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Duomo di Torino

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Città e Cattedrali (Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte)
Dalla pubblicazione di Città e Cattedrali (Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte)

Il Duomo di Torino, cattedrale metropolitana dedicata a San Giovanni Battista, è la chiesa madre dell'arcidiocesi di Torino. Sorge tra il Palazzo Reale e la Cappella della Sindone di Guarino Guarini, ed è l'edificio che più chiaramente racconta l'arrivo del Rinascimento in Piemonte: fu costruito in forme toscane alla fine del Quattrocento per volere del cardinale Domenico Della Rovere, sul sito di tre basiliche paleocristiane[1]. Dal 1993 custodisce la Sindone, che proprio qui, nel coro, scampò all'incendio del 1997[2].

Le tre basiliche

Il luogo è sacro da molto prima della chiesa attuale. Il complesso episcopale nacque alla fine del IV secolo, al tempo del vescovo Massimo, e si articolava in tre basiliche affiancate: San Salvatore, Santa Maria e San Giovanni Battista[3]. Le tre chiese medievali sopravvissero fino al 1490, quando Domenico Della Rovere, cardinale e vescovo di Torino, decise di sostituirle con un unico edificio nuovo[3]. Del complesso più antico resta in piedi il campanile, intitolato a Sant'Andrea ed eretto tra il 1468 e il 1470[3].

Il cantiere di Della Rovere

Per il progetto il cardinale chiamò un toscano, Amedeo da Settignano, detto Meo del Caprina; la prima pietra fu posata nel 1491 da Bianca di Monferrato[3]. Il cantiere si svolse tra il 1491 e il 1498[1]. Nel Dizionario Biografico degli Italiani Isa Belli Barsali ritiene assai probabile che Della Rovere gli affidasse non solo la direzione dei lavori ma anche il disegno, e riporta la formula con cui un pagamento del 1492 lo qualifica:[4]

«magistro Amedeo de Septignano fiorentino architectori et magistro fabricae Ecclesiae Taurinensis»

Pagamento della fabbrica della cattedrale, 1492

Documenti del 15 novembre 1492, dell'11 aprile 1493 e del 12 agosto 1494 lo indicano come architetto del duomo[4]. La chiesa fu consacrata il 21 settembre 1505[3]. Per la consulta dei beni ecclesiastici piemontesi è con quest'opera che Amedeo portò in Piemonte le nuove forme del Rinascimento[3].

Facciata, portali, interno

La facciata è un'eccezione in una città di mattoni: è rivestita di marmo bianco di Foresto[1]. Il disegno è sobrio, con lesene accoppiate e un frontone triangolare raccordato da volute di gusto albertiano[4]. Nei sottarchi dei tre portali corrono rilievi di Meo del Caprina e della sua bottega: sul portale destro il Salvatore, su quello centrale San Giovanni, sul sinistro il Padre Eterno[1].

L'interno è a croce latina e a tre navate, e il pavimento è rialzato rispetto alla strada perché al livello inferiore si apre una grande cripta[1]. Pilastri alti e sottili reggono volte a botte, e sopra la chiesa si leva una cupola poligonale che Belli Barsali accosta a quella di Santa Maria del Calcinaio a Cortona[4]. Lungo le navate si alternano cappelle a pianta semicircolare e rettangolare, rimodellate dalla fine del Cinquecento per accogliere gli altari devozionali[1].

La Sindone e i Savoia

Quando Emanuele Filiberto fece di Torino la capitale dei domini sabaudi, nel 1563, la città diventò anche la sede della reliquia più preziosa della dinastia: la Sindone vi arrivò nel 1578[3]. Per darle una collocazione degna, alle spalle del presbiterio fu costruita la cappella progettata da Guarino Guarini: i lavori partirono nel 1668 e la cupola, dopo ventotto anni, fu chiusa nel 1694[3]. La cappella, a pianta circolare, sta circa sei metri più in alto della chiesa e fa da cerniera tra la cattedrale e il palazzo dei re[1]. Nel secolo successivo Filippo Juvarra mise mano al campanile quattrocentesco, aggiungendogli tra il 1720 e il 1723 una cuspide barocca[1].

Il Novecento portò i restauri diretti da Bertea, tra il 1926 e il 1928, che cancellarono buona parte degli interventi ottocenteschi[1].

La notte dell'11 aprile 1997

Il 24 febbraio 1993, per i lavori alla cappella guariniana, la Sindone era stata trasferita nel coro della cattedrale, dentro una cassa di cristallo[2]. Alle 22.50 di venerdì 11 aprile 1997 il fuoco intaccò la Cappella, il Palazzo Reale e il Duomo; l'allarme giunse ai vigili del fuoco solo alle 23.45[2]. Accorsero circa 150 pompieri, dal Piemonte, da Caselle e da Milano[5]. All'1.20 la squadra 21, guidata da Mario Trematore, raggiunse il coro, e il caposquadra abbatté la teca con una mazza da quattro chili[2]. Il suo racconto, riportato dal settimanale diocesano:[2]

«Colpisco con tutta la forza. Prendo in braccio lo scrigno.»

Mario Trematore, vigile del fuoco, 1997

La cappella di Guarini ne uscì devastata, la chiesa no. Nel suo comunicato l'arcivescovo Giovanni Saldarini poté scrivere: «Ringraziando il Signore, la teca della Sindone non è stata coinvolta. La Cattedrale è stata risparmiata»[2]. La Cappella della Sindone ha riaperto nel settembre 2018, dopo un restauro durato ventuno anni e costato 30 milioni di euro, finanziato dal Ministero con il sostegno di fondazioni e aziende della città, tra cui la Compagnia di San Paolo[6]. La reliquia, però, non vi è tornata: resta nel Duomo, dove ha trovato, disse l'arcivescovo Cesare Nosiglia, «la sua sicura e stabile collocazione»[6]. La cappella fu riaperta giovedì 27 settembre; il giorno dopo Nosiglia celebrò in cattedrale una messa di ringraziamento per la fine dei lavori[7].

Il Duomo oggi

Dopo il cantiere avviato nel 1996-97, nel 2004 il presbiterio fu riallestito con arredi affidati allo scultore Mario Rudelli[1]. Nella cattedrale è sepolto Pier Giorgio Frassati: il 4 luglio 2024 il Duomo, gremito, ha aperto l'anno di preparazione al centenario della sua morte, con la preghiera alla tomba[8]. È anche la chiesa delle cerimonie cittadine e dinastiche: il 10 febbraio 2024 vi furono celebrati i funerali di Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, poi sepolto in forma privata nella cripta reale della Basilica di Superga[9].

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Articoli collegati: Basilica di Superga, Cappella della Sindone, Casa Savoia, Guarino Guarini, Palazzo Reale, Real Chiesa di San Lorenzo

Fonti

  1. BeWeB – Beni ecclesiastici in web (CEI)
  2. La Voce e il Tempo — 11 aprile 2022
  3. Città e Cattedrali (Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte)
  4. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  5. La Voce e il Tempo — 27 settembre 2018
  6. ANSA — 27 settembre 2018
  7. La Voce e il Tempo — 18 settembre 2018
  8. La Voce e il Tempo — 5 luglio 2024
  9. Sky TG24 — 4 febbraio 2024

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