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La Stampa

Aggiornato il 25 settembre 2026

La home page di lastampa.it, 25 settembre 2026
La home page di lastampa.it il 25 settembre 2026

La Stampa è il quotidiano di Torino. Nato nel 1867 come Gazzetta piemontese, ha preso il nome attuale nel 1895; per un secolo è stato legato alla famiglia Agnelli e dal 2026 appartiene a una società costruita attorno al gruppo editoriale Sae[1].

La Gazzetta piemontese di Bersezio

La testata fu fondata a Torino nel 1867 da Vittorio Bersezio, che ne tenne la direzione dal febbraio di quell'anno fino al gennaio 1880[1][2]. Torino aveva appena perso il ruolo di capitale, e il giornale nacque con un'impronta dichiaratamente regionale e moderata: Bersezio ne fece la voce della piccola e media borghesia torinese, sostenne le campagne dei piccoli proprietari colpiti dalla politica fiscale e partecipò da protagonista alla polemica del quotidiano contro la Destra storica. Al quotidiano affiancò un supplemento settimanale, la Gazzetta letteraria[2].

Frassati e il giornale liberale

Il salto di scala venne con Alfredo Frassati, nato nel 1868 a Pollone, vicino a Biella. Il 31 dicembre 1894 firmò l'accordo che lo rendeva comproprietario della casa editrice, e il 1° gennaio 1895 il giornale uscì con la nuova testata «La Stampa - Gazzetta piemontese»[3]; il vecchio nome sopravvisse come sottotitolo fino al 1908[1]. Il primo periodo fu condiviso con Luigi Roux, direttore e proprietario, nominato senatore nel 1898; quando nel 1900 Giolitti richiamò Roux a Roma alla guida della Tribuna, il giornale passò a una nuova società in cui Frassati ebbe due terzi della proprietà e la carica di direttore[3], e dal 1901 ne fu unico direttore[1].

Già sotto Roux, dal 1897, scriveva per il giornale il giovane economista Luigi Einaudi, con la tessera di «redattore e collaboratore»: suoi i reportage sugli scioperi degli operai tessili del Biellese nell'autunno 1897 e sulla vertenza del porto di Genova tra il 1900 e il 1901, prima del passaggio al Corriere della sera nel 1903[4].

Frassati trasformò l'azienda: allargò la rete dei collaboratori, potenziò gli inviati, riorganizzò l'impostazione tecnica del giornale e nel 1906 si assicurò il diritto di pubblicare in contemporanea i telegrammi del Times e del Matin. Nel maggio 1915 la tiratura toccò le trecentomila copie[3]. La linea era liberale e vicina a Giovanni Giolitti: il giornale appoggiò l'impresa di Libia ma si oppose all'ingresso dell'Italia nella Grande guerra[1]. Frassati sostenne un «vigile neutralismo» e definì il conflitto che si preparava «inutile e immane»[3].

Il fascismo e l'arrivo degli Agnelli

Nel primo dopoguerra La Stampa fu tra i pochi quotidiani a schierarsi apertamente contro il decreto sulla stampa del 1923, e dopo il delitto Matteotti condusse contro il fascismo un vero atto d'accusa[3]. Il 1925 fu anche l'anno in cui Frassati perse il figlio Pier Giorgio, morto il 4 luglio. Il 29 settembre il prefetto sospese il giornale; l'industriale Riccardo Gualino tentò di acquistarne la proprietà, ma Frassati rifiutò, e il 3 novembre il quotidiano tornò in edicola con due condirettori. Il 9 novembre Frassati annunciò il ritiro «con ragioni di carattere personale», e la sua quota passò al senatore Giovanni Agnelli, fondatore della FIAT[3]. Con la nuova proprietà, formalizzata nel 1926, il giornale fu adeguato alle direttive del regime[1].

Nel 1938, con le leggi razziali, il giornalista astigiano Giulio De Benedetti, ebreo, fu cancellato dall'albo professionale; Agnelli fece in modo che continuasse a lavorare per La Stampa senza firma[5].

