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Mole Antonelliana

Aggiornato il 18 settembre 2026

L'allestimento della mostra su Gillo Pontecorvo al Museo Nazionale del Cinema
L'allestimento della mostra su Gillo Pontecorvo al Museo Nazionale del Cinema — Dalla pubblicazione di Prima Torino, 2026-09-16

La Mole Antonelliana è l'edificio simbolo di Torino: sorge in via Montebello, a pochi passi da via Po, e con i suoi 167,5 metri resta la costruzione in muratura più alta d'Italia.[1] Nata come sinagoga, passata al Comune come monumento a Vittorio Emanuele II e ricostruita in cima dopo il crollo della guglia nel 1953, dal 2000 ospita il Museo Nazionale del Cinema;[1] dalla terrazza panoramica, a 85 metri, lo sguardo corre sulla città fino all'arco alpino.[2]

Una sinagoga per la comunità emancipata

L'emancipazione degli ebrei concessa da Carlo Alberto nel 1848 spinse la comunità israelitica torinese a dotarsi di un tempio moderno.[3][4] Il terreno fu comprato nella zona di espansione a nord del centro, dove fino all'Ottocento correvano i bastioni seicenteschi.[3] Il progetto fu affidato nel 1862 ad Alessandro Antonelli, che aveva vinto il concorso bandito dalla comunità, e il cantiere si aprì nel 1863.[2][5] Il primo disegno prevedeva un volume a pianta quadrata coperto da una volta a padiglione alta 47 metri, con posto per 1.500 persone.[3]

Antonelli però continuò a correggere il progetto verso l'alto, e con l'altezza crescevano i costi: nel 1869 la comunità sospese i finanziamenti e il cantiere si fermò.[1][3] Per il passaggio al Comune MuseoTorino indica il 1873, Focus il 1877 con un prezzo di 150.000 lire, il Touring Club e Visit Jewish Italy il 1878.[1][6][7][3] Con il ricavato la comunità comprò un altro lotto dove costruire il Tempio israelitico, completato nel 1884.[3]

Il monumento nazionale e la tecnica antonelliana

Il Comune destinò l'edificio a «Ricordo nazionale al re Vittorio Emanuele II»[3] e a sede del museo dell'indipendenza italiana; per il nuovo uso Antonelli disegnò una lanterna che portava l'altezza complessiva da 112 a 165 metri.[5] L'architetto morì a Torino il 18 ottobre 1888, a novant'anni, senza vedere la fine dei lavori, che proseguirono sotto la direzione del figlio Costanzo.[4][5][1] Per il Museo Nazionale del Cinema e per MuseoTorino l'edificio fu completato nel 1889; secondo Focus l'inaugurazione cadde il 10 aprile 1889, mentre il Touring Club data la fine del cantiere al 1897, e il Dizionario Biografico colloca la costruzione tra il 1863 e il 1888, con rifiniture proseguite per altri dieci anni sotto Costanzo.[2][1][7][6][5] La decorazione interna fu eseguita intorno al 1905 dall'architetto Annibale Rigotti,[1] e l'altezza attuale fu raggiunta nel 1906.[2]

La Mole si regge su una tecnica «detta appunto antonelliana», come scrive il Touring Club: una rete di tiranti metallici annegata nelle intercapedini collega i punti di appoggio e permette muri molto più sottili del consueto.[6] Lo storico dell'arte Corrado Maltese, citato da Paolo Portoghesi nel Dizionario Biografico, ne misurò l'audacia così:

«Il rapporto tra pieni e vuoti... era il più favorevole che mai si fosse raggiunto con i metodi costruttivi tradizionali (cioè senza cemento armato e con il ferro adoperato solo per le catene)»

