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Santuario della Consolata

Aggiornato il 26 settembre 2026

Il Santuario della Consolata, dedicato alla Beata Vergine Consolata, è il principale santuario mariano di Torino e la chiesa della patrona della città. Sorge nel Quadrilatero Romano, lungo via della Consolata: all'incrocio di questa strada con via Garibaldi si apriva la Porta Segusina di Augusta Taurinorum[1]. È un edificio a strati: un campanile romanico dell'XI secolo, la chiesa progettata da Guarino Guarini, l'altare di Filippo Juvarra e le cappelle aggiunte all'inizio del Novecento. Ogni 20 giugno la festa della Consolata porta la processione nelle vie del centro storico, dove alle finestre delle vecchie case si accendono lumini colorati[2].

Sant'Andrea e la leggenda del cieco di Briançon

La chiesa attuale è cresciuta sopra quella di Sant'Andrea, costruita nell'XI secolo[3]. Di quell'edificio resta in piedi il campanile, che l'Enciclopedia Italiana del 1937 citava fra le poche architetture romaniche della città come «il campanile di S. Andrea, ora della Consolata»[1].

All'icona venerata nel santuario è legato un racconto di fondazione tramandato per secoli. Secondo la tradizione l'immagine della Madonna, portata in Piemonte da un vescovo di Vercelli, sarebbe stata nascosta al tempo del vescovo Claudio, ostile al culto delle immagini, ritrovata nel 1015 e poi perduta di nuovo quando i soldati dell'imperatore Enrico IV distrussero la cappella che la custodiva. Il 20 giugno 1104 Jean Ravais, giovane nobile di Briançon cieco dalla nascita, giunto a Torino dopo aver superato Susa e Rivoli, avrebbe riacquistato la vista e scorto in lontananza il campanile di Sant'Andrea; il vescovo Mainardo fece scavare tra le rovine e l'immagine fu ritrovata[2]. L'episodio non è suffragato da documenti ufficiali; una lapide del 1595 all'interno della chiesa sembra confermarlo[2]. Da quella data leggendaria viene il giorno della festa patronale.

Guarini, Juvarra e la città consacrata

Nel 1675 sull'antica chiesa fu impostato il nuovo tempio su progetto di Guarini[3]; la voce dell'Enciclopedia Italiana dedicata all'architetto attribuisce a lui «il progetto iniziale della chiesa della Consolata»[4]. Nel Settecento il santuario ricevette gli altari maggiori disegnati da Juvarra, datati 1729; negli anni immediatamente successivi (1730-34) l'architetto messinese progettò l'altare della chiesa dei Santi Martiri[5].

Il legame con l'amministrazione cittadina risale a quegli anni. Nel 1714 la Città si consacrò formalmente alla Consolata; l'atto di consacrazione fu mostrato dal rettore alla sindaca durante una visita del 2016[6]. Oltre un secolo dopo, durante l'epidemia di colera del 1835, il consiglio dei decurioni rinnovò il vincolo con un voto pubblico[7]. Il 1º settembre 1835 il sindaco Carlo Palio di Rinco mise a verbale che[6]:

«il Corpo Decurionale determina unanimemente di fare, con un espresso voto diretto a tale unico intento, una pubblica manifestazione di sensi religiosi e della devozione per la Beata Vergine che egli, a nome di tutta la Popolazione Torinese, qui dichiara solennemente di professare»

Ordinato del Corpo Decurionale di Torino, 1º settembre 1835

Frutto di quel voto è la colonna con la statua della Madonna nel piazzale davanti alla chiesa, realizzata nel 1836 dallo scultore Giuseppe Bogliani insieme a Ferdinando Caronesi[7]. Sulla stessa piazza si affaccia dal 1763 il caffè del bicerin, aperto dall'acquacedrataio Giuseppe Dentis in una bottega di fronte all'ingresso del santuario[8].

Le cappelle di Ceppi e il rettorato di Allamano

Sul finire dell'estate 1880 fu nominato rettore del santuario Giuseppe Allamano, nato nel 1851 a Castelnuovo d'Asti, passato per quattro anni dall'oratorio di don Bosco a Valdocco e nipote per parte di madre di don Giuseppe Cafasso, il sacerdote noto per l'assistenza ai condannati a morte. Allamano trovò la Consolata in condizioni difficili: ne curò il restauro e la liturgia, si occupò delle associazioni di lavoratori e lavoratrici già legate alla chiesa e aprì il Laboratorio della Consolata per le giovani sarte[9].