Il dopoguerra e l'età di De Benedetti

Sospeso dopo la Liberazione, il quotidiano riprese le pubblicazioni nel 1945 sotto la direzione di Filippo Burzio; dal 1947 al 1992 fu affiancato dall'edizione pomeridiana Stampa sera[1]. Nel gennaio 1948 la direzione passò a De Benedetti, nato ad Asti nel 1890, che la tenne fino al 4 dicembre 1968: in vent'anni fece della Stampa il secondo giornale italiano per peso e diffusione dopo il Corriere della sera, scelto da un pubblico laico e progressista[5]. Introdusse rubriche dedicate ai piccoli lettori, all'umorismo, alla moda e allo sport, rafforzò la rete dei corrispondenti di provincia e inventò «Specchio dei tempi», la rubrica delle lettere dei lettori che diventò uno strumento potente dell'opinione pubblica torinese. De Benedetti leggeva di persona centinaia di lettere e ne dosava la pubblicazione, come raccontò a Eugenio Scalfari in un colloquio uscito dopo la sua morte[5]:

«Il giornale registrava, lasciava sfogare, ma moderava coi titoli, bilanciava sempre, un'opinione di un tipo, un'opinione del tipo opposto. Tutto il segreto stava nel dosaggio e nei titoli».

Giulio De Benedetti, colloquio con Eugenio Scalfari, la Repubblica, 17 gennaio 1978

Sul piano politico il direttore sostenne governi di centro-sinistra e l'apertura verso il Partito socialista[5]. Tra i direttori successivi figurano Mario Calabresi, dal 2009 al 2015, e Andrea Malaguti, dal 2023[1].

Dalla famiglia Agnelli ai nuovi editori

Nel 2014 la testata confluì in Italiana Editrice S.p.A. e nel 2017 nel gruppo GEDI; nel marzo 2026 GEDI firmò un contratto preliminare per cederla al gruppo Sae[1]. La trattativa fu seguita con uno stato di agitazione della redazione, sospeso a metà maggio quando il comitato di redazione giudicò «soddisfacenti le garanzie offerte dal gruppo Sae» su occupazione e retribuzioni[6].

Il 28 maggio 2026 il giornale passò alla nuova società La Stampa Sae Spa, con effetto dal 1° giugno. La maggioranza, il 51%, è di una holding piemontese partecipata da Sae di Alberto Leonardis e dal gruppo Toto; il 22% fa capo alla Fondazione 9 febbraio 1867, legata alla famiglia Elkann e a Exor e riconducibile a John Elkann; quote minori sono della Fondazione di Modena, di Reale Mutua, delle associazioni industriali piemontesi, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e della Fondazione La Stampa[7].

Il 5 giugno 2026 il nuovo consiglio di amministrazione nominò presidente Paolo Ceretti e amministratore delegato Massimo Briolini; dal 1° luglio 2026 la direzione è affidata ad Antonio Di Rosa[8]. Dopo quasi un secolo di proprietà della famiglia che fondò la FIAT, il quotidiano torinese è tornato a una compagine in cui pesano soprattutto soci del territorio piemontese[7].

Pagine che rimandano qui

Cronologia

  • — Il Gruppo SAE ha presentato alle OGR di Torino il portale digitale in inglese La Stampa Usa, che debutterà il 13 ottobre a New York per raccontare l'Italia al pubblico statunitense. → La Stampa La Stampa
  • — Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, intervistato sul palco di Alba all'evento de La Stampa, dichiara di non scandalizzarsi se Iveco dovesse convertirsi alla produzione di mezzi militari, in un contesto di crisi del settore automobilistico. → ANSA Piemonte La Stampa

Articoli collegati: Biella, Giovanni Agnelli (1866-1945), Giovanni Giolitti, John Elkann, Lingua piemontese, Luigi Einaudi

Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  3. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  4. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  5. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Prima Comunicazione (primaonline.it) — 14 maggio 2026
  7. Prima Comunicazione (primaonline.it) — 28 maggio 2026
  8. Prima Comunicazione (primaonline.it) — 8 giugno 2026
  9. ANSA — La Stampa, dal 1867 una lunga storia — 4 marzo 2026
  10. Gruppo SAE — La Stampa
  11. ANSA — La Stampa passa al gruppo Sae — 4 marzo 2026
  12. Teleborsa — Gruppo SAE completa l'acquisizione de La Stampa — 28 maggio 2026
  13. Storia Digitale — LA STAMPA.it: Archivio storico — 31 ottobre 2010

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