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Piccola Casa della Divina Provvidenza

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Prima Torino
Dalla pubblicazione di Prima Torino, 2026-09-12

La Piccola Casa della Divina Provvidenza, che i torinesi chiamano semplicemente «il Cottolengo» dal nome del fondatore, è un istituto cattolico di carità nato a Torino nel 1828 per accogliere malati e poveri che gli ospedali cittadini rifiutavano[1]. Voluta dal canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo, ha sede dal 1832 nella zona di Valdocco, ai margini di Borgo Dora, dove è cresciuta fino a diventare una cittadella di case, chiese, scuole e un ospedale lungo via Cottolengo[1][2][3].

La sera del 2 settembre 1827

All'origine c'è un episodio preciso. Una donna forestiera, Jeanne Marie Gonnet, incinta di sei mesi, malata di tubercolosi e colpita da una grave emorragia, venne respinta dagli ospedali della città, che temevano il contagio; il marito cercò invano un ricovero, e il canonico Cottolengo le diede l'estrema unzione nella stanza d'albergo in cui morì[1]. Secondo la cronaca del SIR, fu la morte di questa donna, «rifiutata da tutti gli ospedali della città», a dare al canonico l'ispirazione della sua opera[2]. Una lapide sulla casa di via Corte d'Appello 4 ricorda quella notte:

«La sera del 2 Settembre 1827, il Canonico Cottolengo assisteva in questa casa una povera ammalata forestiera e scosso da infinita pietà per le sventure umane divampava in quell'anelito di bene che diventò un prodigio quotidiano nella Piccola Casa della Divina Provvidenza»

Lapide in via Corte d'Appello 4, Torino

L'iscrizione è riportata da un articolo di Sergio Donna dedicato alle due lapidi cittadine che ricordano il fondatore[1].

Dalla Volta Rossa a Valdocco

Il 17 gennaio 1828 il Cottolengo aprì in via Palazzo di Città, nel palazzo detto «della volta rossa», il Deposito de' Poveri Infermi del Corpus Domini: un ricovero con appena quattro letti[1]. Durò poco. Dopo tre anni, mentre in città si diffondeva il colera, il governo del Regno di Sardegna impose la chiusura del ricovero[1]. Benedetto XVI, parlando nel 2010 agli ospiti della casa, avrebbe ricordato che quel primo nucleo «non ebbe vita facile e non durò a lungo»[3].

Il canonico non rinunciò. Il 27 aprile 1832 trasferì l'opera in Borgo Dora e vi fondò la Piccola Casa della Divina Provvidenza[1]; il discorso papale del 2010 colloca la nuova struttura nel quartiere di Valdocco e ricorda che nacque «aiutata anche da alcune famiglie religiose»[3]. Nel 1838 nella stessa sede sorse una scuola per infermiere professionali[1]. Il fondatore passò gli ultimi giorni a Chieri, dove morì di tifo il 30 aprile 1842[1].

«I poveri sono i nostri padroni»

La regola interna della casa discende da poche frasi del fondatore. Una, ricordata anche nelle cronache locali, dice che i poveri sono i padroni della casa e che chi non li tratta come tali rischia di essere «licenziato»[1]. Benedetto XVI la citò in un'altra forma, davanti ai malati raccolti nella chiesa della Piccola Casa il 2 maggio 2010:

«I poveri sono Gesù - diceva - non sono una sua immagine. Sono Gesù in persona e come tali bisogna servirli.»

Benedetto XVI, incontro con gli ammalati al Cottolengo, Torino, 2 maggio 2010

Nello stesso discorso il papa ricordò le tre famiglie religiose nate dall'opera del Cottolengo e la figura del venerabile fratel Luigi Bordino, religioso infermiere della casa[3]. L'altro pilastro è la fiducia nella Provvidenza, che dà il nome all'istituto: il fondatore accolse, come disse papa Francesco nel 2015, persone povere, abbandonate e malate «che non potevano essere accolte negli ospedali»[4].