Corrado Maltese, citato in Dizionario Biografico degli Italiani, 1961

In cima Antonelli volle un genio alato di circa 300 chilogrammi, opera di Celestino Fumagalli, collocato nel 1889.[7] Nel 1904 la statua fu abbattuta dal maltempo, da un fulmine secondo MuseoTorino e da un uragano secondo Focus, che precisa che rimase incastrata nella struttura.[1][7] Dal 1908 fino ai primi anni Trenta le sale ospitarono il Museo Nazionale del Risorgimento.[1][7]

Voli, allarmi e restauri (1910-1950)

L'8 novembre 1910 quattro aviatori girarono in volo attorno alla Mole, seguiti dalla folla; il premio messo in palio da La Stampa fu portato a 4.000 lire.[8]

La stabilità dell'edificio preoccupava da tempo: già una scossa di terremoto nel 1887 aveva reso necessari rinforzi, e tra il 1928 e il 1960 furono aggiunti nuovi elementi di sostegno.[1] Nel giugno 1930 il Consiglio Superiore delle Belle Arti approvò un progetto di restauro, e La Stampa ricordò che gli allarmi sulla tenuta risalivano al 1870.[9][10] In vista dei lavori il museo fu sgomberato e trasferito nel vicino Palazzo del Giornale: partirono le carrozze di Cavour e di Garibaldi e i cannoni della Grande Guerra, e il giardino della Mole restò chiuso per circa due anni.[11][12] A novembre il cantiere era ancora aperto; nel novembre 1933 il consolidamento fu affidato al professor Albenga, con l'impegno di lasciare intatto il grande salone.[13][14] Nel gennaio 1936 Stampa Sera spiegò che la cuspide non figurava nel progetto originario ma era imposta dalla forma della cupola, e che il terreno di fondazione, di qualità disuniforme, contribuiva all'instabilità.[15]

Tra il dicembre 1942 e l'agosto 1943 quattro bombardamenti danneggiarono serramenti e tetto e appiccarono incendi alle gallerie.[1] Nell'ottobre 1950 il Consiglio comunale tornò a discutere della stabilità della Mole su interrogazione del consigliere Zini, legata a un incidente tranviario al ponte del Gatto.[16]

Il crollo della guglia (1953) e la ricostruzione

Nel tardo pomeriggio del 23 maggio 1953 un fortunale con grandine, fulmini, vento fino a cento chilometri orari e una pioggia di terra e sabbia si abbatté su Torino: gli ultimi 47 metri della guglia precipitarono, e in città i morti furono cinque.[17][18] Le cronache meteorologiche dell'epoca descrissero «violenti turbini e trombe in serie, spostantisi lentamente».[17] Con il crollo la Mole perse il primato europeo tra gli edifici in muratura.[1]

Il 16 marzo 1955 la Giunta approvò una nuova guglia con struttura metallica, finanziata con 400 milioni di lire e con lavori previsti per almeno due anni.[19] Ad agosto furono chiuse le opere murarie sulla cupola; il modello della guglia fu calcolato per resistere a raffiche fino a 180 chilometri orari.[20] Nel gennaio 1960 il cantiere toccava i 125 metri: una teleferica portava i materiali in quota e un citofono collegava la base ai piani alti.[21] La ricostruzione della cuspide si concluse nel 1961 secondo MuseoTorino, nel 1960 secondo il Dizionario Biografico.[1][5]

Da enoteca mancata a museo del cinema

Nell'aprile 1975 l'assessorato competente propose di ricavare nella Mole un'enoteca con cucina piemontese e un ristorante, affiancati da una mensa a prezzo contenuto per operai e studenti.[22]

La destinazione definitiva arrivò dal cinema. Maria Adriana Prolo aveva cominciato a raccogliere la sua collezione nel 1941; il museo aprì al pubblico nel 1958 a Palazzo Chiablese, fu riconosciuto nazionale nel 1965 e chiuse per motivi di sicurezza nel 1985.[23] Tra il 1996 e il 1999 la Mole fu rinnovata per accoglierlo, e il 20 luglio 2000 il museo riaprì nella nuova sede.[2][23] Il percorso sale con l'edificio: archeologia del cinema, Aula del Tempio con la rampa elicoidale, macchina del cinema, galleria dei manifesti; l'ascensore di cristallo raggiunge il tempietto a 85 metri in 59 secondi.[2][7]

