Palazzo Reale
Il Palazzo Reale di Torino è la residenza che la Casa Savoia costruì, abitò e rimodellò per tre secoli, dal tardo Cinquecento fino al 1865. Chiude a nord piazza Castello ed è il centro geografico, strategico e politico della capitale sabauda[1]. L'ingresso è in piazzetta Reale 1. [13] Da qui partiva il sistema di dimore di corte che l'UNESCO ha iscritto nel 1997 tra i siti del Patrimonio mondiale come Residenze sabaude: il palazzo è il cuore della cosiddetta «Zona di comando», insieme a Palazzo Chiablese e al Palazzo della Prefettura[2]. Oggi fa parte del percorso dei Musei Reali[1].
Dal palazzo del vescovo alla reggia
Quando nel 1563 Emanuele Filiberto rientrò a Torino e ne fece la capitale dei suoi Stati, non si costruì una residenza nuova: scelse di alloggiare presso l'arcivescovo, accanto al Duomo, e investì invece nella Cittadella[3]. Fu Carlo Emanuele I, nel 1584, a ordinare un palazzo per la corte, affidandone il progetto ad Ascanio Vitozzi[1]. Secondo MuseoTorino la costruzione si svolse tra il 1639 e il 1642, e dal 1643 i lavori, seguiti dapprima dall'ingegnere Maurizio Valperga, passarono ad Amedeo di Castellamonte e poi al capitano-ingegnere Carlo Morello, morto nel 1665. [14]
La forma attuale nacque però a metà Seicento, dopo la guerra civile del 1639-1642[1]. Fu Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I, ad abbandonare il progetto di ampliare il vecchio palazzo ducale verso il duomo e a usarne i materiali per erigere una grande reggia; i lavori, affidati all'ingegnere ducale Amedeo di Castellamonte, iniziarono intorno al 1646[4]. Castellamonte risolse insieme il palazzo e la piazza: un corpo aperto da un lato sui giardini, addossato dall'altro al duomo, rivolto di fronte verso la via Nuova. La facciata, del 1658, è volutamente sobria; il Dizionario Biografico degli Italiani la giudica «piuttosto neutra nonostante l'eleganza dei particolari»[4].
Il Seicento: appartamenti gemelli e giardini alla francese
La prima grande campagna decorativa arrivò nel 1660, con il matrimonio di Carlo Emanuele II e Francesca d'Orléans Valois: furono creati due appartamenti speculari, uno per il duca e uno per la duchessa[1]. Il programma decorativo fu ideato dal retore di corte Emanuele Tesauro, e nel 1684 il palazzo si allargò con le ali est e nord. [14] Nel 1684 il pittore viennese Daniel Seiter affrescò la galleria che ancora porta il suo nome, la «Galleria del Daniel», mentre alla fine del secolo André Le Nôtre disegnò il giardino[1]. MuseoTorino data invece al 1688 l'arrivo di Seiter da Roma; tra le sale di rappresentanza ci sono anche il Salone degli Svizzeri e la Sala dei Paggi. [14]
Juvarra e il Settecento dei re
Con il titolo regio ottenuto nel 1713, il palazzo dovette diventare la reggia di un re[1]. Vittorio Amedeo II nominò nel 1714 Filippo Juvarra «primo architetto civile», e l'architetto aprì il cantiere con la scala delle Forbici, progettata e costruita nel 1720-1721[5]. Seguirono il teatrino di corte detto «del Rondeau» (1722), il rifacimento del vecchio teatro Regio (1722-1723), nuove sistemazioni del palazzo nel 1730-1732, gli archivi privati del re (1733-1734) e, dal 1732, la galleria della Regina, poi detta del Beaumont e oggi sede dell'Armeria. Nel 1730 Juvarra disegnò anche il nuovo Teatro Regio, realizzato più tardi da Benedetto Alfieri[5].
Claudio Francesco Beaumont, pittore di corte dal 1731, lavorò a lungo nel palazzo. Tra il 1731 e il 1733 decorò la camera da lavoro e il gabinetto della toeletta, dedicati al re Carlo Emanuele III; nel 1737 dipinse il Giudizio di Paride sulla volta del Gabinetto cinese, sopra le lacche orientali e le cornici disegnate da Juvarra, e nello stesso anno risultano pagati gli affreschi della grande galleria, l'Armeria reale; nel 1748 completò la Galleria delle Battaglie[6].
