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Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Aggiornato il 25 settembre 2026

La home page di museorisorgimentotorino.it, 25 settembre 2026
La home page di museorisorgimentotorino.it il 25 settembre 2026

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è il museo di storia dell'unificazione italiana che ha sede a Torino nel piano nobile di Palazzo Carignano, l'edificio barocco di Guarino Guarini affacciato su piazza Carlo Alberto e patrimonio UNESCO dal 1997[1]. Fondato nel 1878, è il più antico museo italiano di storia patria e l'unico ad avere il carattere di museo nazionale[1][2]. Il suo percorso comprende l'aula in cui si riunì dal 1848 la Camera dei deputati del Regno di Sardegna: per questo è insieme un museo e il luogo stesso di una parte della storia che racconta.

Dal «Ricordo nazionale» alla Mole

Il museo nacque nel 1878 con il nome di «Ricordo nazionale di Vittorio Emanuele II»[1][3]. Per trent'anni non ebbe una casa stabile: nel 1884 fu allestito all'esposizione nazionale del Valentino, nel 1899 passò nei locali della sezione di arte moderna del Museo Civico in corso Galileo Ferraris e soltanto nel 1908 venne inaugurato in forma definitiva dentro la Mole Antonelliana, che fu la sua sede per i trent'anni successivi[3]. Secondo il museo il «Tempio del Risorgimento» allestito all'esposizione del 1884 fu il preludio della costituzione formale del museo, nel 1901. [14]

A Palazzo Carignano

Nel 1938 le collezioni si trasferirono a Palazzo Carignano, dove occupano da allora il piano nobile[3][4]. La scelta aveva un forte valore simbolico: il palazzo, voluto nel Seicento da Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano e progettato da Guarini a partire dal 1679, aveva visto nascere Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, e nel suo cortile, secondo il museo, fu proclamata il 17 marzo 1861 l'Unità d'Italia[4]. Dopo la seconda guerra mondiale il museo riaprì in parte nel 1948; nel 1961, per il centenario dell'Unità, ospitò una grande mostra storica[3].

L'aula del Parlamento Subalpino

Il cuore del percorso è l'aula della Camera dei deputati subalpina. In origine era il salone d'onore dei principi di Carignano, costruito da Guarini tra il 1679 e il 1683; dopo lo Statuto concesso da Carlo Alberto nel marzo 1848, il Senato fu sistemato a Palazzo Madama e la Camera nel grande spazio ellittico di Carignano[5]. Il progetto fu affidato il 18 marzo 1848 all'architetto Carlo Sada, che in cinquanta giorni trasformò il salone in un emiciclo per 204 deputati; alle decorazioni lavorarono pittori come Francesco Gonin[5][6]. Accanto a Gonin lavorarono Capisani, Moja e Rusca, e a scegliere il salone per la Camera fu il ministro Vincenzo Ricci. [6] La prima seduta si tenne l'8 maggio 1848 e presidente dell'assemblea fu eletto Vincenzo Gioberti; in aula i democratici sedevano a sinistra e i liberali a destra[5][6]. Le prime elezioni si erano tenute il 27 aprile 1848; MuseoTorino data al 9 maggio l'ingresso dei deputati nell'aula. [6] Nell'aula, dove secondo il museo «i protagonisti del Risorgimento hanno deciso le sorti di un'intera nazione»[7], la Camera si riunì fino al 1860, quando le annessioni resero l'aula troppo piccola[5][6]. Dichiarata monumento nazionale nel 1898, è indicata come «l'unica aula parlamentare del 1848 rimasta integra in Europa»[5]. Secondo il museo l'ultima seduta si tenne il 28 dicembre 1860, data che l'orologio e il calendario dell'aula segnano ancora. [16] Restaurata nel 1988 e nel 2011, quando fu realizzato un affaccio da un soppalco, dal 2017 l'aula viene aperta al pubblico intorno al 17 marzo. [15]

La Camera che non si riunì mai

Per accogliere i deputati del nuovo Regno d'Italia, Cavour chiese il 27 ottobre 1860 un'aula provvisoria nel cortile del palazzo: l'ingegnere Amedeo Peyron la costruì in 113 giorni, in ferro e in stile neomedievale, alta 24 metri, con 600 stalli e 450 posti in tribuna. Il 18 febbraio 1861, alla presenza del re e di 443 deputati, vi si aprì la prima seduta del Parlamento italiano[8]. Nel 1864 fu approvato il progetto definitivo di Domenico Ferri e Giuseppe Bollati, una nuova ala verso piazza Carlo Alberto con una grande aula parlamentare[8], oggi compresa nel percorso del museo con le sue volte dipinte[9]. Ma la Convenzione di settembre del 1864 con la Francia portò la capitale a Firenze, e il Parlamento lasciò Torino: «La Camera torinese però non entrò mai in funzione», riassume la scheda di MuseoTorino[8].