La Mole oggi

Dal 2002 la Mole è raffigurata sulla moneta italiana da 2 centesimi di euro.[1][7] Il museo alterna grandi mostre temporanee. Dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027 il piano di accoglienza ospita «Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l'altra», curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani e costruita sull'archivio del regista donato dalla famiglia.[24] Dal 19 novembre 2026 al 31 gennaio 2028 l'Aula del Tempio accoglie «T. rex vs. T. rex. Da fossili a icone del cinema», con due scheletri autentici di tirannosauro provenienti dagli Stati Uniti, lunghi circa dieci metri e pesanti circa una tonnellata ciascuno, montati in posizione di combattimento su una piattaforma di tre metri intorno all'ascensore panoramico.[25][26] È la prima volta che l'Aula accoglie insieme due esemplari fossili della specie; l'autenticità è certificata dal paleontologo Peter Larson.[26] La mostra, curata da Gianni Canova e Stefano Boni con Giaime Alonge e realizzata con la galleria Theatrum Mundi di Luca Cableri, ripercorre il dinosauro al cinema da Karel Zeman e Ray Harryhausen a Carlo Rambaldi, fino alla saga di Jurassic World.[27][25]

Cronologia

  • — Il Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana ospita la mostra "T. rex vs. T. rex", dedicata al dinosauro nel cinema. → TorinoClick la Repubblica Torino
  • — La Mole Antonelliana e i ponti Balbis e Isabella si illuminano di rosso a Torino per la nascita del Molino di CasaOz, nuovo spazio di FondazioneOz dedicato a bambini e famiglie in situazioni di malattia o fragilità. → TorinoOggi Prima Torino

Articoli collegati: Alessandro Antonelli, Museo Nazionale del Cinema, Novara

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Fonti

  1. MuseoTorino
  2. Museo Nazionale del Cinema
  3. Visit Jewish Italy (UCEI)
  4. Torino Magazine
  5. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Touring Club Italiano
  7. Focus
  8. La Stampa, 08/11/1910, n. 310, p. 4 — 8 novembre 1910
  9. La Stampa, 11/06/1930, n. 138, p. 6 — 11 giugno 1930
  10. La Stampa, 18/06/1930, n. 144, p. 6 — 18 giugno 1930
  11. La Stampa, 28/06/1930, n. 153, p. 6 — 28 giugno 1930
  12. La Stampa, 28/06/1930, n. 153, p. 8 — 28 giugno 1930
  13. La Stampa, 25/11/1930, n. 280, p. 6 — 25 novembre 1930
  14. La Stampa, 09/11/1933, n. 266, p. 8 — 9 novembre 1933
  15. Stampa Sera, 01/01/1936, n. 1, p. 2 — 1 gennaio 1936
  16. La Stampa, 13/10/1950, n. 243, p. 2 — 13 ottobre 1950
  17. Mole24 — 23 maggio 2013
  18. La Stampa, 24/05/1953, n. 123, p. 1 — 24 maggio 1953
  19. La Stampa, 16/03/1955, n. 64, p. 2 — 16 marzo 1955
  20. La Stampa, 20/08/1955, n. 197, p. 2 — 20 agosto 1955
  21. Stampa Sera, 30/01/1960, n. 26, p. 2 — 30 gennaio 1960
  22. Stampa Sera, 26/04/1975, n. 91, p. 7 — 26 aprile 1975
  23. Museo Nazionale del Cinema
  24. Prima Torino — 16 settembre 2026
  25. ANSA Piemonte — 18 settembre 2026
  26. Quotidiano Piemontese — 18 settembre 2026
  27. Prima Torino

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