Società salesiana di San Giovanni Bosco
La Società salesiana di San Giovanni Bosco (i suoi membri sono detti salesiani) è la congregazione religiosa maschile fondata da don Giovanni Bosco a Torino, nel borgo di Valdocco: preparata dal 1841 e costituita nel 1859, si dedica all'educazione cristiana dei giovani in oratori, scuole, convitti e istituti professionali.[1] Nata nella periferia operaia della capitale del Regno di Sardegna, è diventata una delle maggiori congregazioni cattoliche del mondo, e la sua casa madre è ancora a Valdocco.
Dall'oratorio alla congregazione
Il punto di partenza fu l'oratorio. Il 15 marzo 1846 Francesco Pinardi offrì a don Bosco una tettoia con un terreno in affitto per 320 lire l'anno; trasformata in cappella, fu benedetta a Pasqua e servì fino al 1852.[2] Il 12 aprile 1846 l'oratorio vi si trasferì, e il 3 novembre dello stesso anno arrivò a Valdocco la madre del sacerdote, Margherita Occhiena.[3] Il 19 febbraio 1851 Pinardi vendette casa e terreni per 28.500 lire a don Bosco, a Giuseppe Cafasso e ad altri sacerdoti; la chiesa di San Francesco di Sales, iniziata il 20 luglio 1851, fu consacrata il 20 giugno 1852.[2] Intanto, dal marzo 1853, don Bosco pubblicava le Letture cattoliche con l'appoggio del vescovo di Ivrea Luigi Moreno.[4]
Attorno al 1854 alcuni dei giovani cresciuti all'oratorio si impegnarono con un voto a dedicarsi con lui alla carità verso i ragazzi. Tra il febbraio e l'aprile 1858 don Bosco andò a Roma e fu incoraggiato da Pio IX.[4] Il 9 dicembre 1859 illustrò ai giovani che lo seguivano il progetto di una società religiosa; il 18 dicembre ne fu eletto il consiglio superiore.[5] Quel giorno don Bosco e altri diciotto ecclesiastici e laici diedero inizio ufficiale alla Società di San Francesco di Sales.[4] Tra i primi c'era Michele Rua, chierico dal 3 ottobre 1852, che aveva emesso i voti il 25 marzo 1855.[5]
Le approvazioni e la famiglia salesiana
Il 14 maggio 1862 i primi ventidue discepoli emisero i voti pubblici; il 23 luglio 1864 la Santa Sede concesse il decreto di lode.[5] Nel 1869 arrivò l'approvazione pontificia della Società e nel 1874 quella delle Regulae seu constitutiones,[4] con il decreto del 3 aprile 1874.[5] Nel frattempo Valdocco cresceva: dal marzo 1864 si costruì la basilica di Maria Ausiliatrice, consacrata il 9 giugno 1868, e accanto all'oratorio sorsero laboratori per artigiani.[3]
Attorno alla congregazione don Bosco costruì una rete più larga. Nel 1872, mentre sulla cattedra dell'arcidiocesi di Torino sedeva Lorenzo Gastaldi, fondò l'istituto femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice; nel 1874 l'Unione dei cooperatori salesiani, laici legati all'opera; dal 1877 il mensile Bollettino salesiano.[4] Nel 1869 era cominciata la collana Biblioteca della gioventù, e nel 1909 nacque l'associazione degli ex allievi.[5]
Le missioni
L'11 novembre 1875 partirono da Valdocco per l'America Latina i primi dieci missionari salesiani.[3] La prima meta fu Buenos Aires; negli anni Ottanta seguirono il Brasile e altri paesi del continente.[4] Le missioni si spinsero in Patagonia e nella Terra del Fuoco: nel 1936 coprivano 1.980.465 chilometri quadrati con 969 missionari.[5]
I successori di don Bosco
Don Bosco morì a Valdocco il 31 gennaio 1888, dopo avervi vissuto circa quarant'anni.[2] Gli succedette Michele Rua, che in ventidue anni di governo, fino alla morte il 6 aprile 1910, portò la società a 345 fondazioni e 3.996 salesiani; con don Paolo Albera (1910-1921) si arrivò a 478 istituti e 5.194 membri; seguirono don Filippo Rinaldi (1922-1931) e don Pietro Ricaldone.[5] Nel 1929 le stanze in cui aveva abitato il fondatore furono trasformate in luogo di memoria e di pellegrinaggio: nacque così il museo, che ha il suo cuore nelle «camerette» dove il santo visse e morì.[2] A metà degli anni Trenta la congregazione contava 11.500 salesiani in 724 case e 46 ispettorie, con 111 istituti dotati di scuole professionali e 14.000 allievi artigiani.[5]
Il 1º agosto 1950, nella casa madre di Valdocco, i 102 capitolari elessero rettor maggiore don Renato Ziggiotti, nato nel 1888 e affidato a sette anni ai salesiani del collegio Manfredini di Este. Nel 1965 fu lui a chiedere l'elezione di un successore, la prima volta che accadeva nella storia della congregazione.[6] Alla sua elezione disse:
«Posso dire di essere salesiano dal primo uso della ragione!»
Il 29 ottobre 1972 Paolo VI beatificò Michele Rua, «primo successore di Don Bosco», e ne riassunse l'opera dicendo che aveva trasformato l'esempio del fondatore in un'istituzione estesa su tutta la terra: «ha fatto della sorgente, una corrente, un fiume».[7]
Valdocco oggi
La congregazione ha oggi una propria università, la Pontificia Università Salesiana di Roma.[1] Torino resta però il centro simbolico: al numero 32 di via Maria Ausiliatrice, nel cuore di Valdocco, ha sede Missioni Don Bosco, organizzazione nata in città nel 1991 per sostenere i missionari salesiani che lavorano in 137 paesi.[8] Nel 2015, bicentenario della nascita del fondatore, papa Francesco parlò nella basilica di Maria Ausiliatrice ricordando che il padre, emigrato in Argentina, aveva frequentato i salesiani: «La mia famiglia è molto attaccata ai salesiani».[9] L'attuale rettor maggiore è don Fabio Attard, che firma il messaggio d'apertura di ogni numero del Bollettino salesiano.[10]
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