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Teatro Regio

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Quotidiano Piemontese
Dalla pubblicazione di Quotidiano Piemontese, 2026-09-18

Il Teatro Regio è il teatro d'opera di Torino e una delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Si affaccia su piazza Castello, al civico 215, nel punto in cui nel 1740 la corte sabauda aprì il suo grande teatro di corte. Di quell'edificio settecentesco, distrutto da un incendio nel 1936, resta la facciata sulla piazza; dietro di essa si trova la sala ricostruita da Carlo Mollino e inaugurata nel 1973, ultima opera del suo progettista.[1]

Il teatro di corte (1740-1792)

L'idea di un nuovo teatro regio risale a Vittorio Amedeo II, che chiese un progetto a Filippo Juvarra.[1] Fu però Carlo Emanuele III, nel 1736, ad affidare a Benedetto Alfieri il compito di portare a termine la costruzione, avviata sui disegni juvarriani.[2] Il cantiere durò circa due anni: il teatro fu inaugurato il 26 dicembre 1740 con l'Arsace di Francesco Feo, con scene di Giuseppe Galli Bibiena. La sala ellittica contava circa 2.500 posti fra platea e cinque ordini di palchi (152 in tutto, decorati in cremisi e oro), sotto una volta dipinta da Sebastiano Galeotti.[1] Nel 1741 la corte fece stampare un volume con le tavole dell'edificio, Il nuovo Regio Teatro di Torino apertosi nell'anno MDCCXL, firmato come disegno del conte Alfieri, «primo Architetto di S.M.»; i disegni preparatori sono all'Archivio di Stato di Torino.[2]

Il teatro era parte del sistema di Palazzo Reale, al quale era collegato dalla galleria del Beaumont, l'attuale Armeria Reale. La stagione cominciava ogni 26 dicembre e finiva con il Carnevale, con due nuove opere serie: per il Regio scrissero Galuppi, Jommelli, Cimarosa, Paisiello, Gluck e Hasse. Per decenni le scene furono firmate dai fratelli Galliari. Nel gennaio 1771 il giovane Mozart, con il padre Leopold, vi assistette all'Annibale in Torino di Paisiello, e il viaggiatore inglese Charles Burney lo descrisse come «il grande teatro dell'opera che è considerato uno dei più belli d'Europa».[1]

Dai francesi al Comune (1792-1870)

Dopo cinque anni di chiusura, negli anni della dominazione francese il teatro cambiò nome tre volte: Teatro Nazionale nel 1798, Grand Théâtre des Arts nel 1801, Théâtre Impérial nel 1804. Il periodo repubblicano abolì il palco reale e vietò i castrati; l'Impero ripristinò il palco, riservato a Napoleone, che assistette agli spettacoli tre volte.[1]

Con la Restaurazione il Regio tornò a Casa Savoia. Sotto Carlo Alberto la sala ebbe un volto neoclassico a opera di Ernesto Melano e Pelagio Palagi, e nel 1846 fu riordinata la scuola di ballo. Saverio Mercadante vi diede numerose prime assolute, dalla Didone abbandonata (1823) al Reggente (1843); nel 1842 vi andò in scena la prima italiana di Giselle. Nel 1861 Angelo Moja rifece la sala in stile neobarocco.[1]

Puccini, Toscanini e l'incendio (1870-1936)

Nel 1870 la proprietà passò al Comune (oggi la Città di Torino), e con Carlo Pedrotti entrarono nel repertorio Wagner e Massenet. Il Regio fu il teatro delle prime assolute di due opere di Puccini: Manon Lescaut nel 1893 e La bohème il 1° febbraio 1896, diretta da Arturo Toscanini con la torinese Cesira Ferrani nel ruolo di Mimì. L'accoglienza fu divisa: la stampa milanese lodò il compositore, quella torinese fu più fredda.[1] Toscanini, che al Regio aveva debuttato inaugurando la stagione 1895-96 con la prima italiana del Crepuscolo degli dei, il 26 dicembre 1905 inaugurò con il Sigfrido la sala rinnovata da Ferdinando Cocito; nel 1906 Richard Strauss vi diresse la prima italiana di Salome, e nel 1914 la Francesca da Rimini di Zandonai, su libretto di D'Annunzio, fu l'ultima grande prima del vecchio teatro. Prima di quello di Cocito, la sala aveva avuto restauri anche di Randoni e Pregliasco. [8][1]

Nella notte tra l'8 e il 9 febbraio 1936 un incendio «improvviso e violentissimo», partito dai sotterranei del palcoscenico, distrusse l'edificio. In cartellone c'era «Liolà» di Mulè, e il fuoco divampò tra travi e impalcature di legno attraversate da cavi elettrici. [9][1]

La ricostruzione di Mollino (1937-1973)

Il concorso bandito nel 1937 fu vinto da Aldo Morbelli e Robaldo Morozzo della Rocca, ma il loro progetto non venne realizzato. MuseoTorino colloca il concorso nello stesso 1936; il progetto, bloccato dalla guerra, fu ripresentato in forma rivista nel 1955. [8] Solo nel 1965 il Comune affidò l'incarico all'architetto Carlo Mollino e all'ingegnere Marcello Zavelani Rossi; i lavori iniziarono nel settembre 1967 e si chiusero all'inizio del 1973.[1] Per il Dizionario Biografico degli Italiani il Regio è l'opera conclusiva della carriera di Mollino, con una sintassi «ambigua e polimorfa» che riassume tutta la sua ricerca di «un'architettura libera da schemi normativi e convenzionali»; vi si trovano un foyer su più livelli, rampe a sbalzo, passerelle aeree e scale mobili. Il volume della sala è staccato dall'ala settecentesca e collegato a essa da due passaggi sopraelevati; le pareti laterali, sinuose, hanno un disegno stellare in mattoni che richiama Palazzo Carignano. [8][3]

«La costante stilistica che caratterizza più di ogni altra la fisionomia esterna ed interna di ogni parte del nuovo Teatro Regio – di cui Mollino disegnò peraltro ogni minimo dettaglio, dai pomelli delle maniglie alle luci, dalle scale alle strutture in cemento armato – è appunto la linea curva.»

