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Sindone

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Turismo Torino e Provincia
Dalla pubblicazione di Turismo Torino e Provincia

La Sindone è un telo di lino tessuto a spina di pesce, lungo circa 4,41 metri e largo 1,13, su cui si vede la doppia impronta, frontale e dorsale, di un uomo che porta i segni della flagellazione e della crocifissione[1]. La tradizione cristiana la venera come il lenzuolo funebre di Gesù. Da oltre quattro secoli è conservata a Torino, nel Duomo, e per la città è insieme una reliquia, un tema di ricerca scientifica e un evento: le sue ostensioni hanno portato in città milioni di pellegrini[2].

Da Lirey a Chambéry

Le prime notizie sicure la collocano in Francia: nel 1353 il cavaliere Geoffroy de Charny la depose nella chiesa che aveva fondato a Lirey, in Champagne. Già nel 1389-1390 il vescovo Pierre d'Arcis scriveva che il telo era stato fatto pochi anni prima e che l'autore aveva confessato di averlo dipinto. [12] All'inizio del Quattrocento la sua discendente Marguerite de Charny la portò con sé nei suoi spostamenti[1], finché, per sottrarla ai canonici che ne reclamavano la restituzione, la cedette al duca Ludovico di Savoia, probabilmente nel 1453 a Ginevra[3]. Da allora il telo rimase alla Casa Savoia per più di cinque secoli.

A Chambéry, allora capitale del ducato, la reliquia fu sistemata dal 1506 nella cappella del castello, e nello stesso anno una bolla di papa Giulio II fissò al 4 maggio la sua festa liturgica[3]. Nella notte del 4 dicembre 1532 un incendio danneggiò la cappella: la reliquia fu danneggiata e furono le clarisse della città a eseguire i primi restauri[1].

L'arrivo a Torino

Il trasferimento a Torino fu deciso da Emanuele Filiberto. L'occasione fu il pellegrinaggio del cardinale Carlo Borromeo, che volle venerare la reliquia[1] e raggiunse Torino a piedi da Milano, sotto la pioggia e in condizioni di dura penitenza[3]. Il telo arrivò il 9 settembre 1578 al castello di Lucento e passò poi nella cappella ducale di San Lorenzo[3], accanto all'attuale Real Chiesa di San Lorenzo.

Per darle una sede definitiva i Savoia commissionarono a Guarino Guarini una cappella tra il Duomo e il Palazzo Reale; la reliquia fu sistemata nel 1694 sul grande altare centrale a doppia faccia disegnato da Antonio Bertola, dove rimase fino al 1993[4]. La Cappella della Sindone divenne così il cuore religioso della corte, e le ostensioni accompagnarono per secoli nozze, nascite e ricorrenze della dinastia.

Il negativo di Secondo Pia

Nel 1898, durante l'ostensione legata alle nozze del principe Vittorio Emanuele, re Umberto I autorizzò per la prima volta una fotografia. L'incarico andò all'avvocato astigiano Secondo Pia, fotografo dilettante e futuro sindaco di Asti, che lavorò a proprie spese con una macchina costruita apposta dall'ebanista torinese Giovanni Cordero per lastre di vetro di 50 per 60 centimetri[5]. Il primo tentativo, il 25 maggio, fallì per l'illuminazione elettrica irregolare; il 28 maggio lo scatto riuscì[5]. Sviluppando la lastra, Pia si accorse che l'impronta, debole e sfumata sul lino, nel negativo diventava un'immagine in positivo, nitida e leggibile.

«Ho provato un'emozione fortissima quando ho visto per primo apparire sulla lastra il Sacro Volto»

Secondo Pia, sulla notte dello sviluppo, 1898

La scoperta aprì il lungo dibattito moderno sulla natura dell'immagine: per alcuni fu una conferma, per altri il sospetto di un ritocco, e Pia si definì soltanto «il semplice strumento, molto fortunato, di una rivelazione che comunque prima o poi sarebbe stata fatta»[5].

Il Novecento: studi, televisione e il lascito dei Savoia

Nel Novecento le ostensioni cambiarono scala. Quella del maggio 1931 celebrò le nozze di Umberto di Savoia con Maria José; nel 1969 il telo fu esaminato per tre giorni a Palazzo Reale e fotografato per la prima volta a colori; il 23 novembre 1973 comparve in diretta televisiva. Nel 1978, per il quarto centenario dell'arrivo a Torino, all'ostensione solenne seguirono 120 ore consecutive di esami condotti da 44 studiosi di vari paesi[2].

Umberto II, l'ultimo re, morì in esilio il 18 marzo 1983 e con il testamento del 1981 lasciò la proprietà del telo alla Santa Sede, che la accettò il 18 ottobre 1983. Il 14 novembre il segretario di Stato Agostino Casaroli comunicò il passaggio al cardinale Anastasio Ballestrero, arcivescovo di Torino, nominato custode pontificio[3], ruolo che ancora oggi spetta al titolare dell'arcidiocesi.

