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Biella

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto
Dalla pubblicazione di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto

Biella è un comune del Piemonte nord-orientale, capoluogo dell'omonima provincia: sorge su uno sprone ai margini nord-occidentali della pianura vercellese, sulle due rive del torrente Cervo, e il suo territorio comunale misura 46,6 km²[1]. È il centro del distretto tessile laniero biellese, patria della famiglia Sella e di Quintino Sella, e porta d'accesso al santuario di Oropa. Dal Biellese sono partiti verso Torino uomini che ne hanno segnato la storia, dal minatore Pietro Micca al direttore della Stampa Alfredo Frassati.

Dal feudo vescovile ai Savoia

Il nome compare per la prima volta nell'826, nella forma Bugella, come feudo dei conti Bosonidi; nel X secolo il luogo passò ai vescovi di Vercelli. La comunità si diede i primi statuti nel 1245, si ribellò nel 1348 al vescovo Giovanni Fieschi accettando la protezione dei Visconti, e nel 1377 si sottrasse definitivamente alla signoria vescovile. Nel 1379 accettò la tutela dei Savoia, ai quali tornò stabilmente con la pace di Cateau-Cambrésis del 1559. Nel 1622 fu elevata a città e capoluogo di provincia; nel 1647 fu devastata dagli spagnoli e tra il 1704 e il 1706, negli anni della guerra culminata nell'assedio di Torino, subì l'occupazione francese[1].

Proprio da quelle valli veniva Pietro Micca, nato il 5 marzo 1677 a Sagliano d'Andorno, oggi Sagliano Micca: muratore come il padre, entrò nella compagnia dei minatori dell'esercito sabaudo, dove lo chiamavano «Passapertut»[2].

Piazzo e Piano

La città ha una forma doppia. In alto, a circa 475 metri, c'è il Piazzo, il borgo medievale verso ovest; in basso, a 420 metri, il Piano, il nucleo più antico ma rinnovato dall'espansione moderna[3]. Nel Piano stanno i monumenti principali: il battistero a pianta centrale, costruito tra X e XI secolo; la cattedrale di Santa Maria Maggiore, iniziata nel 1402, a tre navate con affreschi; la chiesa di San Sebastiano, fondata nel 1504, che conserva opere di Gaudenzio Ferrari[3]. Nel chiostro di San Sebastiano ha sede il Museo del Territorio Biellese, con sezioni storico-artistica e archeologica (tra i pezzi, la piroga di Bertignano e una sezione egizia); dal 3 giugno 2024 è chiuso al pubblico per una ristrutturazione[4].

La città della lana

La crescita di Biella è la storia della sua industria. Nel 1571 contava 5.847 abitanti, nel 1921 quasi 25.000[3]. Il salto avvenne nell'Ottocento: Pietro Sella (1784-1822), scrive l'Enciclopedia Italiana, fu il primo in Italia a introdurre le macchine per la filatura, nel 1817, e fondò uno stabilimento sulle rive dello Strona[3]. I Sella erano mercanti-imprenditori impegnati nella filatura e nella fabbricazione del panno da sette generazioni; nel 1835 Maurizio Sella trasferì l'attività da Mosso a Biella, creando l'impresa destinata a diventare la più importante del principale distretto tessile del Regno[5]. L'edificio storico del Lanificio Maurizio Sella ospita oggi la Fondazione Sella, con archivi documentari e fotografici[6].

Negli anni Trenta del Novecento la fotografia della città era questa:

«Al 1° luglio 1928 vi erano in Biella 241 ditte industriali con 11.254 operai e impiegati; di questi più della metà (6039) erano addetti all'industria della lana»

Enciclopedia Italiana, voce «Biella», anni Trenta

La descrizione è citata dalla voce Treccani dell'epoca[3]. Oggi l'economia biellese resta fondata sull'industria laniera e cotoniera, sulle concerie e su una meccanica altamente specializzata, organizzata in un distretto tessile a forte concentrazione[1].

