Palazzo Madama

Palazzo Madama è l'edificio che occupa il centro di piazza Castello a Torino: ospita il Museo Civico d'Arte Antica e fa parte del patrimonio UNESCO[1]. In una sola costruzione si sovrappongono duemila anni di storia cittadina: una porta di Augusta Taurinorum, un castello medievale, la residenza di due reggenti di Casa Savoia, l'aula del primo Senato e infine un museo. Il nome viene dalle «Madame Reali» che vi abitarono dagli anni Quaranta del Seicento[2][3].
«Il palazzo riassume in sé tutta la storia della città: da porta romana si trasforma nel medioevo in fortezza e poi in castello dei principi d'Acaja.»
Dalla porta romana al castello degli Acaja
Delle quattro porte principali della città romana se ne conservano due: la Porta Palatina e quella inglobata nel palazzo[4]. Era la porta orientale, con due torri a sedici lati che inquadravano quattro fornici, due centrali per i carri e due laterali per i pedoni; negli scavi ottocenteschi Alfredo d'Andrade vi trovò, con alcuni rilievi marmorei a scene militari, il coronamento di un cippo sepolcrale che reca nel timpano la lupa romana[5]. Tra il 1225 e il 1260 il varco romano fu trasformato nella Porta Fibellona, con un arco a tutto sesto a imitazione di quello antico: è l'unica porta medievale di Torino giunta fino a oggi[5].
Nel 1280 il marchese Guglielmo di Monferrato cedette la città a Tommaso di Savoia, e i documenti di quegli anni parlano già di un castrum[5]. Dal 1337, sotto Giacomo d'Acaia, iniziarono gli ammodernamenti; Ludovico d'Acaia, ultimo della famiglia, nei primi due decenni del Quattrocento aggiunse le due torri verso est, dando all'edificio la pianta trapezoidale con un ampio cortile interno[6]. I lavori partirono nel 1402: colombaia, ponte levatoio, loggia, una cappella; nel 1415 il maestro Giacobino da Santhià eresse la torre sud-est e la scala elicoidale detta «viretto»[7]. Per la visita di papa Martino V, nel settembre 1418, si eseguirono nuovi lavori al castello e furono commissionate a Giacomo Jaquerio pitture oggi scomparse, di cui restano i pagamenti[7]. Nel fossato, dove le carte dei Conti della Vicaria e Clavaria documentano un giardino fin dal 1402, nel 2011 è stato ricostruito un giardino botanico medievale, con un contributo di 1,1 milioni di euro della Fondazione CRT[8].
La residenza delle Madame Reali
Agli inizi del Seicento il castello era collegato alla nuova sede ducale da una grande galleria, che Federico Zuccari decorò nel 1605-07 per Carlo Emanuele I; nel 1611 la gran sala fu persino riempita d'acqua per lo spettacolo «L'espugnazione dell'isola di Cipro»[9]. Nel 1638 Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I e reggente, scelse il castello come residenza: Carlo di Castellamonte coprì l'antica corte medievale a cielo aperto, ricavandone un grande salone con volte a crociera su quattro pilastri[9][6]. La seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, avviò dal 1668 un vasto rinnovamento degli interni, di cui fa parte la Stanza dei Fiori dipinta nel 1688-89 da Agostino Belleudi e Salvatore Bianco[9]; alla decorazione del suo appartamento lavorarono numerosi artisti[3].
Dopo l'assedio del 1706, tra il 1713 e il 1714, il grande salone fu allestito per celebrare il passaggio di Vittorio Amedeo II dal titolo di duca a quello di re[3]: un ordine dorico di grandi proporzioni e le statue delle province modellate da Carlo Tantardini e Giovanni Baratta[10].
La facciata di Juvarra
Nel 1718 la Madama Reale affidò a Filippo Juvarra un nuovo avancorpo verso la piazza. Del progetto, di cui l'architetto fece pubblicare le tavole con l'incisore Filippo Vasconi, fu realizzato solo il monumentale scalone a due rampe (1718-21), chiuso dalla facciata a ordine gigante; il Dizionario Biografico degli Italiani lo descrive come «quasi una materializzazione delle aeree scenografie teatrali»[11]. Lo scalone sostituì la vecchia scala a chiocciola[6]. Nel marzo 1722, per le nozze di Carlo Emanuele III, Juvarra illuminò la facciata con 450 torce[10]. Pochi anni dopo il viaggiatore tedesco Carl Ludwig von Pöllnitz ne scrisse con ammirazione:
«Prima che lo scalone fosse costruito si diceva che il palazzo di Madama Reale era come una casa senza scala, oggi si dice che è una scala senza casa.»
