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Camillo Benso di Cavour

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
Dalla pubblicazione di Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Camillo Benso, conte di Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861) fu il principale artefice politico dell'unificazione italiana e il primo capo del governo del Regno d'Italia[1]. Torinese di nascita, visse e morì nello stesso palazzo di via Cavour[2], a poca distanza da Palazzo Carignano, dove nel 1861 fu proclamata l'unità d'Italia[3].

Famiglia e formazione

Secondogenito del marchese Michele Benso e di Adele de Sellon, crebbe in una famiglia dell'aristocrazia piemontese dominata dalla figura della nonna, la marchesa Filippina[1]. La casa di famiglia era il palazzo fatto costruire nel 1729 dal nonno Michele Antonio, gentiluomo di Carlo Emanuele III, su progetto di Giovanni Giacomo Plantery, all'angolo tra le attuali via Cavour e via Lagrange[2].

Nell'aprile 1820 entrò nella Regia Accademia militare e nell'agosto 1826 ottenne il grado di sottotenente; da ufficiale del genio lavorò alle fortificazioni in Piemonte, in Savoia e sulla Riviera[1]. Lasciata la carriera militare, dal 1832 amministrò i beni di famiglia a Grinzane, presso Alba, e dal 1835 la tenuta di Leri nel Vercellese, dopo un lungo viaggio di studio in Francia, Inghilterra e Belgio[1]. Scrisse da «uomo di pratica» sul giornale dell'Associazione agraria subalpina, fondata nel 1842[1].

Giornalista e deputato

Il 15 dicembre 1847 uscì il primo numero de Il Risorgimento, il giornale dei moderati torinesi di cui Cavour era il vero animatore[1]; secondo MuseoTorino il foglio nacque proprio nel palazzo di famiglia, dove si discussero «le sorti della nuova patria italiana»[2]. Con lo Statuto concesso da Carlo Alberto nel 1848 fu eletto nel giugno di quell'anno deputato per un collegio di Torino[1]. La Camera si riuniva a Palazzo Carignano, dove il salone da ballo era stato trasformato in aula: è l'unica aula parlamentare del 1848 giunta intatta in Europa[3].

Fu ministro dell'Agricoltura, del commercio e della marina dall'ottobre 1850 e delle Finanze dall'aprile 1851[1]. Nel febbraio 1852 strinse con Urbano Rattazzi l'intesa con il centrosinistra passata alla storia come «connubio»; il 2 novembre dello stesso anno divenne presidente del Consiglio del Regno di Sardegna[1].

La diplomazia dell'unità

Nel gennaio 1855, assunto anche il ministero degli Esteri, portò il Piemonte nell'alleanza anglo-francese contro la Russia nella guerra di Crimea; al Congresso di Parigi dell'aprile 1856 ottenne che la questione degli Stati romani fosse posta davanti alle potenze europee[1]. Il 20 e 21 luglio 1858 incontrò Napoleone III a Plombières, dove fu concordata l'alleanza contro l'Austria[1]. Dopo l'armistizio di Villafranca, nel luglio 1859, lasciò il governo; tornò presidente del Consiglio il 20 gennaio 1860, guidò l'annessione dell'Emilia e della Toscana, sancita dai plebisciti, e la cessione di Savoia e Nizza alla Francia e, nel settembre 1860, decise la spedizione nelle Marche e nell'Umbria, che apriva la strada verso il Mezzogiorno conquistato da Garibaldi[1].

Torino capitale e Roma

Il 18 febbraio 1861 a Palazzo Carignano si aprì l'VIII legislatura, la prima del Parlamento italiano, e il 17 marzo fu proclamato il Regno d'Italia con Vittorio Emanuele II re[4][3]. Pochi giorni dopo, il 27 marzo, la Camera riunita a Torino votò Roma capitale, ancora nelle mani del papa, dopo i discorsi in cui Cavour sostenne che la Chiesa sarebbe stata più libera senza il potere temporale[5]:

«Rimane a persuadere il pontefice che la Chiesa può essere indipendente, perdendo il potere temporale.»

Camillo Cavour, Camera dei deputati, marzo 1861

In quei discorsi Cavour fece sua la formula «libera Chiesa in libero Stato»[5], che secondo il Dizionario Biografico degli Italiani aveva preso in prestito da un cattolico liberale[1].

La morte e il lutto della città

Si ammalò il 29 maggio 1861. Il 5 giugno chiamò al capezzale padre Giacomo da Poirino e gli disse: «Caro amico, ci lasciamo. Ella ben sa che sono cattolico e voglio morire da vero cattolico»[6]. Il frate gli diede i sacramenti senza chiedergli ritrattazioni politiche e per questo fu convocato a Roma da Pio IX[6]. Cavour morì il 6 giugno nel palazzo in cui era nato, a meno di tre mesi dalla proclamazione del Regno; non aveva ancora compiuto 51 anni[7].

Federico Sclopis annotò: «Le botteghe vennero spontaneamente chiuse, chiusi i teatri. Attestati simili non ho mai veduto a Torino»; il funerale del 7 giugno gli parve «solenne quanto quello di un re»[6]. Cavour, che non si era sposato, fu sepolto nella cappella di famiglia del castello di Santena, costruito dai Benso tra il 1712 e il 1720; la tomba è monumento nazionale dal 1911[8].

I luoghi di Cavour oggi

Il palazzo natale, al numero 8 di via Cavour, porta sulla facciata una lapide dedicata allo statista[2]. In piazza Carignano il ristorante del Cambio, nato nel 1757 come caffè, deve buona parte della sua fama alle assidue visite del conte, e un suo saloncino è noto come «sala Cavour»[9]. L'aula della Camera subalpina fa parte del percorso del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, ospitato a Palazzo Carignano dal 1938[3].

In piazza Carlo Emanuele II, la «Carlina», si alza il monumento di Giovanni Duprè, scelto con un concorso del 1863 tra 124 progetti e inaugurato l'8 novembre 1873 alla presenza di Vittorio Emanuele II: l'Italia inginocchiata offre al conte una corona civica, e lui tiene un foglio con la scritta «libera chiesa in libero Stato»; i torinesi lo soprannominarono «fermacarte»[10]. Il castello di Santena, lasciato alla Città di Torino con un codicillo testamentario del 1946, è legato dal 1955 alla Fondazione Camillo Cavour e ospita il Memoriale Cavour[8][7]. Anche il fratello maggiore Gustavo ha lasciato traccia in città: abitò Palazzo Lascaris, in via Alfieri, oggi sede del Consiglio regionale del Piemonte[11].

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Articoli collegati: Carlo Alberto, Cinzano, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Palazzo Carignano, Palazzo Reale, Piazza Carlo Emanuele II

Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  2. MuseoTorino
  3. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
  4. Torino Oggi — 16 marzo 2022
  5. Globalist — 27 marzo 2017
  6. La Voce e il Tempo — 8 giugno 2021
  7. La Voce e il Tempo — 6 giugno 2021
  8. Fondazione Camillo Cavour Santena
  9. MuseoTorino
  10. MuseoTorino
  11. Consiglio regionale del Piemonte — 14 marzo 2019

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