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Palazzo Carignano

Aggiornato il 26 settembre 2026

Palazzo Carignano è il palazzo barocco del centro di Torino, a pochi passi da piazza Castello, progettato da Guarino Guarini a partire dal 1679 per il ramo cadetto dei Savoia-Carignano. Vi nacquero Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, dal 1848 ospitò la Camera dei deputati del Parlamento subalpino e il 17 marzo 1861, nel suo cortile, fu proclamata l'Unità d'Italia[1]. Dal 1938 il piano nobile accoglie il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano[1].

Il palazzo di Guarini

A commissionare l'edificio fu il principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, che nel Seicento volle con esso affermare il prestigio della propria casata[1]. Guarini lo disegnò guardando ai progetti di Gian Lorenzo Bernini per il Louvre di Luigi XIV; il risultato, secondo la storia della città curata da MuseoTorino, è una sorta di prototipo di reggia per un sovrano dello Stato assoluto[2]. La novità più vistosa è la facciata in mattoni rossi, che nel corpo centrale si incurva in un'onda concava e convessa, soluzione che il museo definisce «unica nel suo genere»[1].

Il cantiere, cominciato nel 1679, si chiuse soltanto dopo la morte dell'architetto. Già l'Enciclopedia Italiana nel 1933 segnalava il ruolo di chi guidava i lavori sul piano tecnico:

«La costruzione fu compiuta dopo la morte del G.; e può essere che qualche particolare appartenga a Francesco Barocelli direttore della costruzione per la parte tecnica.»

Mario Labò, voce «Guarini, Guarino», Enciclopedia Italiana, 1933

La citazione è tratta dalla voce della Treccani[3]. La mole del palazzo entrò subito nel disegno della città barocca: quando nel 1715 Filippo Juvarra progettò la ricostruzione della chiesa guariniana di San Filippo Neri, dovette misurarsi con il Collegio dei Nobili di fronte e con il volume di Palazzo Carignano[2].

La residenza dei principi

L'edificio fu la dimora dei Carignano, ramo collaterale della Casa Savoia. Due targhe commemorative ricordano ancora che tra queste mura nacquero Carlo Alberto e suo figlio Vittorio Emanuele II[4]. Nel 1831, divenuto re, Carlo Alberto si trasferì a Palazzo Reale e il palazzo di famiglia passò al Demanio[4]. Al piano terreno si conservano gli Appartamenti dei Principi di Carignano, con boiseries dorate e soffitti affrescati a soggetto mitologico, inseriti nel circuito delle Residenze reali sabaude[1][4].

La Camera dei deputati del Regno di Sardegna

Nel 1848, con la concessione dello Statuto, Carlo Alberto scelse Palazzo Carignano come sede della nuova Camera elettiva del Regno di Sardegna. L'antico salone ellittico delle feste fu trasformato in aula dall'architetto Carlo Sada in poco più di un mese[5]. Lo stesso Sada, chiamato a ripensare gli spazi pubblici del palazzo, continuò a intervenire sugli ambienti della Camera e sui locali di servizio fino al 1860[6].

L'attività legislativa del Regno sardo si svolse in quest'aula dall'8 maggio 1848 al 28 dicembre 1860[7]. Vi presero la parola Cavour, Vincenzo Gioberti e Massimo d'Azeglio[5]; Gioberti, primo presidente della Camera, ha oggi la sua statua nella piazza antistante, accanto a quella di Vittorio Alfieri[7]. Con le annessioni dei nuovi territori i deputati crebbero di numero e la sala divenne troppo piccola: l'ultima seduta si chiuse il 28 dicembre 1860 alle 14.30, e un orologio con il datario fermo su quel momento è ancora visibile accanto al ritratto del re[5]. Il museo la presenta come l'unica aula parlamentare del 1848 ancora integra in Europa; è monumento nazionale[5].

Il primo Parlamento d'Italia

Il 18 febbraio 1861 a Palazzo Carignano si aprì l'VIII legislatura, la prima del Parlamento italiano[7]. Per accogliere i deputati delle nuove province si costruì un'aula provvisoria nel cortile centrale, e lì il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II promulgò l'atto che fondava il Regno d'Italia[4]. Cavour ne scrisse un appassionato resoconto: «Il Parlamento, nel giorno solenne della seduta reale, coll'entusiasmo della riconoscenza e dell'affetto, acclamava Vittorio Emanuele II Re d'Italia»[7].

Torino, prima capitale del nuovo Stato, volle dare alla Camera una sede definitiva. Il palazzo fu ampliato con un nuovo corpo affacciato su piazza Carlo Alberto: i disegni li diede nel 1864 Domenico Ferri e l'esecuzione fu seguita da Giuseppe Bollati, morto nel 1869 due anni prima della fine dei lavori[8]. Lo storico Luciano Tamburini, nel Dizionario Biografico degli Italiani, vi vede un'architettura di rappresentanza, grandiosa e scenografica, che mescola rinascimento e barocco senza un vero carattere personale[8]. Il trasferimento della capitale a Firenze, nel 1865, rese inutile il progetto: la grande aula monumentale non fu mai usata dal Parlamento[4][9].

Il Museo del Risorgimento

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano era nato nel 1878, quando Torino, perduta la capitale, volle ricordare il proprio contributo all'unificazione; inaugurato nel 1908 nella Mole Antonelliana e poi trasferito al Valentino alla fine degli anni Venti, dal 1938 ha sede a Palazzo Carignano[9]. Completamente riallestito, ha riaperto nel 2011[9].

Il percorso occupa trenta sale del piano nobile, con oltre 2.500 oggetti tra documenti, dipinti, ritratti e cimeli di Cavour, Garibaldi e degli altri protagonisti del Risorgimento[1][10]. Ne fanno parte sia la Camera subalpina sia l'aula mai utilizzata della Camera italiana, dove sono esposte quattro grandi tele dedicate alle battaglie decisive del Risorgimento[1]. L'ingresso del museo è in piazza Carlo Alberto 8[1].

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Stati Generali della Cooperazione Internazionale degli Enti Territoriali (settembre 2026)

Il 27 settembre 2026 si aprono a Palazzo Carignano gli Stati Generali della Cooperazione Internazionale degli Enti Territoriali, promossi dalla Città di Torino con la partecipazione di sindaci e amministratori locali provenienti da quattro continenti.

Cronologia

  • — A Palazzo Carignano si aprono gli Stati Generali della Cooperazione Internazionale degli Enti Territoriali, promossi dalla Città di Torino con la partecipazione di sindaci e amministratori locali da quattro continenti. → TorinoClick TorinoClick
  • — Alla Sala Cortile di Palazzo Carignano, Torino e la città mongola di Kharkhorin firmano la Lettera d'Intenti che prelude al rinnovo del loro Accordo di collaborazione, siglata dal sindaco Stefano Lo Russo e dal governatore di Kharkhorin Bat-Erdene Byamba nell'ambito di Terra Madre Salone del Gusto. → TorinoClick CronacaQui Torino

Articoli collegati: Camillo Benso di Cavour, Cappella della Sindone, Guarino Guarini, Palazzo Reale, Piazza Castello, Stati Generali della Cooperazione Internazionale degli Enti Territoriali a Torino (settembre 2026)

Fonti

  1. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  2. MuseoTorino (Città di Torino)
  3. Treccani – Enciclopedia Italiana
  4. Residenze Reali Sabaude
  5. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  6. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  7. Torino Oggi — 16 marzo 2022
  8. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  9. Città di Torino – Musei
  10. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  11. TorinoClick — 27 settembre 2026
  12. TorinoClick — 27 settembre 2026

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