Archivio · Cronaca · Memoria Anteprima Torino, Italia

Luigi Einaudi

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Booking Piemonte
Dalla pubblicazione di Booking Piemonte

Luigi Einaudi (Carrù, 24 marzo 1874 – Roma, 30 ottobre 1961) è stato un economista, giornalista e uomo politico piemontese, governatore della Banca d'Italia e presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, il primo eletto dal Parlamento repubblicano.[1] Formato e maturato a Torino, dove studiò, insegnò per decenni e fu nominato rettore dell'ateneo nell'estate del 1943, ha lasciato alla città la biblioteca e l'archivio custoditi dalla fondazione che porta il suo nome.[2]

Dalle Langhe al liceo Cavour

Nacque a Carrù, in provincia di Cuneo, da Lorenzo Einaudi e Placida Fracchia. Dopo la morte del padre, nel 1888, la famiglia si trasferì a Dogliani, nelle Langhe; il giovane Luigi frequentò a Torino il liceo Cavour e nel 1891 si iscrisse a Giurisprudenza all'Università di Torino, dove si laureò nel 1895.[1] Entrò nel Laboratorio di economia politica fondato da Salvatore Cognetti De Martiis, ottenne la libera docenza in economia politica nel 1898 e insegnò anche negli istituti tecnici, tra cui il Sommeiller.[1][3] Nel 1902 vinse la cattedra di scienza delle finanze a Pisa, ma passò subito a Torino, dove sarebbe rimasto fino al pensionamento; per anni tenne lezione anche alla Bocconi di Milano.[1][4]

Il legame con Dogliani non si interruppe mai: a ventitré anni acquistò un vigneto, poi ampliato con altri poderi (oggi il podere San Giacomo), e ogni anno seguiva di persona la vendemmia, e nel paese fu consigliere comunale; il municipio ospita dal 25 giugno 2011 il museo a lui dedicato, e nel cimitero di Dogliani si trova la sua tomba.[5]

Il giornalista economico

Accanto alla cattedra, Einaudi fu uno dei più prolifici commentatori economici del suo tempo. Dal 1896 collaborò con La Stampa, per la quale firmò reportage sugli scioperi tessili del Biellese (1897) e sullo sciopero del porto di Genova (dicembre 1900 – gennaio 1901).[1][2] Nel 1903 passò al Corriere della Sera di Luigi Albertini, sul quale pubblicò circa 1.700 articoli.[1] Fu anche corrispondente dall'Italia del settimanale londinese The Economist: dal 1908 secondo la Fondazione Einaudi, dal 1922 secondo il Dizionario Biografico degli Italiani.[2][1] Tra la fine del 1907 e il 1908, dopo esserne stato condirettore, assunse la direzione della rivista torinese La Riforma sociale, che raccolse attorno a lui studiosi come Pasquale Jannaccone e Giuseppe Prato.[1][3]

Senatore e antifascista

Il 6 ottobre 1919 fu nominato senatore del Regno.[1] Di orientamento liberale, dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti nel 1924 passò all'opposizione aperta al fascismo: il 1° maggio 1925 firmò il manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce, e il 27 novembre dello stesso anno uscì il suo ultimo articolo sul Corriere, da cui fu costretto ad andarsene; nel 1926 lasciò anche la Bocconi.[1] In Senato votò contro la lista unica del 1928 e, il 18 marzo 1935, contro la guerra d'Etiopia.[1] Nello stesso 1935 La Riforma sociale fu sospesa per «attività contraria agli ordinamenti dello Stato»; l'anno seguente Einaudi fondò la Rivista di storia economica, che diresse fino al 1943.[3][4]

Nel 1903 aveva sposato Ida Pellegrini, da cui ebbe tre figli, Mario, Roberto e Giulio.[2]

