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Regno di Sardegna

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di Quotidiano Piemontese, 2026-09-18

Il Regno di Sardegna è lo Stato con cui la Casa Savoia governò, dal 1720 al 1861, l'isola di Sardegna insieme ai domini di terraferma: il Piemonte, la Savoia, Nizza e, dopo il 1815, la Liguria. Il titolo veniva dall'isola, ma il centro del potere era a Torino: per questo nell'uso comune il nome finì per indicare tutti i territori sottoposti ai Savoia.[1] Il regno terminò nel marzo 1861, quando il suo re fu proclamato re d'Italia.[1][2]

Dalla corona di Sicilia a quella di Sardegna

Il titolo di re di Sardegna era antico: lo aveva creato Federico II per il figlio Enzo nel 1239, e l'isola era poi passata per secoli sotto gli Aragonesi.[1] I Savoia vi arrivarono per una via indiretta. Nella guerra di successione spagnola si schierarono con l'Austria, e alla fine del conflitto il duca Vittorio Amedeo II ottenne nel 1713 la corona di Sicilia e ampliò i confini in Italia con il Monferrato e altre province orientali.[2] Con il trattato di Utrecht Torino divenne capitale anche di un regno insulare, e ai duchi fu riconosciuto il titolo regio.[3]

La Sicilia rimase ai Savoia pochi anni: il sovrano fu costretto a rinunciarvi in cambio della Sardegna.[2] Secondo MuseoTorino lo scambio fu deciso nel 1718;[3] il passaggio divenne effettivo con il trattato dell'Aia del 1720, da cui i Savoia portarono il titolo di re di Sardegna.[1][2]

Il Settecento: una capitale regia

Il nuovo rango si vide anzitutto a Torino. Il 15 dicembre 1714 Filippo Juvarra fu nominato primo architetto regio, incaricato di rinnovare con l'architettura l'immagine della capitale, mentre Vittorio Amedeo II avviava profonde riforme delle istituzioni dello Stato.[3] Verso la metà del secolo fu la coppia formata da Carlo Emanuele III e dall'architetto Benedetto Alfieri a ridisegnare il profilo della città.[3]

Carlo Emanuele III, re dal 1730 al 1773, partecipò alle guerre di successione polacca (1733-1738) e austriaca (1740-1748) e, con la pace di Aquisgrana del 1748, spinse il confine orientale fino al Ticino.[1][2]

Rivoluzione, esilio e Restaurazione

La guerra contro la Francia rivoluzionaria rovesciò la situazione. Nel 1796 la campagna di Napoleone si chiuse con l'armistizio di Cherasco e con la pace di Parigi, che imposero ai Savoia la cessione di territori alla Francia.[1][2] Nel 1798 i francesi imposero l'abdicazione a Carlo Emanuele IV;[2] il 9 dicembre di quell'anno i francesi lo obbligarono a lasciare Torino per l'esilio in Sardegna.[4] L'isola, grazie all'appoggio navale dell'Inghilterra, rimase sotto il controllo dei Savoia.[1]

Sul continente, dopo la vittoria francese a Marengo del 14 giugno 1800, Torino tornò sotto il controllo di Napoleone e il 21 settembre 1802 il Piemonte fu annesso alla Francia.[4] Con la caduta dell'imperatore la dinastia rientrò a Torino nel 1814.[4] Il Congresso di Vienna assegnò a Vittorio Emanuele I i territori della Repubblica di Genova, mentre una parte della Savoia originaria andò perduta.[2][1] I moti costituzionali del marzo 1821 furono repressi con l'intervento austriaco.[1]

Carlo Alberto e lo Statuto

Il regno di Carlo Alberto (1831-1849) fu una stagione di riforme. In Sardegna un editto del 21 maggio 1836 eliminò la giurisdizione feudale e abolì le prestazioni personali, con indennizzi ai feudatari a carico delle comunità e anticipati dallo Stato; il 20 giugno 1837 fu promulgato il codice civile, compromesso tra la legislazione napoleonica e il diritto sabaudo.[5] Nell'autunno 1847 vennero soppressi i privilegi di foro, tranne quello ecclesiastico, e fu introdotta l'eleggibilità delle cariche amministrative.[5]

Il 4 marzo 1848 il re firmò a Palazzo Reale lo Statuto,[6] promulgato il giorno seguente: due camere legislative e la religione cattolica come sola religione dello Stato.[5] Il testo si presentava come «Statuto e Legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia» e fissava un principio nuovo per i sudditi del re:[7]

«Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge.»

Statuto fondamentale del Regno di Sardegna, art. 24, 1848

Per la Camera dei deputati fu scelto Palazzo Carignano: l'architetto Carlo Sada trasformò in poco più di un mese il salone ellittico seicentesco in aula parlamentare,[8] e l'8 maggio 1848 vi cominciò l'attività legislativa della Camera subalpina.[6] La prima guerra d'indipendenza finì con la sconfitta di Novara: il 23 marzo 1849 Carlo Alberto abdicò in favore del figlio.[5]

Da Torino all'Italia

Con Vittorio Emanuele II sul trono e Camillo Benso di Cavour al governo, il regno si modernizzò e si inserì nel sistema delle alleanze europee.[1] La guerra del 1859 e le annessioni dell'anno seguente unirono al regno gran parte della penisola.[1] Nel 1860 furono cedute alla Francia Nizza e la Savoia, la terra d'origine della dinastia.[2]

L'aula di Palazzo Carignano, ormai troppo piccola per i deputati del nuovo Stato, tenne l'ultima seduta il 28 dicembre 1860.[8] Il 18 febbraio 1861 si aprì a Torino l'VIII legislatura, la prima del Parlamento italiano, e il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d'Italia.[6] Il Regno di Sardegna cessò così di esistere, e il suo ultimo re divenne il primo re d'Italia.[1]

Che cosa resta a Torino

Torino rimase capitale solo pochi anni. Nel settembre 1864 la notizia del trasferimento a Firenze scatenò proteste in piazza San Carlo: negli scontri del 21 e 22 settembre morirono 52 torinesi e 187 rimasero feriti.[9] Lo storico Giorgio Cavallo ha ricordato che il trasferimento «non fu discusso in Parlamento, ma subdolamente inserito in una convenzione fra Francia e Italia».[9]

L'aula del Parlamento subalpino è l'unica del 1848 rimasta intatta in Europa ed è monumento nazionale; fa parte del percorso del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, ospitato nello stesso Palazzo Carignano.[8]

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Articoli collegati: Assedio di Torino del 1706, Camillo Benso di Cavour, Carlo Alberto, Casa Savoia, Emanuele Filiberto, Vittorio Amedeo II

Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani
  3. MuseoTorino (Città di Torino)
  4. TorinoToday
  5. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Torino Oggi — 16 marzo 2022
  7. Presidenza della Repubblica – Quirinale — 4 marzo 1848
  8. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  9. CittAgorà – Consiglio comunale di Torino — 24 settembre 2020

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