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Porta Palatina

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Italia.it – Ministero del Turismo
Dalla pubblicazione di Italia.it – Ministero del Turismo

La Porta Palatina è la porta settentrionale della colonia romana di Augusta Taurinorum: la Porta Principalis Sinistra che ancora oggi dà accesso da nord al Quadrilatero Romano, in piazza Cesare Augusto, a ridosso del quartiere di Porta Palazzo[1]. È una porta doppia, con un cortile rivolto verso la città e due torri angolari alte più di trenta metri[1]. Delle quattro porte principali della città antica se ne conservano soltanto due, questa e quella inglobata in Palazzo Madama[2], e la Treccani la elenca, con i resti della Porta Praetoria e del teatro, tra le testimonianze superstiti della città romana di Torino[3].

La porta nord della colonia augustea

La colonia di Augusta Taurinorum, nel territorio dei Taurini, fu fondata tra il 25 e il 15 a.C., negli anni in cui Augusto conduceva la «pacificazione» delle Alpi[2]. La città occupava un rettangolo di circa 700 per 750 metri, una cinquantina di ettari, con l'angolo nord-orientale tagliato in diagonale[2]. Le quattro porte principali si aprivano alle estremità dei due assi: il cardine massimo, ricalcato dalle attuali vie San Tommaso e Porta Palatina, e il decumano massimo, oggi via Garibaldi[2]. La Porta Palatina chiudeva a nord il cardine.

Nella voce «Torino» dell'Enciclopedia Italiana (1937) la cinta è descritta con una porta per lato: a nord la Porta Palatina, «originariamente detta forse Porta Romana» perché di lì partiva la strada verso Roma per Milano e Pavia; a sud la porta chiamata ancora nel Cinquecento Porta Marmorea; a est la cosiddetta Porta Praetoria, i cui resti stanno sotto l'atrio di Palazzo Madama; a ovest la Porta Segusina, all'angolo tra via Garibaldi e via della Consolata[4]. La porta orientale, oggi dentro il palazzo di piazza Castello, era formata da due torri di sedici lati che incorniciavano quattro fornici, i due centrali per i carri e i due laterali per i pedoni, e secondo il museo di Palazzo Madama aveva dimensioni e forma simili a quelle della Porta Palatina[5].

La datazione varia a seconda degli studi. L'Enciclopedia Italiana parla di una costruzione «dei tempi augustei»[4]; MuseoTorino attribuisce con certezza all'età di Augusto le prime strutture del teatro e colloca nei decenni seguenti i primi lavori della cinta muraria[2], e data la porta al I secolo, costruita insieme alle mura in età augustea o negli anni immediatamente successivi, in età flavia[6]; il museo di Palazzo Madama, per la porta gemella, indica il I secolo d.C.[5]. Le due torri a sedici lati poggiano su una base quadrata e fiancheggiano un corpo centrale lungo una ventina di metri[6].

Un palazzo in forma di porta

Per l'Enciclopedia dell'Arte Antica (1966) la tipologia della Porta Palatina si ripeteva in altre due porte della città: nella «marmorea», distrutta nel 1635 e nota da un disegno di Giuliano da Sangallo, e nella porta i cui resti sono incorporati in Palazzo Madama[7]. L'effetto nasce dal contrasto tra le parti. Le torri partono da una pianta quadrata e salgono fino a diventare poligoni di sedici lati; il corpo centrale è scandito da due ordini sovrapposti di finestre; tutto è costruito nello stesso mattone rosso, che secondo Carlo Carducci forma «il motivo dominante di questo monumento»[7]. Le mura che vi si attaccavano erano invece un'opera a sacco, rivestita all'interno con ciottoli di fiume spaccati[7].

«La Porta Palatina di T. può essere considerata uno dei più begli esempî di porta urbica; in essa si concilia la solidità di un'opera difensiva con la raffinata eleganza della facciata di un palazzo.»

Carlo Carducci, voce «Torino», Enciclopedia dell'Arte Antica, 1966

Il giudizio è dello stesso articolo[7].

