Università degli Studi di Torino

L'Università degli Studi di Torino (UniTo) è l'ateneo pubblico generalista del capoluogo piemontese e uno dei più antichi d'Italia: nata nel 1404, ha formato giuristi, medici e scienziati del Regno sabaudo e poi dello Stato unitario, e nel Novecento è stata la scuola di due presidenti della Repubblica e di tre premi Nobel. Oggi conta circa 83.000 iscritti, circa 15.300 laureati l'anno e circa 120 sedi sparse sul territorio; il rettorato ha indirizzo in via Verdi 8, a Torino[1].
Dalla bolla del 1404 al palazzo di via Po
L'ateneo nacque per iniziativa di Ludovico di Savoia-Acaia, che promosse un centro di insegnamento superiore; il riconoscimento arrivò con la bolla di papa Benedetto XIII del 27 ottobre 1404. Nel 1424 Amedeo VIII ne riordinò l'organizzazione, affidando il governo a un collegio di riformatori. I primi decenni furono instabili: lo studio fu trasferito prima a Chieri e poi, nel 1434, a Savigliano, e rientrò a Torino solo dopo il 1436. Nel 1506 vi conseguì la laurea in teologia Erasmo da Rotterdam[2].
Sotto Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I, quando Torino diventò capitale del ducato, l'università crebbe; tra i docenti c'era Giovanni Battista Giraldi Cinzio, che negli anni torinesi pubblicò gli Ecatommiti (1565). Nel 1720 lo studio si trasferì nel palazzo di via Po, rimasto la sede principale, e nel 1739 Carlo Emanuele III vi istituì il Museo dell'Università[2].
Rivoluzione, Napoleone e capitale d'Italia
Nel 1791 scoppiò una rivolta degli universitari, e con la guerra contro la Francia rivoluzionaria l'ateneo venne chiuso. Il governo provvisorio del 1799-1800 lo riaprì come «Università Nazionale» sul modello francese; in età napoleonica (1801-1814) fu ordinato in cinque facoltà: teologia, legge, medicina, scienze e letteratura. A cavallo tra i due secoli si laurearono in legge Amedeo Avogadro (1796) e in teologia Giuseppe Benedetto Cottolengo (1816); nel 1817-1818 fu attivato un corso di economia politica[2].
Nel 1859 alla facoltà di scienze fu annessa una Scuola di applicazione per ingegneri, dalla quale nel 1906 sarebbe nato il Politecnico di Torino. Anche dopo il trasferimento della capitale l'ateneo restò tra i maggiori del paese: nell'anno 1891-1892 aveva 2.013 iscritti ed era, come ricorda la sua storia ufficiale, «la seconda istituzione universitaria d'Italia, preceduta solo da Napoli»[2]. All'ateneo è legato anche il lascito di Cesare Lombroso, ordinario di medicina legale nel carcere di Torino: le sue collezioni formano oggi il Museo di antropologia criminale gestito dall'università, riaperto il 27 novembre 2009, a cent'anni dalla morte dello studioso: 684 crani, 183 encefali, oltre mille fotografie. Il cranio del calabrese Giuseppe Villella è stato conteso in tribunale, finché nel 2019 la Cassazione ha negato la restituzione considerandolo bene culturale[3].
Il Novecento: statisti, Nobel e antifascismo
Tra fine Ottocento e metà Novecento passarono da Torino alcune delle figure centrali della storia italiana. Luigi Einaudi si laureò in giurisprudenza nel 1895, Antonio Gramsci si iscrisse nel 1911, Palmiro Togliatti si laureò in legge nel 1915 e Giuseppe Saragat in economia nel 1918. Dalla facoltà di medicina uscirono tre futuri Nobel: Salvatore Luria (1935), Rita Levi-Montalcini e Renato Dulbecco (entrambi nel 1936)[2].
Con la riforma Gentile del 1923 l'ateneo entrò nel gruppo delle dieci università interamente finanziate dallo Stato. Negli anni Trenta fu il luogo di quella che l'università stessa chiama una «straordinaria stagione culturale e antifascista», con Norberto Bobbio, Leone Ginzburg e Cesare Pavese[2]. Le leggi razziali del 1938 vietarono agli ebrei la scuola pubblica, ma consentirono a chi era già iscritto di terminare gli studi: fu il caso di Primo Levi, entrato a chimica nel 1937, che nel luglio 1941 si laureò con pieni voti e lode su un diploma recante la menzione «di razza ebraica»[4]. Nel dopoguerra, nel 1954, vi si laureò in filosofia Umberto Eco[2].
