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Chieri

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Comune di Chieri
Dalla pubblicazione di Comune di Chieri

Chieri (in piemontese Cher) è un comune della Città metropolitana di Torino, adagiato sul versante meridionale della collina torinese, lungo la strada che da Torino porta verso Asti.[1] Nel Medioevo fu un comune ricco e popoloso, capace di rivaleggiare con la stessa Torino; per secoli è stato uno dei centri tessili più antichi d'Italia, e ai torinesi è noto anche come la città dove si formò il giovane Giovanni Bosco. Il nome piemontese, Cher, è rimasto vivo nell'uso locale accanto a quello ufficiale.[2]

Carreum Potentia

L'antica Carreum era un centro della IX regione augustea, noto con l'appellativo latino di Potentia.[1] Gli scavi hanno restituito una quantità di anfore, prodotte sul posto o giunte da Grecia, Italia centrale, Croazia e Spagna, tra cui un esemplare con iscrizione in greco trovato presso il battistero; una necropoli romana è stata indagata a Ponte Nuovo nel 1960 e nel 1993, lungo la strada che usciva dalla città verso sud-ovest. A Chieri si producevano ceramiche in età imperiale e di nuovo alla fine del XII secolo. Questi reperti sono esposti dal 2009 nei sotterranei del palazzo comunale, nella Mostra Archeologica Chieri.[3]

Il comune medievale e i Savoia

Prima del Mille Chieri dipendeva dal vescovo di Torino; nel 1158 fu infeudata al conte Guido di Biandrate.[1] Il comune prosperò con i commerci, come Asti, soprattutto dopo la distruzione della vicina e rivale Testona. Nel 1339 si sottomise a Roberto d'Angiò, nel 1347 passò per metà ad Amedeo VI di Savoia e per metà a Giacomo d'Acaia e nel 1418 entrò per intero nel dominio della Casa Savoia. La sua importanza demografica è documentata da un dato che l'Enciclopedia Italiana del 1931 registrava così:[1]

«Nel 1363 la popolazioue di Chieri (6665) superava quella di Torino (4220 ab.)»

Enciclopedia Italiana, voce «Chieri», 1931

Nel 1419, per sfuggire alla peste, l'università di Torino si trasferì a Chieri; sei anni più tardi, per un'altra epidemia, lasciò la città per Savigliano. Nel 1785 Vittorio Amedeo III concesse Chieri in appannaggio, con titolo di principe, al secondogenito Vittorio Emanuele duca d'Aosta.[1]

Il Duomo e le chiese

La collegiata di Santa Maria della Scala, il Duomo, sostituì una chiesa romanica costruita intorno al 1016 dal vescovo torinese Landolfo. Per volontà dei canonici e dei cittadini fu ricostruita dal marzo 1405 e consacrata nel 1436, in forme di gotico lombardo, con maestranze lombarde e francesi e con la chiesa del Carmine di Pavia come modello. Nel Settecento Bernardo Antonio Vittone vi progettò la cappella della Madonna delle Grazie; fra il 1875 e il 1880 l'architetto Edoardo Arborio Mella tolse le aggiunte barocche per restituire all'edificio la coerenza gotica.[4] Nell'interno si trovano otto grandi tele dei Dottori della Chiesa e opere del Moncalvo; il battistero conserva affreschi quattrocenteschi con storie di Cristo.[1] Nel settembre 2026 sono tornati nel Duomo due reliquiari quattrocenteschi in argento sbalzato, quello di San Giuliano e uno con la Madonna, rubati nel 1973 e ritrovati in Svizzera nel maggio 2026 dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri.[5]

Fra le altre chiese, San Domenico è documentata dal Trecento: nel 1332 il consiglio comunale assegnò ai domenicani un contributo per costruirla.[6]

La città del tessile

Il tessile ha accompagnato Chieri dal Medioevo al Novecento. Nel Cinquecento la corporazione dei fustagnari faceva imbiancare filati e tessuti nell'imbiancheria del Vajro, costruita lontano dalle mura per gli odori e per l'acqua del torrente Tepice. Il monastero di Santa Chiara, eretto nel 1494, fu confiscato in epoca napoleonica e nel 1809 lo acquistò l'imprenditore di origine ebraica David Levi, che ne fece il primo opificio della città. Dal 1997 l'ex convento ospita il Museo del Tessile, nato per iniziativa dell'ex industriale Armando Brunetti: più di tremila oggetti, con telai tenuti in funzione da tecnici volontari.[7]

