Archivio · Cronaca · Memoria Anteprima Torino, Italia

Quadrilatero Romano

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di MAO Museo d'Arte Orientale
Dalla pubblicazione di MAO Museo d'Arte Orientale

Il Quadrilatero Romano è la parte del centro storico di Torino che conserva, nella trama ortogonale delle strade, il disegno della colonia di Augusta Taurinorum. Con il nome si indicano soprattutto le vie strette a nord di via Garibaldi, attorno a via Sant'Agostino, via Corte d'Appello, via della Consolata e piazza Emanuele Filiberto, a pochi passi da Porta Palazzo[1][2]. Popolare e in larga parte degradato fino agli anni Settanta del Novecento, è stato il primo pezzo di centro storico torinese a essere risanato e oggi è uno dei luoghi più frequentati della vita notturna cittadina[1][3].

La città romana

La colonia fu fondata tra il 25 e il 15 a.C., durante la pacificazione augustea delle Alpi, in una posizione che controllava l'accesso ai valichi[4][5]. Il suo impianto era un rettangolo di circa 700 per 750 metri, poco più di 50 ettari, con l'angolo nord-orientale tagliato in diagonale; la città non superò mai qualche migliaio di abitanti[4]. Gli abitanti erano probabilmente in gran parte nativi della zona, e per un certo tempo culti e usanze locali convissero con quelli romani[5]. Il perimetro corrispondeva alle attuali via della Consolata, via Santa Chiara, piazza Castello e via Santa Teresa[5].

Via Garibaldi ricalca il decumano massimo e l'asse di via San Tommaso e via Porta Palatina il cardo; il reticolo della «Torino quadrata» arriva fino a oggi, pur modificato dalle rettifiche settecentesche e dai restauri ottocenteschi[4]. Delle quattro porte principali ne sopravvivono due: la Porta Palatina e quella inglobata in Palazzo Madama[4]. La Palatina, del I secolo, con due torri a sedici lati alte oltre trenta metri, fu fortezza nell'XI secolo e, dopo che Vittorio Amedeo II la cedette alla Città, carcere dal 1724 al 1872; la liberarono dagli edifici addossati i restauri di Carlo Promis (1861-1873) e poi quelli di Alfredo d'Andrade dal 1904[6]. L'attuale piazza Palazzo di Città, l'antica piazza delle Erbe, è indicata come probabile sede del foro[7].

Dal Medioevo all'Ottocento

Sul reticolo romano si stratificarono chiese, conventi e palazzi nobiliari. Il Santuario della Consolata sorge sui resti della chiesa di Sant'Andrea, del X secolo, di cui resta il campanile romanico; Guarino Guarini lo ridisegnò nel 1678 e Filippo Juvarra vi aggiunse nel 1729 il presbiterio ovale[8]. Via Garibaldi si chiamò contrada di Dora Grossa fino al 1882; tra gli edifici storici della zona ci sono la trecentesca Casa del Senato e il seicentesco Palazzo Falletti di Barolo, dove lavorò Silvio Pellico[7].

Sotto piazza Emanuele Filiberto, almeno dal 1753, tre grandi camere interrate servivano da ghiacciaie per conservare gli alimenti; nel 1887, deteriorate, furono sostituite da nuove celle in fondo a via delle Orfane, su quattro piani fino a 14,5 metri di profondità, ampliate ancora nel 1952[9]. La Porta Palatina fu colpita dal bombardamento del 13 luglio 1943, la Consolata da quello della RAF del 13 agosto dello stesso anno[6][8].

Il risanamento

Ancora negli anni Settanta il quartiere era una zona popolare e degradata[1]. Alla fine degli anni Settanta, su proposta del Collegio costruttori, il Comune si accordò con 36 imprese riunite nella società Centro Storico Torinese, che avviò la ristrutturazione dei primi quattro isolati[3][1]. Il nome stesso è recente: il Rapporto Rota del 2009 parla di quattro isolati «compresi in quello che in seguito verrà riconosciuto nell'immaginario collettivo come “il quadrilatero romano”»[3].

L'intervento più noto è l'isolato tra via Santa Chiara, via Sant'Agostino e via Bonelli, progettato nel 1978 da Roberto Gabetti e Aimaro Isola con Guido Drocco e Vittorio Neirotti e completato nel 1984: sopraeleva un magazzino di tessuti costruito dopo la guerra su un lotto bombardato e si apre su una corte interna a piramide rovesciata, con logge a gradoni[10]. Negli anni Novanta arrivarono negozi, ristoranti ed enoteche, e il quartiere divenne un centro del tempo libero serale e insieme una residenza ambita dalla borghesia torinese[1]. MuseoTorino lo descrive come «la trasformazione radicale di una parte di città un tempo degradata, ora contrassegnata dal successo immobiliare e della promozione cittadina»[1]. Nel settembre 2017 il quartiere ha festeggiato i vent'anni del suo rilancio[11].

Un tassello importante è Palazzo Mazzonis, in via San Domenico 11: residenza dei Solaro della Chiusa e poi dei Solaro della Margarita, fu comprato dall'industriale tessile Paolo Mazzonis (nel 1870 secondo MuseoTorino, nel 1879 secondo il museo) e ospitò la sua manifattura fino alla chiusura negli anni Sessanta[12][13]. Acquistato dalla Città di Torino nel 1980 e restaurato tra il 2004 e il 2008 su linee guida progettuali commissionate dalla Compagnia di San Paolo, dal dicembre 2008 è la sede del MAO Museo d'Arte Orientale[13][12].

Oggi

Il successo della vita notturna ha portato con sé la convivenza difficile tra locali e residenti. Nel luglio 2021 circa 450 abitanti (circa 500 secondo Torino Oggi) presentarono una petizione al Consiglio comunale sulla mancanza di parcheggi, in una zona con una cinquantina di posti censiti: i loro portavoce ricordarono che la questione tornava a galla a intervalli regolari da circa quindici anni[14][2]. Fu deciso di riservare ai residenti metà delle strisce blu, trasformate in giallo-blu da settembre, tra via della Consolata, via Corte d'Appello, via Sant'Agostino e piazza Emanuele Filiberto[2]. Accanto ai locali sopravvivono botteghe storiche, come la passamaneria Massia, fondata nel 1843 e fornitrice della corte[7].

Pagine che rimandano qui

Articoli collegati: Augusta Taurinorum, Palazzo Madama, Porta Palatina, Taurini, Torino

Fonti

  1. MuseoTorino
  2. Torino Oggi — 14 luglio 2021
  3. Comitato Giorgio Rota – Centro Einaudi
  4. MuseoTorino
  5. MuseoTorino
  6. MuseoTorino
  7. Città di Torino – Torino Compra Vicino
  8. MuseoTorino
  9. MuseoTorino
  10. Ministero della Cultura – Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi
  11. Torino Oggi — 21 settembre 2017
  12. MuseoTorino
  13. MAO Museo d'Arte Orientale
  14. CittAgorà – Consiglio comunale di Torino — 14 luglio 2021

Categorie

Segnalate un errore.