Casale Monferrato

Casale Monferrato è una città della provincia di Alessandria, adagiata sulla riva destra del Po, là dove il fiume comincia a essere navigabile, al margine settentrionale delle colline del Monferrato; nel 2008 contava circa 36.000 abitanti su 86 chilometri quadrati.[1] Per secoli fu la capitale di uno Stato autonomo, il marchesato e poi ducato di Monferrato, rivale e infine preda dei Savoia; nel Novecento è diventata il nome italiano della tragedia dell'amianto. Per il Piemonte è insieme una piccola capitale mancata e una ferita ancora aperta.
Dai vescovi ai Paleologi
Alla fine del IX secolo la località era sotto il controllo dei vescovi di Vercelli. Ribellatasi al potere feudale, fu distrutta nel 1215 e ricostruita per volontà di Federico II, che le concesse le libertà comunali. Nel 1303 passò agli Aleramici, nel 1319 ai Paleologi marchesi di Monferrato, nel 1369 ai Visconti e nel 1404 di nuovo ai Paleologi.[1] Il ruolo di capitale lo ereditò da Chivasso, che fu sede del governo fino al 1435;[2] nel 1474, secondo il Comune, ottenne il titolo di città e divenne formalmente capoluogo del marchesato.[3]
Il castello è la traccia più visibile di quella stagione. Lo fece iniziare il marchese Giovanni II Paleologo e i lavori si chiusero entro il 1357; dopo il 1474 Guglielmo VIII e Bonifacio V lo ristrutturarono perché riflettesse il nuovo rango della città.[3] Più antica è la cattedrale di Sant'Evasio, dedicata al patrono e consacrata nel 1108: conserva l'impianto a cinque navate del XII secolo, un grande crocifisso ligneo romanico rivestito di lamine d'argento e soprattutto un nartece coperto da una volta a nove campate, una soluzione rarissima in Italia che richiama l'architettura armena e islamica. Nell'Ottocento se ne progettò la demolizione; l'archeologo Luigi Canina trasformò il progetto in un restauro.[4]
La fortezza dei Gonzaga
Estinti i Paleologi, Carlo V affidò Casale ai Gonzaga di Mantova: nel 1533 secondo la voce Treccani sulla città,[1] nel 1536 secondo quella sul Monferrato, che precisa come i Gonzaga ne prendessero effettivo possesso solo dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559); nel 1575 l'imperatore Massimiliano II trasformò il marchesato in ducato.[2] I nuovi signori rafforzarono la fortezza: le mura assunsero la forma esagonale che si vede ancora oggi e furono costruiti quattro nuovi rivellini. Nel Seicento l'edificio tornò a essere sede di corte, soprattutto con il duca Carlo II Gonzaga-Nevers (1637-1665), che vi soggiornò spesso.[3]
Città di frontiera tra Francia, Spagna e ducato sabaudo, Casale subì gli assedi spagnoli del 1628-1630 e del 1640, durante le guerre di successione.[1] Il duca Ferdinando Carlo la cedette due volte ai francesi, nel 1681 e nel 1701, provocando la reazione imperiale: nel 1708 l'imperatore assegnò il Monferrato alla Casa Savoia, passaggio confermato dai trattati di Utrecht (1713) e Rastatt (1714).[2] Per il castello cominciò allora il lunghissimo periodo di utilizzo a caserma; nell'Ottocento il rivellino orientale fu abbattuto per ricavare piazza Castello, destinata al mercato.[3] Nel 1814 il Monferrato fu unito definitivamente nel Regno di Sardegna governato da Torino.[2] Nel 1849, durante la prima guerra d'indipendenza, la popolazione difese la città dagli austriaci del maresciallo von Wimpffen.[1]
La sinagoga
Casale custodisce uno dei luoghi più singolari del Piemonte ebraico. La sinagoga, edificata nel 1595, ha una facciata esterna anonima, nata dalla necessità di difendersi dall'intolleranza religiosa, che nasconde un interno barocco carico di volute e dorature, con l'Aron Hakodesh del 1787 e una cantoria in legno scolpito e dorato. Restaurata nel 1969, ospita un museo d'arte e storia ebraica con oggetti depositati dalle comunità di Vercelli, Asti e Torino e da molte famiglie ebraiche piemontesi: Tavole della Legge settecentesche, argenti, tessuti cerimoniali e documenti.[5]
Bistolfi e la città del vino
A Casale nacque il 15 marzo 1859 lo scultore Leonardo Bistolfi, figlio di un intagliatore del legno. Con una borsa di studio del Comune frequentò Brera, poi l'Accademia Albertina di Torino, dove aprì il primo studio in via Bava; fu detto «il poeta della Morte» per i numerosi monumenti funebri realizzati nei cimiteri dell'Italia settentrionale. Nel 1928 inaugurò nella città natale il monumento ai caduti; morì nel 1933 a La Loggia, vicino a Torino.[6]