Nel 1872 Felice Tabasso fondò il cotonificio che porta il suo nome, arrivato a impiegare oltre trecento persone. Dagli anni Ottanta la produzione si ridusse fino al fallimento del 1995; nel 1999 il Comune acquistò il complesso, che oggi ospita la biblioteca civica, l'archivio storico e altri servizi.[8] Già nel 1931 l'Enciclopedia Italiana scriveva che «Chieri è uno dei più antichi e anche oggi dei più notevoli centri dell'Italia per l'industria tessile (cotone e seta artificiale)».[1]

Il ghetto ebraico

La presenza ebraica è attestata almeno dal 1580, quando Abram Serge ottenne il permesso di aprire una sinagoga. Dopo le Costituzioni regie di Vittorio Amedeo II, che imposero i ghetti in tutto il Piemonte, dal 1724 la comunità fu raccolta in tre edifici medievali di via della Pace, detta localmente l su dij Breu. La sinagoga, al primo piano di casa Solaro, aveva la volta dipinta in stile neogotico: in Piemonte soffitti affrescati del genere si trovano solo a Casale Monferrato e a Saluzzo. Dopo l'emancipazione del 1848 molti si trasferirono in città; nel 1930 la comunità si unì a quella di Torino, la sinagoga chiuse nel 1935 e gli arredi sacri passarono a Torino dopo la guerra.[9]

Don Bosco a Chieri

Nel 1831 il giovane Giovanni Bosco si trasferì a Chieri per proseguire gli studi. La cronologia del Colle Don Bosco descrive così quel periodo: «Saranno anni faticosi e difficili, ma splendidi per i brillanti risultati, per la stima da parte di insegnanti e compagni, per le amicizie (la Società dell'allegria)».[10] Frequentò il regio collegio e nel 1835 entrò nel seminario di Chieri, istituito nel 1829; fu ordinato sacerdote a Torino il 5 giugno 1841.[11] Nel complesso di San Filippo, sede dell'antico seminario, il Comune e l'Istituto salesiano Cristo Re hanno riallestito nel 2024 il Museo Don Bosco, tappa del Cammino Don Bosco.[12]

Chieri oggi

Nel 2008 il comune contava 35.354 abitanti su 54,3 chilometri quadrati.[13] Dal 6 luglio 1956 il Traforo del Pino, galleria di 970 metri su un tracciato di 6.765 metri, collega Torino a Chieri passando sotto la collina.[14] Nella frazione di Pessione sorge dal 1964 lo stabilimento di Martini & Rossi, vicino alla ferrovia Torino-Genova[15]: è il più grande per capacità produttiva del gruppo Bacardi e ospita dal 1961 un museo di storia dell'enologia con oltre seicento pezzi.[16] La città è legata alla Freisa di Chieri, vino della collina torinese celebrato dalla festa «Di Freisa in Freisa»[17], e nello sport alla pallavolo femminile: la Reale Mutua Fenera Chieri ha vinto la Coppa CEV Challenge il 23 marzo 2023 battendo Lugoj 3-0 a Timișoara.[18]

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Articoli collegati: Basilica di Maria Ausiliatrice, Giovanni Bosco, Martini & Rossi, Società salesiana di San Giovanni Bosco

Fonti

  1. Treccani, Enciclopedia Italiana (1931) — 1 gennaio 1931
  2. Mole24 — 18 agosto 2026
  3. Comune di Chieri
  4. Comune di Chieri
  5. Mole24 — 17 settembre 2026
  6. Comune di Chieri
  7. Comune di Chieri
  8. Comune di Chieri
  9. Comune di Chieri
  10. Colle Don Bosco
  11. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  12. Comune di Chieri
  13. Treccani
  14. Mole24 — 18 agosto 2026
  15. Mole24 — 1 luglio 2015
  16. Comune di Chieri
  17. Mole24 — 19 maggio 2026
  18. Mole24 — 23 marzo 2023

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