Cuneo

Cuneo è una città del Piemonte meridionale, capoluogo della provincia detta la «Granda». Sorge a 534 metri di quota su un terrazzo alluvionale nel punto in cui confluiscono la Stura di Demonte e il torrente Gesso: sono i due corsi d'acqua, incidendo l'altopiano, a dare al centro storico la forma appuntita da cui viene il nome. Posta allo sbocco delle valli che portano ai colli verso la Francia e la Liguria, fu per secoli una piazzaforte e un passaggio obbligato dei commerci dello Stato sabaudo; nel 2020 il comune contava 56.311 abitanti.[1][2]
Un comune ribelle
La città nacque alla fine del XII secolo. Il 23 giugno 1198 i consoli e i rettori del «Pizzo del Conio», con l'appoggio del comune di Asti, si sollevarono contro i marchesi di Saluzzo e diedero vita a un comune di fatto autonomo.[2] L'indipendenza durò fino al 1259, quando Cuneo passò agli Angioini; seguirono i marchesi di Saluzzo e i Visconti, finché nel 1382, dopo un breve ritorno angioino, la città entrò stabilmente nei domini di casa Savoia.[1]
La piazzaforte dei sette assedi
La storia di Cuneo in età moderna è soprattutto una storia di assedi: la Enciclopedia Italiana ne conta sette notevoli.[2] Nel 1542 i Francesi si ritirarono dopo dodici giorni; nel 1556 l'assedio fu tolto dopo venticinque giorni, e Emanuele Filiberto premiò la resistenza concedendo a Cuneo il titolo di città.[1][2] Altri due assedi, nel 1639 e nel 1641, caddero negli anni della guerra civile tra la reggente Cristina di Francia e i cognati: nel primo la città respinse gli attaccanti, nel secondo, più aspro, fu occupata; nel 1691, dopo la battaglia di Staffarda, i Francesi furono di nuovo respinti. Nel 1744 il governatore sassone Federico Guglielmo di Leutrum resse l'assedio dal 17 agosto all'11 ottobre. L'ultimo assedio, nel 1799, fu condotto dagli Austro-Russi, che sottoposero la città a pesanti bombardamenti finché la guarnigione francese non la sgomberò.[1][2]
La città dei portici
All'inizio del Novecento Cuneo mostrava due volti: il nucleo antico, stretto sulla punta del cuneo e fatto di vie strette, e l'espansione verso sud, con strade larghe e diritte che si incrociano ad angolo retto. A cucire le due parti è via Roma, fiancheggiata dai portici, che dalla piazza Torino arriva fino a piazza Vittorio Emanuele II, un vastissimo rettangolo al cui centro stava il monumento al giurista Giuseppe Barbaroux.[2] Tra gli edifici religiosi spiccano San Francesco, chiesa del Duecento in forme romanico-gotiche con un portale di marmo del 1481, e la chiesa degli Angeli, che conserva frammenti di affreschi di fine Quattrocento; Santa Croce e Sant'Ambrogio furono ricostruite nel Settecento.[2]
Nel 1861 la città aveva circa 23.000 abitanti, saliti a 35.000 nel 1936.[1] La ferrovia verso Torino e la linea Cuneo-Nizza ne fecero un mercato importante per il bestiame e per i bozzoli da seta;[2] ancora oggi il mercato del bestiame è tra i principali d'Italia, accanto a industrie della gomma, della confezione e della meccanica.[1]
Il 26 luglio 1943 e la Resistenza
Il 26 luglio 1943, il giorno dopo la caduta di Mussolini, la folla che festeggiava si radunò in piazza Vittorio Emanuele sotto le finestre dello studio dell'avvocato Tancredi «Duccio» Galimberti, nato a Cuneo nel 1906, figlio del ministro Tancredi Galimberti e della studiosa Alice Schanzer.[3] Al proclama di Badoglio Galimberti rispose rovesciandone il senso:[4]
«Sì, la guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista…»
Nella notte del 12 settembre 1943, con Dante Livio Bianco, Galimberti costituì alla cappella della Madonna del Colletto la prima banda partigiana, «Italia libera»; in seguito lavorò a coordinare e unificare le bande da cui nacquero le formazioni di Giustizia e Libertà del Cuneese.[3] Arrestato a Torino il 28 novembre 1944, fu riportato a Cuneo, torturato dalle Brigate nere e ucciso all'alba del 3 dicembre 1944 a Tetti Croce di Centallo; la medaglia d'oro al valor militare alla sua memoria lo definisce «altissimo esempio di virtù militari, politiche e civili».[3] Anche la città di Cuneo è medaglia d'oro al valor militare, come la vicina Boves, dove il 19 settembre 1943 una rappresaglia tedesca bruciò 350 case e uccise 24 persone; da Borgo San Dalmazzo, alle porte della città, 328 ebrei furono deportati ad Auschwitz. Il 25 aprile 2023 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebrò la Liberazione proprio a Cuneo, Boves e Borgo San Dalmazzo.[4]