Quintino Sella, uomo industriale

Il biellese più noto della storia nazionale è Quintino Sella, nato il 7 luglio 1827 alla Sella di Mosso. Tre volte ministro delle Finanze del Regno d'Italia (1862, 1864-65, 1869-73), dedicò la sua opera al risanamento del bilancio dello Stato unitario e si definiva «uomo industriale», un tratto raro nella classe dirigente del tempo[5]. Nell'agosto 1863 salì sul Monviso e il 23 ottobre dello stesso anno fondò il Club alpino italiano. Morì a Biella il 14 marzo 1884[5].

Un altro figlio del Biellese ebbe un ruolo centrale nella vita torinese: Alfredo Frassati, nato a Pollone il 28 settembre 1868, fu comproprietario e dal 1900 direttore della Stampa, che lasciò nel novembre 1925; durante il fascismo visse ritirato, dividendosi tra Pollone e Torino[7]. Suo figlio era Pier Giorgio Frassati.

Oropa

Nella valle dell'Oropa, il torrente che nasce dal lago del Mucrone e si getta nel Cervo a monte della città, sorge il santuario mariano di Oropa. Secondo la tradizione, la statua lignea della Madonna vi fu portata nel IV secolo da sant'Eusebio, vescovo di Vercelli, che l'avrebbe recata da Gerusalemme[8]. Negli anni Trenta il santuario, a 1.180 metri, era raggiunto da una tranvia elettrica che portava circa 200.000 pellegrini l'anno[3]. Per la terza incoronazione centenaria della statua, celebrata il 27 agosto 1820 e preparata dal rettore Ignazio Marochetti, la Congregazione amministratrice fece adattare provvisoriamente con tavolati un'ala rimasta incompiuta dal 1795, per ricavarne camere per i pellegrini[9]. Il Sacro Monte di Oropa fa parte del sito seriale dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia[10], iscritto nel patrimonio mondiale UNESCO nel 2003[11].

Arte contemporanea e cronaca recente

In via Serralunga ha sede Cittadellarte, la Fondazione Pistoletto voluta da Michelangelo Pistoletto: si presenta come «Un grande laboratorio creativo, una fabbrica di idee e progetti», con un'accademia e programmi di residenza che toccano arte, moda, cibo e architettura[12].

Il Biellese è anche la provincia più anziana del Piemonte: secondo i dati Istat diffusi nel marzo 2025 l'età media è di 50,3 anni e la fecondità di 1,04 figli per donna, tra le più basse della regione[13].

Nel novembre 2019 Biella finì sulle cronache nazionali quando la maggioranza comunale di centrodestra respinse la proposta delle opposizioni di conferire la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre; il sindaco Claudio Corradino sostenne che la senatrice non avesse «fatto nulla per Biella e per il Biellese». Il Comune offrì allora la cittadinanza a Ezio Greggio, nato nel Biellese, che la rifiutò[14]:

«Il mio rispetto nei confronti della senatrice Liliana Segre mi spinge a fare un passo indietro e a non poter accettare questa onorificenza»

Ezio Greggio, novembre 2019

Il 26 novembre 2019 il consiglio comunale tornò sulla decisione e approvò all'unanimità, con 32 voti, la cittadinanza onoraria per Liliana Segre[15].

Pagine che rimandano qui

Articoli collegati: Assedio di Torino del 1706, Ezio Greggio, Giovanni Agnelli (1866-1945), Giovanni Giolitti, La Stampa, Piemonte

Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  3. Treccani – Enciclopedia Italiana
  4. Museo del Territorio Biellese (Città di Biella)
  5. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Fondazione Sella
  7. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  8. Treccani
  9. Santuario di Oropa
  10. Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia
  11. Regione Piemonte
  12. Cittadellarte – Fondazione Pistoletto
  13. ANSA — 31 marzo 2025
  14. Il Post — 19 novembre 2019
  15. Il Fatto Quotidiano — 26 novembre 2019

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