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FIAT

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di ANSA
Dalla pubblicazione di ANSA, 2020-07-11

FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) è la società automobilistica fondata a Torino l'11 luglio 1899, che per oltre un secolo ha dato alla città fabbriche, quartieri, immigrazione e conflitti sociali.[1] Dal 2014 è confluita in Fiat Chrysler Automobiles[2] e dal 2021 in Stellantis, di cui oggi è uno dei marchi;[3] lo stabilimento di Mirafiori continua a produrne le vetture.[4]

Nove soci a Palazzo Bricherasio

L'atto costitutivo fu rogato dal notaio Ernesto Torretta a Palazzo Bricherasio, residenza del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, che fu vicepresidente della nuova società. Presidente fu Lodovico Scarfiotti; tra i nove soci c'erano Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Ceriana Mayneri, Luigi Damevino, Alfonso Ferrero di Ventimiglia e Giovanni Agnelli, allora segretario del consiglio e dal 1902 amministratore delegato.[1] Il capitale era di 800.000 lire.[5] Il primo stabilimento, in corso Dante, entrò in funzione nel 1900: secondo l'ANSA vi lavoravano 35 operai e se ne uscivano 24 vetture l'anno, secondo il Dizionario Biografico Treccani gli operai erano cinquanta, su 10.000 metri quadrati di officine.[1][6] Il primo modello fu la 4 HP; dal 1904 comparve il marchio ovale su fondo blu disegnato da Carlo Biscaretti.[1]

La crescita fu rapida. Nel 1905 gli utili arrivavano a 4 milioni e nel 1906 il capitale salì a 9 milioni.[6] L'azienda uscì presto dall'automobile: autobus dal 1906, il primo motore d'aviazione italiano prodotto in serie nel 1908, l'autocarro 15 ter nel 1911, poi materiale ferroviario, motori marini diesel (Fiat Grandi Motori), acciaierie e, dal 1928, trattori a Modena.[5] La guerra di Libia e la Grande Guerra moltiplicarono le commesse: nel 1915 gli operai erano 7.600 e nel 1917 il capitale toccava i 50 milioni.[5]

Il Lingotto e il biennio rosso

Il nuovo stabilimento del Lingotto, progettato dall'ingegnere Giacomo Mattè Trucco, fu costruito durante e dopo la guerra: la produzione vi entrò nel 1921 e l'inaugurazione ufficiale avvenne nel 1923.[6][7] Sul tetto correva una pista di prova lunga circa un chilometro e mezzo, completata nel 1919; le rampe elicoidali per salire con le auto arrivarono nel 1926.[7] Le Corbusier lo descrisse nel 1924 in Vers une architecture come

«uno degli spettacoli più impressionanti che l'industria abbia mai offerto»

Le Corbusier, Vers une architecture, 1924

Nel 1920 gli operai occuparono le fabbriche; Agnelli arrivò a proporre di trasformare la FIAT in cooperativa, ma l'idea incontrò la diffidenza dei lavoratori.[6] Negli anni del regime l'azienda crebbe al riparo dei dazi sulle auto importate, passati dal 60 a oltre il 100 per cento nel 1930.[6] Nel 1932 contava dodici stabilimenti su 20 milioni di metri quadrati e 35.000 dipendenti, con sedi a Torino, Milano e Modena.[5] Quello stesso anno un'intervista di Agnelli, che attribuiva la disoccupazione al progresso tecnico, gli valse una replica pubblica di Luigi Einaudi.[6]

Mirafiori, 1939

Lo stabilimento di Mirafiori fu costruito fra il 1937 e il 1939. Benito Mussolini, inizialmente contrario al progetto, lo inaugurò il 15 maggio 1939 chiamandolo la «fabbrica perfetta del tempo fascista»; la direzione aveva radunato davanti ai cancelli varie decine di migliaia di operai. La giornata fu un insuccesso per il regime: il duce arrivò con due ore di ritardo, fu accolto con freddezza e lasciò la cerimonia prima del previsto, segno del malcontento operaio per il carovita e l'autarchia.[8] Durante la guerra il Lingotto fu bombardato più volte dalla RAF e dall'aviazione statunitense, dal 1940 al giugno 1944.[7]

