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Vercelli

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Fondazione Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli
Dalla pubblicazione di Fondazione Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli

Vercelli è una città del Piemonte orientale, capoluogo dell'omonima provincia, posta a 130 metri di quota sulla riva destra del Sesia. È il principale centro della bassa pianura padana piemontese e viene indicata come la capitale italiana del riso: la coltura domina l'economia del territorio insieme alla pubblica amministrazione, sostenuta da una rete di irrigazione artificiale che attinge al Po e al Sesia.[1] Il comune si estende su 79,7 chilometri quadrati e nel 2020 contava 46.362 abitanti; dagli anni Ottanta la popolazione è in calo, dopo la crisi dell'industria tessile.[1] Il centro storico conserva il disegno medievale a pentagono, circondato da anelli concentrici di espansione.[1]

Dai Libui a Eusebio

L'antica Vercellae nacque come oppidum dei Libui e nella seconda metà del II secolo a.C. divenne base romana per le operazioni contro i Salassi della Valle d'Aosta; più tardi fu un nodo stradale di rilievo.[1][2] Nel 101 a.C., non lontano dalla città, ai Campi Raudii, Mario sconfisse i Cimbri.[2]

Verso il 340 Eusebio divenne il primo vescovo della città, e la diocesi vercellese è ricordata come la più antica del Piemonte.[2][3] Il tardo Impero la lasciò però impoverita: l'Enciclopedia Italiana del 1937 ricorda che ai tempi di san Girolamo Vercelli era «raro... habitatore semiruta», cioè quasi deserta e mezza in rovina.[2] Sulla basilica paleocristiana di Sant'Eusebio, del IV-V secolo, sorge l'attuale duomo, ricostruito dal 1572 su progetto di Pellegrino Tibaldi.[1]

Il libro che nessuno sapeva leggere

La Biblioteca e l'Archivio Capitolare custodiscono codici e documenti a partire dal IV secolo.[3] Il pezzo più celebre è il Vercelli Book, un manoscritto in pergamena scritto in antico inglese in uno scriptorium dell'Inghilterra sud-orientale verso la fine del X secolo. Contiene 23 omelie in prosa, undici delle quali non si trovano in nessun altro testimone, e sei componimenti poetici; in due di essi, I Fati degli Apostoli ed Elena, otto caratteri runici compongono il nome del poeta Cynewulf.[4]

Per secoli i catalogatori lo registrarono come opera in una lingua sconosciuta. Nel 1822 il giurista tedesco Friedrich Blume, arrivato a Vercelli per studiare manoscritti giuridici medievali, lo sfogliò e ne riconobbe la lingua.[4] Come il codice sia arrivato in Piemonte non è certo: il Museo del Tesoro del Duomo, che lo conserva, riferisce: «La donazione di un viaggiatore di rango elevato, come un Vescovo o un Cardinale proveniente dal nord è una delle teorie possibili», lungo la via Francigena; un'altra ipotesi lo collega al vescovo Ulf di Dorchester, presente al concilio di Vercelli del 1050.[4]

Il comune e il cardinale Guala

Dopo i Longobardi, che vi posero un ducato con propria zecca, e i Carolingi, che ne fecero una contea, Vercelli ebbe vescovi potenti come Lutvardo e Attone, e intorno al Mille si scontrò con Arduino d'Ivrea.[1][2] Nell'XI secolo si governava già con propri consoli, aderì alla Lega Lombarda contro il Barbarossa e visse le lotte tra guelfi e ghibellini; l'indipendenza del comune finì nel 1335 con la signoria di Azzone Visconti.[1][2]

Il personaggio vercellese più influente di quei secoli fu il cardinale Guala Bicchieri. Canonico di Sant'Eusebio dal 1187 e cardinale dal 1205, nel 1216 fu legato pontificio in Inghilterra: presiedette a Gloucester, il 28 ottobre, l'incoronazione del giovane Enrico III e, per la minore età del re, appose il proprio sigillo sulla nuova emissione della Magna Carta accanto a quello di Guglielmo il Maresciallo.[5] Nel 1215 aveva fondato a Vercelli la canonica vittorina di Sant'Andrea, alla quale lasciò i suoi beni e una ricca biblioteca; morì il 30 maggio 1227.[5]

