Mole Antonelliana

La Mole Antonelliana è l'edificio simbolo di Torino: sorge in via Montebello, a pochi passi da via Po, e con i suoi 167,5 metri resta la costruzione in muratura più alta d'Italia.[1] Nata come sinagoga, passata al Comune come monumento a Vittorio Emanuele II e ricostruita in cima dopo il crollo della guglia nel 1953, dal 2000 ospita il Museo Nazionale del Cinema;[1] dalla terrazza panoramica, a 85 metri, lo sguardo corre sulla città fino all'arco alpino.[2]
Una sinagoga per la comunità emancipata
L'emancipazione degli ebrei concessa da Carlo Alberto nel 1848 spinse la comunità israelitica torinese a dotarsi di un tempio moderno.[3][4] Il terreno fu comprato nella zona di espansione a nord del centro, dove fino all'Ottocento correvano i bastioni seicenteschi.[3] Il progetto fu affidato nel 1862 ad Alessandro Antonelli, che aveva vinto il concorso bandito dalla comunità, e il cantiere si aprì nel 1863.[2][5] Il primo disegno prevedeva un volume a pianta quadrata coperto da una volta a padiglione alta 47 metri, con posto per 1.500 persone.[3]
Antonelli però continuò a correggere il progetto verso l'alto, e con l'altezza crescevano i costi: nel 1869 la comunità sospese i finanziamenti e il cantiere si fermò.[1][3] Per il passaggio al Comune MuseoTorino indica il 1873, Focus il 1877 con un prezzo di 150.000 lire, il Touring Club e Visit Jewish Italy il 1878.[1][6][7][3] Con il ricavato la comunità comprò un altro lotto dove costruire il Tempio israelitico, completato nel 1884.[3]
Il monumento nazionale e la tecnica antonelliana
Il Comune destinò l'edificio a «Ricordo nazionale al re Vittorio Emanuele II»[3] e a sede del museo dell'indipendenza italiana; per il nuovo uso Antonelli disegnò una lanterna che portava l'altezza complessiva da 112 a 165 metri.[5] L'architetto morì a Torino il 18 ottobre 1888, a novant'anni, senza vedere la fine dei lavori, che proseguirono sotto la direzione del figlio Costanzo.[4][5][1] Per il Museo Nazionale del Cinema e per MuseoTorino l'edificio fu completato nel 1889; secondo Focus l'inaugurazione cadde il 10 aprile 1889, mentre il Touring Club data la fine del cantiere al 1897, e il Dizionario Biografico colloca la costruzione tra il 1863 e il 1888, con rifiniture proseguite per altri dieci anni sotto Costanzo.[2][1][7][6][5] La decorazione interna fu eseguita intorno al 1905 dall'architetto Annibale Rigotti,[1] e l'altezza attuale fu raggiunta nel 1906.[2]
La Mole si regge su una tecnica «detta appunto antonelliana», come scrive il Touring Club: una rete di tiranti metallici annegata nelle intercapedini collega i punti di appoggio e permette muri molto più sottili del consueto.[6] Lo storico dell'arte Corrado Maltese, citato da Paolo Portoghesi nel Dizionario Biografico, ne misurò l'audacia così:
«Il rapporto tra pieni e vuoti... era il più favorevole che mai si fosse raggiunto con i metodi costruttivi tradizionali (cioè senza cemento armato e con il ferro adoperato solo per le catene)»
In cima Antonelli volle un genio alato di circa 300 chilogrammi, opera di Celestino Fumagalli, collocato nel 1889.[7] Nel 1904 la statua fu abbattuta dal maltempo, da un fulmine secondo MuseoTorino e da un uragano secondo Focus, che precisa che rimase incastrata nella struttura.[1][7] Dal 1908 fino ai primi anni Trenta le sale ospitarono il Museo Nazionale del Risorgimento.[1][7]
Voli, allarmi e restauri (1910-1950)
L'8 novembre 1910 quattro aviatori girarono in volo attorno alla Mole, seguiti dalla folla; il premio messo in palio da La Stampa fu portato a 4.000 lire.[8]
La stabilità dell'edificio preoccupava da tempo: già una scossa di terremoto nel 1887 aveva reso necessari rinforzi, e tra il 1928 e il 1960 furono aggiunti nuovi elementi di sostegno.[1] Nel giugno 1930 il Consiglio Superiore delle Belle Arti approvò un progetto di restauro, e La Stampa ricordò che gli allarmi sulla tenuta risalivano al 1870.[9][10] In vista dei lavori il museo fu sgomberato e trasferito nel vicino Palazzo del Giornale: partirono le carrozze di Cavour e di Garibaldi e i cannoni della Grande Guerra, e il giardino della Mole restò chiuso per circa due anni.[11][12] A novembre il cantiere era ancora aperto; nel novembre 1933 il consolidamento fu affidato al professor Albenga, con l'impegno di lasciare intatto il grande salone.[13][14] Nel gennaio 1936 Stampa Sera spiegò che la cuspide non figurava nel progetto originario ma era imposta dalla forma della cupola, e che il terreno di fondazione, di qualità disuniforme, contribuiva all'instabilità.[15]
Tra il dicembre 1942 e l'agosto 1943 quattro bombardamenti danneggiarono serramenti e tetto e appiccarono incendi alle gallerie.[1] Nell'ottobre 1950 il Consiglio comunale tornò a discutere della stabilità della Mole su interrogazione del consigliere Zini, legata a un incidente tranviario al ponte del Gatto.[16]
