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Porta Palazzo

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Torinese
Dalla pubblicazione di Il Torinese, 2026-09-18

Porta Palazzo è il nome con cui i torinesi chiamano piazza della Repubblica e il grande mercato che la occupa, all'estremità nord del centro storico di Torino, tra il Quadrilatero Romano e il Balon di Borgo Dora. È considerato il mercato all'aperto più grande d'Europa, e da quasi due secoli è il luogo in cui la città fa la spesa e accoglie chi vi arriva da fuori, prima dalle valli piemontesi, poi dal Mezzogiorno, infine da mezzo mondo[1]. Molti lo chiamano anche «Porta Pila»[1].

La porta a nord della città

Il nome ricorda un accesso scomparso. La città romana si apriva a settentrione con la Porta Palatina; tra il 1699 e il 1701 il duca Vittorio Amedeo II fece modificare le mura settentrionali e aprire, a fianco della Porta Palatina, un piccolo varco: la nuova porta, detta di San Michele, in corrispondenza di via Milano, guardava verso piazza delle Erbe, l'attuale piazza Palazzo di Città[1]. Nel 1729 Filippo Juvarra riprese per l'ingresso nord la soluzione già adottata a Porta Susina: all'imbocco dell'attuale via Milano costruì i due grandi isolati di Santa Croce e di Sant'Ignazio, di proprietà dell'Ordine Mauriziano e della Città[2]. Il Dizionario Biografico degli Italiani colloca tra il 1729 e il 1732 la sistemazione della contrada di Porta Palazzo, ottenuta raddrizzando l'asse stradale preesistente[3]. A Juvarra era stato affidato anche un arco trionfale per l'ingresso settentrionale della capitale; i suoi disegni prevedevano un accesso monumentale e una piazza d'armi chiusa da due isolati, quelli di Santa Croce e Sant'Ignazio che si vedono ancora oggi[1].

L'ottagono dell'Ottocento

La piazza di oggi nasce dalla demolizione delle fortificazioni voluta in età napoleonica. Dopo il ritorno dei Savoia nel 1814 i terreni delle mura abbattute furono venduti e costruiti proprio nella zona di piazza Emanuele Filiberto, il nome che la piazza portò fino a diventare piazza della Repubblica[4]. L'architetto Gaetano Lombardi allargò la piccola piazza juvarriana in un grande spazio ottagonale di oltre cinquantamila metri quadrati, nuovo punto di raccordo tra la città e il borgo del Balon fuori dalle mura[1].

Un mercato nato dal colera

Il mercato vi arrivò per ragioni sanitarie. Il 23 agosto 1835 fu registrato a Torino il primo caso di colera; Carlo Alberto istituì una commissione sanitaria guidata dal vicario, e il 29 agosto un manifesto vicariale spostò il mercato dalle piazze delle Erbe (oggi piazza Palazzo di Città) e del Corpus Domini, troppo piccole, alla nuova piazza Emanuele Filiberto[5]. Tra le misure elencate dal vicario c'era l'ordine[5]

«che si allontanino dalla città i depositi di spazzatura, che si vigili sui postriboli nei quali esercitano le meretrici, che si trasferisca il mercato»

Manifesto vicariale, Torino, 1835

Anche la macellazione e la lavorazione del pesce furono portate fuori dall'abitato[1]. Sulla piazza sorsero subito due tettoie per gli alimentari e file di baracche per stoffe, chincaglierie e terraglie[5]; il padiglione del pesce, nella parte sud, risale agli anni immediatamente successivi, il 1836 secondo una ricostruzione e il 1837 secondo un'altra[5][6]. Sotto la piazza furono ricavate le ghiacciaie, a cui si arrivava con i carretti: strutture elicoidali su quattro piani dove d'inverno si raccoglieva la neve e dove, negli inverni miti, si portava ghiaccio dal Moncenisio. Il sistema rimase in uso fino agli anni Sessanta del Novecento[1][5].

La Tettoia dell'Orologio e il Balon

Nel 1916, in piena guerra, fu inaugurata nell'angolo nord-est la Tettoia dell'Orologio, la grande struttura in ferro e vetro rimasta il simbolo della piazza: mentre le acciaierie torinesi lavoravano per l'esercito, a costruirla fu una piccola officina di Borgo Dora[1][5]. Oltre la piazza, tra via Borgo Dora, via Lanino, via Mameli e via Canale Molassi, dal 1857 si tiene il Balon, il mercato delle pulci del sabato; dal 1985 la seconda domenica del mese diventa Gran Balon[7]. Il quartiere aveva un'identità sua: tra il 1902 e il 1907, d'estate, il Balon eleggeva una «Regina del mercato» scelta tra le figlie dei commercianti, e la prima, Margherita Rosso, ebbe serate in suo onore al teatro Vittorio Emanuele[8].

