Galleria Sabauda

La Galleria Sabauda è la principale pinacoteca di Torino e una delle raccolte di pittura antica più importanti d'Italia. Nata nel 1832 per volontà di Carlo Alberto con i quadri accumulati per secoli da duchi e re di Casa Savoia, oggi fa parte dei Musei Reali ed espone circa cinquecento opere su quattro livelli della Manica Nuova di Palazzo Reale, dal XIV al XX secolo: maestri piemontesi, italiani, fiamminghi e olandesi.[1]
Dalla quadreria di corte alla galleria pubblica
Il nucleo della raccolta è la quadreria dinastica, messa insieme per generazioni da duchi e re di Savoia e dai rami cadetti della famiglia; Carlo Alberto istituì la galleria nel 1832, l'anno successivo alla sua ascesa al trono.[2] Accanto ai dipinti provenienti da Palazzo Reale confluirono fin dall'inizio le opere del palazzo Durazzo di Genova, acquisito dalla corona nel 1824.[1] Tra le raccolte legate alla dinastia spicca quella del principe Eugenio di Savoia-Soissons, ricca di dipinti fiamminghi e olandesi; altre opere vennero dal ramo dei Carignano.[2] La prima sede fu Palazzo Madama, in piazza Castello;[3] secondo il Touring Club Italiano, invece, il primo allestimento fu nella galleria del Beaumont, oggi parte dell'Armeria Reale.[2]
Dal re allo Stato: la lunga stagione dell'Accademia
Nel 1860, alla vigilia dell'unificazione, Vittorio Emanuele II cedette la galleria allo Stato, e da collezione della corona divenne museo nazionale.[1] Cinque anni dopo, nel 1865, i quadri furono trasferiti nel palazzo del Collegio dei Nobili, in via Accademia delle Scienze 6, sede anche dell'Accademia delle Scienze.[3] Lì la Sabauda rimase visitabile fino al 2012, per quasi un secolo e mezzo; dal 4 aprile di quell'anno una parte delle collezioni cominciò a essere esposta nella Manica Nuova di Palazzo Reale.[3]
La collezione Gualino
L'ultimo grande ingresso arrivò nel 1930 con la raccolta di Riccardo Gualino, industriale nato a Biella nel 1879, che la donò allo Stato.[4] Gualino aveva messo insieme negli anni Venti la parte più consistente della sua collezione e nel 1927 aveva progettato una villa-museo sulla collina di San Vito per ospitarla, mai portata a termine; all'inizio di ottobre del 1930 fu attaccato da Mussolini con un discorso al Consiglio delle corporazioni e, bollato come speculatore dalla Confindustria, fu arrestato nel gennaio 1931 e condannato dal tribunale speciale a cinque anni di confino a Lipari, da cui uscì libero nel settembre 1932.[5] La raccolta spazia dall'antico Egitto all'Ottocento, tra pittura, scultura e arti decorative; i due pezzi più celebri sono una Madonna di Duccio di Buoninsegna e la cosiddetta Venere di Torino, attribuita a Botticelli e alla sua bottega.[4] Di quelle «femmine ignude» che Vasari ricordava nelle case fiorentine sopravvivono soltanto tre versioni: quella torinese, una alla Gemäldegalerie di Berlino e una in collezione privata a Ginevra. Nel 2016 la mostra Venere incontra Venere riunì per la prima volta a Torino le tavole di Torino e Berlino.[6]
Il trasloco nella Manica Nuova
Il trasferimento completo nella Manica Nuova di Palazzo Reale, edificio costruito tra fine Ottocento e inizio Novecento su progetto di Emilio Stramucci, si concluse nel dicembre 2014.[1] Gli spazi erano stati liberati dalla Regione Piemonte, che aveva lasciato i propri uffici per il nuovo grattacielo nella zona del Lingotto.[7] Il riallestimento, inaugurato il 4 dicembre 2014 con ingresso da via XX Settembre 86, fu progettato dallo Studio Albini di Marco e Francesco Albini, con luci dello Studio Castagna Ravelli: un sistema «a doppia pelle» di pareti e pannelli scorrevoli, pensato per non toccare le murature storiche.[7] Il pubblico rientrò il giorno dopo, venerdì 5 dicembre.[8]
«Lo schema dello Stramucci prevedeva una forte permeabilità delle strutture murarie che presentavano aperture sia in senso trasversale che longitudinale, con un effetto di trasparenza visiva tra le sale e di una fluidità dello spazio.»
Durante gli anni del cantiere le opere più note viaggiarono molto: «Negli ultimi 4-5 anni questo dipinto ha viaggiato molto», disse nel 2016 la direttrice Annamaria Bava a proposito della Venere.[6]
Le collezioni
Il percorso segue la cronologia. Tra Trecento e Cinquecento figurano Beato Angelico, Mantegna, Paolo Veronese e il piemontese Gaudenzio Ferrari; il Sei e Settecento è rappresentato da Orazio Gentileschi, Guido Reni e Bernardo Bellotto; la sezione fiamminga e olandese, uno dei vanti del museo, comprende Jan van Eyck, Rubens, Anton van Dyck e Rembrandt.[1]
La Sabauda oggi
Nel novembre 2016 furono aperte due sale per la grafica, illuminate sotto i 50 lux come richiedono i fogli antichi, con rotazioni tre volte l'anno; la prima mostra, L'occhio fedele, presentò trenta incisioni olandesi del Seicento, da Rembrandt a van Ostade. «Qui ci sono dei caveau ancora inesplorati», spiegò allora la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella.[9] Nel dicembre 2022 la collezione Gualino è stata spostata dal terzo al secondo piano, in sette nuove sale dell'ala sud.[4]
Pagine che rimandano qui
- Biblioteca Reale di Torino
- Carlo Alberto
- Chivasso
- Massimo d'Azeglio
- Museo Egizio
- Palazzo Madama
- Palazzo Reale
- Piazza Castello
- Residenze sabaude
Fonti
- Musei Reali Torino
- Touring Club Italiano
- MuseoTorino
- Artribune — 1 dicembre 2022
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Artribune — 22 luglio 2016
- Artribune — 3 dicembre 2014
- Artribune
- Artribune — 11 novembre 2016