Il crollo della guglia (1953) e la ricostruzione
Nel tardo pomeriggio del 23 maggio 1953 un fortunale con grandine, fulmini, vento fino a cento chilometri orari e una pioggia di terra e sabbia si abbatté su Torino: gli ultimi 47 metri della guglia precipitarono, e in città i morti furono cinque.[17][18] Le cronache meteorologiche dell'epoca descrissero «violenti turbini e trombe in serie, spostantisi lentamente».[17] Con il crollo la Mole perse il primato europeo tra gli edifici in muratura.[1]
Il 16 marzo 1955 la Giunta approvò una nuova guglia con struttura metallica, finanziata con 400 milioni di lire e con lavori previsti per almeno due anni.[19] Ad agosto furono chiuse le opere murarie sulla cupola; il modello della guglia fu calcolato per resistere a raffiche fino a 180 chilometri orari.[20] Nel gennaio 1960 il cantiere toccava i 125 metri: una teleferica portava i materiali in quota e un citofono collegava la base ai piani alti.[21] La ricostruzione della cuspide si concluse nel 1961 secondo MuseoTorino, nel 1960 secondo il Dizionario Biografico.[1][5]
Da enoteca mancata a museo del cinema
Nell'aprile 1975 l'assessorato competente propose di ricavare nella Mole un'enoteca con cucina piemontese e un ristorante, affiancati da una mensa a prezzo contenuto per operai e studenti.[22]
La destinazione definitiva arrivò dal cinema. Maria Adriana Prolo aveva cominciato a raccogliere la sua collezione nel 1941; il museo aprì al pubblico nel 1958 a Palazzo Chiablese, fu riconosciuto nazionale nel 1965 e chiuse per motivi di sicurezza nel 1985.[23] Tra il 1996 e il 1999 la Mole fu rinnovata per accoglierlo, e il 20 luglio 2000 il museo riaprì nella nuova sede.[2][23] Il percorso sale con l'edificio: archeologia del cinema, Aula del Tempio con la rampa elicoidale, macchina del cinema, galleria dei manifesti; l'ascensore di cristallo raggiunge il tempietto a 85 metri in 59 secondi.[2][7]
La Mole oggi
Dal 2002 la Mole è raffigurata sulla moneta italiana da 2 centesimi di euro.[1][7] Il museo alterna grandi mostre temporanee. Dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027 il piano di accoglienza ospita «Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l'altra», curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani e costruita sull'archivio del regista donato dalla famiglia.[24] Dal 19 novembre 2026 al 31 gennaio 2028 l'Aula del Tempio accoglie «T. rex vs. T. rex. Da fossili a icone del cinema», con due scheletri autentici di tirannosauro provenienti dagli Stati Uniti, lunghi circa dieci metri e pesanti circa una tonnellata ciascuno, montati in posizione di combattimento su una piattaforma di tre metri intorno all'ascensore panoramico.[25][26] È la prima volta che l'Aula accoglie insieme due esemplari fossili della specie; l'autenticità è certificata dal paleontologo Peter Larson.[26] La mostra, curata da Gianni Canova e Stefano Boni con Giaime Alonge e realizzata con la galleria Theatrum Mundi di Luca Cableri, ripercorre il dinosauro al cinema da Karel Zeman e Ray Harryhausen a Carlo Rambaldi, fino alla saga di Jurassic World.[27][25]
Cronologia
- — Il Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana ospita la mostra "T. rex vs. T. rex", dedicata al dinosauro nel cinema. → TorinoClick la Repubblica Torino
- — La Mole Antonelliana e i ponti Balbis e Isabella si illuminano di rosso a Torino per la nascita del Molino di CasaOz, nuovo spazio di FondazioneOz dedicato a bambini e famiglie in situazioni di malattia o fragilità. → TorinoOggi Prima Torino
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Fonti
- MuseoTorino
- Museo Nazionale del Cinema
- Visit Jewish Italy (UCEI)
- Torino Magazine
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Touring Club Italiano
- Focus
- La Stampa, 08/11/1910, n. 310, p. 4 — 8 novembre 1910
- La Stampa, 11/06/1930, n. 138, p. 6 — 11 giugno 1930
- La Stampa, 18/06/1930, n. 144, p. 6 — 18 giugno 1930
- La Stampa, 28/06/1930, n. 153, p. 6 — 28 giugno 1930
- La Stampa, 28/06/1930, n. 153, p. 8 — 28 giugno 1930
- La Stampa, 25/11/1930, n. 280, p. 6 — 25 novembre 1930
- La Stampa, 09/11/1933, n. 266, p. 8 — 9 novembre 1933
- Stampa Sera, 01/01/1936, n. 1, p. 2 — 1 gennaio 1936
- La Stampa, 13/10/1950, n. 243, p. 2 — 13 ottobre 1950
- Mole24 — 23 maggio 2013
- La Stampa, 24/05/1953, n. 123, p. 1 — 24 maggio 1953
- La Stampa, 16/03/1955, n. 64, p. 2 — 16 marzo 1955
- La Stampa, 20/08/1955, n. 197, p. 2 — 20 agosto 1955
- Stampa Sera, 30/01/1960, n. 26, p. 2 — 30 gennaio 1960
- Stampa Sera, 26/04/1975, n. 91, p. 7 — 26 aprile 1975
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