Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è il museo di storia dell'unificazione italiana che ha sede a Torino nel piano nobile di Palazzo Carignano, l'edificio barocco di Guarino Guarini affacciato su piazza Carlo Alberto e patrimonio UNESCO dal 1997[1]. Fondato nel 1878, è il più antico museo italiano di storia patria e l'unico ad avere il carattere di museo nazionale[1][2]. Il suo percorso comprende l'aula in cui si riunì dal 1848 la Camera dei deputati del Regno di Sardegna: per questo è insieme un museo e il luogo stesso di una parte della storia che racconta.
Dal «Ricordo nazionale» alla Mole
Il museo nacque nel 1878 con il nome di «Ricordo nazionale di Vittorio Emanuele II»[1][3]. Per trent'anni non ebbe una casa stabile: nel 1884 fu allestito all'esposizione nazionale del Valentino, nel 1899 passò nei locali della sezione di arte moderna del Museo Civico in corso Galileo Ferraris e soltanto nel 1908 venne inaugurato in forma definitiva dentro la Mole Antonelliana, che fu la sua sede per i trent'anni successivi[3]. Secondo il museo il «Tempio del Risorgimento» allestito all'esposizione del 1884 fu il preludio della costituzione formale del museo, nel 1901. [14]
A Palazzo Carignano
Nel 1938 le collezioni si trasferirono a Palazzo Carignano, dove occupano da allora il piano nobile[3][4]. La scelta aveva un forte valore simbolico: il palazzo, voluto nel Seicento da Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano e progettato da Guarini a partire dal 1679, aveva visto nascere Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, e nel suo cortile, secondo il museo, fu proclamata il 17 marzo 1861 l'Unità d'Italia[4]. Dopo la seconda guerra mondiale il museo riaprì in parte nel 1948; nel 1961, per il centenario dell'Unità, ospitò una grande mostra storica[3].
L'aula del Parlamento Subalpino
Il cuore del percorso è l'aula della Camera dei deputati subalpina. In origine era il salone d'onore dei principi di Carignano, costruito da Guarini tra il 1679 e il 1683; dopo lo Statuto concesso da Carlo Alberto nel marzo 1848, il Senato fu sistemato a Palazzo Madama e la Camera nel grande spazio ellittico di Carignano[5]. Il progetto fu affidato il 18 marzo 1848 all'architetto Carlo Sada, che in cinquanta giorni trasformò il salone in un emiciclo per 204 deputati; alle decorazioni lavorarono pittori come Francesco Gonin[5][6]. Accanto a Gonin lavorarono Capisani, Moja e Rusca, e a scegliere il salone per la Camera fu il ministro Vincenzo Ricci. [6] La prima seduta si tenne l'8 maggio 1848 e presidente dell'assemblea fu eletto Vincenzo Gioberti; in aula i democratici sedevano a sinistra e i liberali a destra[5][6]. Le prime elezioni si erano tenute il 27 aprile 1848; MuseoTorino data al 9 maggio l'ingresso dei deputati nell'aula. [6] Nell'aula, dove secondo il museo «i protagonisti del Risorgimento hanno deciso le sorti di un'intera nazione»[7], la Camera si riunì fino al 1860, quando le annessioni resero l'aula troppo piccola[5][6]. Dichiarata monumento nazionale nel 1898, è indicata come «l'unica aula parlamentare del 1848 rimasta integra in Europa»[5]. Secondo il museo l'ultima seduta si tenne il 28 dicembre 1860, data che l'orologio e il calendario dell'aula segnano ancora. [16] Restaurata nel 1988 e nel 2011, quando fu realizzato un affaccio da un soppalco, dal 2017 l'aula viene aperta al pubblico intorno al 17 marzo. [15]
La Camera che non si riunì mai
Per accogliere i deputati del nuovo Regno d'Italia, Cavour chiese il 27 ottobre 1860 un'aula provvisoria nel cortile del palazzo: l'ingegnere Amedeo Peyron la costruì in 113 giorni, in ferro e in stile neomedievale, alta 24 metri, con 600 stalli e 450 posti in tribuna. Il 18 febbraio 1861, alla presenza del re e di 443 deputati, vi si aprì la prima seduta del Parlamento italiano[8]. Nel 1864 fu approvato il progetto definitivo di Domenico Ferri e Giuseppe Bollati, una nuova ala verso piazza Carlo Alberto con una grande aula parlamentare[8], oggi compresa nel percorso del museo con le sue volte dipinte[9]. Ma la Convenzione di settembre del 1864 con la Francia portò la capitale a Firenze, e il Parlamento lasciò Torino: «La Camera torinese però non entrò mai in funzione», riassume la scheda di MuseoTorino[8].
