Cappella della Sindone

La Cappella della Sindone è la cappella barocca costruita nel Seicento a ridosso del Duomo di Torino per dare una sede degna alla Sindone, la reliquia giunta nel 1578 a Torino, capitale del ducato di Casa Savoia dal 1563.[1] Il progetto definitivo si deve al teatino Guarino Guarini, al quale la cappella fu affidata nel 1668.[2] Devastata da un incendio nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997, è tornata visitabile nel settembre 2018 come parte dei Musei Reali, dopo ventuno anni di cantiere.[3]
Una cappella tra la chiesa e la reggia
L'idea di una cappella autonoma per la reliquia prese forma a metà Seicento: nel 1649 fu interpellato Bernardino Quadri, arrivato a Torino alla corte di Carlo Emanuele II, ma il suo primo progetto non fu accolto.[1] Tra il 1655 e il 1656 il cardinale Maurizio di Savoia e l'architetto Amedeo di Castellamonte discussero con il duca la realizzazione dell'opera, approvata formalmente il 5 giugno 1657.[4] Quel giorno Carlo Emanuele II ordinò di procedere secondo il disegno di Quadri; il cantiere, avviato in precedenza sotto la direzione di Carlo di Castellamonte, era fermo con le fondazioni gettate e i muri costruiti solo in parte.[5]
La soluzione scelta era insieme religiosa e politica. Il nuovo corpo venne inserito nel presbiterio della cattedrale, sopraelevato rispetto ai fedeli, così da mostrare la reliquia e al tempo stesso isolarla; un accesso diretto dal Palazzo Reale legava in modo visibile la sacralità del telo a quella del potere che lo custodiva.[4]
L'arrivo di Guarini
Guarino Guarini, nato a Modena nel 1624, era entrato nell'ordine dei Teatini nel 1639 e aveva fatto il noviziato a Roma.[2] Un documento dell'Archivio di Stato datato 30 aprile 1666 registra un nuovo disegno della cappella «fatto dal padre Guerino, teatino»; il 18 aprile 1668 Guarini risulta pagato come ingegnere della fabbrica, e da allora Quadri e Castellamonte scompaiono dalle carte.[5] Nello stesso 1668 Carlo Emanuele II lo nominò suo ingegnere e matematico, con l'incarico preliminare di costruire la cappella per la reliquia, annessa al Duomo.[2][6]
Guarini trovò dunque un cantiere già avviato. Lo storico dell'architettura Mario Labò, nella voce dedicata all'architetto dall'Enciclopedia Italiana nel 1933, ne descrisse così la copertura:[6]
«la sua cupola, costruita sempre a tamburi sovrapposti, che qui cresciuti molto di numero, fatti in gran parte poligonali, e ridotti di altezza prendono andamento graduale, così da costituire una cuspide dal profilo quasi continuo»
Guarini morì a Milano nel 1683 senza vedere l'opera finita.[2] La cupola fu completata nel 1694, dopo ventotto anni di lavori.[1] Nella cappella lavorò poi Antonio Bertola, «architetto del SS. Sudario», che vi innalzò l'altare centrale su cui nel 1694 fu collocata la reliquia.[7]
La notte dell'11 aprile 1997
Nel febbraio 1993, per consentire i restauri della cappella, la Sindone era stata trasferita con la sua teca al centro del coro della cattedrale, dietro l'altare maggiore.[8] L'incendio divampò alle 22.50 di venerdì 11 aprile 1997; l'allarme ai vigili del fuoco scattò alle 23.45 e sul posto accorsero circa 150 uomini dal Piemonte, da Caselle e da Milano.[9] Nella cappella si superarono i mille gradi; le fiamme raggiunsero anche il torrione nord-ovest del palazzo, dove andarono distrutte alcune decine di dipinti, e furono domate solo all'alba.[8]
Verso l'1.20 il caposquadra Mario Trematore raggiunse il coro e con i colleghi sfondò a colpi di mazza il cristallo blindato che proteggeva la reliquia: un attrezzo da quattro chili secondo il settimanale diocesano La Voce e il Tempo, da cinque secondo Avvenire, che ricorda anche come quella sera Trematore non fosse in servizio: fu la moglie a vedere dal balcone la colonna di fumo, e lui, saputo che bruciava il Duomo, raggiunse i colleghi.[9][10] Il suo racconto: «Colpisco con tutta la forza. Prendo in braccio lo scrigno. Correndo verso l'uscita trovo mons. Giacomo Maria Martinacci, cancelliere della Curia».[9] Il 14 aprile un sopralluogo con il cardinale Giovanni Saldarini confermò che il telo era intatto.[8]
Ventuno anni di restauro
La cappella, invece, era ridotta a un cumulo di macerie: l'acqua degli idranti sulla pietra arroventata aveva provocato uno choc termico e la calcificazione delle strutture, aggravati dall'effetto camino creato dall'apertura delle porte.[9] Il restauro ha sostituito oltre 1.400 elementi in marmo e ne ha consolidati circa 4.000;[11] per le parti perdute si è usato marmo nero di Frabosa.[1]
L'intervento, costato circa 30 milioni di euro, è stato sostenuto dal ministero per i Beni culturali, dalla Compagnia di San Paolo, dalla Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi, dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, da Performance in Lighting e da Iren.[3] L'inaugurazione si tenne il 27 settembre 2018 con una cerimonia al Teatro Regio e il taglio del nastro a Palazzo Reale; nei giorni successivi l'ingresso costò tre euro, poi fu incluso nel biglietto dei Musei Reali.[12] La sindaca Chiara Appendino disse di appartenere alla generazione che ricordava le fiamme e non aveva mai potuto visitare la cappella; il presidente della Regione Sergio Chiamparino parlò di un lavoro condotto «pietra su pietra».[3] La direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella commentò:[3]
«Il restauro è stato una grande sfida di tecnica e immaginazione. Oggi vogliamo celebrare la rinascita di un'opera stupefacente e unica.»
Per l'occasione Palazzo Madama ospitò la mostra «La Sindone e la sua immagine», con circa 80 opere provenienti dal castello di Racconigi e dalla Fondazione Umberto II.[12] Restava da restaurare l'altare di Bertola:[3] i lavori sull'intero complesso si sono chiusi il 30 marzo 2021.[11]
Oggi
La cappella si visita dal percorso dei Musei Reali ed è tornata anche luogo di preghiera, come chiese all'inaugurazione l'arcivescovo Cesare Nosiglia.[3] La Sindone non vi è però rientrata: è custodita nella cattedrale, nell'ultima cappella della navata sinistra sotto la Tribuna Reale, in una teca di conservazione chiusa a sua volta in una grande cassa metallica, e viene mostrata solo durante le ostensioni.[13] La reliquia appartiene al Papa: Umberto II di Savoia la lasciò in eredità alla Santa Sede.[13]
Pagine che rimandano qui
- Casa Savoia
- Castello del Valentino
- Cristina di Francia
- Duomo di Torino
- Guarino Guarini
- La Venaria Reale
- Palazzo Carignano
- Palazzo Reale
- Real Chiesa di San Lorenzo
- Santuario della Consolata
- Sergio Chiamparino
- Sindone
- Venaria Reale
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Fonti
- Città e Cattedrali – Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte
- Treccani
- ANSA — 27 settembre 2018
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Enciclopedia Italiana (1933)
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Santa Sindone – Arcidiocesi di Torino
- La Voce e il Tempo
- Avvenire
- La Voce e il Tempo — 11 aprile 2022
- La Voce e il Tempo — 18 settembre 2018
- Santa Sindone – Arcidiocesi di Torino