La datazione al radiocarbonio

Il 21 aprile 1988, nella sacrestia del Duomo, fu prelevato un campione dal bordo inferiore del telo e diviso tra i laboratori dell'Università dell'Arizona, dell'Università di Oxford e del Politecnico di Zurigo. Il 13 ottobre il cardinale Anastasio Ballestrero, affiancato dal consulente scientifico Luigi Gonella, lesse il responso: «L'intervallo di data calibrata assegnato al tessuto sindonico è tra il 1260 e il 1390 dopo Cristo»[6]. L'arcivescovo commentò: «La Sindone può andare e venire, ma Cristo rimane»[6]. Il risultato, che collocava il lino nel Medioevo, è da allora al centro di contestazioni sul metodo di campionamento e di nuove analisi. Nel 2025 lo storico Nicolas Sarzeaud ha segnalato un trattato di Nicole Oresme del 1370 circa che già sospettava una frode, e uno studio pubblicato su Archaeometry ha sostenuto che l'immagine è compatibile con una pittura o con un bassorilievo più che con un corpo. [12] Secondo la Treccani, da allora nessuno studio sperimentale ha messo in dubbio l'affidabilità del risultato. [14]

L'incendio del 1997

Nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997 un incendio devastò la cappella di Guarini. La Sindone non era sull'altare barocco: ne era stata tolta nel 1993, all'avvio dei restauri della cappella[1]. Il vigile del fuoco Mario Trematore, che non era in servizio, fu avvertito dalla moglie, che aveva visto la colonna di fumo dal balcone di casa, e corse ad aiutare i colleghi; con i colleghi infranse con una mazza da cinque chili la teca antiproiettile e portò via il telo tra le fiamme. «Sentivo di avere una forza che non era umana», ha raccontato anni dopo[7]. La cassa di legno salvata quella notte è oggi al Museo della Sindone. [15]

Nel 2002 un restauro conservativo rimosse i lembi di stoffa bruciata e le toppe cucite dalle clarisse, e il telo fu sottoposto a nuove indagini; oggi è conservato disteso, in una teca sigillata riempita di gas inerte, con vetri di sicurezza multistrato e protezione antincendio[1]. La cappella di Guarini ha riaperto al pubblico solo il 27 settembre 2018[4], dopo ventun anni di cantiere e circa 30 milioni di euro di lavori finanziati dal Ministero dei beni culturali con il sostegno, tra gli altri, della Compagnia di San Paolo e della fondazione de La Stampa - Specchio dei Tempi; la reliquia però non vi è tornata e resta nel Duomo[8]. Il telo è custodito nell'ultima cappella della navata sinistra, sotto la Tribuna Reale. [16]

Le ostensioni recenti

Le ostensioni sono diventate i più grandi eventi di massa della città. Nel 1998 davanti al telo passarono circa 2,4 milioni di persone in 57 giorni, con la visita di Giovanni Paolo II il 24 maggio; nel 2000, anno giubilare, l'esposizione durò 72 giorni, e nel 2010 i pellegrini furono oltre 2,5 milioni, tra loro Benedetto XVI[2]. L'ostensione del 2015, dal 19 aprile al 24 giugno con il motto «L'Amore più grande», fu concessa per i duecento anni dalla nascita di don Bosco[9] e richiamò oltre due milioni di visitatori da 146 paesi[10].

Nel Giubileo del 2025 non c'è stata un'ostensione pubblica tradizionale: dal 28 aprile al 5 maggio in piazza Castello una «tenda» ha permesso di esplorare in digitale un'immagine a grandezza naturale del telo, ingrandendo il volto e i segni della passione. Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo e custode, l'ha presentata come un modo per accostarsi alla Sindone con le nuove tecnologie[11].

Il Museo della Sindone, fondato nel 1936 dalla Confraternita del Santissimo Sudario, ha sede dal 1998 nella cripta della chiesa del Santissimo Sudario. [13]

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Fonti

  1. Turismo Torino e Provincia
  2. Santa Sindone - Arcidiocesi di Torino
  3. La Voce e il Tempo
  4. Musei Reali Torino
  5. Astigiani
  6. La Voce e il Tempo — 19 ottobre 2018
  7. Avvenire — 10 aprile 2017
  8. ANSA — 28 settembre 2018
  9. Santa Sindone - Arcidiocesi di Torino
  10. Radio Vaticana — 25 giugno 2015
  11. ACI Stampa — 15 marzo 2025
  12. Il Post — 29 agosto 2025
  13. MuseoTorino
  14. Treccani
  15. Sindone.org
  16. Sindone.org

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