Due papi in via Cottolengo

La chiesa della Piccola Casa ha accolto due visite papali in cinque anni. Il 2 maggio 2010 Benedetto XVI vi incontrò gli ammalati[3]; il 21 giugno 2015 papa Francesco vi parlò a malati e disabili, ricordando che la Piccola Casa era stata «fondata quasi due secoli fa» e denunciando la diffusione di «una cultura dello scarto»[4]. Francesco si soffermò sugli anziani, «accolti numerosi in questa casa», e su un tratto della spiritualità cottolenghina:

«un'opera come questa non va avanti senza la preghiera, che è il primo e più importante lavoro della Piccola Casa»

Papa Francesco, incontro con gli ammalati e i disabili, chiesa del Cottolengo, 21 giugno 2015

La frase riprende, disse il papa, un insegnamento che il fondatore «amava ripetere»[4].

Ospedale, scuola e case

Oggi la Piccola Casa è un sistema di servizi. Nel 2017 contava in Italia una quarantina di case di assistenza e aiutava quasi duemila persone; la Scuola Cottolengo di Torino aveva poco meno di cinquecento studenti[5]. In quell'anno, alla presenza della sottosegretaria Maria Elena Boschi e di Alfredo Altavilla, dirigente di FCA, fu inaugurata MeccaniCotto, un'officina-laboratorio con Mopar, marchio di assistenza del gruppo, in cui gli allievi della scuola acquisiscono le competenze per «gestire» i veicoli[5].

L'Ospedale Cottolengo serve la zona nord della città. La sua Breast Unit nel 2024 ha erogato oltre cinquantamila prestazioni e nel settembre 2026 ha ricevuto in dono da Reale Foundation due mammografi digitali; la direzione generale è affidata a Gian Paolo Zanetta, mentre il padre generale della Piccola Casa è don Carmine Arice[6]. Nel 2019 il bilancio sociale 2018 dell'istituto, intitolato «Insieme a servizio della dignità della persona», fu presentato nell'auditorium di via Cottolengo 12 davanti al presidente della Regione Alberto Cirio e alla sindaca Chiara Appendino[7].

Accanto al personale lavora un ampio volontariato: l'Associazione volontariato cottolenghino organizza ogni inverno un corso gratuito di formazione per chi vuole prestare servizio nei centri d'ascolto, nella mensa della casa d'accoglienza, nelle residenze per anziani e nell'ospedale, con visite guidate alla cittadella[8].

Verso il bicentenario

Il 2 settembre 2024, con una messa presieduta dal vescovo di Aosta Franco Lovignana, presidente della Conferenza episcopale piemontese, si è aperto un triennio di preparazione ai duecento anni dell'opera, sul tema «200 anni di grazia e di vita»; le celebrazioni sono fissate tra il 2 settembre 2027 e il 17 gennaio 2028, cioè tra l'anniversario della notte di via Corte d'Appello e quello dell'apertura della Volta Rossa[2]. Il 30 aprile, anniversario della morte del fondatore[1], è il giorno della sua festa: nel 2026 la messa solenne è stata presieduta dall'arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, e l'anno pastorale della famiglia cottolenghina ha preso per tema «A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede», con il sottotitolo «Fede e Divina Provvidenza»[9]. Nata come ricovero di quattro letti nel centro di Torino, l'opera conta oggi una quarantina di case in Italia[5], e la sua festa resta un appuntamento dell'arcidiocesi di Torino[9].

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Articoli collegati: Giuseppe Benedetto Cottolengo

Fonti

  1. Piemonte Top News
  2. SIR – Servizio Informazione Religiosa — 31 agosto 2024
  3. Santa Sede — 2 maggio 2010
  4. Santa Sede — 21 giugno 2015
  5. Affaritaliani — 18 ottobre 2017
  6. Torino Oggi — 12 settembre 2026
  7. Quotidiano Sanità — 7 ottobre 2019
  8. SIR – Servizio Informazione Religiosa — 27 gennaio 2026
  9. SIR – Servizio Informazione Religiosa — 29 aprile 2026

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