Duomo di Torino

Il Duomo di Torino, cattedrale metropolitana dedicata a San Giovanni Battista, è la chiesa madre dell'arcidiocesi di Torino. Sorge tra il Palazzo Reale e la Cappella della Sindone di Guarino Guarini, ed è l'edificio che più chiaramente racconta l'arrivo del Rinascimento in Piemonte: fu costruito in forme toscane alla fine del Quattrocento per volere del cardinale Domenico Della Rovere, sul sito di tre basiliche paleocristiane[1]. Dal 1993 custodisce la Sindone, che proprio qui, nel coro, scampò all'incendio del 1997[2].
Le tre basiliche
Il luogo è sacro da molto prima della chiesa attuale. Il complesso episcopale nacque alla fine del IV secolo, al tempo del vescovo Massimo, e si articolava in tre basiliche affiancate: San Salvatore, Santa Maria e San Giovanni Battista[3]. Le tre chiese medievali sopravvissero fino al 1490, quando Domenico Della Rovere, cardinale e vescovo di Torino, decise di sostituirle con un unico edificio nuovo[3]. Del complesso più antico resta in piedi il campanile, intitolato a Sant'Andrea ed eretto tra il 1468 e il 1470[3].
Il cantiere di Della Rovere
Per il progetto il cardinale chiamò un toscano, Amedeo da Settignano, detto Meo del Caprina; la prima pietra fu posata nel 1491 da Bianca di Monferrato[3]. Il cantiere si svolse tra il 1491 e il 1498[1]. Nel Dizionario Biografico degli Italiani Isa Belli Barsali ritiene assai probabile che Della Rovere gli affidasse non solo la direzione dei lavori ma anche il disegno, e riporta la formula con cui un pagamento del 1492 lo qualifica:[4]
«magistro Amedeo de Septignano fiorentino architectori et magistro fabricae Ecclesiae Taurinensis»
Documenti del 15 novembre 1492, dell'11 aprile 1493 e del 12 agosto 1494 lo indicano come architetto del duomo[4]. La chiesa fu consacrata il 21 settembre 1505[3]. Per la consulta dei beni ecclesiastici piemontesi è con quest'opera che Amedeo portò in Piemonte le nuove forme del Rinascimento[3].
Facciata, portali, interno
La facciata è un'eccezione in una città di mattoni: è rivestita di marmo bianco di Foresto[1]. Il disegno è sobrio, con lesene accoppiate e un frontone triangolare raccordato da volute di gusto albertiano[4]. Nei sottarchi dei tre portali corrono rilievi di Meo del Caprina e della sua bottega: sul portale destro il Salvatore, su quello centrale San Giovanni, sul sinistro il Padre Eterno[1].
L'interno è a croce latina e a tre navate, e il pavimento è rialzato rispetto alla strada perché al livello inferiore si apre una grande cripta[1]. Pilastri alti e sottili reggono volte a botte, e sopra la chiesa si leva una cupola poligonale che Belli Barsali accosta a quella di Santa Maria del Calcinaio a Cortona[4]. Lungo le navate si alternano cappelle a pianta semicircolare e rettangolare, rimodellate dalla fine del Cinquecento per accogliere gli altari devozionali[1].
La Sindone e i Savoia
Quando Emanuele Filiberto fece di Torino la capitale dei domini sabaudi, nel 1563, la città diventò anche la sede della reliquia più preziosa della dinastia: la Sindone vi arrivò nel 1578[3]. Per darle una collocazione degna, alle spalle del presbiterio fu costruita la cappella progettata da Guarino Guarini: i lavori partirono nel 1668 e la cupola, dopo ventotto anni, fu chiusa nel 1694[3]. La cappella, a pianta circolare, sta circa sei metri più in alto della chiesa e fa da cerniera tra la cattedrale e il palazzo dei re[1]. Nel secolo successivo Filippo Juvarra mise mano al campanile quattrocentesco, aggiungendogli tra il 1720 e il 1723 una cuspide barocca[1].
Il Novecento portò i restauri diretti da Bertea, tra il 1926 e il 1928, che cancellarono buona parte degli interventi ottocenteschi[1].
La notte dell'11 aprile 1997
Il 24 febbraio 1993, per i lavori alla cappella guariniana, la Sindone era stata trasferita nel coro della cattedrale, dentro una cassa di cristallo[2]. Alle 22.50 di venerdì 11 aprile 1997 il fuoco intaccò la Cappella, il Palazzo Reale e il Duomo; l'allarme giunse ai vigili del fuoco solo alle 23.45[2]. Accorsero circa 150 pompieri, dal Piemonte, da Caselle e da Milano[5]. All'1.20 la squadra 21, guidata da Mario Trematore, raggiunse il coro, e il caposquadra abbatté la teca con una mazza da quattro chili[2]. Il suo racconto, riportato dal settimanale diocesano:[2]
«Colpisco con tutta la forza. Prendo in braccio lo scrigno.»
La cappella di Guarini ne uscì devastata, la chiesa no. Nel suo comunicato l'arcivescovo Giovanni Saldarini poté scrivere: «Ringraziando il Signore, la teca della Sindone non è stata coinvolta. La Cattedrale è stata risparmiata»[2]. La Cappella della Sindone ha riaperto nel settembre 2018, dopo un restauro durato ventuno anni e costato 30 milioni di euro, finanziato dal Ministero con il sostegno di fondazioni e aziende della città, tra cui la Compagnia di San Paolo[6]. La reliquia, però, non vi è tornata: resta nel Duomo, dove ha trovato, disse l'arcivescovo Cesare Nosiglia, «la sua sicura e stabile collocazione»[6]. La cappella fu riaperta giovedì 27 settembre; il giorno dopo Nosiglia celebrò in cattedrale una messa di ringraziamento per la fine dei lavori[7].
Il Duomo oggi
Dopo il cantiere avviato nel 1996-97, nel 2004 il presbiterio fu riallestito con arredi affidati allo scultore Mario Rudelli[1]. Nella cattedrale è sepolto Pier Giorgio Frassati: il 4 luglio 2024 il Duomo, gremito, ha aperto l'anno di preparazione al centenario della sua morte, con la preghiera alla tomba[8]. È anche la chiesa delle cerimonie cittadine e dinastiche: il 10 febbraio 2024 vi furono celebrati i funerali di Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, poi sepolto in forma privata nella cripta reale della Basilica di Superga[9].
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Fonti
- BeWeB – Beni ecclesiastici in web (CEI)
- La Voce e il Tempo — 11 aprile 2022
- Città e Cattedrali (Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte)
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- La Voce e il Tempo — 27 settembre 2018
- ANSA — 27 settembre 2018
- La Voce e il Tempo — 18 settembre 2018
- La Voce e il Tempo — 5 luglio 2024
- Sky TG24 — 4 febbraio 2024