Dai Longobardi alle carceri

La guerra tra Goti e Bizantini e l'arrivo dei Longobardi, che presero Torino intorno al 570, chiusero la storia della città romana[2]. La porta non perse però importanza: la corte dei duchi longobardi sorgeva proprio nell'area tra le vie Torquato Tasso, IV Marzo e Porta Palatina, e ancora nel 1102 vi è ricordata una chiesa di San Pietro de curte ducis[8]. Secondo una spiegazione tradizionale, il nome «Palatina» verrebbe proprio dalla vicinanza al palazzo dei sovrani longobardi[1]. Più tardi il centro del potere si spostò verso sud, lontano da quello che MuseoTorino chiama il «cuore dei poteri romano e longobardo»[8].

Nel XII secolo la porta era nota come porta Doranea o Doranica[6]. Fuori di essa, come fuori della porta Segusina, crebbero tra Quattrocento e primo Cinquecento dei sobborghi, rasi al suolo con gli altri borghi esterni dopo che i Francesi occuparono la città nel 1536[8]. Dopo la fine dell'impero la costruzione aveva funzionato come palazzo-fortezza sulla strada per Pavia e Milano; la torre sinistra fu ricostruita nel Quattrocento[1]. Nel 1724 il re Vittorio Amedeo II cedette la porta e gli edifici che le si erano addossati al Comune, che trasformò il complesso in carcere[6]. Nell'indice della Guida de' forestieri per la real città di Torino di Giovanni Gaspare Craveri (1753), subito dopo Porta Palazzo, compare la voce «Le Torri, o sia Carceri del Vicariato»[9].

Isolamento e restauri

Nel 1861 il Comune decise di isolare il monumento, e i restauri affidati a Carlo Promis durarono fino al 1873; nel 1904 alcuni lavori ripresero sotto la direzione di Alfredo D'Andrade, e nel 1935 si aprì un nuovo cantiere destinato a protrarsi per decenni[6]. I restauri del Novecento si fecero quando sotto la porta passavano ancora le automobili[1]. Nel 1937 l'Enciclopedia Italiana poteva scrivere che, di tante costruzioni antiche, a Torino restava in piedi soltanto la porta, e che essa aveva appena ricevuto una nuova sistemazione:

«Delle numerose fabbriche antiche non rimane più in piedi che la turrita Porta Palatina: imponente costruzione laterizia dei tempi augustei, senza riscontro oggi in tutto il mondo romano, che ha avuto di recente una decorosa sistemazione.»

Voce «Torino», Enciclopedia Italiana, 1937

La citazione è tratta dalla voce della Treccani[4]. Il monumento fu poi colpito nei bombardamenti aerei del 13 luglio 1943[6]. Anche la statua di Giulio Cesare davanti alle torri è moderna: sta lì da meno di un secolo[1].

Oggi

Accanto alla porta si stende un piccolo parco archeologico[1]. Il prato ai piedi delle torri è diventato anche una tela: nel 2020 l'artista Saype vi dipinse con vernici ecologiche su erba Beyond Walls, 6.400 metri quadrati di mani giganti unite in una catena, simbolo di fraternità; era la settima tappa di un progetto che aveva già collegato Europa e Africa, da Parigi a Yamoussoukro[10].

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Articoli collegati: Augusta Taurinorum, Biblioteca Reale di Torino, Città metropolitana di Torino, Palazzo Madama, Quadrilatero Romano, Torino

Fonti

  1. Italia.it – Ministero del Turismo
  2. MuseoTorino
  3. Treccani, Enciclopedia on line
  4. Treccani – Enciclopedia Italiana (1937)
  5. Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
  6. MuseoTorino
  7. Treccani – Enciclopedia dell'Arte Antica (C. Carducci, 1966)
  8. MuseoTorino
  9. Internet Archive (Accademia delle Scienze di Torino)
  10. Saype (sito ufficiale dell'artista)

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