Le quattro statue allegoriche della balaustra, Giustizia, Liberalità, Magnanimità e Abbondanza, sono di Giovanni Baratta (1726), in marmo di Brossasco, alte oltre quattro metri[12]. Nel 1797, con l'occupazione francese e l'esilio di Carlo Emanuele IV, il palazzo fu svuotato dei suoi arredi[10].
Osservatorio, pinacoteca e Senato
Nel 1822 l'astronomo Giovanni Plana trasferì l'osservatorio in cima alle due torri romane, dove rimase fino alla demolizione nel 1920[13]. Nel 1832 Carlo Alberto vi aprì la Reale Galleria, allestita al piano nobile e primo nucleo della Galleria Sabauda, che nel 1865 si trasferì al Palazzo dell'Accademia delle Scienze[14]. Con lo Statuto del 1848 l'architetto Ernesto Melano trasformò il salone del primo piano, già «degli Svizzeri», nell'aula del Senato subalpino, con seggi e tribune a cavea[13]. Il 2 aprile 1860 Vittorio Emanuele II vi aprì i lavori del Parlamento, ma la prima seduta del Regno d'Italia, il 18 febbraio 1861, si tenne a Palazzo Carignano per mancanza di spazio[13]. Il Senato restò nel palazzo fino al 1864, quando la capitale passò a Firenze[6].
Il Museo Civico d'Arte Antica
Nel 1928 il Rotary Club di Torino finanziò il restauro delle tre facciate medievali, liberate dalle aggiunte e ricondotte alla merlatura originaria[15]. Tra il 1934 e il 1935 il direttore Vittorio Viale portò nel palazzo il Museo Civico d'Arte Antica, fino ad allora in via Gaudenzio Ferrari, con un allestimento per ambienti dal Quattrocento al Settecento[15]. Il bombardamento del 13 agosto 1943 colpì l'edificio[3]: una bomba cadde sullo scalone e distrusse con l'incendio parte del soffitto[15]. Il 6 maggio 1949, nel grande salone, la città rese omaggio ai giocatori del Grande Torino morti nella tragedia di Superga[15].
Il palazzo oggi
Dopo diciannove anni di restauri il museo riaprì il 16 dicembre 2006; nel febbraio dello stesso anno, durante le Olimpiadi invernali, il palazzo aveva ospitato, al piano terreno e al primo piano, la sede ufficiale del Comitato olimpico[16]. Il museo conserva quella che presenta come una ricchissima collezione d'arte, dalle belle arti alle arti decorative, con una sala dedicata ai tessuti[1]. Il museo è gestito dalla Fondazione Torino Musei insieme al MAO e alla GAM; la fondazione è anche socio unico di Artissima[17].
Nel 2022 è partito quello che il museo definisce il più grande cantiere di restauro di un bene pubblico nel centro della città, sulla facciata juvarriana, con Fondazione Torino Musei e Fondazione CRT[16]. Nel luglio 2022 le statue di Baratta furono calate da circa 27 metri e restaurate in parte in un padiglione trasparente in piazza Castello; dall'aprile 2023 il cantiere è stato aperto a visite guidate gratuite fino a 28 metri d'altezza[12][18]. Nel dicembre 2023 la Città ha stanziato 1,5 milioni di euro per pavimenti lignei del piano nobile, terrazzo, solaio dello scalone e impianto antincendio[19]. Nel settembre 2026 è stato annunciato che gli originali delle statue saranno esposti nella Galleria Carlo Emanuele I, mentre copie torneranno sulla balaustra[12].
Pagine che rimandano qui
- Alessandro Antonelli
- Assedio di Torino del 1706
- Augusta Taurinorum
- Caffè Fiorio
- Camera di Commercio di Torino
- Cappella della Sindone
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- «I Soldi dell'Assedio», mostra numismatica all'Archivio Storico di Torino (2026)
Articoli collegati: Assedio di Torino del 1706, Augusta Taurinorum, Filippo Juvarra, Piazza Castello, Porta Palatina, Vittorio Amedeo II
Fonti
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- MuseoTorino
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Fondazione dell'Avvocatura Torinese Fulvio Croce
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- TorinoClick (Città di Torino) — 3 settembre 2026
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Musei Reali Torino
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Fondazione Torino Musei
- TorinoClick (Città di Torino) — 21 aprile 2023
- TorinoClick (Città di Torino) — 5 dicembre 2023