L'economia casalese ha sempre avuto due gambe: il vino e l'industria, in particolare il cemento, accanto a meccanica, chimica, alimentare, carta e legno.[1] Sul primo versante la città ospita una delle prime enoteche regionali del Piemonte ed è la porta del Monferrato degli infernot, le piccole cantine scavate a mano nella pietra da cantoni sotto le case di nove paesi collinari, parte del sito UNESCO dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.[7]
L'amianto e i processi Eternit
Il cemento ha portato a Casale anche la sua pagina più dura. Nel 1906 vi aprì il primo stabilimento italiano della Eternit, che produceva fibrocemento contenente amianto; dal 1933 l'azienda fu controllata dalla famiglia svizzera Schmidheiny. Dagli anni Cinquanta si ammalarono e morirono gli operai, dagli anni Sessanta anche persone che in fabbrica non avevano mai lavorato; la malattia ha un'incubazione di circa trent'anni. Lo stabilimento chiuse nel 1986 dopo il fallimento della società italiana, e nel primo processo le famiglie che avevano perso un congiunto presentarono 2.889 richieste di risarcimento.[8] In Italia l'amianto è vietato dal 1992.[9]
Il 13 febbraio 2012 il Tribunale di Torino condannò in primo grado Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier a 16 anni per disastro doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche, al termine di 65 udienze sostenute dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace.[10] In appello, nel giugno 2013, la pena per Schmidheiny salì a 18 anni; il 19 novembre 2014 la Cassazione annullò la condanna perché il reato era prescritto, cancellando anche i risarcimenti.[11] La Corte affermò la sussistenza del reato, ma dovette prendere atto della prescrizione, «essendosi l'evento consumato con la chiusura degli stabilimenti Eternit, avvenuta nel 1986».[8] La sindaca Concetta Palazzetti commentò: «Sono dispiaciuta e amareggiata, ma preferisco aspettare prima di aggiungere altro».[11]
Ne è seguito il processo Eternit bis, centrato sui singoli decessi, con Schmidheiny unico imputato. Il 7 giugno 2023 la Corte d'Assise di Novara lo ha condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato, con risarcimenti di 50 milioni di euro al Comune e 30 milioni allo Stato; l'accusa aveva chiesto l'ergastolo, la difesa l'assoluzione.[9] Dei 392 decessi contestati, i giudici di Novara ne hanno attribuiti all'imputato 147, con 46 assoluzioni e 199 casi dichiarati prescritti.[12] Il 17 aprile 2025 la Corte d'appello di Torino ha ridotto la pena a nove anni e sei mesi per l'omicidio colposo di 92 persone, assolvendo Schmidheiny per altri 28 casi e dichiarandone prescritti 27; i risarcimenti sono scesi a 5 milioni di euro per il Comune e 500.000 euro per la Presidenza del Consiglio.[13] L'11 febbraio 2026 la Quarta sezione penale della Cassazione, senza entrare nel merito delle responsabilità, ha annullato senza rinvio la sentenza d'appello perché non era stata tradotta in tedesco, lingua dell'imputato, e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Torino per la traduzione: solo dopo ripartiranno i termini per un eventuale nuovo ricorso in Cassazione.[14] Per l'Eternit bis non esiste quindi una sentenza definitiva.
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- — A Casale Monferrato transita la tappa piemontese della Staffetta Paralimpica di Obiettivo Tricolore 2026, l'iniziativa di sensibilizzazione sullo sport paralimpico ideata da Alex Zanardi nel 2020, prima del trasferimento a Vigevano. → ANSA Piemonte Quotidiano Piemontese
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Fonti
- Treccani
- Treccani
- Comune di Casale Monferrato
- Comune di Casale Monferrato
- Comune di Casale Monferrato
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato
- Il Post — 21 novembre 2014
- Il Post — 8 giugno 2023
- Il Post — 13 febbraio 2012
- Il Post — 19 novembre 2014
- La Nuova Ecologia — 18 aprile 2025
- lavialibera — 18 aprile 2025
- Quotidiano Piemontese — 12 febbraio 2026