì sulla collina di Torino, a Pino Torinese, mentre la produzione restava nelle Langhe.[1][2]

Le origini ad Alba

Nato a Dogliani, in provincia di Cuneo, da Pietro Ferrero e Piera Cillario.[1] Nel 1942 il padre aprì un laboratorio in via Rattazzi ad Alba, mentre la madre gestiva il negozio di via Maestra; il 14 maggio 1946 nacque ufficialmente l'industria Ferrero, il cui primo prodotto fu la «Pasta Gianduja o Giandujot», un impasto a base di nocciole avvolto nella carta stagnola.[2] Il nome richiamava la tradizionale maschera di Carnevale, e il panetto si tagliava a fette da spalmare sul pane.[3] Lo zio Giovanni organizzò la rete di vendita con una flotta di camioncini.[2]

Il 2 marzo 1949 Pietro Ferrero morì a 51 anni e la guida passò al fratello Giovanni, alla vedova Piera e a Michele; alla morte dello zio, nel 1957, il controllo dell'azienda passò interamente al nipote.[2] La motivazione con cui nel 1971 Michele fu nominato Cavaliere del Lavoro ricorda che si era trovato alla testa dell'impresa, dopo la scomparsa dei fondatori, quando aveva appena 24 anni.[4]

Dalla Supercrema alla Nutella

La crema spalmabile era già sul mercato dal 1949 con il nome di Supercrema.[5] Michele Ferrero la rielaborò nel 1962 aumentando cacao e burro di cacao, e nel 1964, quando il governo limitò l'uso dei superlativi nella pubblicità, le diede un nome nuovo.[5] Il primo vasetto di Nutella, dall'inglese nut, nocciola, fu prodotto e messo in commercio il 20 aprile 1964 ad Alba, dove la crema si produce ancora oggi.[2][6] Fin dall'inizio Ferrero pensò di venderla fuori dall'Italia.[6]

Oltre che ideatore di prodotti era un appassionato di macchine: andò di persona a Copenaghen ad acquistare un impianto lungo 80 metri. Nello stesso periodo l'azienda arrivò a quasi mille dipendenti e costruì case per chi voleva abitare vicino allo stabilimento, i «Villaggi Ferrero».[2] Nel 1964 gli uffici direzionali trovarono sede definitiva a Pino Torinese, sulle colline intorno al capoluogo piemontese, oggi nella Città metropolitana di Torino.[2]

Un marchio mondiale

L'espansione all'estero cominciò presto: nel 1956 a Stadtallendorf, in Germania, fu aperto il primo stabilimento fuori d'Italia, con il lancio del Mon Chéri; nel 1960 seguirono la Francia, a Villers-Écalles presso Rouen, e l'impianto di Pozzuolo Martesana, vicino a Milano.[2] Nel 1971 l'azienda contava circa 9.000 dipendenti, tre stabilimenti in Italia e due all'estero.[4]

Negli anni successivi arrivarono i prodotti che fecero conoscere il marchio in ogni continente: la linea Kinder nel 1968, i Tic Tac nel 1969, i Ferrero Rocher nel 1982.[5] Il 1972 vide l'Estathé, il 1974 il Kinder Sorpresa.[2] Nel 1985 Ferrero aprì due stabilimenti nel Mezzogiorno, a Balvano in Basilicata e a Sant'Angelo dei Lombardi in Irpinia.[2] Michele guidò il gruppo fino al 1997, restando poi presidente, quando le vendite annuali avevano raggiunto i 4 miliardi di euro; in quell'anno la conduzione operativa passò ai figli Pietro e Giovanni.[5][2]

La Fondazione e il legame con Alba

Nel 1983 fece nascere ad Alba l'Opera Sociale Ferrero, riconosciuta come fondazione nel 1991 e intitolata ai genitori e allo zio: la Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero, che si occupa degli ex dipendenti dell'azienda e promuove iniziative culturali e artistiche, con il motto «Lavorare, Creare, Donare».[1] Così Ferrero spiegò la scelta:

«Ho maturato la convinzione che il Gruppo Ferrero debba compiere uno sforzo umano e finanziario, per ringraziare tangibilmente i propri anziani, ed in particolare i pensionati, assicurando loro una struttura che sia un centro di attività vitale e durevole.»

Michele Ferrero, sulla nascita dell'Opera Sociale Ferrero

Il 26 aprile 2005, per i suoi ottant'anni, la città di Alba gli conferì la medaglia d'oro.[2] Un mese dopo, il 26 maggio, il presidente della Repubblica lo nominò di propria iniziativa Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito.[7]

La morte e l'eredità

Michele Ferrero morì a Montecarlo il 14 febbraio 2015, a 89 anni, dopo mesi di malattia; secondo le classifiche di Forbes era l'uomo più ricco d'Italia, con un patrimonio personale stimato in 23,4 miliardi di dollari.[8][9] Il figlio Pietro era morto nel 2011 in Sudafrica; alla testa del gruppo restò Giovanni.[9][8] Il sindaco di Alba Maurizio Marello commentò: «Alba deve tutto alla Ferrero».[8] Ai funerali, celebrati ad Alba, parteciparono più di diecimila persone.[5]

Il 29 settembre 2015 l'ex piazza Savona, nel centro di Alba, fu intitolata a Michele Ferrero. Davanti a migliaia di albesi il sindaco lesse i messaggi del presidente Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio Matteo Renzi e del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, e definì Ferrero «l'uomo che più di tutti ha liberato Alba dalla povertà».[10] Il figlio Giovanni promise: «Alba ci è rimasta fedele durante settanta anni, noi rimarremo fedeli alla città di Alba».[10] Nel 2021 una moneta d'argento della Zecca dello Stato celebrò la Nutella come frutto dell'intuizione del «grande imprenditore, Michele Ferrero».[3]

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Fonti

  1. Fondazione Ferrero
  2. Ferrero
  3. Nutella (Ferrero)
  4. Presidenza della Repubblica
  5. Il Post — 8 luglio 2018
  6. Il Post — 20 aprile 2024
  7. Presidenza della Repubblica — 26 maggio 2005
  8. Il Fatto Quotidiano — 14 febbraio 2015
  9. Il Post — 14 febbraio 2015
  10. Gazzetta d'Alba — 29 settembre 2015

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