Storia del teatro, Fondazione Teatro Regio di Torino

La copertura a guscio iperbolico fu calcolata dall'ingegnere Felice Bertone; l'edificio si sviluppa su otto piani, quattro dei quali sotterranei, da 12,50 metri sotto il livello della strada a 32 metri di altezza. La sala ha pianta ellissoidale, 1.398 poltrone e 31 palchi per 194 persone, ed è illuminata da un lampadario di 1.762 sottili tubi di alluminio; il palcoscenico è descritto come «tra i più grandi e meccanizzati d'Europa». Accanto c'è il Piccolo Regio, da 380 posti.[1] Mollino, nato a Torino nel 1905, morì il 27 agosto 1973, pochi mesi dopo l'apertura.[3]

Il nuovo Regio (dal 1973)

Il teatro riaprì il 10 aprile 1973 con I vespri siciliani di Verdi, diretti da Fulvio Vernizzi, con scene e costumi di Aligi Sassu e coreografie di Serge Lifar.[1] La regia era di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano: fu l'unica regia della vita della Callas.[4]

Nel 1990 il Regio festeggiò i 250 anni e davanti all'ingresso fu posta la cancellata in bronzo Odissea musicale di Umberto Mastroianni. Nel 1996, per il centenario della Bohème, Mirella Freni e Luciano Pavarotti cantarono sotto la direzione di Daniel Oren in uno spettacolo trasmesso in diretta da Rai Due, seguito da oltre tre milioni di telespettatori; il Piccolo Regio fu intitolato a Giacomo Puccini. Nella stessa estate la sala ebbe un restauro acustico, progettato dallo studio tedesco Müller BBM con lo studio Gabetti & Isola.[1]

Nel 1998, come tutti gli enti lirici, il Regio divenne per legge una fondazione di diritto privato.[5] Walter Vergnano ne fu sovrintendente per quasi vent'anni; durante le Olimpiadi invernali del 2006 il teatro ospitò un ampio programma culturale, e dal 2007 al 2018 il direttore musicale fu Gianandrea Noseda, con tournée in Asia, America ed Europa. Nell'aprile 2018 Noseda annunciò l'addio dopo la cancellazione di una tournée negli Stati Uniti; poco prima Vergnano si era dimesso, e il 24 aprile fu nominato sovrintendente William Graziosi. [10][1]

Oggi

La fondazione è presieduta dal sindaco di Torino, Stefano Lo Russo; il sovrintendente è Mathieu Jouvin, il direttore artistico Cristiano Sandri e il direttore musicale Andrea Battistoni. Jouvin, già vicedirettore del Théâtre des Champs-Élysées, era stato nominato nell'aprile 2022, chiudendo un periodo di commissariamento. [11][5] Il 10 aprile 2023, per i cinquant'anni del nuovo teatro, il logo creato per l'anniversario fu proiettato sulla Mole Antonelliana; a fine anno sulla vetrata d'ingresso comparve la scritta «Teatro Regio Torino» in neon, ricavata dalla grafia di Mollino.[6] Presentando le celebrazioni, nell'aprile 2023, Lo Russo aveva detto che in cinquant'anni il Regio era diventato «un teatro riconosciuto a livello nazionale e internazionale e amatissimo dai torinesi». Nel febbraio e marzo 2026 Riccardo Muti vi ha diretto «Macbeth» con la regia di Chiara Muti, sua quarta presenza al Regio in cinque anni. [13] La stagione del cinquantenario si aprì con «I vespri siciliani» in forma di concerto, diretti da Riccardo Frizza. [12][4]

La stagione 2026/27 si apre con un Festival Verismo dal 15 ottobre al 22 novembre, e a settembre gli abbonamenti risultavano in crescita del 10 per cento. Presentandola, Jouvin ha rivendicato la scelta di titoli meno battuti: «Non possiamo sempre rappresentare le stesse opere: che noia!».[7]

La stagione 2026/27, intitolata «Fatale», conta 15 titoli e 92 recite; quella precedente ha registrato un'occupazione media della sala del 92 per cento. [14]

Pagine che rimandano qui

Cronologia

  • — Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugura al Teatro Regio la sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, la prima senza il fondatore Carlo Petrini. → CronacaQui Torino
  • — Il Teatro Regio di Torino annuncia che la stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027, intitolata «Fatale», si apre il 15 ottobre con il Festival Verismo: Cavalleria rusticana e Pagliacci, seguiti da La bohème e Iris, per 22 recite fino al 22 novembre dirette da Andrea Battistoni. → TorinoClick Prima Torino

Articoli collegati: Carlo Mollino, Piazza Castello

Fonti

  1. Fondazione Teatro Regio di Torino
  2. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  3. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  4. TorinoClick — 7 aprile 2023
  5. Fondazione Teatro Regio di Torino
  6. TorinoClick — 19 dicembre 2023
  7. Il Giornale della Musica — 25 settembre 2026
  8. MuseoTorino
  9. Teatro Regio Torino
  10. Il Post — 27 aprile 2018
  11. ANSA — 1 aprile 2022
  12. ANSA — 6 luglio 2023
  13. ANSA — 19 febbraio 2026
  14. ANSA Piemonte — 7 maggio 2026

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