L'era Valletta e il miracolo economico

Giovanni Agnelli morì a Torino il 16 dicembre 1945.[6] Vittorio Valletta, sottoposto a epurazione alla fine della guerra, tornò alla presidenza nel luglio 1946. Lo difese anche Aurelio Peccei, che dichiarò di essere favorevole a un'ampia epurazione, «ma non di Valletta», perché «era l'unico che sapesse mandare avanti l'azienda».[9] Con quasi 31 milioni di dollari del Piano Marshall, circa il 12 per cento dello stanziamento complessivo per l'Italia, gli impianti furono rinnovati; dal 1950 in poco più di dieci anni la produzione di auto si moltiplicò per dieci, superando il milione di vetture l'anno nel 1963.[9]

Il simbolo di quella stagione fu la 600, progettata da Dante Giacosa e presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1955: costava 590.000 lire, circa tredici mensilità di un operaio, e Mirafiori arrivò a produrne mille al giorno, per quasi 2,7 milioni di esemplari fino al 1969.[10] Nel 1955 Valletta avviò il raddoppio di Mirafiori, e in dieci anni la città guadagnò oltre 300.000 abitanti, in gran parte arrivati dal Sud. Il suo governo dell'azienda si accompagnò a un duro scontro con la FIOM, sconfitta a metà degli anni Cinquanta nelle elezioni della commissione interna, bilanciato da un welfare aziendale di case, pensioni e assicurazioni.[9] Nel 1966 Valletta lasciò la presidenza a Gianni Agnelli, con la FIAT al quinto posto fra i costruttori mondiali.[9]

I 35 giorni del 1980

Alla fine degli anni Settanta l'azienda era in crisi e indebitata. Il 31 luglio 1980 Cesare Romiti assunse pieni poteri come amministratore delegato; il 10 settembre la FIAT annunciò 14.469 licenziamenti, e i sindacati risposero con uno sciopero a oltranza che durò 35 giorni. Il 26 settembre Enrico Berlinguer parlò agli operai davanti alla porta 5 di Mirafiori.[11] Il 14 ottobre sfilò per il centro la marcia dei quarantamila, organizzata dal capo reparto Luigi Arisio, con cartelli che chiedevano «Libertà di sciopero ma anche libertà di lavorare»; alle sei del mattino del 15 ottobre fu firmato l'accordo che sostituiva i licenziamenti con due anni di cassa integrazione straordinaria per 23.000 lavoratori.[11]

Da Torino a Detroit, e ritorno a Mirafiori

Nel gennaio 2009, sotto la guida di Sergio Marchionne, la FIAT firmò un accordo preliminare per rilevare il 35 per cento di Chrysler senza esborso in contanti; nel maggio successivo Marchionne annunciò che sarebbe diventato amministratore delegato del gruppo americano, e attraverso una serie di passaggi la FIAT arrivò al controllo totale, comprando il residuo 41,5 per cento dal fondo pensione del sindacato statunitense.[12] Il 1° agosto 2014 l'assemblea straordinaria approvò la fusione in Fiat Chrysler Automobiles, con sede legale nei Paesi Bassi e domicilio fiscale nel Regno Unito: si chiudeva così, dopo 115 anni, la storia della Fiat come società torinese, che dal settembre 1997 aveva sede al Lingotto.[13][2] Il 13 ottobre 2014 FCA debuttò a Piazza Affari.[2]

Nel 2021 FCA si è fusa con il gruppo francese PSA dando vita a Stellantis.[3] Il marchio Fiat resta legato a Mirafiori: a metà novembre 2025 vi è partita la produzione della 500 Hybrid, con il secondo turno e circa 400 assunzioni previste per marzo 2026, mentre è iniziato il rinnovo della Palazzina uffici, 61.000 metri quadrati da completare entro il 2027.[4] «Questa giornata rappresenta un nuovo slancio per Torino e per Mirafiori, luoghi simbolo della nostra storia e del nostro futuro», disse in quell'occasione il presidente di Stellantis John Elkann.[4]

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Articoli collegati: Giovanni Agnelli (1866-1945), John Elkann, Sergio Marchionne, Stabilimento di Mirafiori, Stellantis, Torino

Fonti

  1. ANSA — 11 luglio 2020
  2. AGI — 22 luglio 2018
  3. Il Post — 10 gennaio 2021
  4. Stellantis Media — 25 novembre 2025
  5. Treccani, Enciclopedia Italiana
  6. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  7. MuseoTorino
  8. MuseoTorino
  9. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  10. Quattroruote — 3 luglio 2023
  11. La Voce e il Tempo
  12. LaPresse — 1 agosto 2014
  13. Automoto.it — 30 gennaio 2014

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