Giuseppe Benedetto Cottolengo

Giuseppe Benedetto Cottolengo (Bra, 3 maggio 1786 – Chieri, 30 aprile 1842) è il sacerdote piemontese che fondò a Torino la Piccola Casa della Divina Provvidenza, l'istituto di carità noto semplicemente come «il Cottolengo». Beatificato nel 1917 e proclamato santo nel 1934, è festeggiato il 30 aprile[1][2].
Da Bra al seminario
Nacque a Bra, nel Cuneese, primo dei dodici figli di Giuseppe Antonio Cottolengo e Benedetta Chiarotti; sei dei fratelli morirono in tenera età[2][3]. La sua giovinezza coincise con quella che Benedetto XVI, nella catechesi dedicata al santo nel 2010, chiamò «l'avventura napoleonica», con i disagi religiosi e sociali che ne seguirono[2]. Gli studi di teologia, cominciati il 5 dicembre 1802, si svolsero in clandestinità, prima a Bra e poi ad Asti, negli anni della Rivoluzione francese e dell'occupazione napoleonica del Piemonte[3].
L'8 giugno 1811 fu ordinato sacerdote nella cappella del seminario di Torino da monsignor Paolo Giuseppe Solaro e il giorno dopo celebrò la prima messa nella città natale; nel novembre 1813 divenne viceparroco a Corneliano d'Alba[3]. Nel 1818 entrò nella congregazione dei canonici della chiesa del Corpus Domini, nel cuore della vecchia Torino[3]: aveva trentadue anni[2].
La sera del 2 settembre 1827
La svolta arrivò con un fatto di cronaca. Domenica 2 settembre 1827 arrivò a Torino, con la diligenza da Milano, una famiglia francese: la moglie, Jeanne Marie Gonnet, era incinta, malata di tubercolosi e colpita da una grave emorragia[2][3]. Il marito bussò invano alle porte di diversi ospedali; la famiglia trovò riparo in un alloggio di via Corte d'Appello, dove il Cottolengo, chiamato come sacerdote, accompagnò la donna alla morte[2][3]. Secondo il racconto di Benedetto XVI, subito dopo, pregando davanti al Santissimo Sacramento, il Cottolengo esclamò:
«Mio Dio, perchè? Perchè mi hai voluto testimone? Cosa vuoi da me? Bisogna fare qualcosa!»
La preghiera è riportata nella catechesi del papa[2]. Poi fece suonare tutte le campane e accendere le candele, e ai curiosi accorsi in chiesa disse: «La grazia è fatta! La grazia è fatta!»[2]. L'episodio è ricordato da una lapide sulla facciata della casa di via Corte d'Appello 4[3]. La Piccola Casa ne fa la data della propria fondazione: il bicentenario sarà celebrato il 2 settembre 2027, dopo un triennio di preparazione aperto con una messa il 2 settembre 2024[4].
Dalla Volta Rossa a Valdocco
Il 17 gennaio 1828 il Cottolengo aprì in via Palazzo di Città, nel palazzo detto «della volta rossa», il Deposito de' Poveri Infermi del Corpus Domini: soltanto quattro letti per i malati che nessuno accoglieva[3]. Una seconda lapide, al civico 6 di via Palazzo di Città, ricorda quel primo ricovero[3]; Treccani colloca invece l'apertura della «casa della volta rossa» già nel 1827[1]. Le celebrazioni del bicentenario si chiuderanno il 17 gennaio 2028, a duecento anni dall'apertura della Volta Rossa[4]. Quando nel 1831 scoppiò il colera, il piccolo ricovero si rivelò inadeguato e il governo del Regno di Sardegna ne imposero la chiusura[1][3].
Il canonico non si fermò: trasferì l'opera in Borgo Dora, nella regione di Valdocco, e il 27 aprile 1832 le diede il nome di Piccola Casa della Divina Provvidenza[1][3]. Nel 1838 vi fece nascere una scuola per infermiere professionali[3]. Di sé diceva di essere soltanto «il manovale della Divina Provvidenza»[2].
Le «famiglie» della Piccola Casa
Il Cottolengo organizzò la sua opera per «famiglie», comunità in cui volontari, religiosi e laici si dividevano lavoro, preghiera, servizio e amministrazione[2]. Ne nacquero le Suore del Cottolengo e l'Istituto dei Sacerdoti del Cottolengo[3]; Benedetto XVI parlò di «tre Famiglie religiose nate dal cuore del Cottolengo»[5]. Al centro dell'opera il fondatore volle cinque monasteri di suore contemplative e uno di eremiti, che considerava il «cuore» della Casa[2]. Papa Francesco, in visita nel 2015, ricordò un insegnamento che il santo «amava ripetere»: la preghiera è «il primo e più importante lavoro della Piccola Casa»[6].
Il principio che regge l'istituto è condensato in una frase che Benedetto XVI citò davanti agli ammalati della Casa il 2 maggio 2010[5]:
«I poveri sono Gesù - diceva - non sono una sua immagine. Sono Gesù in persona e come tali bisogna servirli.»
Nello stesso discorso il papa lo definì «un vero e proprio campione della carità», attento soprattutto a chi non veniva ricevuto e curato da altri[5]. Al santo è attribuita anche una massima più popolare: «I poveri sono i nostri padroni e bisogna trattarli come tali, altrimenti ci licenziano»[3].
La morte a Chieri e il culto
Ammalatosi di tifo, il Cottolengo si ritirò a Chieri, nella casa del fratello Luigi, anch'egli sacerdote, e vi morì il 30 aprile 1842[3]. Le ultime parole, riferite da Benedetto XVI, furono un'invocazione: «Misericordia, Domine; Misericordia, Domine. Buona e Santa Provvidenza… Vergine Santa, ora tocca a Voi»[2].
Benedetto XV lo beatificò il 29 aprile 1917 e Pio XI lo canonizzò il 19 marzo 1934[3]. La festa del 30 aprile resta un appuntamento dell'arcidiocesi di Torino: nel 2026 la messa solenne nella chiesa grande della Piccola Casa, in via Cottolengo 12, è stata presieduta dal cardinale Roberto Repole, sul tema «A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede»[7].
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Fonti
- Treccani
- Santa Sede — 28 aprile 2010
- Piemonte Top News
- SIR – Servizio Informazione Religiosa — 31 agosto 2024
- Santa Sede — 2 maggio 2010
- Santa Sede — 21 giugno 2015
- SIR – Servizio Informazione Religiosa — 29 aprile 2026