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Ferrero

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Post
Dalla pubblicazione di Il Post, 2018-01-16

Ferrero è il gruppo dolciario nato nel 1946 ad Alba, nelle Langhe, da una piccola pasticceria di famiglia, e diventato una delle maggiori aziende del settore al mondo: produce, tra gli altri, Nutella, Kinder, Tic Tac e Ferrero Rocher, venduti in oltre 170 Paesi.[1] È la più grande impresa dolciaria italiana.[2] Pur con la holding in Lussemburgo, Alba resta il luogo d'origine e uno dei centri produttivi del gruppo.[3]

La pasticceria di Alba e la pasta gianduia

Nel 1946 i fratelli Pietro e Giovanni Ferrero cominciarono a lavorare insieme nel laboratorio di famiglia ad Alba, in provincia di Cuneo.[1] Il prodotto su cui l'impresa crebbe era una pasta dolce di nocciole, zucchero e poco cacao, derivata dalla tradizione piemontese del gianduia: si chiamava Giandujot e si vendeva in tavolette, da mangiare così o da spalmare sul pane. Il cacao, nel dopoguerra, era caro da importare, e le nocciole delle colline intorno ad Alba permettevano di usarne poco. Una seconda versione, la SuperCrema, era già venduta in barattolo.[4]

Pietro Ferrero morì nel 1949. La guida passò al fratello Giovanni, alla vedova Piera Cillario e al figlio Michele[4], che quell'anno prese in mano l'azienda e la guidò per decenni.[5]

L'era di Michele Ferrero

Con Michele Ferrero l'azienda uscì presto dai confini italiani: nel 1956 aprì il primo grande stabilimento all'estero, in Germania, seguito da uno in Francia.[1] Il 20 aprile 1964 fu prodotto e messo in commercio il primo barattolo di Nutella, erede diretta della SuperCrema; la produzione cominciò nello stabilimento di Alba, dove si fa tuttora, e il prodotto arrivò in Germania nel 1965, in Francia nel 1966, in Australia nel 1978 e negli Stati Uniti nel 1983.[4] Oggi il più grande impianto di Nutella non è ad Alba ma a Villers-Écalles, vicino a Rouen, in Normandia, dove circa 900 addetti producono 600 mila vasetti al giorno, un quarto del totale mondiale.[6]

Seguirono i marchi che hanno fatto del gruppo un nome globale: Kinder Cioccolato nel 1968, Tic Tac nel 1969, Kinder Sorpresa nel 1974, Ferrero Rocher nel 1982.[1] Michele Ferrero preferì sempre crescere con prodotti propri invece di comprare concorrenti.[3] Alla sua morte, il 14 febbraio 2015 a Montecarlo, Forbes lo indicava come l'uomo più ricco d'Italia, con un patrimonio stimato in circa 20 miliardi di euro.[5]

Nel 1983 fondò ad Alba l'Opera Sociale Ferrero, riconosciuta nel 1991 come fondazione e oggi intitolata a Piera, Pietro e Giovanni Ferrero: assiste gli ex dipendenti del gruppo e organizza mostre, convegni e programmi sull'invecchiamento attivo, sotto il motto «Lavorare, Creare, Donare».[7] Così Michele Ferrero ne spiegò il senso:[7]

«Ho maturato la convinzione che il Gruppo Ferrero debba compiere uno sforzo umano e finanziario, per ringraziare tangibilmente i propri anziani, ed in particolare i pensionati».