Dall'università di élite all'ateneo di massa
Dal 1968, con la contestazione studentesca, UniTo passò da un modello elitario a uno di massa e aprì nuove facoltà: Scienze politiche (1969), Psicologia (1982), Lingue e letterature straniere (1997). Nel 2004 celebrò i seicento anni[2]. Il cantiere più grande è il Campus Luigi Einaudi, costruito tra il 2001 e il 2011 sulle aree dismesse dell'ex Italgas, fra la Dora e corso Regina Margherita, acquistate dall'università alla fine degli anni Novanta. Il progetto, vinto con un concorso internazionale da un raggruppamento guidato da Foster and Partners con Benedetto Camerana e Giugiaro Design, conta 45.000 metri quadrati, 70 aule e la biblioteca intitolata a Bobbio sotto un unico tetto ondulato; accoglie giurisprudenza e scienze politiche ed è stato inaugurato nel 2012[5].
L'ateneo oggi
Nel giugno 2025 la chimica Cristina Prandi è stata eletta rettrice con 1.538 voti contro i 1.135 del giurista Raffaele Caterina, su circa 4.800 aventi diritto: è la prima donna a guidare l'ateneo in oltre seicento anni. Ha preso il posto del medico Stefano Geuna, eletto nel 2019[6].
Gli ultimi anni hanno portato anche contenziosi e proteste. Nell'aprile 2024 il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del TAR del novembre 2022, ha condannato l'università a restituire 39 milioni di euro agli studenti: nel 2018 aveva incassato quasi 95 milioni di tasse, contro un limite di legge pari al 20% del fondo di finanziamento ordinario, circa 55 milioni[7]. Nella primavera dello stesso anno collettivi pro Palestina hanno occupato per circa 39 giorni Palazzo Nuovo e la sede di Fisica, chiedendo di sospendere le collaborazioni con università israeliane in ambiti legati al settore militare; l'occupazione si è chiusa il 19 giugno 2024, dopo che a marzo il senato accademico aveva sospeso l'adesione a un bando ministeriale e il dipartimento di Psicologia aveva approvato una mozione per interrompere tali accordi[8].
Nel giugno 2026 una campagna per le iscrizioni con il volto di Primo Levi e lo slogan «Matricola nel 1937. Se questo è un uomo nel 1947. Anche la tua storia inizia qui» ha sollevato critiche fra gli studenti; il Coordinamento UniTo ha scritto: «Stendiamo un velo pietoso sul possibile doppio senso di matricola universitaria e numero di matricola ad Auschwitz». L'università ha annunciato la rimozione dei manifesti[9].
Pagine che rimandano qui
- Alessandro Antonelli
- Amedeo Avogadro
- Antonio Gramsci
- Arcidiocesi di Torino
- Askatasuna
- Avigliana
- Beppe Fenoglio
- Carlo Levi
- Cavallerizza Reale
- Cesare Lombroso
- Cesare Pavese
- Chieri
- Emanuele Filiberto
- Francesco Faà di Bruno
- Galileo Ferraris
- Gianduiotto
- Gianni Vattimo
- Giovanni Giolitti
- Giulio Einaudi
- Giuseppe Luigi Lagrange
- Guido Gozzano
- Job Placement - Facoltà di Economia di Torino
- Luca Argentero
- Luciana Littizzetto
- Luigi Einaudi
- Mario Soldati
- Moncalieri
- Monte Rosa
- Museo di Anatomia umana Luigi Rolando
- Museo Egizio
- Natalia Ginzburg
- Nebbiolo
- Nobel per la Fisica a Francis Halzen annunciato a Torino
- Norberto Bobbio
- Nuovo accampamento del Collettivo Autorganizzato Universitario davanti a Palazzo Nuovo (ottobre 2026)
- Orbassano
- Ospedale Molinette
- Parco del Valentino
- Piero Gobetti
- Politecnico di Torino
Il dominio jpecon.to.it nell'archivio web (2007-2016)
Il dominio jpecon.to.it è stato per anni l'indirizzo del servizio Job Placement della Facoltà di Economia dell'Università di Torino, documentato nell'archivio web dal 2007. Nella copia del luglio 2016 il sito rimandava già gli studenti alla sezione Job Placement di sme.unito.it per le informazioni e la bacheca annunci.
Articoli collegati: Amedeo Avogadro, Avigliana, Cesare Lombroso, Emanuele Filiberto, Job Placement - Facoltà di Economia di Torino, Norberto Bobbio
Fonti
- Università degli Studi di Torino
- Università degli Studi di Torino
- Il Post — 1 dicembre 2024
- Centro Internazionale di Studi Primo Levi
- MuseoTorino
- Il Post — 12 giugno 2025
- Il Post — 11 aprile 2024
- Il Post — 20 giugno 2024
- Il Post — 24 giugno 2026
- Università di Torino — portale
- Internet Archive — 19 ottobre 2007
- Internet Archive — 2 luglio 2016