Strade, montagne e una tappa leggendaria
Il 10 giugno 1949 partì da Cuneo la tappa del Giro d'Italia che molti considerano la più grande della storia del ciclismo: 254 chilometri per raggiungere Pinerolo, distante poco più di cinquanta, passando dalla Francia attraverso la Maddalena, il Vars, l'Izoard, il Monginevro e il Sestriere. Fausto Coppi attaccò sulla prima salita e arrivò da solo dopo oltre nove ore, con quasi dodici minuti su Gino Bartali. La radiocronaca di Mario Ferretti si aprì con le parole «Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi».[5]
La posizione di frontiera resta il tratto dominante della città. Il colle di Tenda, a 1.908 metri, è attraversato da una lunga galleria stradale sulla via internazionale per Ventimiglia, affiancata da una galleria ferroviaria.[6] Le piogge del 2 ottobre 2020 (fino a 500 millimetri in dodici ore secondo la prefettura di Cuneo, citata da la Repubblica) fecero esondare il Vermenagna, isolarono Limone Piemonte, fecero crollare un ponte nella zona di Tenda e chiusero il traforo e la statale 20.[7] Verso la pianura, il collegamento autostradale con Asti e Alba, la A33, è rimasto incompiuto per oltre trent'anni: iniziata alla fine degli anni Novanta, ferma per circa otto anni dopo il 2012, è stata completata il 30 dicembre 2025, con 90 chilometri e un costo complessivo di 1,457 miliardi di euro.[8]
Il capoluogo della Granda
Come capoluogo, Cuneo è il punto di riferimento di un territorio che ha dato al Paese figure di primo piano: nella provincia nacque, a Carrù, Luigi Einaudi, che la Provincia di Cuneo ha ricordato nel 2024 come «un grande cuneese».[9] Anche nello sport cittadino non mancano episodi entrati nelle cronache nazionali: il 17 febbraio 2019 il Cuneo, allora in Serie C, batté 20-0 il Pro Piacenza, sceso in campo con sette giocatori nel pieno di una crisi societaria, una partita che il presidente della Federcalcio definì «l'ultima farsa».[10]
Pagine che rimandano qui
- Abbazia di Staffarda
- Alba
- Alberto Cirio
- Arcidiocesi di Torino
- Arpa Piemonte
- Asti
- Asti DOCG
- Asti-Cuneo S.p.A.
- ATL del Cuneese
- Bagna càuda
- Bando regionale 2026 per la tutela delle piante di tartufo bianco pregiato
- Barbera
- Barolo (vino)
- Bollito misto alla piemontese
- Carlo Petrini
- Carte in Dimora
- Castagnata di Cervasca (ottobre 2026)
- Castello di Racconigi
- Centro Einaudi
- Cesare Pavese
- Chivasso
- Circolo dei lettori
- CSI Piemonte
- Cuneo Granda Volley
- Cuneo24
- Cuneocronaca.it
- Cuneodice.it
- Cuneotrekking
- Edizione 2026 di Bra's nel ricordo di Carlo Petrini
- Edmondo De Amicis
- Elva
- Experimenta::::::2001
- Fausto Coppi
- Federalberghi Piemonte
- Ferrero
- Fondazione CRC
- Fossano
- Franco Anselma
- Giorgetto Giugiaro
- Giovanni Giolitti
Articoli collegati: Asti, Fausto Coppi, Limone Piemonte, Luigi Einaudi, Pinerolo
Cronologia
- — Sulla linea Savigliano-Saluzzo-Cuneo entrano in servizio bus sostitutivi Arenaways dal 3 all'11 ottobre per lavori di manutenzione e potenziamento della rete da parte di RFI. CronacaQui Torino
- — La Fondazione Crc e Intesa Sanpaolo annunciano a Cuneo la mostra «Il Secolo del Barocco. Bernini, Gentileschi, Rubens», visitabile gratuitamente dal 20 novembre 2026 al 29 marzo 2027 al Complesso Monumentale di San Francesco. → ANSA Piemonte Il Torinese
Fonti
- Treccani
- Treccani - Enciclopedia Italiana
- Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani
- Il Post — 25 aprile 2023
- Il Post — 10 giugno 2019
- Treccani
- Il Post — 3 ottobre 2020
- Il Post — 30 dicembre 2025
- Cuneo24
- Il Post — 17 febbraio 2019