Il nuovo allestimento del 2011

I lavori di rinnovamento, avviati nel 2006, portarono nel 2011, anno del centocinquantenario dell'Unità, a un allestimento interamente nuovo nelle sale di Palazzo Carignano[3][9]. Negli stessi mesi riaprirono anche gli appartamenti barocchi del piano terreno, chiusi da oltre mezzo secolo, con lo scalone che sale al Parlamento Subalpino e lo studio del conte di Cavour; oggi sono gestiti separatamente nel circuito delle residenze sabaude[10][4]. Il percorso del museo conta oltre 2.500 oggetti in trenta sale – documenti originali, opere d'arte e testimonianze – e racconta il Risorgimento dalle grandi rivoluzioni del Settecento fino alla vigilia della prima guerra mondiale, legando la storia italiana a quella europea[7][4][9]. Le collezioni comprendono circa 2.000 decorazioni e medaglie, 7.000 stampe, 1.100 carte geografiche, 17.500 fotografie, tra cui immagini della guerra di Crimea e lastre stereoscopiche di Gaeta nel 1860, 5.500 cartoline e circa 6.000 manifesti. [17]

Biblioteca e archivi

Accanto alle sale il museo conserva una biblioteca specializzata di circa 86.000 documenti, con 4.700 testate periodiche, 5.900 volumi rari e 730 spartiti e stampe musicali. Vi si trovano i giornali dell'epoca, dalla «Gazzetta del Popolo» del 1848 ai fogli satirici come «Il Fischietto», gli atti parlamentari dal 1848, le opere di Mazzini, Gioberti e Cavour e raccolte donate da famiglie e studiosi, tra cui il fondo Cesare Alfieri e una bibliografia garibaldina di circa 1.200 titoli[11]. Gli archivi storici del museo riuniscono documenti soprattutto del Settecento e dell'Ottocento, con carte che risalgono al Duecento e arrivano alla seconda guerra mondiale e alla Resistenza[12].

Il museo oggi

Il consiglio di indirizzo del museo è formato da membri designati dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dall'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, più alcuni membri cooptati; il museo opera con il sostegno del Ministero della cultura[2][1]. È un ente di diritto privato controllato, a cui la Città di Torino partecipa per il 20%. [18] Dall'ottobre 2023 lo presiede Luisa Papotti, già soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Torino, che al momento della nomina lo ha definito «il più antico tra i musei di storia patria del nostro Paese, e l'unico ad avere qualifica di museo nazionale»[2]. Il direttore generale è Alessandro Bollo, la direttrice scientifica la storica Silvia Cavicchioli[1].

Alle sale permanenti si alternano mostre temporanee che guardano al Risorgimento da angoli meno consueti: nel 2021-2022 «Anita e le altre», per il bicentenario della nascita di Anita Garibaldi, raccontava diciannove donne del Risorgimento, da Cristina Trivulzio di Belgioioso a Giulia di Barolo, e si chiudeva con un video di Cavicchioli sul vero volto di Anita[13]; nel 2026 la mostra «In Gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi», a cura di Ermanno Tedeschi, è aperta fino al 4 ottobre, mentre è in preparazione «A Tavola! Cucina, cibo e gusto nell'Italia del Risorgimento»[7]. L'aula subalpina, intanto, è oggetto di una campagna di manutenzione straordinaria sostenuta con l'Art Bonus, che ha raccolto 100.000 euro, tra gli altri dalla Compagnia di San Paolo[5]. L'ingresso è in piazza Carlo Alberto 8; il museo è aperto dal martedì alla domenica[1].

Pagine che rimandano qui

Articoli collegati: Camillo Benso di Cavour, Carlo Alberto, MuseoTorino, Vittorio Emanuele II

Fonti

  1. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  2. ANSA — 30 ottobre 2023
  3. MuseoTorino
  4. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  5. Art Bonus – Ministero della cultura
  6. MuseoTorino
  7. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  8. MuseoTorino
  9. Turismo Torino e Provincia
  10. Ministero della cultura — 11 marzo 2011
  11. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  12. Archivio di Stato di Torino
  13. ANSA — 19 novembre 2021
  14. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano — 21 ottobre 2024
  15. TorinoToday — 14 marzo 2022
  16. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  17. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  18. Città di Torino

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