Sotto il suo rettorato l'architetto Carlo Ceppi ampliò la chiesa fra il 1899 e il 1904: sostituì l'antico ambulacro con quattro cappelle laterali a pianta ovale, coperte da cupolette ellittiche e collegate all'attigua chiesa di Sant'Andrea[10].

Dal santuario nacque anche un'impresa missionaria. Guarito da una grave polmonite tra il 28 e il 29 gennaio 1900, Allamano ottenne il 24 aprile dello stesso anno l'approvazione del cardinale Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino, e rispose con le parole evangeliche «sulla tua parola getterò le reti»[9]. Il 29 gennaio 1901 fondò i Missionari della Consolata[9], istituto destinato a preparare sacerdoti per le missioni all'estero e approvato dalla Santa Sede nel 1923[11]; nel 1910 seguirono le Missionarie della Consolata. Le prime spedizioni partirono per il Kenya nel 1909 e per l'Etiopia nel 1913. Allamano morì a Torino il 16 febbraio 1926, fu beatificato il 7 ottobre 1990 e proclamato santo il 20 ottobre 2024[9].

Restauri e scoperte recenti

Un lungo cantiere, avviato nel 2009 dal santuario con le Soprintendenze del Piemonte, ha riportato alla luce la chiesa medievale[3]. Nel settembre 2016 la sindaca Chiara Appendino visitò con il rettore don Michele Olivero i resti dell'edificio romanico emersi dagli scavi archeologici; il Comune figura tra i finanziatori dei lavori[6]. Nel febbraio 2019 furono presentati gli affreschi di età romanica che decoravano le prime campate di Sant'Andrea, conservati nelle murature della cappella del Convitto: dopo 240 giorni di lavoro del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, con il sostegno della Fondazione CRT e le donazioni di 278 cittadini, sono riapparsi una figura identificata con il patriarca Abramo, due grandi figure con cartigli e due volti, uno forse di san Benedetto[3].

Anche il campanile ha avuto il suo intervento. La campana maggiore, fusa nel 1940 dalla fonderia Achille Mazzola di Valduggia e una delle due più grandi del Piemonte, è una delle nove della torre; il cedimento di una trave del castello campanario ha richiesto la ricostruzione della struttura, finanziata con 110.000 euro dalla Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi, legata a La Stampa. È tornata a suonare il 20 giugno 2017, prima della messa solenne presieduta dall'arcivescovo Cesare Nosiglia[12].

La festa del 20 giugno

La festa della patrona resta l'appuntamento religioso più popolare della città: messa solenne dell'arcivescovo al mattino e, alla sera, la processione che parte da via della Consolata e attraversa piazza Arbarello, corso Siccardi, via Bertola e altre vie della città[12]. Per il Giubileo della Misericordia, il 20 giugno 2016 Nosiglia vi aprì una Porta Santa, la quarta della diocesi dopo quelle del Duomo, della chiesa grande della Piccola Casa della Divina Provvidenza e dell'istituto penale Ferrante Aporti; nell'omelia ricordò che l'amore «esige che siano i bisogni del prossimo a regolare l'impegno umano e anche finanziario»[13]. Il santuario appartiene all'arcidiocesi di Torino.

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Articoli collegati: Cappella della Sindone, Gran Madre di Dio, Guarino Guarini, Palazzo Carignano, Pietro Micca, Real Chiesa di San Lorenzo

Fonti

  1. Treccani – Enciclopedia Italiana (1937)
  2. TorinoClick – Città di Torino — 22 maggio 2015
  3. Mole24 — 7 febbraio 2019
  4. Treccani – Enciclopedia Italiana
  5. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  6. TorinoClick – Città di Torino — 8 settembre 2016
  7. Mole24 — 28 gennaio 2026
  8. Caffè Al Bicerin
  9. Mole24 — 3 maggio 2026
  10. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  11. Treccani – Enciclopedia on line
  12. Mole24 — 22 giugno 2017
  13. TorinoClick – Città di Torino — 20 giugno 2016

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