Il nuovo allestimento del 2011
I lavori di rinnovamento, avviati nel 2006, portarono nel 2011, anno del centocinquantenario dell'Unità, a un allestimento interamente nuovo nelle sale di Palazzo Carignano[3][9]. Negli stessi mesi riaprirono anche gli appartamenti barocchi del piano terreno, chiusi da oltre mezzo secolo, con lo scalone che sale al Parlamento Subalpino e lo studio del conte di Cavour; oggi sono gestiti separatamente nel circuito delle residenze sabaude[10][4]. Il percorso del museo conta oltre 2.500 oggetti in trenta sale – documenti originali, opere d'arte e testimonianze – e racconta il Risorgimento dalle grandi rivoluzioni del Settecento fino alla vigilia della prima guerra mondiale, legando la storia italiana a quella europea[7][4][9]. Le collezioni comprendono circa 2.000 decorazioni e medaglie, 7.000 stampe, 1.100 carte geografiche, 17.500 fotografie, tra cui immagini della guerra di Crimea e lastre stereoscopiche di Gaeta nel 1860, 5.500 cartoline e circa 6.000 manifesti. [17]
Biblioteca e archivi
Accanto alle sale il museo conserva una biblioteca specializzata di circa 86.000 documenti, con 4.700 testate periodiche, 5.900 volumi rari e 730 spartiti e stampe musicali. Vi si trovano i giornali dell'epoca, dalla «Gazzetta del Popolo» del 1848 ai fogli satirici come «Il Fischietto», gli atti parlamentari dal 1848, le opere di Mazzini, Gioberti e Cavour e raccolte donate da famiglie e studiosi, tra cui il fondo Cesare Alfieri e una bibliografia garibaldina di circa 1.200 titoli[11]. Gli archivi storici del museo riuniscono documenti soprattutto del Settecento e dell'Ottocento, con carte che risalgono al Duecento e arrivano alla seconda guerra mondiale e alla Resistenza[12].
Il museo oggi
Il consiglio di indirizzo del museo è formato da membri designati dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dall'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, più alcuni membri cooptati; il museo opera con il sostegno del Ministero della cultura[2][1]. È un ente di diritto privato controllato, a cui la Città di Torino partecipa per il 20%. [18] Dall'ottobre 2023 lo presiede Luisa Papotti, già soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Torino, che al momento della nomina lo ha definito «il più antico tra i musei di storia patria del nostro Paese, e l'unico ad avere qualifica di museo nazionale»[2]. Il direttore generale è Alessandro Bollo, la direttrice scientifica la storica Silvia Cavicchioli[1].
Alle sale permanenti si alternano mostre temporanee che guardano al Risorgimento da angoli meno consueti: nel 2021-2022 «Anita e le altre», per il bicentenario della nascita di Anita Garibaldi, raccontava diciannove donne del Risorgimento, da Cristina Trivulzio di Belgioioso a Giulia di Barolo, e si chiudeva con un video di Cavicchioli sul vero volto di Anita[13]; nel 2026 la mostra «In Gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi», a cura di Ermanno Tedeschi, è aperta fino al 4 ottobre, mentre è in preparazione «A Tavola! Cucina, cibo e gusto nell'Italia del Risorgimento»[7]. L'aula subalpina, intanto, è oggetto di una campagna di manutenzione straordinaria sostenuta con l'Art Bonus, che ha raccolto 100.000 euro, tra gli altri dalla Compagnia di San Paolo[5]. L'ingresso è in piazza Carlo Alberto 8; il museo è aperto dal martedì alla domenica[1].
Pagine che rimandano qui
- Alessandro Antonelli
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Fonti
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- ANSA — 30 ottobre 2023
- MuseoTorino
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- Art Bonus – Ministero della cultura
- MuseoTorino
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- MuseoTorino
- Turismo Torino e Provincia
- Ministero della cultura — 11 marzo 2011
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- Archivio di Stato di Torino
- ANSA — 19 novembre 2021
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano — 21 ottobre 2024
- TorinoToday — 14 marzo 2022
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
- Città di Torino