La basilica di Sant'Andrea, con il chiostro e l'abbazia annessi, è il monumento simbolo della città. L'Enciclopedia Italiana la dice costruita «di un solo getto fra il 1219 e il 1227»;[2] la Treccani più recente ne data la costruzione al 1219-1224, opera di maestranze lombarde con influssi francesi.[1] Nella città medievale restano anche le chiese romaniche di San Bernardo e San Giuliano, quelle gotiche di San Francesco, San Paolo e San Marco, il portico dell'antico ospedale e diverse torri.[1]

Sotto i Savoia

Nel 1427 Filippo Maria Visconti cedette Vercelli al duca Amedeo VIII di Savoia, e da allora la storia della città si legò a quella della Casa Savoia e, più tardi, di Torino capitale.[1][2] Nel periodo più difficile del ducato, quando buona parte del Piemonte era occupata dai francesi, Vercelli resistette ai tentativi del 1553 e del 1556 e fu la residenza preferita del duca Carlo II, che vi morì nel 1553.[2] La città subì poi il dominio spagnolo dal 1638 al 1659 e nel 1704, durante la guerra di successione spagnola, cadde in mano francese.[1] Dopo la parentesi napoleonica tornò definitivamente ai Savoia nel 1814, dentro il Regno di Sardegna.[2]

La città del riso

Già negli anni Trenta del Novecento la risicoltura era la produzione principale: l'Enciclopedia Italiana registrava 160-170.000 quintali di riso l'anno e 39.546 abitanti nel comune nel 1931.[2] La provincia, istituita nel 1927, comprendeva allora anche il Biellese, che se ne staccò nel 1992 diventando la provincia di Biella; oggi conta 82 comuni e 169.390 abitanti (2020), tra la montagna della Valsesia e la pianura a monocoltura risicola.[1]

Il riso è anche l'occasione della principale festa cittadina: Risò, festival internazionale organizzato da Provincia e Città di Vercelli con l'Ente Nazionale Risi, nel 2025 ha richiamato oltre 70.000 visitatori; l'edizione del 2026, dall'11 al 13 settembre, ha dedicato mostre agli ottant'anni del riso Arborio e ai centosessanta del Canale Cavour.[6] La pianura irrigua è però esposta alle piene del Sesia: nell'alluvione del 2-3 ottobre 2020 le province di Vercelli e di Cuneo furono tra le più colpite, il fiume esondò tra Vercelli e Novara e si fermò il traffico ferroviario regionale tra le due città, sulla linea Torino-Milano.[7]

Calcio, università, musei

Nel primo calcio italiano Vercelli fu una capitale: la Pro Vercelli vinse il campionato nel 1908, nel 1909, nel 1911, nel 1912, nel 1913 e nel 1921, e nel 1922 conquistò anche il titolo della Confederazione Calcistica Italiana, in anni in cui il baricentro del gioco stava nella pianura tra Vercelli, Novara e Casale Monferrato.[8]

La città ospita il rettorato, in via Duomo, dell'Università del Piemonte Orientale, intitolata ad Amedeo Avogadro e articolata tra Alessandria, Novara e Vercelli.[9] Tra i musei civici spiccano il Museo Borgogna, con la sua pinacoteca, e il Museo Leone.[1] Nel 2026 gli spazi espositivi di Arca hanno preparato una grande mostra di Marc Chagall con sessanta opere originali, che a tre settimane dall'apertura contava già 6.000 prenotazioni. Il sindaco Roberto Scheda ha legato l'evento al prossimo anniversario del monumento più noto della città:

«Abbiamo la basilica di Sant'Andrea che, nel 2027, compirà 800 anni dalla conclusione della costruzione.»

Roberto Scheda, sindaco di Vercelli, settembre 2026

La dichiarazione è stata diffusa dal Comune il 22 settembre 2026.[10]

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Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani – Enciclopedia Italiana
  3. Fondazione Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli
  4. Fondazione Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli
  5. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Risò – Festival Internazionale del Riso
  7. Il Post — 4 ottobre 2020
  8. RSSSF
  9. Università del Piemonte Orientale
  10. Comune di Vercelli — 22 settembre 2026

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