Piccola Casa della Divina Provvidenza

La Piccola Casa della Divina Provvidenza, che i torinesi chiamano semplicemente «il Cottolengo» dal nome del fondatore, è un istituto cattolico di carità nato a Torino nel 1828 per accogliere malati e poveri che gli ospedali cittadini rifiutavano[1]. Voluta dal canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo, ha sede dal 1832 nella zona di Valdocco, ai margini di Borgo Dora, dove è cresciuta fino a diventare una cittadella di case, chiese, scuole e un ospedale lungo via Cottolengo[1][2][3].
La sera del 2 settembre 1827
All'origine c'è un episodio preciso. Una donna forestiera, Jeanne Marie Gonnet, incinta di sei mesi, malata di tubercolosi e colpita da una grave emorragia, venne respinta dagli ospedali della città, che temevano il contagio; il marito cercò invano un ricovero, e il canonico Cottolengo le diede l'estrema unzione nella stanza d'albergo in cui morì[1]. Secondo la cronaca del SIR, fu la morte di questa donna, «rifiutata da tutti gli ospedali della città», a dare al canonico l'ispirazione della sua opera[2]. Una lapide sulla casa di via Corte d'Appello 4 ricorda quella notte:
«La sera del 2 Settembre 1827, il Canonico Cottolengo assisteva in questa casa una povera ammalata forestiera e scosso da infinita pietà per le sventure umane divampava in quell'anelito di bene che diventò un prodigio quotidiano nella Piccola Casa della Divina Provvidenza»
L'iscrizione è riportata da un articolo di Sergio Donna dedicato alle due lapidi cittadine che ricordano il fondatore[1].
Dalla Volta Rossa a Valdocco
Il 17 gennaio 1828 il Cottolengo aprì in via Palazzo di Città, nel palazzo detto «della volta rossa», il Deposito de' Poveri Infermi del Corpus Domini: un ricovero con appena quattro letti[1]. Durò poco. Dopo tre anni, mentre in città si diffondeva il colera, il governo del Regno di Sardegna impose la chiusura del ricovero[1]. Benedetto XVI, parlando nel 2010 agli ospiti della casa, avrebbe ricordato che quel primo nucleo «non ebbe vita facile e non durò a lungo»[3].
Il canonico non rinunciò. Il 27 aprile 1832 trasferì l'opera in Borgo Dora e vi fondò la Piccola Casa della Divina Provvidenza[1]; il discorso papale del 2010 colloca la nuova struttura nel quartiere di Valdocco e ricorda che nacque «aiutata anche da alcune famiglie religiose»[3]. Nel 1838 nella stessa sede sorse una scuola per infermiere professionali[1]. Il fondatore passò gli ultimi giorni a Chieri, dove morì di tifo il 30 aprile 1842[1].
«I poveri sono i nostri padroni»
La regola interna della casa discende da poche frasi del fondatore. Una, ricordata anche nelle cronache locali, dice che i poveri sono i padroni della casa e che chi non li tratta come tali rischia di essere «licenziato»[1]. Benedetto XVI la citò in un'altra forma, davanti ai malati raccolti nella chiesa della Piccola Casa il 2 maggio 2010:
«I poveri sono Gesù - diceva - non sono una sua immagine. Sono Gesù in persona e come tali bisogna servirli.»
Nello stesso discorso il papa ricordò le tre famiglie religiose nate dall'opera del Cottolengo e la figura del venerabile fratel Luigi Bordino, religioso infermiere della casa[3]. L'altro pilastro è la fiducia nella Provvidenza, che dà il nome all'istituto: il fondatore accolse, come disse papa Francesco nel 2015, persone povere, abbandonate e malate «che non potevano essere accolte negli ospedali»[4].
Due papi in via Cottolengo
La chiesa della Piccola Casa ha accolto due visite papali in cinque anni. Il 2 maggio 2010 Benedetto XVI vi incontrò gli ammalati[3]; il 21 giugno 2015 papa Francesco vi parlò a malati e disabili, ricordando che la Piccola Casa era stata «fondata quasi due secoli fa» e denunciando la diffusione di «una cultura dello scarto»[4]. Francesco si soffermò sugli anziani, «accolti numerosi in questa casa», e su un tratto della spiritualità cottolenghina:
«un'opera come questa non va avanti senza la preghiera, che è il primo e più importante lavoro della Piccola Casa»
La frase riprende, disse il papa, un insegnamento che il fondatore «amava ripetere»[4].
Ospedale, scuola e case
Oggi la Piccola Casa è un sistema di servizi. Nel 2017 contava in Italia una quarantina di case di assistenza e aiutava quasi duemila persone; la Scuola Cottolengo di Torino aveva poco meno di cinquecento studenti[5]. In quell'anno, alla presenza della sottosegretaria Maria Elena Boschi e di Alfredo Altavilla, dirigente di FCA, fu inaugurata MeccaniCotto, un'officina-laboratorio con Mopar, marchio di assistenza del gruppo, in cui gli allievi della scuola acquisiscono le competenze per «gestire» i veicoli[5].
L'Ospedale Cottolengo serve la zona nord della città. La sua Breast Unit nel 2024 ha erogato oltre cinquantamila prestazioni e nel settembre 2026 ha ricevuto in dono da Reale Foundation due mammografi digitali; la direzione generale è affidata a Gian Paolo Zanetta, mentre il padre generale della Piccola Casa è don Carmine Arice[6]. Nel 2019 il bilancio sociale 2018 dell'istituto, intitolato «Insieme a servizio della dignità della persona», fu presentato nell'auditorium di via Cottolengo 12 davanti al presidente della Regione Alberto Cirio e alla sindaca Chiara Appendino[7].
Accanto al personale lavora un ampio volontariato: l'Associazione volontariato cottolenghino organizza ogni inverno un corso gratuito di formazione per chi vuole prestare servizio nei centri d'ascolto, nella mensa della casa d'accoglienza, nelle residenze per anziani e nell'ospedale, con visite guidate alla cittadella[8].
Verso il bicentenario
Il 2 settembre 2024, con una messa presieduta dal vescovo di Aosta Franco Lovignana, presidente della Conferenza episcopale piemontese, si è aperto un triennio di preparazione ai duecento anni dell'opera, sul tema «200 anni di grazia e di vita»; le celebrazioni sono fissate tra il 2 settembre 2027 e il 17 gennaio 2028, cioè tra l'anniversario della notte di via Corte d'Appello e quello dell'apertura della Volta Rossa[2]. Il 30 aprile, anniversario della morte del fondatore[1], è il giorno della sua festa: nel 2026 la messa solenne è stata presieduta dall'arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, e l'anno pastorale della famiglia cottolenghina ha preso per tema «A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede», con il sottotitolo «Fede e Divina Provvidenza»[9]. Nata come ricovero di quattro letti nel centro di Torino, l'opera conta oggi una quarantina di case in Italia[5], e la sua festa resta un appuntamento dell'arcidiocesi di Torino[9].
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Articoli collegati: Giuseppe Benedetto Cottolengo
Fonti
- Piemonte Top News
- SIR – Servizio Informazione Religiosa — 31 agosto 2024
- Santa Sede — 2 maggio 2010
- Santa Sede — 21 giugno 2015
- Affaritaliani — 18 ottobre 2017
- Torino Oggi — 12 settembre 2026
- Quotidiano Sanità — 7 ottobre 2019
- SIR – Servizio Informazione Religiosa — 27 gennaio 2026
- SIR – Servizio Informazione Religiosa — 29 aprile 2026