Da contadini a migranti

Nell'Ottocento e nel primo Novecento ai banchi arrivavano i contadini delle valli piemontesi, con la tinca gobba dorata dell'altopiano di Poirino e le trote dei laghi alpini. Nel dopoguerra le migrazioni interne portarono i sapori del Veneto, della Puglia e della Sardegna, e il mercato divenne un punto d'incontro tra compaesani; più tardi le nuove migrazioni ne hanno fatto il crocevia multietnico di oggi[1]. Dagli anni Settanta la zona conobbe un declino e una cattiva fama, e il recupero cominciò con le Olimpiadi del 2006[1]. Il cinema ne ha fatto uno sfondo della Torino dura: in Italia a mano armata (1976) la macchina da presa la attraversa come «un simbolo "obbligato"»[9]. Ed è rimasta il mercato dove si viene visti: nell'ottobre 2019 Raffaella Carrà vi fece la spesa con Luciana Littizzetto, a Torino per registrare una puntata del suo programma[10].

Il PalaFuksas e il Mercato Centrale

Nel 1963 accanto alla Tettoia dell'Orologio fu costruito un padiglione per l'abbigliamento, demolito nel 2005[1][5]. Al suo posto, su progetto di Massimiliano Fuksas scelto con un concorso pubblico nel 1998, sorse un edificio rivestito da 46.500 lamelle di vetro, aperto nel marzo 2011 come Centro Palatino, con 34 negozi, un parcheggio interrato da 110 posti e un ristorante previsto all'ultimo piano con vista sulla Mole Antonelliana[11]. Durante il cantiere, nel 2005, dal parcheggio sotterraneo riemerse l'ultima delle antiche ghiacciaie, oggi visitabile[1]. Nel 2019 il PalaFuksas ha accolto il Mercato Centrale[5], con botteghe gastronomiche come quelle della sfogliatella napoletana, delle verdure biologiche, del tartufo e del risotto; nel 2020 vi è nato uno spazio del progetto RePoPP, dove si ritirano gratis gli invenduti dei banchi, inaugurato alla presenza della sindaca Chiara Appendino[12].

La riqualificazione

Dal 2025 il mercato è stato rinnovato: i vecchi banchi di legno e ferro sono stati sostituiti da banchi in alluminio, e sono arrivati nuova pavimentazione, illuminazione e pannelli sulla storia della piazza[13]. Il Comune ha dichiarato un investimento di 2,5 milioni di euro di fondi europei del PNRR nei quadranti nord-est (produttori e casalinghi) e sud-est (ortofrutta)[14]. Presentando nel giugno 2026 il Festival di Porta Palazzo, per i 110 anni della Tettoia dell'Orologio, l'assessore al commercio Paolo Chiavarino ha descritto il mercato come[14]

«uno spazio vitale, da sempre crocevia di culture, sedi di scambi e relazioni, simbolo dei processi di integrazione attraverso il lavoro»

Alla serata finale del festival, con l'opera «Amare le differenze» di Michelangelo Pistoletto, dialogavano i direttori del Museo del Risorgimento e del MAO[14]. Per l'ex mercato ittico un bando di ristrutturazione da due milioni di euro era andato deserto tre volte[13]; chiuso dal 2021, il padiglione riapre per eventi e cultura con circa 138 mila euro di lavori e conserva le vecchie insegne dei banchi del pesce e le piastrelle bianche e azzurre, e il primo appuntamento è legato al Salone Off, il programma diffuso del Salone del Libro[6]. Sulla piazza è in corso anche un intervento di edilizia sociale: nell'immobile di piazza della Repubblica sono previsti 20 alloggi per anziani e coabitazioni familiari[15].

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Articoli collegati: Luciana Littizzetto

Fonti

  1. Mole24 — 13 luglio 2021
  2. MuseoTorino
  3. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  4. MuseoTorino
  5. Mole24 — 29 agosto 2020
  6. Mole24 — 12 maggio 2026
  7. Mole24 — 18 agosto 2019
  8. Mole24 — 13 ottobre 2015
  9. Mole24 — 22 gennaio 2026
  10. Mole24 — 30 ottobre 2019
  11. Mole24 — 13 gennaio 2012
  12. Mole24 — 18 settembre 2020
  13. Mole24 — 12 marzo 2025
  14. Città di Torino, Torinoclick — 9 giugno 2026
  15. Città di Torino, Torinoclick — 27 maggio 2025

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