Guarino Guarini
Guarino Guarini (Modena, 17 gennaio 1624 – Milano, 6 marzo 1683), chierico teatino, matematico e architetto, è l'uomo che ha dato a Torino le sue due cupole più audaci: quella della Real Chiesa di San Lorenzo e quella della Cappella della Sindone. Negli ultimi diciassette anni della sua vita progettò per la corte sabauda e per l'aristocrazia torinese chiese, palazzi e collegi che ancora oggi segnano il centro della città, a partire da Palazzo Carignano.[1][2]
Un teatino tra Modena, Messina e Parigi
Chiamato anche Camillo, veniva da una famiglia di origine ferrarese. Nel 1639 partì per Roma per il noviziato nel convento teatino di San Silvestro e vi rimase circa sei anni.[2] Tornato a Modena, nel 1655 si vide ingiungere di lasciare la città dopo la «fierissima opposizione» incontrata alla corte ducale.[2]
Seguirono anni di viaggi. Dal 1660 fu a Messina, impegnato nelle fabbriche dell'Annunziata con il convento dei teatini, nella chiesa dei somaschi e in quella di San Filippo; poi a Parigi, dove nel 1662 fu posta la prima pietra della sua chiesa di Sainte-Anne-la-Royale e dove fu eletto anche professore di teologia. Nella capitale francese, nel 1665, pubblicò i Placita philosophica: per Guarini l'architettura non si separava mai dalla matematica e dalla speculazione.[2] Progettò inoltre chiese lontane: Santa Maria della Divina Provvidenza a Lisbona, Santa Maria di Ettinga a Praga (1679), San Gaetano a Vicenza.[2]
L'arrivo a Torino e San Lorenzo
A Torino lo chiamarono i teatini. Secondo la Treccani vi era già attivo nel 1666, al cantiere di San Lorenzo, avviato nel 1634 e poi rimasto fermo; il portale Città e Cattedrali data invece al 1667 la chiamata per l'ampliamento del Duomo.[1][3] Nel 1668 il duca Carlo Emanuele II di Casa Savoia lo nominò suo «ingegnere e matematico».[1]
La cronologia della chiesa di San Lorenzo, affacciata su piazza Castello, è scandita dai registri della parrocchia: nel 1670 si scavavano le fondazioni del nuovo cantiere, il 27 ottobre 1679 la cupola era chiusa e il 12 maggio 1680 fu lo stesso Guarini a celebrarvi la messa inaugurale.[4] La cupola, alta 55 metri, è costruita su otto coppie di archi intrecciati che disegnano una stella a otto punte, con al centro la lanterna ottagonale; le finestre aperte fra gli archi frantumano la luce. Otto colonne di marmo sembrano reggere la volta, mentre il lavoro statico lo fa un'incastellatura di grandi archi nascosta dietro il guscio visibile.[5] Guarini stesso parlava di un effetto di «atterrimento dell'animo umano»; lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan vi ha letto, secondo il sito della parrocchia, «l'istante in cui il calcolo matematico coincide con il percorso della fantasia che tende a Dio».[5] Nel presbiterio disegnò il primo altare staccato dalla parete di fondo, perché la mensa avesse più risalto.[6]
«Qui il G. portò alla perfezione il suo tipo di cupola, che vi ha l'incarnazione più sobria e più armonica»
La Cappella della Sindone
Con la nomina ducale del 1668 gli fu affidata la cappella destinata a custodire la Sindone, annessa al Duomo.[1][3] Guarini la rivestì di marmo nero di Frabosa e la coronò con una cupola a tamburi sovrapposti, sempre più bassi e poligonali, che salgono fino a formare una cuspide quasi continua.[3][2] I lavori della cupola durarono ventotto anni e si conclusero soltanto nel 1694, oltre dieci anni dopo la morte dell'architetto.[3]
Nella notte fra l'11 e il 12 aprile 1997 un incendio devastò la cappella: il calore e l'acqua dello spegnimento provocarono uno shock termico che ridusse l'interno a un cumulo di macerie, mentre la Sindone veniva portata in salvo dai vigili del fuoco.[7][3] Per rifare le decorazioni fu riaperta l'antica cava di Frabosa, così da usare la stessa pietra scelta da Guarini.[3] Il restauro, costato 30 milioni di euro con il contributo, fra gli altri, della Compagnia di San Paolo, si è chiuso dopo ventun anni: la cappella è stata restituita al pubblico nel settembre 2018, dentro il percorso dei Musei Reali, alla presenza del ministro Alberto Bonisoli, di Sergio Chiamparino e di Chiara Appendino.[8][9] Don Carlo Franco, sulla stampa diocesana, l'ha definita un'architettura «ardita e stupefacente».[9]
