Giovanni Bosco

Giovanni Bosco (Castelnuovo d'Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888), noto come don Bosco, fu sacerdote, educatore e scrittore, fondatore della Società salesiana e dell'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A Valdocco, allora periferia a nord del centro, costruì l'oratorio da cui la congregazione salesiana si diffuse in Europa e in America Latina; fu proclamato santo nel 1934.[1]
Dai Becchi a Chieri
Nacque ai Becchi, frazione di Morialdo nel comune di Castelnuovo d'Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco), nella cascina Biglione, dove il padre lavorava come mezzadro; nel novembre 1817, rimasta senza il padre, la famiglia si trasferì in una tettoia adattata ad abitazione, di cui egli avrebbe detto: «Questa è la mia casa».[2] Nei suoi ricordi la data di nascita era il 15 agosto, festa dell'Assunta; i registri parrocchiali riportano il 16.[1] La tradizione salesiana colloca a nove anni il sogno in cui avrebbe intravisto la propria missione tra i giovani.[2] Nel 1835 entrò nel seminario di Chieri e il 5 giugno 1841 fu ordinato sacerdote a Torino dall'arcivescovo Luigi Fransoni.[1]
Il prete delle carceri e dei prati
Dal 1841 al 1844 si perfezionò al Convitto ecclesiastico di San Francesco d'Assisi, accanto a don Giuseppe Cafasso, che accompagnava nell'assistenza spirituale ai giovani rinchiusi nelle carceri cittadine. Divenne poi cappellano delle opere femminili della marchesa Giulia Colbert di Barolo, il Rifugio e l'Ospedaletto di Santa Filomena, dove cominciò a radunare la domenica giovani senza famiglia né mestiere. Quelle riunioni presero il nome stabile di oratorio di San Francesco di Sales e, fra il 1845 e il 1846, vagarono da un luogo all'altro, tra i prati di Valdocco e la zona di Porta Palazzo.[1]
Valdocco: la tettoia Pinardi
Nel marzo 1846 Francesco Pinardi offrì in affitto per 320 lire l'anno una tettoia che, trasformata in cappella e consacrata a Pasqua, fu divisa in tre locali: la cappella vera e propria, uno stanzone e due stanzette.[3] Quel giorno, il 12 aprile 1846, dopo anni di peregrinazioni l'oratorio vi trovò la sua sede.[4] Il 19 febbraio 1851 Pinardi vendette casa e terreni per 28.500 lire; la chiesa di San Francesco di Sales, avviata nel luglio 1851, fu consacrata il 20 giugno 1852, e nel 1856 la vecchia cappella venne demolita.[3] Dal 1853 l'oratorio accolse apprendisti: calzolai e sarti, poi legatori (1854), falegnami (1856), tipografi (1861), fabbri (1862). Nel 1868 a Valdocco vivevano oltre 800 persone, e quello stesso anno fu consacrata la basilica di Maria Ausiliatrice, iniziata nel 1864.[1][4] Il complesso, al numero 32 di via Maria Ausiliatrice nel quartiere di Borgo Dora, fu colpito dai bombardamenti del 13 luglio 1943; dal 1928 una cappella ricostruita ricorda la primitiva tettoia.[3]
Il metodo e la stampa popolare
Don Bosco fu anche un prolifico autore di testi per le scuole e per il popolo: dalla Storia sacra e dal Giovane provveduto (1847) a un manuale sul sistema metrico decimale (1849). Dal marzo 1853 lanciò le Letture cattoliche, fascicoli periodici che, dopo il passaggio sotto la sua sola direzione nel 1862-1863, salirono da 3.000 a circa 12.000 copie.[1] Il suo motto era Da mihi animas, caetera tolle, che egli rendeva così: «O Signore, datemi anime e prendetevi tutte le altre cose».[1] Nel 1877 fissò per iscritto il cosiddetto sistema preventivo:
«Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l'amorevolezza»
L'obiettivo, riassunto in una formula ricorrente, era formare «buoni cristiani e onesti e laboriosi cittadini».[5]
La congregazione e le missioni