Rettore, esule, governatore

Caduto il regime nel luglio 1943, Einaudi fu nominato rettore dell'Università di Torino durante i quarantacinque giorni del governo Badoglio.[3] Non fece in tempo a insediarsi: ricercato dopo l'8 settembre, il 26 settembre, a sessantanove anni e con la moglie, riparò in Svizzera attraverso il Col Fenêtre, sotto una tormenta di neve.[1] Rientrato in Italia, il 5 gennaio 1945 fu nominato governatore della Banca d'Italia; sedette nella Consulta nazionale e, nel 1946, nell'Assemblea costituente.[4] Nel maggio 1947, in un governo guidato da Alcide De Gasperi, divenne vicepresidente del Consiglio e ministro del Bilancio: la sua stretta creditizia fermò l'inflazione e stabilizzò la lira; già nella relazione alla Banca d'Italia del marzo 1947 aveva scritto che il risparmio è funzione della fiducia nell'unità monetaria.[1]

Al Quirinale

L'11 maggio 1948 il Parlamento lo elesse presidente della Repubblica al quarto scrutinio, con 518 voti; giurò il giorno seguente.[4] Nel messaggio alle Camere del 12 maggio definì il passaggio dalla monarchia alla Repubblica «meraviglioso per la maniera legale, pacifica del suo avveramento».[6] Durante il settennato usò i poteri presidenziali con rigore, rinviando alle Camere, in base all'articolo 74 della Costituzione, le leggi prive della necessaria copertura finanziaria.[1] Terminato il mandato nel 1955 divenne senatore di diritto a vita e professore emerito.[2]

Le «Prediche inutili» e l'eredità

Dal 1955 tornò a scrivere sul Corriere[1] e raccolse i suoi interventi nelle Prediche inutili, uscite da Einaudi a Torino a partire dal 1956.[7] La prima, Conoscere per deliberare, è ancora oggi citata nel dibattito sulle politiche pubbliche:

«Giova deliberare senza conoscere?»

Luigi Einaudi, Conoscere per deliberare, 1956

Nello stesso testo osservava: «Al deliberare deve, invero, seguire l'azione».[7] Tra i suoi bersagli polemici c'era il monopolio, che definì «il nemico numero uno dell'economia libera».[8] Morì a Roma il 30 ottobre 1961 per una broncopolmonite e fu sepolto a Dogliani.[1]

A Torino il suo nome è legato a luoghi precisi. La Fondazione Luigi Einaudi, che ne conserva la biblioteca, l'archivio storico e ne pubblica gli scritti, ha sede nel seicentesco Palazzo d'Azeglio, già dimora di Massimo d'Azeglio, in via Principe Amedeo 34.[2][5] Nel 2012 l'università ha inaugurato il Campus Luigi Einaudi, progettato da Foster and Partners sull'area ex Italgas lungo la Dora: 45.000 metri quadrati per Giurisprudenza e Scienze politiche, con la grande biblioteca intitolata a Norberto Bobbio.[9] In città porta il suo nome anche corso Luigi Einaudi, noto per i palazzi liberty e déco.[5] Nel Piemonte meridionale la memoria è altrettanto viva: a Cuneo, nel 150° anniversario della nascita, il presidente della Provincia Luca Robaldo lo ha ricordato come «un grande cuneese la cui autorevolezza e serietà del vivere e del governare sono oggi di esempio per tanti».[10]

Pagine che rimandano qui

Articoli collegati: Cuneo, La Stampa, Norberto Bobbio, Università degli Studi di Torino

Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  2. Fondazione Luigi Einaudi (Torino)
  3. Torino Scienza
  4. Presidenza della Repubblica
  5. Booking Piemonte
  6. Fondazione Luigi Einaudi (Roma) — 13 maggio 2018
  7. Opera Omnia Luigi Einaudi
  8. CNEL (da Avvenire) — 23 marzo 2024
  9. MuseoTorino
  10. Cuneo24 — 30 ottobre 2024

Categorie

Segnalate un errore.