Palazzo Carignano e le altre opere torinesi
Nel 1679 Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano gli commissionò il palazzo di famiglia.[10] Guarini guardò al progetto di Gian Lorenzo Bernini per il Louvre e ne ricavò una facciata in mattoni rossi dall'andamento curvilineo, con un atrio ovale e due scaloni simmetrici che salgono a un salone ellittico, un tempo coperto da una doppia volta.[10][11] La costruzione fu compiuta dopo la sua morte e, secondo Labò, qualche particolare potrebbe spettare a Francesco Barocelli.[2] Nell'Ottocento il palazzo divenne la sede del primo Parlamento italiano[10]; oggi ospita il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.[11]
Negli stessi anni avviò il Collegio dei Nobili per i gesuiti (1678 secondo Mario Labò, 1679 secondo la Treccani online), oggi palazzo dell'Accademia delle Scienze.[2][1] Suo è il progetto iniziale della chiesa del Santuario della Consolata.[2] Per la chiesa di San Filippo immaginò tre cupole in fila: ancora incompiuta, crollò fra il 1714 e il 1715.[2] Fuori città ridisegnò il castello di Racconigi e nel 1680 preparò un progetto, mai eseguito, per la chiesa del santuario di Oropa.[12][2]
Il portale MuseoTorino riassume così il suo peso sull'immagine della città sabauda:[13]
«Con le cupole delle cappelle palatine della Sindone e di San Lorenzo, che come meravigliosi reliquiari sbucano al di sopra della cortina continua della città, Guarino Guarini disegna il volto "meraviglioso" della presenza dei Savoia a Torino.»
La stessa pagina lo colloca nella sequenza degli architetti della capitale: dopo Vitozzi e i Castellamonte, prima di Garove, di Filippo Juvarra e di Alfieri.[13]
I trattati e l'eredità
A Torino Guarini pubblicò il Modo di misurar le fabbriche (1674) e un Trattato di fortificazione (1676); i Disegni di architettura civile ed ecclesiastica uscirono nel 1686, e l'Architettura civile fu stampata postuma nel 1737 a cura di Bernardo Vittone.[2] Morì a Milano il 6 marzo 1683.[2]
La Treccani descrive il suo metodo come l'opposto della regola classica: edifici che «non mirano all'unità, ma a un sorprendente collegamento di parti individualmente distinte», in cui ogni norma tradizionale è contraddetta di proposito.[1] Mario Labò ne misurava la fortuna oltre le Alpi: «L'influenza del G. fu grandissima e durevole; fuori d'Italia specialmente in Boemia e in Franconia».[2]
Pagine che rimandano qui
- Cappella della Sindone
- Casa Savoia
- Castello di Racconigi
- Chiesa Reale di San Lorenzo
- Cristina di Francia
- Duomo di Torino
- Istituzioni vive, indirizzi morti
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- Palazzo Carignano
- Palazzo Reale
- Quadrilatero Romano
- Real Chiesa di San Lorenzo
- Santuario della Consolata
- Sergio Chiamparino
- Sindone
- Teatro Carignano
- Umberto II
Articoli collegati: Cappella della Sindone, Duomo di Torino, Palazzo Carignano, Palazzo Reale, Real Chiesa di San Lorenzo, Santuario della Consolata
Fonti
- Treccani – Enciclopedia on line
- Treccani – Enciclopedia Italiana (Mario Labò, 1933)
- Città e Cattedrali (Conferenza Episcopale Italiana)
- Real Chiesa di San Lorenzo
- Real Chiesa di San Lorenzo
- Real Chiesa di San Lorenzo
- La Voce e il Tempo — 27 settembre 2018
- ANSA — 27 settembre 2018
- La Voce e il Tempo — 18 settembre 2018
- Residenze Reali Sabaude
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- Treccani – Enciclopedia on line
- MuseoTorino