Il 18 dicembre 1859 diede vita con diciotto collaboratori alla Società di San Francesco di Sales, lodata da Roma nel 1864, approvata nel 1869, con costituzioni approvate nel 1874. Nel 1872 nacquero le Figlie di Maria Ausiliatrice, nel 1874 l'Unione dei cooperatori salesiani, nel 1877 il Bollettino salesiano.[1] Dal 1875 i salesiani partirono per Buenos Aires e poi per la Patagonia, l'Uruguay, il Brasile, l'Ecuador e il Cile; in Europa aprirono case a Nizza, Marsiglia, Parigi, Barcellona, Londra-Battersea e Liegi.[1]
Nella Torino della Destra e della Sinistra storica tenne rapporti con governanti di entrambi gli schieramenti, da Giovanni Lanza a Francesco Crispi, dichiarandosi «affezionatissimo al governo» pur restando fedele al papa. Più tesi furono i rapporti con l'arcivescovo Lorenzo Gastaldi, sfociati in una «concordia» firmata nel 1882.[1]
Morte, funerali e culto
Morì a Valdocco il 31 gennaio 1888. Crispi autorizzò la sepoltura nel collegio salesiano di Valsalice, sulla collina.[1][6] La stampa laica gli rese omaggio: la Gazzetta Piemontese, antenata di La Stampa, lo descrisse come «lavoratore attivissimo, dotato di spirito intraprendente». Le stime sui partecipanti ai funerali oscillano dai 50.000 del Corriere della Sera ai 200.000-400.000 delle fonti cattoliche.[7]
«Si poteva discordare da lui in fatto di opinioni politiche, ma non si poteva non ammirare una vita tutta spesa nelle opere della religione e della carità.»
Beatificato da Pio XI il 2 giugno 1929 e canonizzato il 1° aprile 1934,[2] fu traslato da Valsalice a Maria Ausiliatrice in un'urna di legno dorato dello scultore salesiano Sebastiano Concas; il volto e le mani esposti oggi sono in cera, opera di Gaetano Cellini.[6]
Oggi
Valdocco resta la casa madre dei salesiani. Nel giugno 2015, nel bicentenario della nascita, papa Francesco parlò ai salesiani nella basilica di Maria Ausiliatrice ricordando che il padre, appena emigrato in Argentina, aveva cominciato a frequentarli: «La mia famiglia è molto attaccata ai salesiani».[8] La memoria del santo tocca anche l'Astigiano: la notte del 2 giugno 2017 fu rubato dalla basilica del Colle Don Bosco il reliquiario con un frammento del suo cervello;[9] i carabinieri lo ritrovarono intatto e lo riportarono il 15 agosto, anniversario della nascita.[10] Il tempio del Colle, formato da due chiese sovrapposte, fu elevato nel 2010 a basilica pontificia; tra i pellegrini saliti ai Becchi, nel cuore dell'Astigiano e del Piemonte, ci fu anche papa Giovanni Paolo II.[2]
Pagine che rimandano qui
- Arcidiocesi di Torino
- ASL Città di Torino
- Basilica di Maria Ausiliatrice
- Chieri
- Controllo straordinario dei carabinieri in corso Giulio Cesare (ottobre 2026)
- Giuseppe Cafasso
- Incidente mortale sul raccordo Torino-Caselle (20 settembre 2026)
- Metropolitana di Torino
- Riconoscimenti ai sanitari del San Giovanni Bosco che salvarono Calogero Reina (settembre 2026)
- Rogo della ThyssenKrupp
- Santuario della Consolata
- Sindone
- Società salesiana di San Giovanni Bosco
Articoli collegati: Basilica di Maria Ausiliatrice, Chieri, Società salesiana di San Giovanni Bosco
Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Colle Don Bosco
- MuseoTorino
- Basilica di Maria Ausiliatrice – Valdocco
- MuseoTorino
- Il Bollettino Salesiano — 1 aprile 2025
- SEI – in F. Traniello (a cura di), Don Bosco nella storia della cultura popolare
- Famiglia Cristiana — 31 gennaio 2019
- ANSA — 3 giugno 2017
- Avvenire — 16 agosto 2017
Cronologia
- — Durante un controllo straordinario dei carabinieri in corso Giulio Cesare a Torino, un uomo ingerisce droga per sfuggire al controllo ed è ricoverato in gravi condizioni al Giovanni Bosco; l'operazione si conclude con due arresti e quattro denunce.