Michele Ferrero, sull'istituzione della Fondazione

La terza generazione e le acquisizioni

Alla morte di Michele la terza generazione era già alla guida: il primogenito Pietro era morto nel 2011 e l'amministratore delegato era il secondogenito Giovanni.[5] Rimasto dal 2015 l'unico riferimento della famiglia e dal settembre 2017 presidente esecutivo, Giovanni Ferrero ha rovesciato la strategia paterna, puntando sulle acquisizioni.[3] Nel 2015 il gruppo comprò la britannica Thorntons, nel 2017 le statunitensi Fannie May e Ferrara[3]; nel 2018 rilevò per 2,4 miliardi di euro la divisione dolciaria statunitense di Nestlé, con marchi come Butterfinger, Crunch e BabyRuth.[2] Nel 2019 arrivarono i biscotti Keebler e Famous Amos, poi altri marchi negli anni successivi[1], fino ai cereali nordamericani di WK Kellogg, acquisiti con un'offerta annunciata nel luglio 2025 da 3,1 miliardi di dollari.[8] Con questa crescita Ferrero è diventata il terzo gruppo dolciario mondiale, dietro Mars e Mondelez.[3] Nel 2018 Giovanni Ferrero descriveva così il rapporto con l'eredità di famiglia:[1]

«La tradizione è come un arco. Più riusciamo a tendere indietro la corda, più riusciamo a scagliare in avanti la freccia della modernità, della visione, dell'innovazione».

Giovanni Ferrero, 2018

Quanto agli occupati, il 17° report di sostenibilità, pubblicato nel giugno 2026, parla di oltre 50.000 dipendenti nel mondo[9], mentre Il Post nel 2025 ne indicava 61.000, di cui più di 14.000 in Nord America, e ricordava che negli Stati Uniti il gruppo è presente dal 1969.[8]

Nocciole e filiera

La nocciola è la materia prima che lega Ferrero al territorio d'origine, ma gran parte arriva dall'estero: la Turchia concentra circa il 70% della produzione mondiale. Per aumentare l'offerta italiana il gruppo ha lanciato il Progetto Nocciola Italia, con l'obiettivo di 20.000 ettari di nuovi noccioleti entro il 2025 e l'impegno ad acquistare il 75% del raccolto annuo dei produttori aderenti. All'epoca il Piemonte produceva circa 20.000 tonnellate l'anno, meno di Lazio e Campania.[10] Secondo il gruppo, nell'esercizio 2024/25 il 97% delle nocciole acquistate era tracciabile fino all'agricoltore.[9]

Ferrero in Italia oggi

In Italia il gruppo ha quattro stabilimenti[3]: oltre ad Alba, Pozzuolo Martesana in Lombardia e, in Basilicata e Campania, Balvano e Sant'Angelo dei Lombardi. Tutti compaiono nell'accordo aziendale firmato il 21 settembre 2026 con Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, che fissa per l'esercizio 2025/2026 un premio legato agli obiettivi con un importo target di 2.730 euro lordi; ad Alba l'importo liquidato è di 2.545,86 euro, con la possibilità di convertirne una parte in servizi di welfare.[11]

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Il rinnovo dell'accordo integrativo aziendale (settembre 2026)

Venerdì 25 settembre 2026 Ferrero sottoscrive con le organizzazioni sindacali l'ipotesi di rinnovo dell'accordo integrativo aziendale, valido fino a giugno 2030 e destinato a 7.000 lavoratori degli stabilimenti italiani. L'intesa prevede nuovi strumenti di welfare, investimenti sul sistema produttivo italiano e un premio legato agli obiettivi fino a 3.100 euro, con un aumento medio del 10% rispetto al triennio precedente; l'accordo dovrà ora essere sottoposto al voto dei lavoratori nelle assemblee di stabilimento.

Articoli collegati: Cioccolato gianduia, Langhe, Michele Ferrero, Nutella

Fonti

  1. Ferrero
  2. Il Post — 16 gennaio 2018
  3. Il Post — 8 luglio 2018
  4. Il Post — 20 aprile 2024
  5. Il Post — 14 febbraio 2015
  6. Il Post — 21 febbraio 2019
  7. Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero
  8. Il Post — 10 luglio 2025
  9. Ferrero — 30 giugno 2026
  10. Il Post — 23 agosto 2021
  11. Ferrero — 21 settembre 2026
  12. ANSA Piemonte — 25 settembre 2026

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