Carlo Alberto, Palagi e lo Statuto
Nell'Ottocento il volto degli interni cambiò di nuovo. Carlo Alberto chiamò a Torino Pelagio Palagi, nel 1834 lo nominò «pittore preposto alla decorazione de' Reali palazzi» e dal 1835 gli affidò la risistemazione del palazzo, proseguita fino a metà degli anni Quaranta[7]. Palagi diresse decine di pittori e artigiani, tra cui Francesco Gonin, passando dal neoclassico al neogotico. Sua è l'idea della volta della Biblioteca, con le allegorie delle lettere, delle scienze e delle arti (disegni del 1841, esecuzione di Angelo Moja e Marco Antonio Trefogli), e la pala della cappella privata detta del Pregadio, terminata nel 1845[7]. Per il soffitto del Salone da ballo, finito solo nel 1858, scelse un motto che è quasi un programma della vita di corte:
«Coll'assistenza degli dei usando dei piaceri onesti abbelliti dagli insegnamenti delle muse liete scorrono le ore a misura del moto armonico del tempo»[7]
Nel palazzo Carlo Alberto presiedeva il Consiglio dei ministri, e qui il 4 marzo 1848 Carlo Alberto firmò lo Statuto che porta il suo nome[8]. Nel 1862 fu costruito il nuovo scalone d'onore. [13] Il Palazzo Reale fu poi la residenza di Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, fino al 1865[8], mentre la Camera dei deputati sedeva a Palazzo Carignano[8].
Dopo la capitale
Nel settembre 1864 la notizia del trasferimento della capitale provocò la protesta dei torinesi: il 22 settembre la polizia caricò la folla radunata davanti alla Prefettura in piazza San Carlo, nella cosiddetta «strage di Torino», con 42 morti e 123 feriti; dopo trecento anni da capitale, la città dovette inventarsi un nuovo ruolo[9]. Tra il 1899 e il 1903 l'architetto Emilio Stramucci ricostruì l'ala nord-ovest; nei bombardamenti del dicembre 1942 e del 13 luglio 1943 crollò in parte il tetto e furono danneggiati muri e finestre sul lato di via XX Settembre, mentre la facciata su piazzetta Reale restò illesa. [14] Dopo la nascita della Repubblica il palazzo passò al demanio[1]. La famiglia reale vi conservò la propria residenza fino al 1946. [15]
Nel 1997 la «Zona di comando» entrò nella lista del Patrimonio mondiale, descritta come un ampio complesso di edifici legati alla corte, in cui il potere accentrato si esercitava nelle forme politiche, amministrative e culturali[2][10]. Nel 2016 il palazzo è confluito nei Musei Reali, che riuniscono in un solo percorso le sale di corte, l'Armeria Reale, la Galleria Sabauda e il Museo Archeologico[1][11].
I Musei Reali oggi
Il 27 settembre 2018 il percorso si è allargato alla Cappella della Sindone di Guarino Guarini, riaperta dopo il restauro seguito all'incendio dell'11 aprile 1997: ventuno anni di lavori e 30 milioni di euro, finanziati dal ministero con il sostegno di fondazioni e aziende della città, tra cui la Compagnia di San Paolo[12]. «Il restauro è stato una grande sfida di tecnica e immaginazione», disse quel giorno la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella[12].
L'afflusso è cresciuto in fretta: i Musei Reali sono passati da 360.847 visitatori nel 2017 a 461.250 nel 2018, un aumento del 27,82 per cento, il più alto tra i trenta musei statali più visitati d'Italia in quell'anno[11]. Nel 2025 i Musei Reali hanno annunciato oltre 28 milioni di euro di investimenti, tra cui il recupero del cinquecentesco Bastion Verde e la chiusura del passaggio porticato della Corte d'onore con serramenti lignei su disegni ottocenteschi. [16]
Il programma del 2026, con la direttrice Paola D'Agostino, comprende il restauro delle torri della facciata nord e della Sala degli Staffieri e, dal 21 maggio 2026 al 6 gennaio 2027, l'apertura speciale degli appartamenti del primo piano per il centenario della morte della regina Margherita. [17]
Pagine che rimandano qui
- Archivio di Stato di Torino
- Armeria Reale di Torino
- Camillo Benso di Cavour
- Cappella della Sindone
- Carlo Alberto
- Casa Savoia
- Castello del Valentino
- Cavallerizza Reale
- Chiesa Reale di San Lorenzo
- Corso Francia
- Duomo di Torino
- Felice Casorati
- Filippo Juvarra
- Francesco Gonin
- Galleria Sabauda
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- Guarino Guarini
- Guida Torino
- La Venaria Reale
- Museo Egizio
- Museo Nazionale del Cinema
- Palazzina di caccia di Stupinigi
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Articoli collegati: Cappella della Sindone, Casa Savoia, La Venaria Reale, Piazza Castello, Real Chiesa di San Lorenzo, Residenze sabaude
Fonti
- Residenze Reali Sabaude
- UNESCO World Heritage Centre
- MuseoTorino
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Torino Oggi — 16 marzo 2022
- MuseoTorino
- Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO — 24 ottobre 2016
- Finestre sull'Arte — 16 febbraio 2019
- ANSA — 27 settembre 2018
- Musei Reali Torino
- MuseoTorino
- Musei Reali Torino
- ANSA — 21 luglio 2025
- Musei Reali Torino — 18 febbraio 2026